L’America, la paura il governo e le patatine

Tanto per abbaiareUna legge per impedire ai consumatori di patatine fritte di far causa a McDonald se diventano obesi. Ma che c’azzeccano le leggi con le patatine? E come mai un governo così ficcanaso proprio nel paese più democratico del mondo?

Washington. Fra tante cose il Congresso ha trovato il tempo per approvare una leggina – il “cheesburger bill” – per bloccare le cause che i consumatori potrebbero fare a CocaCola, McDonald e compagnia per “induzione all’obesità”. Potrebbero? In realtà, queste cause sono già abbastanza numerose (l’Associazione medica ha lanciato l’allarme: fra poco l’obesità ammazzerà più del fumo), non sempre vanno bene per le aziende e sono di quelle che, nel vecchio gergo legale, si definivano “cause eleganti”: il diritto a non mangiar toppi grassi è costituzionale? la scelta è libera o è coartata da un’offerta troppo insistente? Boh. L’America è americana, e da circa duecento anni i cittadini vi si dividono su cose del genere, con regolare sorpresa di noi europei: Toqueville l’ammirava), Dickens era perplesso, ma tutti erano d’accordo sul fatto che la colpa – o il merito – era del fatto che l’America era, forse esageratamente, una democrazia. Scegliere un presidente o un pacchetto di patatine è diritto imprescindibile di ogni cittadino, e idem processare – se delusi – il presidente o le patatine stesse.
Stavolta, però, c’è una novità. Il Congresso è intervenuto tempestivamente e ha detto: “Un momento, cittadini. Piantatela di litigare. Se fanno male o bene (le patatine: e dunque McDonald e dunque il monopolismo alimentare) ve lo dico io”.
In Europa sarebbe stato regolare. Ma in America? A me sembra la prima volta che vi succede una cosa del genere. Ma Sacco e Vanzetti, ma il maccartismo, ma il Vietnam? Quella era roba politica, non s’intrudeva direttamente nella “way of life” quotidiana. Naturalmente sì (altrimenti a che serve la politica?): ma lo faceva con accortezza e mediatamente, senza osar dirlo apertamente: diversamente i cittadini – nel loro democratico orgoglio – si sarebbero offesi. Adesso, a quanto pare, non si offendono più.


Lo so: ora dovrei parlare dello strapotere di McDonald, del kapitalismo col kappa, delle lobby di Washington e della globalizzazione che avanza. Il fatto è che tutte queste cose, per quanto importanti, lo sono molto meno di questo semplice fatto: nel paese più democratico del mondo, fra te e il tuo pacchetto di patatine, ci deve ficcare il naso il governo. Questo sarebbe stato inconcepibile ancora tre anni fa. Che diavolo può essere successo in questo frattempo?
Lo sappiamo tutti, cos’è successo. L’undici settembre. Le stragi, il terrore, la morte, la solidarietà, la commozione, la vendetta. Ma anche un nuovo modo di vivere, un più rapido e rozzo modo di pensare. Non del tutto per colpa del governo. Sì, ci sono state cose tipicamente da governo (il Patriot Act per imbavagliare l’internet, le guerre di propaganda, il maccartismo) ma ci sono state anche cose tipicamente da “gente”: quelle che salgono dalla pancia anche dei più miti, quando la comunità – la tribù – si sente minacciata e varca insensibilmente la linea che passa fra la Contea degli Hobbit e il Mondo Di Fuori in cui, mors tua vita mea, diritti e antiche usanze diventano un andar troppo per il sottile. Questo produce vittime (marines portoricani e inquilini iracheni morti perché “bisognava fare qualcosa”) e produce anche un’impalpabile semplificazione in senso “militare” e gerarchico della vita quotidiana: fino alle patatine.

Io non so assolutamente che scrivere dopo una cosa come quella di Madrid. Non potete pretendere che uno “faccia satira” mentre gli infermieri ancora raccolgono i brandelli. So solo che ieri, sul treno, stavo quasi litigando con uno che aveva lasciato due minuti la valigia incustodita per andare alla toilette. E gli altri viaggiatori mi guardavano, mentre facevo il maleducato, con aria di solidarietà e approvazione. Paura-buona educazione uno a zero. E ho segnato io. Speriamo che finisca qui.

Avvertimenti. Crackato il sito di Libera (www.libera.it). Al posto della home-page tre simpatici mafiosi sorridenti con mitra e lupara.

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10 Comments

  1. Quella statunitense non mi è mai sembrata la più grande democrazia del mondo, ma adesso diventa certamente la più grossa, per legge.

  2. Forse hai ragione a lamentare che l’ingerenza dei governi (e di quello USA in particolare) nella quotidianita’ vada facendosi sempre piu’ pesante.
    D’altronde, nel caso specifico, potrebbe esserci un risvolto positivo: ovvero, magari gli americani impareranno che dalle azioni volontarie di ciascun individuo (quali mangiare smodatamente, mangiare da Mc Donald’s) derivano conseguenze a volte dannose (l’obesita’), la cui responsabilita’ non puo’ dall’individuo stesso essere scaricata interamente sugli “altri”.
    Chissa’, magari la prossima volta prima di fare la guerra ci pensano.

  3. Orioles, stavolta non sono daccordo. Il CheeseBurger Bill a mio modesto parere va esattamente nel senso opposto.

  4. in america il problema sono le dosi: ordini una bistecca e ti portano una fetta di brontosauro con intorno mezzo chilo di patate fritte e due cespi di lattuga, ordini una pizza e ti portano un oggetto delle dimensioni di una ruota di camion, tutto e’ enorme e iper-condito. Se poi uno vuole illudersi che mangiando cose fritte in porzioni enormi puo’ anche non ingrassare….Come dice sopra Ale, il cheeseburger bill non toglie liberta’ al cittadino di strafogarsi, impedisce solamente ai furbacchioni di far soldi a scapito di McDonald (che ha le sue colpe ma non ha mai detto che puoi ingolfarti di pollo fritto e il tuo fisico sara’ sempre snello e asciutto), e agli avvocati di far soldi a scapito degli ingenui. Mi pare che pochi mesi fa Sirchia o chi per lui avesse proposto dei limiti alle dimensioni delle porzioni servite dai ristoranti, quello si che mi sembra una limitaione alla liberta’ individuale

  5. Credo che il problema sia nel fatto che incolpino il modo di fare pubblicità e di sostenere che le loro diete non fanno male. Cioè NON che le catene di fastfood obblighino la gente a mangiare da loro ma che sostengano che una dieta a base dei loro prodotti è sana, quando intrinsecamente non lo è affatto. Poi la considerazione è di ordine politico e giuridico: è il giudice che decide se una causa ha delle basi per poter essere portata avanti oppure no. Non è la politica che lo può fare. Si chiama divisione dei poteri, quella che in Italia si sta cercando di abrogare.

  6. Fabrizio, non e’ che se uno fa causa, automaticamente la vince. Se qualche furbo fa i soldi accusando McDonald di averlo fatto ingrassare mi sembra sia colpa del giudice che gli ha dato ragione, piuttosto che del “sistema”. Fare leggi su misura a protezione di un’azienda secondo me ha il solo effetto di renderla piu’ “disinvolta” verso i consumatori…
    Non sarebbe piu’ efficace far pagare una multa/indennizzo a chi intenta una causa frivola (e magari anche all’avvocato che l’accetta)?

  7. David: la legge non protegge una azienda bensi rende i consumatori responsabili delle loro scelte d’acquisto, sempre che ovviamente la pubblicità sia corretta ma per regolare questa materia ci sono altre norme. Quanto alle multe per la cause “frivole” se riesci a definire “frivolo” con uno strumento di legge sei un genio del diritto :-)

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