La volta che baciai Nikka Costa

Nikka CostaSottotitolo: Io confesso – Sedute di autosputtanamento terapeutico per bloggers

Lo devo alla Carrie Bradshaw nazionale, cui non potrà fregare di meno, ma le ho raccontato l’incipit dell’aneddoto omettendo il finale.
Bene: ho baciato Nikka Costa.
Era il 1990, appena maggiorenne e consapevole delle mie azioni, quindi non posso chiedere nemmeno le attenuanti generiche.

E’ la migliore estate che ricordi, e io e Chiara stiamo passeggiando per Rosignano Solvay. Non chiedetemi il motivo per cui due persone senzienti possano ritrovarsi a passeggiare a Rosignano Solvay, o trovare romantica la patria della pietra pomice. Sta di fatto che lo stavamo facendo.
E’ così, dai manifesti che ci scorrono accanto sui muri del viale, che veniamo a sapere io del concerto di Alberto Fortis e lei di quello di Nikka Costa. Ora, probabilmente non ne siete al corrente – io stesso l’ho scoperto quattordici anni fa, sulla mia pelle – ma “On my own” è un must per tutte le attuali trentenni. Provate a chiedere: su due piedi vi sapranno intonare tutte le strofe, una dopo l’altra, imitando persino i gorgheggi. Se conoscete una trentenne, potrete toccarle tutto (per i maniaci: proprio tutto), ma non “On my Own”.
Una mezz’ora di contrattazione sfocia nel classico “do ut des”: io vengo al tuo, se tu mi accompagni al mio. E sia. Ma facciamo che il mondo non venga a saperlo.

Arriva il 5 agosto: immotivatamente pessimisti, io Chiara e Andrea ci presentiamo davanti ai cancelli dello stadio “E. Solvay” con un’ora di anticipo, trovandolo chiuso con i lucchetti e le spranghe. Ci assale un dubbio che vari passanti contribuiscono a fugare: non ci sono cazzi, è il 5 agosto. I manifesti assicurano: il concerto si terrà proprio lì e – sorpresone – parteciperanno anche Stefano Sani e i Bravo.
Ce lo conferma anche la bigliettaia, mezz’ora dopo, alzando con fragore la saracinesca del botteghino.


Chiedo: tre biglietti, e tre biglietti sono quello che ottengo.
Il mio è questo:

Biglietto concerto Nikka Costa

Io non so se a voi è mai capitato che un brivido corresse lungo la schiena dopo aver letto un numero di serie su un biglietto. A me sì. Perché magari non siete riusciti a leggerlo, ma il numero era questo:

«Siete i primi tre», ci annuncia la bigliettaia. Scopriremo poco più tardi che siamo i primi tre di sei, in tutto. In uno stadio da 8.000 persone, con tanto di campo calpestabile (che fanno altri 6-7.000 posti). Chi fossero gli altri tre lo scoprirete più tardi: su una nutro il sospetto che sia entrata con un biglietto omaggio. Anche di questa supposizione scoprirete più in là il motivo. Sta di fatto che – a 20 minuti dall’inizio del concerto – Chiara si trova in mano il biglietto n° 0001, Andrea lo 0002, io lo 0003.

I Bravo” prendono posizione sul palco in un tripudio di luci (perché l’unico fesso più ottimista di noi era stato l’organizzatore locale del concerto, il quale nei due giorni precedenti aveva fatto montare a bordo campo un palco stile FestivalBar). Non so bene chi fossero. Se non ricordo male, un gruppo latino-americano che suonava disco di quei tempi. Persino Google li ha seppelliti chissà dove, e sotto quanti milioni di pagine, quindi non è importante.
Lo è, invece, il fatto che i Bravo sul palco (tra musicisti, cantanti, ballerini) fossero in 12.
Erano più loro di quanti fossimo noi ad assistere, con un inquietante rapporto di due artisti per ogni spettatore.

Durante l’esibizione dei Bravo rolliamo qualcosa. O forse no. Forse era uno svuotino. La musica disco-latina ci passa sopra, perché nel frattempo ci siamo sdraiati sull’erba. A 18 anni il mondo non è ancora la poltrona puff di Fantozzi: ti ci puoi sdraiare sopra, sentirlo bene appiccicato alla schiena. Sai che non scivolerai.
Poi Chiara appoggia la testa sulla mia gamba e io le accarezzo i capelli.

Ci alziamo quando i neo-disco-latino-americani abbadonano il palco. Chiara spera che la prossima ad esibirsi sia Nikka Costa. Quando si fa vivo, tutto sorridente, Stefano Sani (quello di “Lisa se n’è andata via / qui non è più casa sua”, parole e musica di Zucchero Fornaciari), Chiara non riesce a trattenere un toscanissimo ed urlato “mavaccahare!”.
Dietro di noi, a distanza affatto di sicurezza, una signora sta piangendo consolata da due amiche. Sono la n° 0004, la 0005 e la 0006.
La 0005 dice alle altre: “Vedete? – sniff – Ve l’avevo detto! E’ il primo concerto – sniff – dopo cinque anni! Il mio Stefano – sniff – sta per scalare di nuovo il successo: – sniff – sono cose che una mamma le sente”.

Ci spostiamo, un pochino – del resto c’è un intero stadio a disposizione e l’imbarazzo della scelta -, giusto perché Stefano Sani ha iniziato a cantare per davvero “Lisa se n’è andata via”, suonandola “alla rocckettara”, e quel che potremmo urlare io e Andrea sarebbe molto più volgare di quanto si è lasciata scappare Chiara.

Sorbiticisi il Nek venuto dal futuro, fa la sua entrata Nikka Costa.
Chiara piange. Io e Andrea pensiamo, nell’ordine: “E’ bassa”, “E’ grassottella”, “Però ha la faccia da porca”, “Già: mi fa un sesso!”.
Come da copione, canta “On my Own”, e siccome Chiara già stava piangendo, non si capisce se ha aggiunto altre lacrime o se sono quelle di prima.
Canta bene, la tipetta, e infatti poco più tardi sfodera una cover di “Kiss” da far impallidire Prince come il collega Michael. Mentre canta, lancia Baci Perugina al pubblico. Praticamente li consegna uno per uno. A un sesto della scatola di cioccolatini il pubblico è già finito.
Andrea dice: “A me me l’ha portato, a te l’ha lanciato e per caso c’eri sotto tu. C’è una certa differenza”. “Ma se ti stava finendo nell’occhio! – ribatto io – Il tuo era per la mamma di Stefano Sani”. Due bei coglioni, indubbiamente: vi prevengo. Ma dovevamo pur esorcizzare in qualche modo la situazione più imbarazzante che ci fosse capitato di vivere.

Se lo era (la più imbarazzante), il record ha tenuto poco: dieci minuti più tardi, a luci spente e a concerto concluso, ci raggiunge il manager italiano di Nikka Costa: “Ragazzi, posso chiedervi un favore?”. Noi non abbiamo fatto le bocche ad “o”, ma quasi. “Nikka è di là nei camerini ed è molto depressa… Sapete, il primo concerto dopo tanto tempo, e così pochi spettatori. Andreste di là a consolarla un pò? Io ve la presento, voi la consolate, le fate un po’ di complimenti, le chiedete l’autografo… Eh, me lo fate questo piacere?”.

Finisce che glielo facciamo. La raggiungiamo nello spogliatoio calcistico adibito per l’occasione a camerino, ci presentiamo e facciamo un po’ di casino: le diciamo qualcosa in uno stentatissimo inglese mentre Chiara piange e sta muta in un angolo per l’emozione; le facciamo i complimenti, scherziamo, anche. Poi le chiediamo l’autografo e il manager arriva con le foto prestampate. Sorride lei, sorridiamo noi. Salutiamo. Lei ci ferma, chiede a me e Andrea come ci chiamiamo e si avvicina per un bacio. Anche noi avviciniamo la guancia perché accolga quel tenero bacino, e invece ce ne stampa uno bello risoluto sulla bocca.

Autografo Nikka Costa

Più tardi, in macchina, sull’Aurelia, sono poche le parole che ci escono. Uno dice: “La amo”. L’altro: “Fa sesso! Pienotta, ma porca eva se fa sesso!”. Chiara, invece, piange. Ma meno.

Da quella sera d’estate sono trascorsi quattordici anni, dicevo, ma non è per il tempo che passa che non riuscirò mai abbastanza a renderne la poesia.

E – mi dico oggi – ci sarà anche un motivo: forse hanno ragione loro, le trentenni, se col senno di poi uno si vergogna di aver assistito al concerto di Alberto Fortis, ma non a quello di Nikka Costa.

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33 Comments

  1. Io ho una storia quasi ugguale con una cantante che però è “sulla breccia”. Tanti anni fa, in Toscana, ad un festival. Quando ancora non se la filava nessuno.

  2. when I’m doooown and feeeeeelin’ blue / I close my eyes so I can be with you / oh baby, be strong for me/ baby, belong to me.

  3. Dimenticavo… Gianluca, se vuoi vedere come è messa ora la tua Nikka, la puoi vedere sull’ultimo DVD di Prince Live at Alladin in Las Vegas, distribuito anche in Italia.
    Ora che ci penso, magari una delle amiche della mamma di Stefano Sani era proprio il principe di Minneapolis, agghindato per l’occasione da massaia del Cecinese che, infatuato anche lui della versione di Kiss, l’ha invitata poi in una cornice più decorosa.

  4. perche´ la (patria della) pietra pomice sia romantica e` una domanda la cui risposta e` assolutamente ovvia. almeno a bari, credo.

  5. Non vorrei rafreddare gli entusiasmi ma per gli americani, soprattutto nel mondo dello spettacolo, un bacio sulle labbra equivale a uno di quei baci sulla guancia che ci si scambia tra amichetti. Sempre che di candido bacetto a fior di labbra si sia trattato…

  6. A parte che all’epoca non lo ero. E a parte che non l’ho ingravidata. E a parte che era (perlomeno all’epoca) dal mio punto di vista + carina della Grandi.
    PS: La mia ragazza allora mangiò “quasi” la foja.

  7. Ebbene si, ero io quella con il biglietto per Nikka Costa 0001 e il mio migliore amico Andrea era quello con il biglietto 0002! Gianluca ha ricordato uno dei momenti probabilmente più belli della mia vita; della nostra, devo dedurre con gioia…Sono secoli che non ascolto quei 2 dischi di Nikka Costa che conservo come cimeli preziosissimi e probabilmente sarà la prima cosa che farò al mio rientro a casa da lavoro.Ringrazio Gianluca, splendido come sempre, per avermi fatto rivivere la magia di quel momento e…. chiamo all’istante Andrea che non mancherà di lasciare la sua testimonianza (il poster di Nikka Costa, rubato dai muri di rosignano, l’ha tenuto attaccato in camera per secoli, fino a quando non ha deciso di cominciare a vergognarsene!!!!).Un’ultima cosa: devo controllare se conservo tra le mie cose un’ulteriore prova di quel fantastico evento: un biglietto che Andrea dettò per telefono alla direzione del camping continental di donoratico che era indirizzato a Gianluca e che proseguiva in linea con la storia citata dei baci perugina. Recitava soltanto così: “…Ha guardato me!!!!”
    Grazie Gianlu, ancora una volta…
    Chiara

  8. Non lo dico per vantarmi, ci mancherebbe, ma nonostante i ricatti, le lacrimucce, le minacce e le preghiere io a un concerto di Baglioni non ci sono mai andato.
    Cio’ detto, per le irriducibili di “On my own”, mi permetto di consigliare la versione di Irene Cara, contenuta nel CD della colonna sonora di Fame (il film, non il telefilm o le imitazioni…).
    PS: Di cosa sapeva il rossetto della Nikka?

  9. Quanto mi viene da essere snob: a parte il fatto che la versione di “On My Own” che so a memoria con tanto di vocalizzi è quella di Irene Cara per la colonna sonora di “Fame” (il film di Alan Parker, non la serie TV), io ho trentun anni, mi puoi toccare Nikka Costa quanto vuoi, ma se mi metti le mani da qualsiasi parte senza la mia autorizzazione ti becchi una pappina che quando ti svegli i vestiti ti sono passati di moda! Maniaco avvisato.

    Però la storia mi è piaciuta lo stesso. Sostituisci Nikka Costa con Pamela di Non è la Rai e il risultato non cambia di una virgola.

  10. Senti, il trash e le cazzate adolescenziali sono divertenti, e la storia è bella. Ma se cala ulteriormente il livello di ironia nei commenti, temo che ci rifilerai anche una roba commossa su FR David, e poi su Richard Clayderman. E da lì a Laura Luca basta un niente. L.

  11. Ora, non voglio dire, ma mi bruci la più bella delle rubriche virtuali di Clarence in questo modo? Era un colpo di genio tuo, vabbene, ma nun ze fa accussì! Hai scatenato una irrefrenabile libido. Cosa faccio, attendo o apro le chiuse? Anzi, già che ci sei, Gian, se fai un loghino per la rubrica… :-)))))))))))

  12. Giuseppe, “Io confesso” non l’avevamo mai usata: non incontrò il favore di tutti, se ben ricordo. Poi ci resta sempre “Il cestino dei titoli scartati”.

  13. laura luca e` lei, massimo.
    secondo elio e le storie tese, era anche la sorella di luca luca, fantomatica incarnazione dell’arch. luca mangoni. ma qui si entra nella teoria dei complotti.

  14. Quando ero piccolo (sono del 75) amavo Nikka alla follia!Ora che sono Batterista…farei carte false per andare in Tour con Lei..L’ultimo disco è strepitoso..per il bacio ..ti invidio molto!

  15. In uno dei commenti viene citato il mitico camping continental di donoratico… si apre in me un’abisso di ricordi (sono un quarantenne che dai 3 ai 22 anni ho trascorso quasi tutte le estati a donoratico), io stavo al belmare. C’è qualcuno che vuole approfondire i ricordi?
    A proposito di incontri ravvicinati con le rock-star(!?), quando avevo circa 18/19 anni ho abbracciato un Vasco Rossi sudatissimo a fine concerto prima di essere spinto via da un suo gorilla.

  16. Leggo or ora questo vecchio post e posso dirvi che i bravo suonano spesso alla Capannina di Franceschi di Forte dei Marmi.

  17. Gianluca, leggo questo post con 4 anni di ritardo, sto scrivendo un libro umoristico e un capitolo è per lei, Nikka Costa. Dio come ti invidio per aver ricevuto un bacio da Nikka. Io penso che guardandola nel 1981 attraverso la tv ebbi la mia prima polluzione notturna, prima ancora di sapere cosa fossero le polluzioni e probabilmente anche le notturne. INVIDIA!!!

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  1. Io confesso /1 - Macchianera

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