Tocca turarsi il naso. Di nuovo.

Politica. Non ho ancora capito qual è il nostro punto di vista sulle pensioni. Nemmeno sull’articolo 18, sui soldati in Iraq, sulla Rai, sull’inflazione e il resto. Naturalmente, siamo tutti nemicissimi di Berlusconi, che vuole abolire le pensioni, togliere l’articolo 18, tenere i soldati in Iraq, fare a pezzi la Rai. Ma questo significa che noi vogliamo ritirare i soldati, difendere le pensioni, mantenere l’articolo 18 ecc.? Uhm. Io penso che prima o poi (piuttosto prima che poi) il signor B. farà la fine non dico di Ceaucescu (per carità) ma quella di Michele Parretti o di Felice Riva, in qualche paese estero in cui avrà avuto la preveggenza di sistemare un po’ di denari.
Ci sarà un mese di tripudio e tutti saranno molto felici e s’intervisteranno a vicenda e danzeranno per le vie. Al trentunesimo giorno apparirà in tv un signore molto lindo e perbene e mi dirà più o meno: “Buongiorno signor O. Sono il nuovo presidente. Mi congratulo con lei per la valorosa resistenza opposta al tiranno Berlusconi. Purtroppo, prima di sparire dalla scena costui ha completamente dilapidato le casse dello stato, onde per cui siamo qui a chiederle di dare il suo contributo alla rinascita nazionale rinunciando responsabilmente alla sua pensione”.
“Compagno Lispi! – dirà contemporaneamente un altro signore lindo e perbene dal televisore del mio vicino – Viva la classe operaia e viva il sindacato! Purtroppo, a causa della dissennata politica economica del precedente governo, occorre rilanciare l’industria italiana nel mondo (primo piano sul gruppo degli industriali sullo sfondo, dignitosi ma laceri e con la faccia contrita) e pertanto bisognerà rassegnarsi sull’art.18, e anzi già che ci siamo anche sul 19, 20 e 21″. Poi arriverà il generale Managgialarocca che annuncerà “Italianiiii… fuggirete voi vilmente di fronte ai terroristi iraccheniiii? Non ho capitooo la rispostaaaaa…. Comunque, fianco destr, fianco sinistr, avanti, marsch!”.
Per dire che i problemi non finiranno con Berlusconi, e già le prime avvisaglie (ogni volta che un pezzo grosso del centrosinistra apre la bocca per dire qualcosa che non sia “abbasso Berlusconi) si fanno sentire. Ma allora che facciamo, ci teniamo il signor B.? Oppure nè con l’uno nè con l’altro, “fate vobis” alla Ponzio Pilato? Non è una strategia molto intelligente: il governo attuale è molto divertente sul piano spettacolare ma ci sta costando un casino, un altr’anno di questa storia e finisce che si emigra tutti in Argentina o in Romania. Insomma bisogna scegliere: turiamoci il naso – diceva Montanelli – e votiamo Dc. Cioè, nella circostanza concreta, Prodi e Rutelli.


Però senza farsi illusioni, e senza dargliela vinta proprio tutta. Già ora in questo momento, la forza organizzativa (e elettorale) della sinistra risiede più nei cittadini incazzati e nei girotondi che non nei partiti ufficiali, sempre più loffi e sempre più imbranati. Per ora gli eredi di Craxi, i “socialisti”, stanno imponendo l’ukase (terrorizzati dalle manette) “Non vogliamo Di Pietro!”. E nessuno, nella sinistra, gli ride in faccia nè gli risponde a tono. Per dire in che mani siamo.
Ma è sicuro che dobbiamo accettare proprio tutto? Non c’è proprio niente che possiamo imporre a questa gente? Io penserei che, se non possiamo sceglierci tutto il governo, possiamo almeno scegliercene una parte. Possiamo dire: Benissimo, ingoiamo Prodi e Fassino. Però ci vogliamo dentro, chessò, Gino Strada e Rita Montalcini. Scegliere due o tre nomi, che siano un po’ il simbolo del movimento, e imporli agli apparati: almeno questo. E’ una cosa possibile, o tutto il nostro ruolo consiste nel gridare viva e abbasso nelle piazze? Chissà se provassimo a contarci, su una faccenda come questa.

La società civile, dieci anni fa, aveva cominciato a incamminarsi per questa strada. Lo fece poco, lo fece male, lo fece rozzamente e soprattutto si affidò alle persone sbagliate: che, annusato il Palazzo, lo gradirono e ci entrarono dentro e non ne uscirono più. Ma la strada era buona. In prima fila c’erano quelli che allora si chiamavano i militanti e il movimento antimafioso. La mafia è un potere totale, molto pervasivo, molto “padronale”: non è quattro killer, è una classe dirigente che ha il potere economico e in più è armata. E quindi l’antimafia, quand’è conseguente, diventa l’alternativa fisiologica al potere bruto. Per questo eravamo vincenti allora e per questo abbiamo tradito o ci siamo dissolti appena abbiamo preteso di diventare antimafiosi di corte con tutti i privilegi del potere.

Per me, che di quella generazione ho fatto parte, ci sono delle giornate simboliche – come il primo maggio o il venticinque aprile – che in qualche modo riassumono tutto questo. Una di esse è molto vicina, ed è il cinque gennaio, il giorno in cui gli imprenditori mafiosi fecero ammazzare il capo dell’opposizione antimafiosa in una città siciliana, che era Catania, in cui vivevo allora; e sono passati vent’anni. Vent’anni, ma brucia ancora; brucia, e fa luce.
Io credo che queste scadenze vadano riprese, non con celebrazioni ufficiali e importanti relatori, ma con serietà e concretezza, col fare delle cose fra eguali e insieme. Trovarsi insieme, parlarsi, criticarsi, proporre, scoprire quant’è bello e difficile essere non-inquadrati, essere diversi. E’ una faccenda antichissima, eppure ringiovanisce ogni momento, e rende antichi e giovani coloro che hanno l’umiltà e la forza di affidarsi ad essa senza inseguire sogni di palazzo e di status e dunque, poveramente, di potere. Si chiama forza del popolo, democrazia.

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5 Comments

  1. Mi piacerebbe che la sinistra trovasse un punto di accordo, seppur minimo, su due o tre questioni, prima fra tutte le pensioni. Non ho sentito una controproposta che non sia stata le pensioni non si toccano. C’è stato D’Alema a più riprese che ha detto che così nno si va avanti, ma sono sempre uscite che devono essere soppesate poichè poi ci sono sempre i baluba del loggione che strillano abbasso e venduto. Ecco, io non mi rassegno all’idea che l’unica persona che possa esprimere la sinistra sia prima Prodi, poi Rutelli, poi ancora Prodi. Un’ultima cosa e poi concludo: ieri sera a “Ottoemezzo” c’erano Boselli e Di Pietro. Ferrara alla fine se la rideva di gusto. Chi sono Boselli e Di Pietro? Eh?

  2. Bella questa cosa che chi è contro il berlusca e vota a sinistra è la società civile.
    Non capisco: è civile perchè vota a sinistra?
    Io, che rispetto le leggi (fa ridere questa cosa?), faccio volontariato, cerco di informarmi, lavoro, e svolgo i miei diritti di cittadino, ma non voto a sinistra, sono dunque incivile?
    Su Micromega Flores D’Arcais sulla questione su chi fosse società civile e chi no, vi escludeva i dentisti. Bah.
    Mi sa che è sempre il solito autoreferenziale, ottuso, litigioso, velleitario, utopista, demagogico, sdegnante e talvolta violento popolo della sinistra, che per sghiribizzo adesso ha deciso di chiamarsi così.
    Capisco che è così bello coltivare i sogni, ma davvero si pensa che mettendo insieme il mal di pancia di Occhetto, il cattivo italiano di Di pietro, la senenza della Montalcini, l’utopia di Strada, l’integralismo della Bindi, l’infantilismo dei girotondi, il niente dell SDI e tutte le altre belle e meno belle anime, poi si vincono le elezioni? Con rispetto, ho qualche dubbio.

  3. con tutto il rispetto, da chi non vota vota ne’ dx ne sx, Pius c’ha ragione da vendere.
    credo di essere un civilissimo senza divisa presa al superbelleparoleblabla

  4. Pius tutti quelli che hai elencato hanno tre punti in comune: libertà, uguaglianza e solidarietà, il tricolore dell’Ulivo. Sullo SDI concordo, ma chiudiamo un occhio per l’unità. Sulle pensioni Fassino è stato chiaro: verifica nel 2005, come stabilito dalla riforma Dini, e riforma complessiva del sistema del lavoro: statuto nuovi lavori, ammortizzatori sociali, salario minimo per i lavori flessibili, chiarezza tra assistenza (tassazione generale) e previdenza (contribuzione lavoratori). Non è vero che la sinistra non propone. Propone sulla Tv, sulle pensioni, sulla fecondazione assistita c’è stata una spaccatura ma se fosse stata maggioranza di centrosinistra si sarebbe potuto raggiungere un accordo di livello più alto. Sull’Iraq si era vicini ad una posizione unitaria con la relazione di D’Alema. Le differenza ci sono a volte anche marcate, ma la mia sensazione è che le forze unitarie siano più forti che quelle di divisione. Il progetto per l’Europa e per la sinistra riformista/riformatrice susciterà grandi entusiasmi. Non è solo Berlusconi il motore della sinistra. C’è da fare moltissimo.

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