L’EconoSua

• L’economia va male. L’econosua invece va benissimo.

Bossi difende i giudici di Banche Pulite. Fossi in loro toccherei ferro. Anche quelli di Mani Pulite una volta erano i beniamini di Bossi: sono bastate un paio di poltrone alla Lega per farli diventare tutti communisti da imbavagliare.

Al solito, vogliono portare l’inchiesta via da Milano. La prima volta (Piazza Fontana, il cui processo finì… a Catanzaro) fu più di trent’anni fa.

Neologismi. Quello che *non* hanno inventato stavolta: Bancopoli.

Le quotazioni di oggi. Milano, Parmalat a meno 14,3.

Bond. “My name is Bond, Fazio Bond”.

Solo dopo Fiat, Cirio e Parmalat, solo con un’inflazione al chissà-quanto-per-cento, e solo nell’imminenza di una campagna elettorale, un esponente della sinistra ufficiale (Fassino) si azzarda finalmente a proporre di tassare delle transazioni finanziarie (e solo quelle nei paradisi fiscali). E’ cinque anni che questa idea – di un economista liberale: Tobin tax – è al centro delle proposte dei no-global, che però non sono degli economisti credibili ma degli estremisti da manganellare.

Considerazione finale. Se questo è riuscita a fare Parmalat, che cosa avrà fatto mai Cosa Nostra?


L’Infedele. Tema: l’Europa. Dibbattono Francesco Cossiga e Toni Negri. Dirige Gad Lerner. Non manca il filosofo Marramao.

Prudenza. Una lapide accoglie il visitatore all’ingresso di Palazzo dei Chierici in piazza Duomo a Catania. Contiene i nomi del sindaco Bianco (che l’ha fatta mettere), del musicista Bellini (orgoglio dei catanesi) e del “siciliano semplice e coraggioso” a cui la lapide stessa è dedicata. Ma chi è questo siciliano? Non si sa. Entrando nel palazzo, salendo al primo piano e guardando attentamente le pareti, si scopre una targhetta d’ottone col nome del celebrato: Libero Grassi. Ma non facevano prima a scolpirlo, col musicista e il politico, sulla lapide? E se la targhetta prima o poi si perde? Come faremo a sapere che Libero Grassi fu ucciso perché lottava contro la maf… (beh, la parola completa, sull’esempio del comune di Catania, forse è meglio non scriverla. Magari ve la spedisco dopo, in una mail a parte).

Old economy. L’agorà è una cosa diversa dal bazar. L’agorà ha un versante politico e “ricreativo”. Questo versante si riversa sull’economia in varie forme, come circolazione di beni ma più ancora di stili di vita e idee. Nel bazar non si può “sprecare” nulla, cioè non si possono fare investimenti collettivi a lungo termine. Società pre-civile (re e mercanti protetti), basata sui pochi. Nell’agorà si può “perdere tempo”, cioè costruire nuove idee. Società cittadina, basata sull’uno e sui molti. Nel bazar si tratta hardware. Nell’agorà si tratta software.

Governi. Secondo la dottrina classica a un governo, per essere riconosciuto come tale, occorrono tre requisiti: il territorio, la popolazione e l’effettività. Questa dottrina fu elaborata dalla diplomazia britannica nel Settecento, prescindeva da ogni valutazione morale (per riconoscimento s’intendeva semplicemente la presa d’atto che un dato governo esisteva) e serviva semplicemente a catalogare in maniera realistica le varie fonti di potere. È diventata senso comune, e noi oggi associamo il concetto di territorio geografico a quello di soggetto politico internazionale. Nel mondo antico non era esattamente così. L’impero romano, ad esempio, per la buona parte della sua durata non fu affatto un impero, ma un insieme di soggetti teoricamente molto differenti. L’Egitto, ad esempio, era proprietà privata dell’imperatore, che lo amministrava tramite una specie di suo consigliere delegato (come se la Sardegna venisse gestita direttamente da Fedele Confalonieri e appartenesse a Mediaset). Nell’ambito della città di Roma, i principali poteri dell’imperatore derivavano essenzialmente dal suo status di tribuno della plebe (come se Berlusconi fosse “anche” segretario generale della Cgil).
E anche in politica internazionale, c’erano soggetti diversissimi, non tutti rispondenti a tutt’e tre i requisiti. Alcuni stati mancavano quasi completamente di popolazione e territorio, eppure nessuno metteva in discussione il loro essere soggetti di relazioni. L’isola di Rodi, ad esempio, su alcune questioni trattava alla pari con Roma e il diritto della navigazione era molto più rodiota che romano. Alcune città-stato indipendenti avevano poche centinaia di abitanti eppure erano alleate a pieno titolo di Roma. Quest’ultima inviava regolari ambasciatori presso i regni-pirati dell’Adriatico o dell’Egeo, la cui unica attività consisteva nel depredare il traffico marittimo al largo delle loro coste. Molti secoli più tardi, i principati magrebini come Tunisi, Algeri o Salò (che vivevano di attività analoghe) avranno i consolati delle grandi potenze europee, pronti a trattare secondo i casi rappresaglie militari e riscatto di schiavi.
Nel nostro mondo, il concetto di governo è stato sempre associato – dal congresso di Vienna in poi – ai tre requisiti di cui dicevamo. Un governo è una cosa che governa una popolazione, che risiede su un territorio, visibile a occhio nudo sulla carta geografica. Tutti i poteri del pianeta coincidono, con trascurabili eccezioni, con dei governi e la politica internazionale è fatta esclusivamente dai governi stessi.
Questa concezione è entrata in crisi di fatto verso la fine degli anni Settanta. In quel periodo alcuni soggetti internazionali non-governativi hanno raggiunto un livello d’accumulazione di risorse tale, da conseguire una sorta d’autocoscienza, e da cominciare a vivere di vita propria. Nelle aree di confine dell’Occidente, la politica di alcune multinazionali (il termine è entrato in uso più o meno allora) ha cominciato ad essere abbastanza indipendente da quella dei rispettivi governi. In Giappone, il governo legale ha cominciato ad essere percepito come una struttura di servizio del governo di fatto, consistente nelle grandi corporation verticali. Ma il fenomeno più interessante si è verificato in Italia: una grande struttura transnazionale come Cosa Nostra, dotata di leggi interne e di strutture, con obiettivi non solo non coincidenti ma addirittura opposti a quelli dello stato ospitante, a un certo punto ha deciso di fare un salto di qualità e di “agire da stato”, in tutto e per tutto.

Iraq. Gli sciiti, che sono antidemocratici e selvaggi, chiedono libere elezioni. Gli americani, che sono democratici e civili, dicono di no.

Brasile. In rivolta circa tredicimila indios Guarajani nello stato di Roraima. Rifiutano l’istituzione di una riserva.

Cronaca. Ragusa. Assolto Carlo Ruta che in due libri (Cono d’ombra e Politica e mafia negli Iblei) aveva accusato “il ceto dirigente vittoriese di essere responsabile del dilagare dell’abusivismo edilizio, eretto a metodo di governo” nonché di “inadeguatezza nel contrastare la mafia”.
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Fronte Internazionalista per la Liberazione del Tapiro wrote:

“Anarkici. Di anarchici insurrezionalisti ne ho visti…”. Mmm… Prima o poi ti vergognerai di ciò che hai scritto. Merlino era un cazzaro, non un anarchico. Bertoli era un uomo confuso, ma che fosse un uomo dei servizi è una mezza bufala, visto che si fece anni di galera. Sui cosiddetti black block forse dovresti documentarti meglio. E’ facile vestirsi di nero e dire “sono un blaccblocche”. Troppo facile, talmente facile che lo hanno fatto anche appuntati e guardie scelte, ma non è una cosa nuova. Tra i cosiddetti “anarchici insurrezionalisti” ci sarebbe anche quel Massimo Leonardi, cantante punk hardcore, che ha cacciato da un corteo un caramba travestito e per tale motivo è detenuto. Che poi ci siano e ci siano sempre state “eterodirezioni”, concordiamo e sottoscriviamo. Ma attenti sempre a chi si butta addosso la croce

ing.foti wrote:

Da quando Berlusconi si messo a fare politica attiva 543 sono state le ispezioni della finanza nelle sue aziende, zero ispezioni nel gruppo Parmalat. Forse la magistratura (che manda la finanza in giro) è un po’ strabica? Non era meglio che distribuivano i controlli in modo meno partigiano?

• www.accadeinsicilia.net wrote:

Volevo complimentarmi per lo stile al contempo serio, iconoclasta e sbellicante di questa e-zine. Lo faccio però cogliendo l’occasione per una rettifica: “Mangino delle brioches” non lo disse “un” tale, ma “una” tale. La regina Maria-Antonietta, incurante e sprezzante del popolo francese affamato ed imbufalito

Sandro wrote:

Per favore sciogli il mio anello della catena. i tuoi scritti sono lunghi ed a mio avviso disarticolati. La ricevo ma poi non ho tempo nè voglia per leggerla tutta con un’ attenzione che che non riesco a riconoscergli.

Federico wrote:

E’ vero, come diceva qualcuno in questa email, che parlare non basta. Che bisogna “fare”. Dostoevskji diceva una cosa del tipo: “l’eccesso di consapevolezza fa rimanere a braccia conserte”. Ma. Ma parlando con molti amici, conoscenti, nemici e parenti, ho il timore che questa massima vada riaggiornata, con buona pace del massimo romanziere. Parlando con loro insomma ho l’impressione netta e poco rassicurante che parlare – si badi bene: dopo essersi formati almeno un’idea – non sia per nulla da poco, oggi. Perchè costoro neanche più questo sanno, o vogliono, “fare”. Tanto le cose vanno come vanno e noi siamo troppo piccoli per cambiarle. E se insisti a voler discutere e scambiare opinioni, ti dicono che vuoi mostrarti a tutti i costi “diverso”. Ebbene, caro Sanlibero, è vero. Mi ci sento, diverso. Mio fottutissimo malgrado. Perché pago le tasse fino all’ultimo baiocco e non riesco a farmi una vacanza se non ospite da amici. Perché non accetto lavori in nero. Perché non scendo a compromessi professionali. Manco per niente. Perché mi tocca sentirmi dire: “ti stai facendo terra bruciata ad incazzarti ogni volta che ti si vogliono inculare”. Perché ho scelto, con l’enorme fatica di portarlo avanti, un lavoro indipendente e per nulla sicuro – ma in cui credo profondamente – senza avere le spalle coperte. E dunque un tenore di vita ridotto all’osso. Perché credo che l’individualismo collettivo sia la migliore arma contro la collettivizzazione ideologica. Colgo l’occasione per dirti che da quando ti leggo le palle mi girano di più, ma in una direzione sempre più precisa. E la cosa mi preoccupa: che mi veda costretto, un giorno, a “fare” qualcosa oltre che semplicemente parlare? Con “sereno impeto” e un luminoso grazie

AntonellaConsoli wrote:

Vorrei che tutto questo ti parlasse

Vorrei che tutto questo
ti parlasse
con la sommessa consuetudine
del tuo cuore
Vorrei starti accanto
come ciò che hai visto e sentito
t’ha seguito meravigliato
ascoltandoti e ridendo
a ogni tua magagna

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1 Comment

  1. “Considerazione finale. Se questo è riuscita a fare Parmalat, che cosa avrà fatto mai Cosa Nostra?”
    Mi basterebbe anche solo sapere cosa ha fatto Berlusconi con Mediaset e le famose 21 holding… =;-)

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