Gasparizzazione

Maurizio GasparriL’informazione è libera, ogni cittadino ha il pieno diritto di fondare una sua televisione e di gestirla come vuole a condizione di avere quel paio di miliardi di euri che oggi sono necessari per stare sul mercato. La legge Gasparri non reprime (quasi) niente: dice semplicemente chela televisione è un monopolio in vendita al migliore offerente, che per pura combinazione è Berlusconi. I concorrenti possono venire non più dall’Italia, dove non ci sarà mai più la massa critica per fare un’altra televisione ma dall’Australia (Murdoch), dal Brunei (il sultano), dalla Cina (quando entrerà nel settore) o dalle due multinazionali americane. Dunque non è che non ci sia concorrenza. Semplicemente, non è più concorrenza italiana. Con questo, la storia della televisione finisce, e comincia quello di uno strumento tecnico che sta fra l’intrattenimento e la propaganda; non sarà affatto vietato criticare garbatamente il potere, purché non sulle cose importanti; è ammessa Striscia la Notizia, non è ammessa Samarcanda. Tutto qua.
La carta stampata segue, poiché la raccolta pubblicitaria (da quando i giornali hanno deciso di basarsi solo sulla pubblicità) è di molto inferiore a quella della televisione. Non è solo in Italia: in Inghilterra, patria della libertà di stampa, Murdoch sta trasformando il Times in tabloid proprio in queste settimane; in America (“È la stampa, bellezza”) la Cnn ha ormai dei regolari fogli d’ordini sulle notizie ammesse.
“È concepibile un paese senza governo, ma non senza libera stampa”: chi l’ha detto? Non Lenin, probabilmente; l’informazione libera era alla base della civiltà liberale dell’ottocento, quanto e forse più dei parlamenti. E ora, semplicemente, non c’è più. Possiamo benissimo dire, ai nostri tre amici, quel che ci pare; ma non possiamo più farlo arrivare agli altri cittadini, poiché non ci sono più i canali. Le scelte politiche non possono dunque più essere, in senso largo, collettive, ma solo individuali; o dell’individualità che comanda, e che spalma le proprie idee individuali su tutto il mondo, o dell’individualità che subisce, e che cerca di percorrere un proprio individuale percorso interno. La discussione, la piazza, la polis, non c’è più; ne restano dei succedanei a fini d’addolcimento, per tener buona la generazione che ha conosciuto la democrazia; ma fra una decina di anni neanche questi ci saranno più.
Nè la Cnn, nè i tabloid inglesi, nè la Tv russa nè MediasetRai sono più stampa libera nell’accezione liberale ottocentesca; nè Bush, nè Blair, nè PutinBerlusconi sono leader parlamentari nell’accezione liberale ottocentesca. Ciascuno di questi media è organo – propaganda e consenso – di un potere ben delineato; nessuno di questi leader è stato eletto regolarmente nel corso di libere e paritarie elezioni. Berlusconi non è l’eccezione, è il mondo nuovo; rozzo, naturalmente, e texano e brianzolo; la prossima generazione di Berlusconi sarà molto più “seria” e “professionale”. Non sarà democratica, naturalmente.

Per quanto personalmente mi riguarda, sono stato gasparizzato tanti anni fa, per cui la gasparizzazione collettiva mi tocca, egoisticamente, solo di riflesso. In questi vent’anni ho imparato però che ci sono tante vie per continuare a informare. Da soli, per dare testimonianza, almeno quella; ma, in gruppo, anche per produrre degli strumenti che arrivino da qualche parte, che facciano danno. Che cosa facciamo adesso, dopo Gasparri? L’idea che la televisione pubblica deve morire è passata con l’unanimità sostanziale di tutti quanti. L’idea che l’informazione è mercato, e non diritto acquisito del cittadino, unifica l’onorevole Berlusconi di Forza Italia e il senatore Debenedetti dei Ds.
Come gestiranno costoro la fase successiva? Cercheranno di ritagliarsi degli spazi privati, più o meno vasti, ma comunque privati, nel nuovo mondo. Che cosa proporranno a noi professionisti dell’informazione, ai giornalisti? Di scegliere il privato meno brutale, di salvare se non il diritto del pubblico ad essere informato sempre e comunque almeno qualche briciola occasionale di libertà. Una aurea mediocritas oraziana (Augusto in tv ha avuto successo, mi dicono), con molte rassegnazioni e molte nostalgie.
C’è poi un’altra strada, che è la mia. Buttarsi su tecniche nuove, non ancora invase; gettare subito un guanto, sperando che sia raccolto e che faccia pensare; puntare sui ragazzi che crescono, sulla humanitas istintiva dei giovani esseri umani; e ipotizzare coerentemente un Gutenberg nuovo. “Buscar el levante por el poniente”: se la televisione col telecomando ormai è conquistata, lasciamogliela, e puntiamo su un continente – l’interattività, lo scambio veloce, la parità coi lettori, la rete – completamente nuovo, su cui non sono ancora arrivati. Ma bisogna puntarci tutto, fino in fondo, senza guardarsi indietro. Fa male – ad esempio – Dario Fo, dopo tanto dibattito su tv alternative e di strada, ad affittare un canale… da Murdoch. Non perché sia sbagliato “politicamente”, qui ed ora: ma perché farà danno in avvenire, impedirà di seguire l’altra strada.

Firma o non firma? La giacca, tirarla o non tirarla? Non è più una questione importante, la decisione – o non decisione – di Carlo Amleto Ciampi. O con Gasparri o con un altro, i vecchi media ormai se li sono presi. Non illudiamoci di riprenderceli grazie a Ciampi o a chicchessia. Inventiamocene, professionalmente, degli altri nuovi e diamo battaglia su di essi.

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12 Comments

  1. Altro problema: col “digitale terrestre” che viene in questi giorni allegramente pubblicizzato come se fosse già tecnicamente disponibile o comunque imminente, dal faccione accattivante di Marco Liorni, alla stregua di un bel detersivo, ci si propone di aggirare allegramente la norma antitrust, che stabilisce che un singolo soggetto può detenere/controllare al massimo il 20% delle emittenti nazionali. E come? Ridefinendo il concetto di “emittente televisiva nazionale” ed elevando il numero delle reti “nazionali” a 20 col venturo digitale terrestre. Risultato? Il 20% di 20 è 4, quindi non solo Rete4 è salva, ma Mediaset potrebbe aggiungere un quarto canale nazionale al proprio bouquet, che in effetti avrebbe già, solo che non trasmette (però ha la concessione per le frequenze). E un piccolo appunto, da tecnico: il digitale terrestre, col decoder che fan vedere da attaccare alla normale antenna-attaccapanni e non alla parabola vi assicuro, non è così imminente e l’unica vera rivoluzione che potrà portare è l’alta definizione (cambiando il televisore) dato che l’interattività è tanto limitata da essere meno utile del Televideo. Ad maiora.

  2. me coioni! complimenti Orioles,questo articolo spiega perfettamente la situazione dei media in occidente.Tu dici di tentare nuove strade visto che la tv è ormai loro,ma il problema è che la tv è per la maggioranza della popolazione l’unico media a disposizione.Queste persone come possono essere raggiunte dalle voci libere?

  3. Una legge con il faccione del Gasparri. Ma io mi domando, dopo averlo anche fatto per un po’, ma di media e telecomunicazioni, che C***O ne capisce quel tipo? Che non si sa neanche programmare il videoregistratore (al pari di Mammì, altro grande genio dei media…)

  4. Riccardo, due domande: 1)perchè dici che Blair non è stato eletto democraticamente? 2)secondo te Prodi-Rutelli-Fassino-D’Alema-e-compagnia hanno visto cosa sta combinando Howard Dean negli USA o no ?

  5. Io ho sensazione che ognuno tenga buoni i soli argomenti comodi fingendo di dimenticarne altri. Si può forse dire che la legge sulla fecondazione assistita sia una buona legge? Certo che no, è retrograda. Si può dire che la Guzzanti volesse fare satira? Certo che no. La Gasparri sarà pure una fregatura e nessuno dice di no, personalmente però se con il digitale trovano visibilità realtà regionali che diversamente non potrebbero comprare e mantenere ponti radio e frequenze per la ribalta nazionale, non lo trovo un fatto negativo, anzi. E’ vero si salva dalla chiusura R4 che non avrebbe più introiti sufficienti per mantenere la attuale struttura e programmazione, ma pure la Rai non deve rinunciare alla pubblicità sulla terza rete.
    Berlusconi è indifendibile, ma pure le presunte verità di chi vuole colpirlo ad ogni costo non è che siano tanto digeribili. (Starò diventando terzista?)

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