Vicenza mutante

Spieghiamo bene cos’è successo, dal momento che ne ha parlato (in maniera alquanto superficiale) solo qualche giornale locale: lunedì 12 gennaio, in incognito e superando i controlli all’ingresso, fanno la loro entrata all’interno delle AFV Acciaierie Beltrame spa di Vicenza uno o più bidoni contenenti Cesio 137, un isotopo radioattivo spesso utilizzato in radioterapia. Qualche giorno prima, l’8 gennaio, un identico fusto lesionato fu intercettato e fece scattare l’allarme radioattività nella fabbrica. Quelli del 12 gennaio, invece, riescono ad arrivare al forno, assieme ai normali rottami. Uno perde, e viene individuato, l’altro finisce nel crogiolo.
I 160 operai del reparto fusione, prima di essere mandati in cassa integrazione a causa dell’incidente, vengono trattenuti e fatti spogliare delle tute. In quindici sono soggetti ad un “ipotetico rischio”. In cassa integrazione, alla fine, finiscono in 460.
Il fusto è passato senza essere scoperto nel corso dei controlli che vengono effettuati sui carichi ferrosi in entrata nell’azienda e quindi finito assieme al resto del materiale nell’altoforno. La sostanza radioattiva ha quindi contaminato le sostanze che filtrano i fumi in uscita. 250 tonnellate di polveri sarebbero state contaminate e sono state stoccate nei silos dell’azienda.
Non è un incidente, secondo gli inquirenti: di mezzo c’è un’organizzazione criminale che si occupa di smaltire rifiuti radioattivi. Ecomafia, la chiamano. E’ composta da bande che operano tra Nord e Sud per trasferire rottami e scorie con la copertura del mondo degli affari, dal momento che solitamente i rifiuti partono dal nord (Piemonte, Lombardia e Veneto) verso il sud. Qualcuno, insomma, ha messo lì quel bidone. Apposta.


Piove sul bagnato, perchè la rivista Vicenza Abc aveva già segnalato, nel marzo 2003, che ci sarebbe “una fioritura di margherite mutanti nella zona di Bassano. Da far pensare a livelli fantascientifici di inquinamento idrico. E, pochi giorni dopo, un allarme radioattivo scattato a Lonigo, con ovvi pensieri rivolti alla guerra in corso, e alle sue infinite implicazioni che, nel territorio vicentino, possono concretamente significare custodia e trasporto di armamenti e materiale radioattivo da parte delle forze armate americane”. Aggiunge Vicenza Abc: “La notte del 26 marzo scorso, il contatore Geiger installato presso la caserma dei carabinieri di Lonigo ha fatto scattare l’allarme. Il rilevatore fa parte della rete nazionale di monitoraggio della radioattività e la luce rossa dell’emergenza radiologica si è accesa a Roma, nella sala operativa del ministero dell’interno, che ha allertato i vigili del fuoco di Vicenza. Non si conoscono i valori registrati”.

Ricevo da Alberto Pertile, un altro “ex-cuorista”, una serie di aggiornamenti sulla vicenda:

Undici giorni dopo l’incidente nucleare all’acciaieria Beltrame di Vicenza, viene alla luce quello che tutti in un primo momento avevano temuto: il fall-out di fumi radioattivi in atmosfera, in effetti c’è stato.

Il Giornale di Vicenza, monopolista dell’informazione in città, oggi 24 gennaio cambia registro e pubblica una lunga intervista concessa dal direttore provinciale dell’ARPAV, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Veneto, Giorgio Poncato, che parla di “un’emergenza nazionale”.

Tra il giorno dell’incidente, il 13 gennaio, e il 23, passano 264 ore. Cosa sia successo in questi dieci giorni lo si scopre a consuntivo. Della nuvola radioattiva prodotta a Vicenza, inzialmente non si ha traccia. Ma quando, cinque giorni dopo, il contatore Geiger dei Disobbedienti comincia a ticchettare, quando su Bologna inizia a piovere, cioè sabato scorso, mentre gli incaricati della protezione dell’ambiente cercano le particelle nel cerchio compreso entro quattro-cinque chilometri dalla fonderia e dichiarano alla stampa che non è successo niente, cominciano a piovere anche le telefonate…

Sette giorni dopo, gli esperti dell’Arpav dicono che la nuvola c’è stata e che, inizialmente, si è spostata in direzione Sud-Ovest.

Ora: il nostro Paese mantiene una rete nazionale di monitoraggio della radioattività. E’ gestita dai Vigili del Fuoco ed è collegata con una serie di lampadine rosse che stanno a Roma, al Ministero dell’Interno, dove si accendono quando i valori registrati superano i limiti. Ma dove e quali siano i dati registrati dalla rete di monitoraggio non è dato di sapere.

Così come non si sa quali siano gli intermediari di una serie di passaggi di mano che hanno portato delle pastiglie sferiche di dieci centimetri di diametro di cesio-137 – un metallo che fonde a meno di trenta gradi – dalla Ohmart Corporation di Cincinnati, nell’Ohio, al forno elettrico della Beltrame di Vicenza. I produttori hanno fornito i dati di vendita: a una ditta di Milano che li ha poi ceduti al proprio mandante, un’impresa di costruzioni subappaltatrice dei lavori per la metropolitana di Napoli, azienda fallita nel ’94. Di certo insomma, oltre al cesio-137 in sospensione in atmosfera, c’è veramente poco.

Ed è una ben magra consolazione l’atteggiamento di rassegnazione da mal-comune-mezzo-gaudio degli addetti alla protezione dell’ambiente. “Abbiamo lavorato giorno e notte per le misurazioni”, dice Poncato, non potendo dire la cruda verità, ossia che, per l’ennesima volta, la stalla viene chiusa quando i buoi sono scappati e da diverso tempo!

Cosa sarebbe successo se invece del cesio, nel forno fosse finito un impianto ospedaliero per radioterapia, al cobalto, si è chiesta la FIOM-CGIL in questi giorni, non a torto, dato che per gli stabilimenti dove sono installati strumenti di controllo, il problema sorge quando, come in questo caso, i rifiuti nucleari arrivano in acciaieria schermati.

La proprietà fa sapere che rientreranno presto al lavoro duecento operai del laminatoio, posti in cassa integrazione dopo l’incidente. La AFV Beltrame, uno dei principali gruppi siderurgici italiani, ha infatti fatto ricorso al mercato per reperire semilavorati e soddisfare le ordinazioni. Il forno rimane chiuso in attesa della decontaminazione.

Ma sembrano veramente troppi gli interrogativi, posti anche dalle deputate Luana Zanella dei Verdi e Lalla Trupia dei DS in ripetute interrogazioni al governo, ancora senza risposta. Tra i lavoratori esposti il giorno dell’incidente, inviati a Bologna per accertamenti, uno risulterebbe ancora contaminato.

L’isotopo radioattivo del cesio, il 137, ha un tempo di dimezzamento relativamente breve, e questo lo rende molto pericoloso. E il fatto che oggi si ipotizzi che la sorgente radioattiva finita nella fusione ammontasse a circa 72 milliCurie (mCi), come dichiarato da Poncato, contro i 50 dichiarati in etichetta per ogni bidone dai produttori, fa pensare che ne siano andati in forno anche più di uno.

Il prefisso metrico “milli” davanti a Curie non deve ingannare: esprime quantità molto elevate. Un milliCurie significa un milione di nanoCurie e dagli anni Ottanta-Novanta, proprio per la scomodità di lavorare con molti zero tra i decimali, il Sistema Metrico Internazionale ha mandato in soffitta il vecchio Curie ed ha adottato il Bequerel (bq). E allora un nanoCurie, cioè un milionesimo di microCurie, è uguale a 37 Bequerel. Quest’ultima informazione si trova solo in testi specialistici e ho dovuto rimanere chiuso un pomeriggio intero alla biblioteca dell’Archiginnasio per trovarla.

Si può fare un paragone tra i proiettili all’uranio impoverito utilizzati dagli Stati Uniti e il cesio bruciato a Vicenza? Certamente. In termini di radioattività sprigionata siamo poco sotto i mille proiettili (da quasi 300 grammi di uranio ciascuno). Dice Poncato che in atmosfera ne è finita la centesima parte. Che significa 0,7 milliCurie di cesio-137. Che tradotto ancora significa qualcosa come un chilo e mezzo di uranio da centrale nucleare micronizzato in atmosfera. Le piogge, fortunatamente pulite, dei giorni scorsi e il fatto che da qualche ora il fondo ambientale della radioattività si stia stabilizzando su valori medio-bassi, e che in Spagna ad Alghesiras fosse andata molto peggio, sono veramente delle consolazioni magrissime, che non possono consentire all’allarme di rientrare e che dovrebbero fare vergognare l’attuale governo, che dopo avere recentemente avocato a sé le competenze in materia di gestione della protezione civile, nei giorni scorsi ha diffuso attraverso il sito Internet un comunicato evasivo, sconclusionato, non aderente alla realtà e, in definitiva, privo di contenuto informativo.

Rimane il problema delle polveri contaminate. Sono quanto è stato raccolto dai filtri dei fumi del forno. “Sono quattro camion”, si era sparsa la voce il giorno dell’incidente ma anche questo non è vero: i camion sono undici e le tonnellate sono 250.

Autorilevazioni delle variazioni del fondo ambientale di radioattività in seguito all’incidente nucleare alle acciaierie Beltrame di Vicenza del 13 gennaio 2004. I valori sono espressi in microSievert per ora (µSi/h). Il valore massimo ammesso in Germania dopo l’incidente di Chernobyl è di 0,40 µSi/h.

Prima del 13 gennaio
Vicenza, esterno: 0-0,07 µSi/h; abitazione: 0,04-0,17 µSi/h.
Bologna, esterno: 0-0,04 µSi/h; abitazione: 0-0,06 µSi/h.

Mercoledì 14 gennaio
Ore 11, Vicenza, barriera autostradale di Vicenza Ovest: 0,04-0,05 µSi/h.

Venerdì 16 gennaio
Vicenza, viale della Scienza (antistante acciaierie Valbruna): 0-0,02 µSi/h.

Sabato 17 gennaio
Sera, Bologna, abitazione: 0,13-0,21 µSi/h.
(piogge dal mattino)

Martedì 20 gennaio
Mattina (all’alba), tragitto ferroviario Bo-Pd-Vi: 0,06-0,20 µSi/h.

Mercoledì 21 gennaio
Dopo il tramonto, tra Rovigo e Ferrara: 0,71 µSi/h (picco lungo il tragitto ferroviario)

Giovedì 22 gennaio
Ore 6.05, stazione di Bologna Centrale: 0-0,13 µSi/h.
Ore 6.22, stazione di San Pietro in Casale: 0,07-0,13 µSi/h.
Tra San Pietro in Casale e Ferrara: 0,06-0,11 µSi/h.
Ore 6.36, stazione di Ferrara: 0-0,07 µSi/h.

Almeno in un caso, quello del Polesine della serata di mercoledì, è evidente l’anomalia: i valori sfiorano il doppio rispetto ai limiti di sicurezza, alti, dei tedeschi. Alti perché l’esposizione in Germania in seguito all’incidente di Chernobyl fu notevole rispetto alle zone cui le misurazioni presentate, eseguite tutte con lo stesso strumento, fanno riferimento.

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8 Comments

  1. Complimenti per il bel post. Posso aggiungere in chiosa, che come sempre fa notizia l’incidente con il materiale radioattivo. Dimenticando che tutti i principali corsi d’acqua sono fortemente avvelenati, sia dalle concerie che dalle tintorie che dai microrganismi, della zona da anni. Dimostrazione lo è l’epidemia da staffilococco che ha colpito un intero quartiere di Vicenza due anni fa. Lasciando stare il fatto che nella regione delle villette e dei capannoni dell’inquinamento sbatte poco a tutti
    zerocold

  2. Piccola precisazione… il forno in questione non è un altoforno, ma un forno ad arco elettrico. Sono due cose diverse.

  3. Grazie delle interessanti informazioni, ma mi spiegate questa affermazione??
    “L’isotopo radioattivo del cesio, il 137, ha un tempo di dimezzamento relativamente breve, e questo lo rende molto pericoloso.”
    Se un rischio si riduce velocemente è meno grave di un rischio che si riduce molto lentamente, no?

    “Il valore massimo ammesso in Germania dopo l’incidente di Chernobyl è di 0,40 µSi/h.”
    E in Italia? E negli altri stati europei?

    “Almeno in un caso, quello del Polesine della serata di mercoledì, è evidente l’anomalia: i valori sfiorano il doppio rispetto ai limiti di sicurezza, alti, dei tedeschi. Alti perché l’esposizione in Germania in seguito all’incidente di Chernobyl fu notevole rispetto alle zone cui le misurazioni presentate, eseguite tutte con lo stesso strumento, fanno riferimento.”

    Il fatto che nei giorni dopo Chernobyl in Germania si sia avuto un maggior livello di radioattività rispetto all’Italia che c’entra col fatto che i limiti di sicurezza tedeschi siano alti?
    Grazie,
    Fabio

  4. certo, gran post. Curioso che i frequentatori di gnu/macchinera si accapigliassero per gli gnuawards ed ora non alzino nemmeno un sopracciglio davanti ad uno scandalo simile. 4 commenti son ben cpoca cosa. Infatti a seguire, un po’ di foto di gnocche. Senza nessuna ironia comunque bravo Gneri, ad averci provato

  5. l’inquinamento dell’acquedotto di vicenza e’ un episodio sostanzialmente accertato: per non innaffiare il prato dello stadio comunale romeo menti con acqua potabile, qualcuno ha collegato all’impianto di irrigazione una derivazione proveniente direttamente dal fiume che scorre li’ vicino… senza escludere l’acquedotto dal nuovo circuito, per cui l’acqua di fiume veniva pompata dentro l’acquedotto attraverso lo stadio!!!

    per le margherite mutanti di stroppari l’incriminato e’ il cromo esavalente sversato da industrie galvaniche a nord est di vicenza (area di bassano). venivano innaffiate con acqua di pozzo che conteneva fino a mezzo grammo di cromo esavalente per litro. l’inquinamento ha poi raggiunto cittadella e cammina e cammina. l’area di attraversamento dell’inquinamento riguarda anche san giorgio in bosco, dove la societa’ san benedetto emunge acqua che viene imbottigliata con il nome commerciale guizza. e’ ancora in commercio, che fa pensare che la peschino sotto strati impermeabili di argille dove il cromo non arriva. (a meno che…, ca va sans dire).

    la radioattivita’ degli isotopi con tempi di dimezzamento più breve generalmente, non sempre, è peggiore di quella degli isotopi con dimezzamenti più lunghi perché è più intensa.

    grazie a gianluca per avere messo in evidenza la faccenda.

  6. E’ possibile ricevere altre iformazioni su questo argomento? mi riferisco all’inquinamento da cromo esavalente nella provicia di vicenza?
    grazie

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