La repubblica che sparì per un’ora

No, non è l’Italia in crisi politica. E’ semplicemente l’arcipelago di Tuvalu, una dozzina di isolette in mezzo al Pacifico: un bel giorno, i metereologi annunciano: cittadini, attenzione, fra poco finiamo tutti sott’acqua…

TuvaluPianeta. La repubblica di Tuvalu è costituita da una dozzina di atolli corallini più o meno a mezza strada fra le Hawaii e l’Australia. E’ conosciuta soprattutto perchè il suo suffisso internet è .tv, percui se ti registri a a Tuvalu, avrai roba come www.new.tv, www.film.tv, www.my.tv, e così via: facile da ricordare, perfetto come immagine e senza “com”. Un paio d’anni fa c’è sbarcato un imprenditore americano, certo Garth Miller, e ha fatto un po’ di soldi accordandosi col governo locale e rivendendo in America un po’ di questi nomi di dominii. Poi non se n’è parlato più, e onestamente non esistono molte ragioni per cui ci si debba occupare di dodici isolotti con circa quindicimila esseri umani, cani e gatti compresi

Tuvalu tuttavia è entrata nella storia del pianeta, e temiamo che ci resterà molto a lungo, il 19 febbraio alle ore venti locali. A quell’ora una serie di ondate anomale hanno ricoperto tutte le isole, e le hanno tenute sott’acqua per più di un’ora. Poi l’oceano si è lentamente ritirato (i tetti delle automobili, i finestrini, e finalmente le ruote) e nel giro di ventiquattr’ore la situazione è tornata più o meno normale. Non ci sono state vittime perché le autorità, avvertite dai metereologi, avevano provveduto in tempo a far mettere la gente al sicuro nei piani alti. Per quell’ora tuttavia, l’intera repubblica ha vissuto appena sopra il pelo dell’acqua. E’ la prima nazione del pianeta Terra cancellata, sia pur provvisoriamente, dall’effetto serra.

Le isole del Pacifico, secondo i primi navigatori (Bouganville, Cook) erano una specie di paradiso terrestre abitato da felici indigeni che non facevano altro che mangiare, prendere il sole e far l’amore tutto il giorno (e la notte). I marinai occidentali hanno portato loro la sifilide. I missionari, la posizione del missionario. I governi, i gendarmi, gli hamburger e le guerre. Tutto questo per dire che se una fine del mondo ha da esserci, pare tristemente appropriato che debba cominciare proprio là.

• Il vigilante davanti alla banca serve a evitare che la banca, precipitandosi fuori, si metta a rapinare i passanti.


Poeti. Davvero, sono i poeti a capire prima. Quei tre versi di Evtushenko“E se oggi la Russia intera/ come il sottomarino ferito/ non potesse più risalire in superficie dall’abisso?” – chiudono tutto un dibattito per un’intera generazione. (La Russia, nella sua storia, ha questo toccante leitmotiv marinaro, di tragedie anticipatamente concentrate nella metafora d’una nave. La corazzata che parte da Pietroburgo e circumnaviga funereamente Europa, Africa e Indie per farsi colare a picco al largo del Giappone: con l’equipaggio che per mesi ha lustrato allegramente gli ottoni in attesa della battaglia, e l’ammiraglio taciturno e pensoso che invece già sapeva. L’impero più grande del mondo, la prima volta, terminò così: e torna a ripetersi oggi, come un’immensa Atlantide che a intervalli periodici riemerga dall’oceano e riaffondi.

Corpi estranei. Qualche tempo fa la responsabile europea della Commissione sull’Ambiente, Margot Wallstrom, ha voluto misurare il proprio personale tasso d’inquinamento: non come esponente politico ma come persona qualunque, come una normale cittadina che vive in Europa. Dalle analisi mediche sono emerse tracce, nel corpo della signora Wallstrom, di ben ventotto elementi potenzialmente tossici: fra cui tracce il Ddt, teoricamente bandito dall’Europa fin dall’83.

“Se vi trovano positivi e vi squalificano, prendetevela con le vostre società, a molte delle quali interessano solo le loro quotazioni in borsa” (Joseph Blatter, presidente Fifa)

Charles. Io sono interista (o meglio lo ero quarant’anni fa) ma della Juve salvavo Omar Sivori, matto argentino che segnava attraverso le gambe dei terzini, e “Long John” Charles, che quando buttava a terra un avversario si fermava, stoppava il pallone e – “sorry” – lo aiutava a rialzarsi prendendolo per la mano. Non erano quotati in borsa, e neanche sapevano che cosa vuol dire.

Brasile. Uccisi da un gruppo armato tre funzionari delle squadre anti-schiavismo del governo Lula. I killer hanno fermato la loro automobile in un luogo isolato e hanno aperto il fuoco. Il fenomeno della schiavitù interessa in Brasile diverse decine di migliaia di persone: funziona attraverso i debiti che i contadini delle zone più povere sono obbligati a contrarre coi proprietari delle aziende agricole (fazenderos), che sfruttano gratuitamente il loro lavoro fino alla (rarissima) estensione del debito. Per contrastare questo fenomeno il governo ha istituito delle speciali squadre di pronto intervento, che nel giro di un anno sono riuscite a liberare quasi cinquemila schiavi.

• Europa. In povertà il quindici per cento della popolazione secondo l’ultimo rapporto Caritas. Le cose vanno anche peggio per i minorenni, fra cui la povertà colpisce un ragazzo su cinque. Disparità fra europei storici e “nuovi europei” dell’Europa orientale, dove il crollo del comunismo ha coinciso con l’abbattimento delle minime garanzie sociali e un aumento delle fasce di povertà. “Il circolo vizioso della povertà – commentano alla Caritassi riproduce attraverso le generazioni”.
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Cronaca. Roma. Un giovane dell’apparente età di venticinque anni, di nazionalità rumena, si è arrampicato in cima al Vittoriano minacciando di gettarsi di sotto. Dopo alcune ore, i carabinieri sono infine riusciti a convincerlo a scendere e a desistere dalla protesta. Il giovane, regolarmente immigrato in Italia, aveva perso pochi giorni prima il lavoro che gli dava diritto alla residenza e temeva di essere dunque espulso ai sensi della BossiFini. La Romania è attualmente il primo Paese di origine dei lavoratori stranieri nelle grandi città italiane; seguono Albania, Marocco e Ucraina. Cent’anni fa la classifica vedeva invece ai primi posti Veneto, Abruzzo, Campania e Sicilia.

Er Ciriola <3scalini@liberoprovv.it> wrote:

“I politici sono tutti ladri”. Un momento: non è bello insultare così i ladri. Anche se uno ha sbagliato, non è un buon motivo per dargli del politico così indiscrinatamente.
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