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Archivio per gennaio, 2004

superEva scende in campo

gen 04 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

ico-supereva.jpgCapisco che a qualcuno possa sembrare strano che io non me ne fossi accorto, eppure così è.
Spulciando i link in homepage risulta evidente che superEva ha ufficialmente lanciato la propria piattaforma di blog (l’ha creata per Dada – questo invece si, lo sapevo – l’ottimo Giovanni Gargani, che intorno al 1996 – quando Clarence era ancora per lo più un sito amatoriale – si offrì di creare il programma che regolava l’“anagrafe” di Clarence, di cui qualcuno si ricorderà).

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Ma noi abbiamo ancora Retequattro

gen 04 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Questo, negli USA, è il periodo della stagione in cui le serie televisive potrebbero svegliarsi e non vedere la propria ombra.
Per quanto possa sembrare ovvio che i grossi network americani possano permettersi di sopportare un flop fino a fine stagione, così non è. Negli USA, per uno show, arrivare alla fine della prima serie è un traguardo non da poco: le tv ordinano le prime 12-14 puntate, verificano l’audience, e si riservano il diritto di acquistare o meno (in certi casi anche di produrre) le 6-8 necessarie per completare la stagione. Se una serie non funziona viene inesorabilmente trucidata senza pietà.
Un coitus interruptus, per gli spettatori.
A James Cameron, che si permise di sforare il budget di 100.000 dollari ad episodio, la Fox di Murdoch concesse di girare un ultimo episodio, risolutivo, di “Dark Angel“. Fu un eccezione.

Quindi, se per caso, come il sottoscritto, siete fanatici di serie americane e ve le guardate in contemporanea con gli Stati Uniti armeggiando con BitTorrent, ecco la lista dei telefilm su cui contare e quelli cui non affezionarsi troppo.

  • Cancellati a metà stagione: “Skin” (Fox), “Luis” (Fox), “Wanda at Large” (Fox), “Tarzan” (WB), “L.A. Dragnet” (ABC), “Cedric the Entertainer” (Fox), “The Ortegas” (Fox), “Coupling” (NBC), “Boomtown” (NBC, accantonato dopo due soli episodi della seconda serie), “K Street” (HBO).
  • Clinicamente morti ma ancora in onda: “The Brotherhood of Poland, N.H.” (CBS), “The Lyon’s Den” (NBC), “The Mullets” (UPN), “Becker” (CBS).
  • Rimandati a metà stagione: “Karen Cisco” (ABC), “Crossing Jordan” (NBC), “The Stones” (CBS).
  • In buona salute almeno fino a fine stagione: “Hope & Faith” (ABC), “I’m With Her” (ABC), “It’s All Relative” (ABC), “Married to the Kellys” (ABC), “10-8″ (ABC), “Threat Matrix” (ABC), “Two and a Half Men” (CBS), “Cold Case” (CBS), “Joan of Arcadia” (CBS), “Navy NCIS” (CBS, uno spin-off di “JAG”), “The Handler” (CBS), “Las Vegas” (NBC), “Whoopi” (NBC), “Happy Family” (NBC), “Tru Calling” (Fox), “The O.C.” (Fox), “Arrested Development” (Fox), “All of Us” (UPN), “Eve” (UPN), “One Tree Hill” (WB).

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Il Lodo Salvalatte

gen 04 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Contratto con gli italiani
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Liberi i beni mafiosi
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Il Lodo Salvalatte
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Cattivi maestri di Parmalat
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Sedia e scrivania
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I film del 2003

gen 03 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

icoorenishii_01.jpgPenso che le buone abitudini vadano coltivate, una di queste era a fine anno di ripensare a tutti i film visti e scegliere i 10 migliori e i 10 peggiori. E’ un gioco che faccio da ormai 10 anni con l’amico David Saltuari e che grazie ai blog vogliamo condividere con quanti hanno trovato nel 2003 cinematografico qualcosa che li entusiasma o che li ripugna. Dopo una lunga ed accurata analisi dei titoli usciti (e visti) nel 2003. Trovi i commenti anche su RandomRomeo o su bassoatesino.

I Migliori del 2003

1 Kill Bill Volume 1 di Quentin Tarantino
2 La Città incantata – Spirited Away di Haiao Miyazaky
3 Confessioni di una mente pericolosa – Confession of a dangerous mind di George Clooney
4 Ubriaco d’amore – Punch-Drunk Love di P. T. Anderson
5 L’amore tradotto – Lost in traslation di Sofia Coppola
6 Gangs of New York di Martin Scorsese
7 Alla ricerca di Nemo – Findig Nemo di Andrew Stanton
8 Io non ho paura di Gabriele Salvatores
9 Le invasioni barbariche di Denis Arcand
10 X-Men 2 di Brian Singer

I Peggiori del 2003

1 Elefant di Gus Van Sant
2 Interstella 5555 di Leji Matsumoto
3 Danza di sangue di John Malkovic
4 La ragazza delle balene di Niki Caro
5 Lilja-4-ever di Lucas Moodysson
6 Secretary di Steven Shainberg
7 Two weeks notice di Marc Lawrence
8 Matrix Reloaded di Wachowski Br.
9 In the Cut di Jane Campion
10 Rodger Dodger di Dylan Kidd

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Un casco di banane?

gen 03 2004 Inviato da nella categoria Personale

Devo un enorme, incomparabile e quasi imbarazzato ringraziamento a Skid X di Scimmiapelosa. Ora è un po’ presto per dire perché, ma presto vi accorgerete del motivo.

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L’infanzia perduta di Michael Jackson

gen 03 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

TONIGHT SHOW WITH JAY LENO
Tonight Show with Jay Leno

• E’ difficile credere che stia per iniziare il 2004. Non è strano? Sapete, da bambino ho sempre immaginato che la vita al giorno d’oggi sarebbe stata quella del Capitano Kirk in “Star Trek“. Avremmo i phaser, il teletrasporto, i viaggi spaziali, e faremmo l’amore con donne verdi. Invece siamo diventati come il Capitano Kirk, calvi, e mostruosamente grassi.

• Com’è normale, la polizia di Los Angeles ha diramato il suo avvetimento annuale: non sparate fuochi a mezzanotte. I piloti ubriachi delle linee aeree potrebbero rispondere al fuoco.

• Le autorità sono arrivate alla conclusione che la mucca pazza è molto più vecchia tanto quanto si credeva. Ora pensano che in realtà non fosse veramente pazza, solo un po’ rincoglionita.

• Secondo un sondaggio CNN Gallup riguardante gli uomini più ammirati in America, il Papa è il più ammirato dal 4%, e Bill Clinton dal 3%. Quindi, apparentemente, l’infedeltà, la menzogna e la fornicazione vi costano solo l’1%. E’ un fantastico affare!

• Avete visto, la sera scorsa? Michael Jackson ha spiegato la ragione per cui ha costruito il parco giochi di Neverland e il perché ha scelto di vivere come vive. Dice che è perché non ha avuto un’infanzia. Ha 45 anni! Continua a ripeterlo almeno da 20 anni. Ha avuto un’infanzia di 20 anni. Anzi, ha avuto la più lunga infanzia della storia! Cresci, è finita!


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Via i terzisti da Armani.it

gen 02 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

Me ne sarei stato zitto. Ma come e’ noto il terzismo non lo reggo e sulla vicenda Armani.it mi e’ venuta voglia di aggiungere un paio di cose in risposta non tanto alle argomentazioni di Bruno Piarulli quanto ad uno dei sottotitoli del suo intervento. Si parla di “buon senso”. Ecco io chiedo: lasciamo stare il buon senso che in questa faccenda se ne va sprecando fin troppo.

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Il meglio del 2003

gen 02 2004 Inviato da nella categoria Personale

Da tre giorni sto correndo come un podista e asciugandomi le meningi nonche’ passando al microscopio il cosciente della megliomusica del 2003. Perche’ farne una lista qualsivoglia?
Un po’ per ribadire con tutta evidenza ogni mancanza di talento per la scrittura, che altrimenti sarei scrittore o almeno giornalista, invece no. Forse per farmi compatire adesso che gli anni offuscano il discernimento pure sulle canzonette. Credo sia per farvi gli auguri, gnuaddicted.

Il meglio del 2003.

Giovinastri.
The Decemberist – Los Angeles, i’m yours. Rubando da Benny and the Jets di Elton John, Colin Meloy scrive la serenata dell’anno per LA. Neanche fosse Tony Pierce. Joss Stone – The chocking kind e Dirty man. Katie Melua – Closest thing to crazy e My aphrodisiac is you e Learnin the blues. Lizz Wright – Salt. Mentre le sedicenni di Virzi’ non si capacitano tra il Che e Britney Spears le coetanee internazionali vanno a scuola di blues cantandolo qua e la con giovanile ardore (la Stone) stentorea grazia (la Melua) inusitata potenza (la Wright). Per i pignoli la Stone ha effettivamente 16 anni, la Melua uno in piu’. Della Wright, essendo americana, le biografie quotano: twenty something. Thrills – Big Sur. I veri eredi di Byrds, Eagles, Poco e compagnia countryrockeggiante arrivano da Dublino. Logico no? I’m in a Cali(fornia) state of mind, sembrano dire, anni 75-76: barbe, capelli, droghe e steel guitar. 50 Cent – 21 Questions. Sentendo i 50 cent volevo vomitare, non c’entro niente con loro. Ma per 21 questions rubricherei 9 spari pure io.

The Shins – Young pilgrims e Turn a square. Avete presente quello bravo che passava il compito a tutta la classe? Se oggi il tema fosse: Canzonette e invenzioni melodiche, James Mercer sarebbe quello bravo. Lemar – Dance (with you) e 50/50. Dotato e’ dotato. Tra i mostri generati dalla reality-tivi e’ quello meglio. Canta che sembra Seal pero’ le canzoni divertono. In Inghilterra Lemar, oltre oceano Ruben Studdard, noi: Giulia Ottonello. Amici (nel senso defilippiano del termine) come metafora dell’Italietta cantante. Peter Cincotti – Mrs Brown. Per chi ha perso Frank Sinatra in Bulli e Pupe. Josh Kelley – Poker Face. Kem – Love calls. Non fosse che ha avuto altro a cui pensare, il mondo nel 2003 avrebbe trovato un attimo per rallegrarsi con il nuovo Huey Lewis (Kelley) e con il nuovo Al Jarreau (Kem). Paragoni costruiti per compiacere il fosforescente mondo della critica musicale, che senza –lo sapete- e’ come un topo in trappola. Nivea – Laundremat. Da rubricare tra le impennate dell’abbecedario musicale di R.Kelly, Laundremat lancia nel roboante etere delle giovani starlette, la ragazza dal nome di crema, meno atomica delle rivali, ma primadonna nella recita di fine anno. Lewis Taylor – Lovin you more. I dolori del giovane Marvin. Jet – Are you gonna be my girl. Fountains of Wayne – Stacey’s mom e Hey Julie. Le radio americane intonano in coro: Rock on!

Ratificati.

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Parmalat

gen 02 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Da Club Papillon -La crisi della Parmalat ha riempito le cronache di fine anno. I giornali hanno parlato della piu’ grande truffa del secolo e Michele Serra su l’Espresso di oggi titola il suo articolo con “Disastroso fu il latte in barrique“. Sulla vicenda Tanzi, rimangono tuttavia interrogativi inquietanti. Carlin Petrini sulla Stampa dice che il sistema industriale alimentare italiano non tiene. E c’e’ da chiedersi come mai sia sempre il latte a lasciare così tante vittime (tra produttori e risparmiatori). Un altro interrogativo e’ del ministro Gasparri che si domanda come e’ possibile che un’azienda come la Mediaset abbia subito piu’ di 400 perquisizioni, mentre la Parmalat ha potuto lavorare indisturbata. Ultima domanda: come e’ possibile che un imprenditore che riceve un avviso di garanzia, riesca a farsi un bel viaggetto all’estero, prima dell’arresto. Si fa peccato a pensare male, ma quasi sempre si indovina: non e’ che il signor Tanzi ha coperture eccellenti della natura di!
Quelle che dieci anni fa fecero scoppiare il caso di Tangentopoli ?

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Chiamami Aquila /2

gen 02 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

ArmaniL’iniziativa “Armani anch’io” sta ricevendo una montagna di adesioni (e non è mai troppo tardi per partecipare).
Nel frattempo (non credo grazie a noi, ma un po’ anche, forse), abbiamo la prima vera buona notizia da quando è iniziata la querelle sul dominio “armani.it”: Luca Armani ha comunicato di aver interrotto un tipo di protesta che avrebbe potuto essere estremamente dannoso per la propria salute: “Ringrazio di cuore le 3.400 persone che ad oggi, da tutto il mondo mi hanno dimostrato il loro affetto e la loro solidarietà. Per loro e per tutte le persone che mi vogliono bene ho deciso da oggi 31/12/2003, dopo 15 giorni di sospendere lo sciopero della fame”.
Avevamo detto che se fossimo stati in tanti a dimostrargli soliderietà e a sostenerlo, forse l’avremmo comunvinto a smettere. Lui l’ha fatto, festeggiando il nuovo anno nel migliore dei modi. Ora tocca supportarlo con le armi che abbiamo a disposizione. Non ultima, il Googlebombing: Giorgio Armani.

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Di Armani, di dominî e di altre sciocchezze

gen 02 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

ArmaniSempre sulla questione del dominio “armani.it”, ricevo e pubblico molto volentieri quel che si dice “il parere di un esperto”. Bruno Piarulli è infatti la persona che ha portato Register.it ad essere il primo registrar italiano, nonché il primo accreditato da ICANN, con milioni di domini registrati (per la legge dei grandi numeri potrebbero esserci tra di voi clienti con qualche lamentela; beh, non vanno indirizzate a lui, sono abbastanza sicuro che non lavori più lì).

Come avrete modo di appurare, il suo è un punto di vista diverso, quasi terzista, direi.

Prima di lasciargli la parola, vi dico cosa avrei fatto io, se fossi stato il giudice del Tribunale di Bergamo, in assenza di una soluzione che potesse accontentare tutti: a) il dominio “armani.it” non è di nessuno, me lo prendo io, lo intesto al tribunale di Bergamo, e ci faccio mettere un link allo stilista e un link al timbrificio. Punto. b) Lo stilista si accontenta di “giorgioarmani.com”, l’altro di “timbrificioarmani.it”; c) quello che ha dato inizio ad una causa così idiota paga gli avvocati di tutti e due, e le spese del tribunale; d) e se tra un anno siamo ancora qui e non l’avete piantata, su “armani.it” ci metto un sito porno con i dialer.

La parola a Bruno che, su un piatto d’argento, pone un ottimo spunto per il dibattito.


DI ARMANI, DI DOMINÎ E DI ALTRE SCIOCCHEZZE…
di Bruno Piarulli

La legge e il buon senso

Quando si gioca con la palla, è più giusto colpirla con le mani o con i piedi? Risposta facile: dipende se stai giocando a calcio o a pallamano. O a pallacanestro, o a pallavolo. Uno si sceglie un gioco, uno sport, e ne segue le regole. Certo, le regole ogni tanto possono cambiare, nel gioco ci sono anche alcune eccezioni (pensate alle rimesse laterali nel calcio) ma in sostanza se uno sceglie un certo gioco ne deve seguire le regole. Mica è obbligato a giocarlo, quel gioco, è una sua scelta.

Se decido di avviare un’attività commerciale ho ovviamente una certa quantità di regole da seguire, la partita Iva, le licenze, l’iscrizione alla camera di commercio, e così via. Così come c’è anche un bel mucchietto di leggi o disposizioni di legge da rispettare (vi risparmio l’elenco), altrimenti non si può avviare l’attività commerciale. Anche in questo caso è una libera scelta personale. Alcune leggi possono anche sembrare o essere ingiuste e sbagliate, ma sono leggi e finché non si cambiano vanno rispettate. Uno lo sa prima di partire, e decide liberamente.

Luca Armani ha avviato la sua attività commerciale ed ha implicitamente accettato queste regole. Quando leggo nei molti commenti alla sua vicenda che è stato usurpato del dominio corrispondente al suo cognome, penso che nessuno dei commentatori si sia preso la briga di verificare “per che cosa” veniva utilizzato il dominio con il suo cognome. Conoscete di sicuro tutti www.archive.org, basta farci un giretto per scoprire che il dominio armani.it è sempre stato usato per promuovere un’attività commerciale, quella del Timbrificio Armani. Non è mai stato un sito “della famiglia Armani, dove Luca poteva pubblicare tutto quello che gli pareva, ma senza alcun fine commerciale. Non è mai stato un sito “personale”. Non è nemmeno mai stato un dominio “parcheggiato”, usato solo per indirizzi email, ma sempre un sito per promuovere la sua lecita e legittimissima attività commerciale. Che, in quanto tale, deve stare alla regole delle attività commerciali. Tra le quali, volenti o nolenti, esiste anche la legge marchi.

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7 commenti

Metto le mani avanti

gen 02 2004 Inviato da nella categoria Personale

Dovesse succedere, su questi lidi, qualcosa di strano, non state lì a preoccuparvi, che la vita è piena di risorse, il sottoscritto di soluzioni, e viceversa.

Un commento

Michael Jackson ha un nuovo GameBoy

gen 02 2004 Inviato da nella categoria Segnalazioni

LATE SHOW WITH DAVID LETTERMAN
Late Show with David Letterman

• Siete già entrati nello spirito delle feste natalizie? Chiunque a New York lo è. Ecco un esempio: ogni giorno vengo a lavorare in metropolitana, e seduto accanto a me c’è sempre un tizio nudo. Beh, oggi era ricoperto di festoni.

• I metal detector degli aeroporti sono stati configurati per ispezionare le torte di frutta. Beh, nemmeno loro sanno di che cosa sono fatti quei canditi rossi.

• Grazie al Dipartimento della Difesa, ora gli aeroporti sono al sicuro dalle torte.

• Anche a Washington tutti sono pervasi dallo spirito natalizio. L’ex presidente Clinton, ad esempio, ha finito di attaccare le decorazioni: ha messo il vischio sotto la scrivania.


TONIGHT SHOW WITH JAY LENO
Tonight Show with Jay Leno

• Avete trascorso un buon Natale? Vi dico una cosa: domani devo andare da Barnes & Noble per restituire un libro. Ci sarei anche andato oggi, ma non l’ho ancora finito. Non è per niente male.

• Avete mangiato molto a Natale? Ecco un semplice modo per sapere se avete mangiato troppo durante le feste: se state guardando questo show e siete ancora seduti a tavola a mangiare…

• Avete visto Namath con quella giornalista? Come si chiamava, Suzy Colbert della ESPN. Lei lo stava intervistando, e lui ha tentato di baciarla, le ha messo le mani addosso e ha tentato di spogliarla. Voi ci ridete, ma Joe Namath potrebbe essere il prossimo governatore della California!

• Il livello di sicurezza è stato alzato ad “arancione”. Il che significa che Gary Coleman ha trovato un nuovo ingaggio.

• Le ultime notizie dall’Iraq dicono che Saddam Hussein è un uomo distrutto e senza speranza. Gli hanno mostrato i video delle violenze di massa e dei suoi soldati che torturavano la gente, ma anche questo non l’ha tirato su.

• Chi è che partecipa ad uno stupido show televisivo il giorno dopo Natale? Non avete una famiglia e degli amici? Odiate così tanto i vostri parenti da dover venire qui?

• Più di 600 persone tra famigliari e amici di Michael Jackson si sono fatti vivi al Neverland Ranch per supportare la causa del cantante. Chi c’era ha parlato di un evento davvero commovente. Infatti, da quel che ho capito, una coppia di ragazzini di 10 anni ha detto di essere stata veramente toccata.

• Secondo gli scienziati un nuovo studio prova che gli uomini diventano meno intelligenti più donne bellissime guardano. Non è divertente? Vuole dire che nel giro di pochi anni, tra Jessica Simpson e il suo nuovo marito, lei potrebbe diventare quella intelligente.

• Ecco una statistica interessante: due uomini su cinque sceglierebbero l’amore piuttosto che il denaro o la salute. E’ proprio quel che hanno detto: “l’amore piuttosto che il denaro o la salute”. Esattamente quel che va cercando ogni donna: un fallito malato di cui innamorarsi.

• Secondo un sondaggio di Men’s Health, l’85% degli uomini ammettono di navigare in internet indossando soltanto le mutande. Il 63%, inoltre, sostiene che è così che ha perso il posto di lavoro.

• Appena è uscita la notizia che parlava della scoperta di una vacca pazza a Washington, Bill Clinton ha esclamato: “Ecco, ci risiamo!”

• Sapete cosa non capisco? Gli inquirenti sostengono che la carne della mucca pazza sarebeb finita in otto stati. Come fa una sola mucca a finire in otto stati? Quanto avevano tagliato fine quel roast beef?

• Ieri, nel corso di una lunga intervista al programma “60 MinutesMichael Jackson ha sostenuto di continuare a credere che nel dormire con i bambini non ci sia niente di male… Basta aspettare almeno il terzo appuntamento.

• Uno dei regali più stupidi dell’anno: il traduttore simultaneo per cani. L’avete visto? Vi dice cosa sta pensando il vostro cane. In realtà non serve. Infatti, quando lo portate a casa, il vostro cane sta pensando: “Sei un idiota”.

• Come sapete, il primo caso di mucca pazza negli Stati Uniti è stato scoperto in una singola mucca a Washington. Il governo però sostiene che non sia un atto terroristico. In ogni caso, se vi dovesse capitare di essere all’aeroporto e di vedere una mucca che si comporta in modo sospetto, siete pregati di avvisare immediatamente le autorità.

• Gli agenti federali stanno rintracciando altre 63 mucche che potrebbero essere infettate. Infatti oggi ne hanno trovata una, in una fattoria, che si nascondeva in un buco da cecchino.

• Il presidente Bush continua a mangiare carne. Lo fa per dimostrare che è sicura. Ha detto: “Se smettiamo di mangiare carne, avranno vinto le mucche”.

• Mi dicono che per Natale Michael Jackson ha ricevuto un nuovo GameBoy (in originale: “Ragazzo per i giochi”. n.d.t.). Credo che il suo nome sia Billy.


LATE LATE SHOW WITH CRAIG KILBORN
Late Late Show with Craig Kilborn

• Gira voce che gli Stati Uniti potrebbero lasciare l’Iraq nel giro di otto settimane. Hanno già finito il petrolio? (letterale, in italiano sarebbe: “Sono già senza benzina?” n.d.t.)

Robert Downey Jr. si sposa. Finisce così una festa di addio al celibato lunga 38 anni.


Un commento

Buon Anno a tutti… Massì, a tutti.

gen 01 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

ssilvestro_th.jpg Buon Anno a tutti allora, ai colleghi della blogsfera e a tutti gli amici che ci leggono su queste paginette elettriche. Buon Anno persino a chi ha deciso, in un impeto ipernazionale, di interompere la pluridecennale tradizione del Concerto di Capodanno da Vienna, sostituendolo con un centone di musica italica dalla Fenice di Venezia (siamo tutti felici che sia risorta, ma non credo che le si faccia un gran bene con questo tipo di iniziative).
Voglio dire: per mia moglie, per il sottoscritto, e per la totalità delle nostre conoscenze, il Capodanno era riprendere coscienza in tarda mattinata con l’aiuto del brodo di mamma, di ulteriori dosi di spumante e delle note impeccabili dei Wiener Philharmoniker. Il brodo di mamma lo abbiamo perduto da tempo, ora dobbiamo farcela anche senza la musica più capodannosa mai composta. In un soprassalto patriottico la Rai ha differito il Bel Danubio Blu alle 14,45, e tanti saluti ai reali desideri degli spettatori. Ma insomma, il pur legittimissimo concerto da Venezia doveva essere per forza messo in contrapposizione ai Valzer di Strauss? (“Valzer di Strauss” mentre lo scrivo sento in bocca il sapore dello spumante…). E istituire invece, per esempio, un bel Concerto dell’Epifania, il concerto che, ovviamente, tutte le feste si porta via? Magari funziona e voilà, abbiamo una nuova tradizione da festeggiare ogni anno.
Ma come dicevo poco sopra, niente acredine, buon anno a tutti, anche ai dirigenti Rai, che a dar loro degli stupidi incompetenti (da sempre) non si ottiene nulla. Bisogna aspettare diventino vecchi abbastanza da andarsene fuori dai piedi coi loro piedi.

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Chiamami Aquila

gen 01 2004 Inviato da nella categoria Opinioni

ArmaniLa storia di Luca Armani è nota: proprietario di un timbrificio, da sei anni lotta contro il proprio cognome. O, meglio, con quello che si ritiene il legittimo proprietario del suo cognome.
Luca registra il dominio www.armani.it il 24 ottobre 1997: a quei tempi Internet – nella convinzione comune, ma soprattutto per i canoni di uno stilista – era un gingillo per sfigati che non si sarebbero mai potuti permettere un capo d’alta moda. Neanche uno prèt-a-porter, forse.
Poi succede che si gonfia la bolla speculativa: gira voce che la rete è il futuro, che con Internet si fanno i soldi, che la nuova frontiera dell’economia è il commercio elettronico. E allora uno, anche se di mestriere fa lo stilista, si sveglia e pensa che ci deve essere, a tutti i costi.
Siccome è uno stilista, fa lo stilista, e ha i tempi di uno stilista, si sveglia tardi, e registra il suo dominio il 24 aprile 1998, con sei mesi di ritardo.
Lo fa utilizzando nome e cognome, che è poi la firma attraverso la quale si presenta sul mercato.
Poi, siccome è uno stilista, fa lo stilista, e ha i modi di uno stilista, pensa di essere troppo famoso, e che quelli troppo famosi abbiano il diritto di monopolizzare un cognome, di nobilitarlo, che non fa chic chiamarsi come mezzo milione di altri poveracci che magari tirano a campare fabbricando timbri.

Giorgio Armani si rivolge così al Tribunale di Bergamo, facendo appello alle “norme repressive della concorrenza sleale”. Chiede di inibire a Luca Armani l’utilizzo del proprio cognome e di condannarlo a risarcire alla Giorgio Armani s.p.a. (azienda che nel 2001 dichiarava un fatturato di un miliardo di euro) una cifra non inferiore a 300.000 euro (di cui 200.000 anticipati), più 10.000 euro per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento, oltre alle spese per la pubblicazione dello stesso sul Corriere della Sera, sul Sole 24 Ore, Internet Magazine e Inter.net. Il tutto maggiorato del 10% per “diritti, onorari e spese generali”.
Motivo della richiesta, la dichiarazione di tale Brunello Bianchi: “svariati clienti da tutto il mondo mi hanno segnalato di avere avuto problemi con il reperimento del sito della Giorgio Armani s.p.a. a causa della presenza in internet del domain name “armani.it” di titolarità del Timbrificio Armani. Oggetto: la difesa di un marchio – parole loro – “universalmente riconosciuto come supernotorio e celebre”.

Triste epilogo: il giudice rigetta altre richieste, ma accoglie quella di inibire a Luca Armani l’uso del proprio cognome e condanna quest’ultimo al risarcimento di 5.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della sentenza in favore dello stilista (che, repetita juvant, nel 2001 di euro ne ha fatturati un miliardo), più 10.000 euro per onorari, 2.536 euro per diritti, 990 euro per spese, oltre spese generali su diritti ed onorari e quelle per la pubblicazione del provvedimento sul Corriere della Sera.

Ho letto da qualche parte che la sentenza sarebbe “inattaccabile”.
Una beata fava: leggo e virgoletto dalla sentenza: “Il marchio Armani, per la sua celebrità, è entrato nel patrimonio di tutti i consumatori”. Bene, se è anche mio, io decido di darlo a Luca e non a Giorgio. Se è di tutti, facciamo un sondaggio e vediamo chi sta più simpatico ad un elettorato composto in maggioranza da persone più avvezze (per reddito, estrazione, cultura) all’inchiostro dei timbri che al luccichio delle paillettes.
Due beate fave: il marchio utilizzato dallo stilista per il proprio logo è abbinato al nome “Giorgio“. Ovunque, sul sito ufficiale, la dicitura “Armani” non è mai utilizzata individualmente.
Tre beate fave: domani Valentino Rossi si presenta al signor Marco e si porta via il dominio. Motivazione: è più famoso (ed è indubbio), guardagna molto di più (inoppugnabile), è più giovane (molto probabilmente), più bello (forse) e ciula un sacco di più (mi auguro per il signor Marco che non sia vero, ma per la legge dei grandi numeri il Valentino in questo campo ci dà una pezza a noi messi tutti assieme). Poi iniziano a litigare Paolo (il comico) e Valentino (il motociclista) e fanno a gara a chi è più famoso, ricco eccetera eccetera. Attirati dal trambusto mediatico si aggiungono Paolo (il calciatore), Vasco (il cantante), Valeria (la cantante), Antonio (il canoista), Barbara De (l’attrice), Martini & (il cocktail).

Intanto, per quel che vale il mio supporto, lo invito ad interrompere lo sciopero della fame, arrivato al 15° giorno. Diteglielo anche voi, magari sente che siamo parecchi, che tenteremo a modo nostro di aiutarlo, e si convince.

Credo infatti che questa sia una splendida occasione per dimostrare che i tanti, la massa, sono più forti di un unico prepotente. E che iniziative in fondo innocue e divertenti possano in questo caso assumere un significato che vada oltre la burla. La cosa cui tengono maggiormente è essere trovati dai propri potenziali clienti? Beh, googlebombiamoli. Linkate il nome Armani ad una brutta parola del dizionario, oppure al sito del maggior concorrente, così: Armani. Copiate e incollate questo codice sul vostro sito:

Armani

Create sul vostro blog un post dal titolo “Armani” e poi reindirizzatelo su una pagina alla cazzo. O facciamo tutti come ai bei tempi di Luther Blisset: fino al momento in cui questa faccenda non si chiuderà positivamente con la rinuncia al dominio da parte dello stilista e la cessazione di qualsiasi ostilità, ci cambiamo tutti il cognome. Se il marchio “Armani” è di tutti, allora siamo tutti Armani. Inizio io: da oggi, su questo sito, mi chiamo Gianluca Armani, sperando che proliferino i Massimo Armani, i Maurizio Armani, i Paolo Armani, le Selvagge Armani, gli Armani C°nfu§i.

Inutile dire che spero Luca vinca.
Che poi si dia alla pazza gioia, festeggi facendo un figlio e decida di chiamarlo “Emporio“.

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