Requiem per il telecomando

Utente, ricordi ancor quel giorno
quando pagando il canone pensavi
d’esser signore almeno nel soggiorno,
ove mille canali tu cambiavi?

o telespettatore espropriato,
tu comandato in casa,
in ufficio umiliato…
nei tasti gialli del tuo raggio nero
trovavi il gusto del potere vero
ed i canali schizzavan come matti:
scelti, poi rifiutati,
alzati e poi abbassati
scacciati come ratti…

zac! arrossavi Vespa!
zic! ingrandivi Fede!
della spada elettronica
eri l’unico erede…

ma venne il monopolio,
e l’etere uno e trino
ora manda la stessa nota
dalla sera al mattino

Non conti le notizie
che piu’ non vengon date,
le trasmissioni spente,
le dirette annullate…

se l’America ammira
i giornalisti aggressivi,
qui regnano dispotici
onorevoli-divi,
e le interviste servite
da cauti maggiordomi
obbediscono all’ordine
di “abbassare i toni”

Ma ancor tu non ti arrendi:
cercando con il ‘pispolo’
tu… nuove reti attendi!!!
Utente solitario, alla campagna
cambi canal sin che non muore il giorno,
ma un’unica tivù riempie la valle…
quando sei reti cantano come un’unica orchestra,
spegni il telecomando
e apri la finestra.

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