Vecchio Scarpone

Non ne sono sicuro, ma devo essermi perso un passaggio fondamentale tra questo:

I diari in rete fanno pena.
Sono autocensura giornaliera in pubblico.
Enormi spazi di espressione libera sprecati a raccontare fuffa.
Nessuno ha il coraggio di descrivere il trauma e la gioia di essere vivi.

(Tiziano Scarpa, Nazione Indiana – 16 giugno 2003)

e questo:

Sono contento che esista lo strumento dei blog. Mi hanno divertito gli articoli di denigrazione che molti han dedicato al mondo dei blog. Era una faccenda di lotta di classe. I giornalisti che parlavano male dei blog in realtà sprizzavano invidia pura: «Ma come, io devo chiedere al mio caporedattore il permesso per scrivere, e questi qui sono liberi di dire ciò che vogliono?»

(Tiziano Scarpa, Corriere della Sera – 20 gennaio 2004)

Ai tempi della prima plateale presa di posizione, l’Espresso chiese a lui di ribadire le accuse, a me di rispondere. Ecco l’immagine dell’articolo o, di seguito, la versione originale del pezzo, impercettibilmente tagliato per motivi di spazio.

E’ un bene, va riconosciuto, che Tiziano Scarpa nello scrivere un articolo sul fenomeno dei blog (che ha portato in rete ventimila diari personali) abbia scelto di riassumerlo in quattro righe: “Siete peggio di Liala. I diari in rete fanno pena: sono autocensura giornaliera in pubblico, enormi spazi di espressione libera sprecati a raccontare fuffa. Nessuno ha il coraggio di descrivere il trauma e la gioia di essere vivi”. Le dieci pagine di approfondimento che seguono risultano del tutto superflue, per lo meno a chi il trauma e la gioia della vita li ha perfettamente presenti e quindi disdegna di spenderne parte per intraprenderne la lettura con il rischio di cadere preda della narcolessia a cavallo tra le pagine quattro e cinque.
Che lo scrittore Scarpa voglia erudirci riguardo alla rete è improbabile. Da buon contadino premuroso è piuttosto preoccupato per le sorti del proprio orticello, quello degli “Scrittori Autorizzati”, degli eletti con biografia nel risvolto di copertina. Si chiama istinto di conservazione: lo stesso che, nell’ambito della guerra con i supermercati, ha mosso i panettieri milanesi – complice l’avvento dell’euro – a ritoccare in eccesso il prezzo del pane e a contestare le trattative per far tornare alla normalità il costo di una baguette.
Scarpa, oltre che scrittore e contadino, è infatti anche panettiere. E come tale non può fare altro che difendere il diritto acquisito dagli “Scrittori Autorizzati” ad avere le mani in pasta: che nessuno s’infarini se non legittimato dal proprio status. Sottinteso: che già bisogna fronteggiare comici, presentatori e giornalisti col pallino della strenna best-seller: ci manca solo l’occupazione da parte degli Anonimi Internettiani. I quali, per inciso, sono soggetti alla legge del mercato come qualsiasi scrittore: a blog noioso e poco interessante corrisponde libro altrettanto palloso e destinato a far la polvere sugli scaffali.
La maggior parte dei blog che sono usciti dall’anonimato sono, insomma, esattamente come Scarpa li vorrebbe. Il problema è che non li legge, quindi non se n’è accorto. Del resto, stiamo parlando di uno che di mestiere fa tutte assieme queste cose: lo scrittore, il contadino e il panettiere. Chi riuscirebbe a trovare il tempo?

(Gianluca Neri, l’Espresso – 10 luglio 2003)
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7 Comments

  1. Bah! Ancora una volta, il solito articolo, la solita botta e risposta: il solito Teatrino! Uh che barba! Che noia! Che barba che noia che barba!! Aughhh … sbadiglion notturno! Buonanotte! A prostata!

  2. forse ci ha presi per il culo, o forse vuole farsi amici dei nemici troppo scomodi.
    lo so che molti sottovalutano i blog, ma hanno un grandissimo potere sulle menti di coloro che li leggono, se sfruttati bene, non meno dei tradizionali media (carta, tv e radio…li ricordate?!?)

  3. Credo che lui voglia sdoganarsi in qualche modo come “blogstar”, in base al principio “senon puoi batterli, alleati con loro”. Tutto ciò è triste, perchè rivela una persona talmente ossessionata, da essere incoerente, perchè la sua conversione da acerrimo nemico di blog a grande estimatore del blog, è avvenuta come per incanto, o almeno non dà spiegazioni sul perchè di questa sua conversione (si badi bene, ognuno può cambiare idea, ma se avviene solo per convenienza allora sei una banderuola, se cambi idea perchè hai ragionato e comprendi che le tue vecchie posizioni sono sbaglaite, allora va bene). Insomma: Tiziano Scarpa, tu che invochi il grande travaglio, la grande vergogna da pubblicare nei blog, ci neghi un fulgido esempio di tutto ciò? Lascia che io mi abbeveri alla tua conoscenza, pubblica il percorso interiore, il grande travaglio appunto, che ti ha portato da nemico dei blog a fautore dei blog.

  4. Secndo me Il confronto tra le foto dice qualcosa: lo scrittore col patentino ha commissionato uno studio a Piero della Francesca per trovare la prospettiva migliore onde farsi riprendere sfuggente, i pensieri profondi che corrono chissà dove, impostatissimo e prontissimo a cambiare angolazione, anche di 180 gradi (vedi questione blog) se solo pensa di poter ottenere una foto migliore; il Neri sembra arrivato sul momento, totalmente impreparato al flash, con la bottiglietta di plastica che gli ruba la scena e il sorriso del compagno di scuola timido…..e, dimenticavo, le argomentazioni più sensate.

  5. Caro Neri, credo che ti sia perso ben più di un passaggio. Per dirne una, ti sei perso il fatto che i due estratti che hai pubblicato APPARTENGONO ALLO STESSO SCRITTO: il primo costituisce il “sommario” di tutto l’intervento di Scarpa, il secondo ne è la premessa principale. Basta cliccare sul link a Nazione Indiana (che correttamente riporti) per rendersene conto. Messa come l’hai messa tu, la questione risulta distorta: date alla mano, sembrerebbe di essere testimoni di una “conversione sulla via di Damasco” da parte di Scarpa (PRIMA, il 16 Giugno, scrive peste e corna dei blogger; POI, il 20 Gennaio dell’anno dopo, si fa una birra insieme a loro). Il che non è, visto il rapporto di assoluta sincronicità tra le due affermazioni. Casomai dovremmo parlare della superficialità del redattore del Corsera, il quale, decontestualizzando l’affermazione riportata dal quotidiano, ne ha stravolto la funzione. Ma questo è un discorso diverso da quello che fai (o sembreresti fare) tu.

  6. Il passaggio mancante è: “Ma qui mi riferisco solo ai blogger diaristi”. Che peraltro non manca: è dentro il trafiletto dell'”Espresso”.

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