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Archivio per febbraio, 2004

Ore 13, lezione di storia

feb 19 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Cari bambini, non ho ancora esordito su Macchianera, ed eccomi qua a rimediare.
E quale modo migliore per rimediare se non ribadire, con totale sprezzo dell’educazione, la mia superiorità storico – …storica sul 99,99% di voi? (all’incirca).
L’altro giorno, alla ricerca di mp3 scomparsi, mi sono finalmente imbattuto nei miei vecchi archivi di Blogger. Li ho riletti. Per mezzora mi sono cappottato dalle risate, poi non ho potuto fare a meno di notare le enormi differenze tra allora (noi blogger italiani eravamo una dozzina scarsa) e oggi, e mi sono fermato a riflettere. Una volta qua era tutta campagna. Ora invece non ci sono più le mezze stagioni.
Ad ogni modo, ho deciso di rendere pubblico, in versione integrale (e con un dvd extra per i primi che cliccano), i miei archivi.
Il primo post risale al 3 settembre 2000.
Molti di voi all’epoca non avevano nemmeno un computer.
Molti di voi leggendoli impareranno sicuramente qualcosa, impareranno a guardare la blogosfera con occhi diversi.
Che altro dire? Ho fame, non mi viene in mente altro, ho la pasta sul fuoco (lo dico solo per fare quello che vi snobba), andate a leggere e imparate a rispettarvi l’un l’altro e soprattutto a considerarmi come una Divinità Superiore.
Alla prossima. Potrei interrogarvi a sorpresa, quindi occhio eh?

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O.J. Simpson

feb 19 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Certo che ci vuol coraggio a scrivere in un editoriale su Pantani frasi come queste:
Ma questo resta un paese diverso dagli altri, un luogo in cui l’arresto a catena, la retata di famiglia e la custodia in carcere allo scopo di ottenere confessioni è un’usanza, ormai, un’abitudine e uno stile di vita che portano regolarmente a mettere la testa di qualcuno sotto la gogna. Anche quella di un ragazzo che si sentiva un corsaro.
Io invece mi ricordo la più grande gogna mediatico-sportivo-giustizialista di tutti i tempi, che avvenne guarda caso nel paese simbolo della libertà: gli Stati Uniti. Qualcuno si ricorda di un certo O.J.Simpson?

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E adesso la pubblicità

feb 19 2004 Inviato da nella categoria Marchette gratuite

KnorrLa rivoluzione ci è passata sotto il naso, all’ora di cena, e nemmeno ce ne siamo accorti.
Beh, signori, sta andando in onda uno spot che ha per protagonisti una madre separata, il giovane convivente e la di lei prole.
Parlo della pubblicità dei sughi pronti Knorr. Va ufficialmente decretato che niente di altrettanto sovversivo è mai passato attraverso il tubo catodico tricolore, perché i tre, alla faccia del Moige, ci marciano pure. «Tu mi vuoi bene?» chiede il bambino al compagno della mamma, il quale risponde prontamente: «Ma certo che ti voglio bene, Diego!». Ora preparatevi, perché è il momento del colpo di scena: «Anche se non sei il mio papà?».
Ripeto: «Anche se non sei il mio papà?». Applausi, delirio del pubblico, stading ovation.
E tanto di cappello a chi ha osato idearla: un piccolo passo avanti per l’umanità verso la messa al bando dei risvegli sorridenti, dei saccottini ai quattro cereali, della colazionepiù, delle mamme mammose appartenenti al partito del “più latte” e dei figli nazimerendosi della fazione “meno cacao”. Passo successivo: l’abbattimento dei Mulini Bianchi accarezzati dal sole e quello, fisico, delle famigliole che via via l’hanno abitato. E a chi obietterà che “di sangue han sporcato i cortili e le porte: chissà quanto tempo ci vorrà per pulire”, risponderemo “non per noi”: una passata di Chante Clair (che non solo spende in pubblicità un milionesimo dei concorrenti, ma si basa su una formula che credo preveda un miscuglio tra limone, sapone di marsiglia e uranio impoverito: capace che vi cancelli anche tatuaggi permanenti), e tutto tornerà uno splendore. Anche se sappiamo che sarà uno splendore diverso, che dopo il «Mi vuoi bene anche se non sei il mio papà?» niente sarà mai più come prima.

Massimo rispetto, quindi, per la nuova politica sociale Knorr. Riguardo al loro spot precedente ebbi già modo di scrivere qualche tempo fa:

Spot Risotteria KnorrConfesso una mia debolezza: mi piace uno spot, quello della Risotteria Knorr. Mi affretto a spiegare il perché, prima che cancelliate Macchianera dai bookmark. Uno: va bene il neorealismo pubblicitario, ma lei non poteva proprio essere un cesso, quindi le hanno raccolto i capelli senza pettinarla. Due, colpo al cuore alla morbidezza di Coccolino: indossa una maglietta a righe, un golfino consunto e un paio di vecchi jeans. Tre: lui invece è un cesso e, se possibile, veste peggio di lei. Quattro, colpo sotto la cintura alle pubblicità dei cioccolatini Ferrero: lui vorrebbe sposarsi; a lei frega meno di niente, cincischia e, per di più, lo prende per il culo. Cinque: sforzandosi il giusto e rapportando lo spot ai canoni delle pubblicità italiane, si potrebbe anche giungere all’impegnativa conclusione che i due sanno recitare. Sei: parlano di cose inutili e, per questo, normali («Hai visto in giro il mestolo?» «Ce l’hai lì, sotto il naso»), che con la dettagliata descrizione delle delizie del prodotto hanno a che fare poco meno di una fava. Sette: lui – questo non si vede, ma si deduce senza difficoltà – si fa le canne. È una certezza. Lei, dopo aver assaggiato il risotto coi funghi, decide di sposarlo. La provenienza dei suddetti funghi pare per lo meno dubbia.
Siamo ancora lontani dagli standard dell’unica pubblicità che credo di essere in grado di poter accettare e considerare credibile in quanto realistica (mai, che so, una mamma separata, un bimbo oggettivamente brutto, un papà non rasato di fresco, una figlia zoccola che torni a casa alle tre di notte accompagnata da un camionista armeno ateo, una macchina con l’adesivo ‘baby a bordo’, un caffè che faccia schifo, una cubana che sia un cesso…), ma abbiamo fatto un oggettivo passo avanti. Il video dello spot (per chi non l’avesse visto o non lo ricordasse) lo trovate cliccando qui.
Dimenticavo, otto: i due non si sono appena svegliati; non stanno facendo colazione; non pucciano un biscotto nel latte senza che goccioli o che metà si spezzi cadendo nella tazza; lei gli tocca il culo; lui non si è appena rasato e, per quanto senta dire che il proprio rasoio rappresenti il meglio di un uomo, crede di avere qualità a sufficienza per surclassare il proprio Trilama Mach3 Turbo; rispetto al rasoio, le cui lame ripassano tre volte, lui quando ce la fa se la ripassa solo due, ma lei non si è mai lamentata; lei non ha passato la cera, e si vede; lui indugia in una cucina che non passerebbe il controllo sanitario nel Mozambico, ma non se ne lamenta; lei non sembra essere in “quei giorni” e, se lo è, si accinge a mangiare, quindi evita sia di farne un dramma che di specificarlo. Mi pare abbastanza.

Epilogo. Il bambino chiede: «Anche se non sei il mio papà?», e il convivente della madre risponde: «Ma certo, Diego!». «E quindi sei disposto a fare tutto per me?» «Tutto, Diego, tutto!», ribatte sornione il lui di casa, al che si vede sottrarre dal settenne il piatto di pasta che stava mangiando. Lui abbozza, sorride. Dice: «Ma dove le hai imparate queste cose?», e qui lo spot si chiude, ma risulta ovvio che lui avrebbe un sacco di voglia di aggiungere: «Da quel cretino di tuo padre, ovvio, chi vuoi possa avertele insegnate?».
Peccato, ma va bene anche così: le rivoluzioni più irruente si fanno un passetto per volta. Sarà per il prossimo spot.

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Spock, ci porti su… Ora giù… Ora su…

feb 19 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

T-Paul sexy in Star Trek EnterpriseT-Paul sexy in Star Trek EnterpriseNotizia che gli accaniti fan del subcomandante T’Pol gradiranno oltremodo: Star Trek Enterprise si tinge di sexy.
Che poi è un po’ come se la Chiesa desse alle stampe un quinto Vangelo erotico, ma tant’è.

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MaurizioCostanzoBlog

feb 19 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

…Bbboni… state bbboni…

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Scusate, è la potenza del flame

feb 18 2004 Inviato da nella categoria Personale

Davvero, perdonatemi: non resisto ai flame dai tempi in cui la schermata era Dos, il che alla signorotta qua sotto sembrerà un paese tridentino, poiché ai medesimi tempi Olla trameggiava ben lontano dalle future Boe e pensava che digitale fosse non il futuro ma la purpurea poetica. Mal ne incolse a noi: vedete come spadroneggia il lessico degli ultimi nati e dei penultimi nani (diomio!: neoconi…) e come fa critica letteraria dall’alto di un curriculum che equivale al largo. Stiamo ancora aspettando di leggerla su carta vera, con tanto di costa ed editore, e non su un supporto che le ragadi di Brontolo hanno commentato con filologica precisione. Siamo sicuri che, quando Ursulotta nostra avrà scoperto che oltre la Rete esiste anche la letteratura, ci proporrà il superamento dialettico tra la tesi Zanicchi e l’antitesi Boralevi.
(Giuro Gianluca, prima o poi mi sdebito anche di questa…)

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Precisazioni e perversioni

feb 18 2004 Inviato da nella categoria Personale

Di precisazione in precisazione potremmo innamorarci, Genna. Ma non succederà.
Bisogna tentare di immaginarli, gli uomini. Ma mi riesce difficile immaginarti con una maglietta con su scritto “Beppe”.
È più forte di me, vederti scorrazzare su e giù dai sinonimi e contrari cozza con la tua impalpabile virilità.
Ti confesso che leggere le tue pagine non è diverso che addormentarsi con la faccia di Bruno Vespa smisuratamente eccitato in versione dopofestival. Sono entrambe perversioni immaginarie lungi dall’essere realizzate, fonte di incubi preventivi che neanche i neoconi saprebbero teorizzare.
Per chi come me pregusta una vita parassitaria, l’immaginazione è uno sforzo troppo costoso per un caso limite come questo.
Meglio impegnarsi in altro, magari sognare Tony Renis sotto la luna del jazz.
(Scrollatina ed evacuazione sottintese)

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The world’s sexiest… pizza?

feb 18 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

CNN: A U.K. supermarket chain is preparing to unveil what it claims will be the first aphrodisiac pizza.

“Signori” e Signore, è in arrivo la “Pizzagra“.

Un commento

Testi, colon – Una questione privata

feb 18 2004 Inviato da nella categoria Personale

Precisazione indispensabile, dopo i commenti a ciò: non tutte le donne sono stracicce e incattivite dall’esserlo, non tutte cerebralizzano tale frustrazione mediante la firmetta e il bollino sulla tessera d’Ordinanza, non tutte leccottano qua e là pur di avere l’impressione di avere fatto qualcosa che doni loro 21 grammi di anima, mentre a disposizione ne hanno 80.200 di carne e 120.000 di Direttore. Cioè: non tutte le donne sono come questa qua sotto.
Invece, alcune donne sono come la Morante, la quale è un emblema del prosseneta che ti incula e del mercato che ti autogarantisce di darti la pappa: sembra così, in realtà ti ammazza. Ha ragione Brontolo a brontolare, ma non Ursula a ursulare: sarà ursina dentro, ma ancora deve dimostrarci, come diceva Lea Melandri, che la donna non ha le palle.

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Testi colati

feb 18 2004 Inviato da nella categoria Personale

La mia giornata ruota intorno a tre semplici cose: il caffè, il piumone e la scrittura (tanto, come dimostrano molti da queste parti, basta saper scrivere di seguito: estatiche, nefasta, esistenzialismo, oppure gonadico, metastatica, meiosi, per ritenersi sufficientemente capaci di dire qualcosa).
Però oggi ho deciso cosa voglio fare da grande.
Io, da grande, voglio fare la mantenuta.
Il piano è già pronto. Semplicissimo.
Primo ed unico punto: trovare un uomo.
Solo requisito: deve essere ricco.
Astenersi: Cecchi Gori, Tanzi, Cragnotti et similia di turno.
Da escludersi anche, a priori: uomini mosciotesticolari, dalla coda di pagliericcio da stalla, e dalla risposta intelligente, del tipo se piangi: mavaffanculo, se te la spassi in città: mavaffanculo, ma che si riservano, poi, rispettivamente, di raccontarti la storia della mogliettina puccipucci con moccioso al tavolo della colazione o ti propinano 390 pagine di metropoli nerissime e allucinate di cui ti sei annoiata neanche alla metà.
Cioccolata, please!

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La guerra dei format

feb 18 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Zanzare & Tigri, dal quotidiano .COM del 18.2.2004
Bonolis ha copiato il format di “Uomini e donne” o è la De Filippi che si è ispirata alle vecchie agenzie di Marta Flavi? Su Canale 5, a “Buona domenica”, c’è un individuo ributtante, un macho di infima categoria, testa da serpe e occhi spermatici, abilissimo nel tiranneggiare delle povere disgraziate. A “Domenica in”, su Raiuno, un altro tonto si lascia corteggiare da tre donne. L’unica differenza la fanno un trono e uno sgabello, ma sempre di chiacchiere vuote si tratta, mortificanti per chi le vive e per chi le ascolta. In Tv non si inventa nulla, ne abbiamo l’ennesima riprova, allora perché intraprendere inutili querelle? Il problema semmai è che la domenica pomeriggio dovremmo sorbirci due mega contenitori inzeppati delle stesse insulsaggini, pensati per panzoni con prole, inclini ad assopirsi sul divano. Se parliamo di format, che dovrebbe dire il povero Mino Damato che si è visto scippare il suo “Sognando sognando” (1995) dalla Carrà? E’ stato acquistato all’estero, si chiama “Sogni” ed è identico a “Carramba”.

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Miccette e Napalm

feb 18 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Beppe GrilloStanno scaldando i silos, in previsione della campagna elettorale. Fra poco capiremo la loro reale potenza di fuoco, quella che verrà scatenata dagli innumerevoli artiglieri posizionati in questi due anni e passa di governo. Con tutte le carte in mano all’avversario, verrebbe voglia di ritirarsi in anticipo. E siamo in molti ad essere colpiti da una sorta di Crepuscolo degli Zebedei, nel vedere il modo in cui la sinistra d’apparato si prepara ai prossimi confronti d’urna. Ma non possiamo non farlo: ai loro bombardamenti a tappeto opporremo, in mancanza di meglio, i nostri cartuccini, i bengala, le miccette così inefficaci ma così fastidiose. Lascio il cerino a Beppe Grillo, che ho ricevuto e volentieri pubblico. Sarete d’accordo che si tratta di persona con una certa credibilità, se non altro perchè non ha mai fatto passerella per politici o padrini d’altra natura, e ha sempre speso le sue parole dotandole prima di una robusta documentazione. E un ringraziamento a Davide Sapienza e alla redazione di Internazionale.

IL CREPUSCOLO DELL’ITALIA (PARTE II)
di Beppe Grillo

IL SISTEMA FININVEST
Il sistema Fininvest e il sistema Italia per certi versi sono analoghi al sistema Parmalat: molta apparenza, conti falsi, corruzione, poca qualità, futuro in declino. Parmalat aveva conti falsi, ma produce milioni di tonnellate di alimenti che generano benessere reale per decine di milioni di persone in trenta paesi. Fininvest non è una multinazionale, come Parmalat, ma una “ipernazionale”. I suoi profitti provengono quasi esclusivamente dall’Italia e si basano su uno stretto legame con il sistema della politica italiana e della corruzione. La gran parte dei suoi guadagni viene dalla pubblicità obbligatoria, un’attività controversa che crea alla popolazione più danni che benefici. Più che profitti in un mercato competitivo, si tratta di una rendita senza rischi, basata sul monopolio, sullo statalismo, sulla produzione di niente di concreto. Sono miliardi di euro che, con il sistema della pubblicità obbligatoria, Fininvest “preleva dalle tasche degli italiani” quando questi – anche quelli che non guardano le sue televisioni – comprano i molti prodotti resi più cari dalla pubblicità.

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Aridaje de punta

feb 18 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

La questione delle scarpe a punta (stivaletti et similia) muove l’orbe.
Una tale – qualche tempo fa – scriveva ad Isabella Bossi Fedrigotti: “Buongiorno Isabella, sono in un momento di pausa e ho sfogliato una rivista di moda, ma perchè l’anno scorso, come quest’anno, imperversa solo la moda delle scarpe a punta? A me personalmente non piacciono e cerco disperatamente scarpe cosiddette normali!”.
Rispondeva la Bossi: “Confesso che ho anch’io il problema della scrape a punta avendo il 40 e mezzo di piede mi ritrovo con scarpe lunghe mezzo metro… Ciao, Isabella B.F.”.
Il problema delle scarpe a punta.
Ne scrive anche Giulia: “La punta aguzza è aggressiva. Con quelle scarpe lì sembri sempre in procinto di attaccare qualcuno. A mio modesto parere, le scarpe con la punta sono responsabili della crisi del corteggiamento nell’area del Nord-Est”.
Io una soluzione molto drastica ce l’avrei: il tackle scivolato.
Ma forse – e in questo caso perdonatemi – lo avevo già detto in un’altra occasione.

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Panta(ni) rei

feb 18 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Marco PantaniIl perché uno che di mestiere fa il campione sportivo, uno che avete santificato e posterizzato da vincente – quando il sangue che gli scorreva nelle vene era più denso del contenuto di una caramella al mou – meriti questo insano e appiccicoso cordoglio farlocco più di un qualsiasi panettiere stroncato da un coccolone alle quattro del mattino, di uno che nella vita al massimo ha preso un’aspirina, e si è cotto giorno dopo giorno al calore di un forno che magari non è come andare in fuga sul Terminillo, ma in fuga sul Terminillo non ci vai tutte le sante mattine che il creatore manda in terra, me lo dovete spiegare.

Il perché due genitori che han perso un figlio debbano avere puntato addosso il ditino accusatore del conduttore della Domenica Sportiva perché erano in Grecia, in camper, han dovuto prendere il traghetto e ci han messo un giorno e mezzo a tornare a casa e cristodio, le lacrime a favore delle telecamere eran già seccate, me lo dovete spiegare.

Il perché la Rai abbia spedito un’inviata alla stazione centrale di Milano per farle dire, sullo sfondo delle scale mobili che portano ai binari, che “il campione, nove giorni fa, è passato di qui per prendere il treno”, me lo dovete spiegare.

Il perché uno mediamente famoso – per quanto in disgrazia – non sia libero di prendere un caffè dalla sora Pina e schiattare qualche ora dopo senza che questa sgomiti per apparire a Verissimo e testimoniare che, in effetti, sembravi un po’ ciancicato, me lo dovete spiegare.

Il perché dire “polverina bianca” sia universalmente considerato più rispettoso che pronunciare la parola “co-ca-i-na” e il motivo per cui, al di là di meriti e demeriti sportivi, si taccia sul fatto che se l’hai presa presumibilmente fino al punto di rimanerci, in fondo un po’ testa di cazzo lo eri, me lo dovete spiegare.

Il perché la telegiornalizzazione del dolore si senta in dovere di spacciare santini di te buono e disponibile con tutti, eroico mentre cavalcavi piste asfaltate e vittima mentre ne inalavi altre, senza evitare di ricopiare in bella il tutto come se fosse una storia storia di “Blu Notte” di Lucarelli né degnare di un minimo di rispetto post-mortem della privacy te, persona normale incidentalmente campione, la tua despressione, i tuoi cazzi per la testa, la tua camera d’albergo, le salsine del take-away cinese che hai buttato nel cestino dell’albergo, me lo dovete spiegare.

Il perché un giudice non possa aprire una legittima inchiesta se esiste il rischio che un colpevole si suicidi, malgrado il fine delle indagini sia proprio quello di evitare morti inutili e per cause non naturali, me lo dovete spiegare.

Il perché uno dovrebbe credere che a migliaia di persone che non ti conoscevano importi davvero qualcosa del fatto che non ci sei più, al punto di decidere di partecipare al tuo funerale lacrimando sui microfoni dei cronisti e non, ad esempio, che siano lì perché non hai idea di quante serate ti salverà il poter raccontare “io c’ero” e in fondo fa parecchio fico essere parte dell’evento del momento, me lo dovete spiegare.

Il perché, infine, ad uno che si sentiva abbandonato e che proprio per questo motivo – come si dice – soffriva di depressione, tutta questa morbosa attenzione postuma non debba sembrare una grande, incommensurabile presa per il culo, me lo dovete spiegare.

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Quando uno ci è portato

feb 18 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Fabio Testi al Gran HermanoNon si interrompe così un’emozione: Fabio Testi, ad una sola settimana dall’inizio della messa in onda, è riuscito a farsi buttare fuori anche dal Gran Hermano Vip spagnolo.

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