Il mio desiderio non è un Ordine

Franco AbruzzoSia chiaro: io a Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia sono riconoscente, se non altro perché quando io e il povero Domanin fummo denunciati da Dorelli a causa di un articolo satirico, fece la carineria di chiamare e informarsi sulla questione.
Ricordo quella telefonata come se fosse oggi (spero che Abruzzo mi perdoni: vado a memoria).
«Guardi, dottor Abruzzo, non c’era la benché minima intenzione di essere offensivi. Era un articolo satirico, niente di più. Capisco persino che ci si possa offendere, ma far sequestrare preventivamente un pezzo, una pagina… È come se io andassi all’archivio storico del Corriere della Sera e strappassi per sempre una pagina che contiene uno scritto diffamatorio…»
«Ebbè, Neri, voi avete detto che la signora del Dorelli è una babbiona. E mica si fa. Che poi io me la ricordo da giovane: era una gnocca mica da ridere, altro che babbiona. Avercene babbione così».

Insomma: Franco Abruzzo mi sta simpatico, anche se ora, mentre scrivo, mi rendo conto del fatto che, probabilmente, stava parlando di Gloria Guida invece che di Lauretta Masiero.
Epperò non posso esimermi dal fare un’obiezione riguardo un comunicato stampa da lui diramato qualche giorno fa, riguardante un blando provvedimento disciplinare comminato a Nicola De Feo, direttore responsabile del mensile Fox Uomo.
Leggo: “Il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha inflitto la sanzione della censura al giornalista pubblicista che ha utilizzato in redazione, come consulente per i contenuti una persona non iscritta nell’Albo dei Giornalisti”. Poi: “Il Consiglio ha ribadito, nella motivazione del provvedimento, che i contenuti di una pubblicazione possono essere solo giornalistici e che, quindi, non si capisce come un non giornalista possa assumere l’incarico di ‘consulente per i contenuti. Evidentemente si tratta di una innovazione in campo editoriale, che viola la legge professionale dei giornalisti’”. E ancora: De Feo avrebbe dovuto affidare quell’importante e delicato incarico a un giornalista di provata esperienza. De Feo, così agendo, avalla la convinzione che chiunque possa svolgere la professione di giornalista, arrecando un danno anche all’immagine del giornalismo professionale e dell’Ordine, di cui egli fa parte, e che è l’ente esponenziale della comunità dei giornalisti”.

A me di De Feo importa poco. E su Fox Uomo non ho nulla di davvero interessante da dire. Ma, se è per questo, nemmeno Fox Uomo mi dice mai nulla di interessante.
Sulla paradossale e insensata presunzione che solo un giornalista sia capace di comunicare notizie con professionalità e competenza e che, anzi, debba essere l’unico a detenere il diritto di informare, potrei tenervi qui giornate intere.
Mi rendo perfettamente conto che Franco Abruzzo non potrà mai essere d’accordo con quanto andrò ad affermare, e cioè che l’Ordine dei Giornalisti è una puttanata, almeno quanto la Corazzata Potemkin.
Mi spingo ancora più in là: è lo stesso concetto di “giornalista” ad essere vergognosamente e palesemente incostituzionale, in violazione dell’articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
Perdonatemi: so che è una cosa naïf, di questi tempi, ma io alla Costituzione ci tengo.

L’iscrizione all’Albo – si potrebbe obiettare – conferisce al giornalista uno status che lo rende autorevole nei confronti del pubblico, e funge da garanzia della veridicità delle notizie che diffonde. Se così è, viene allora da chiedersi per quale motivo si rendono necessari richiami all’ordine – da parte dell’Ordine – di questo tenore: “Troppe le notizie inventate e i giudici ci condannano al risarcimento dei danni!”.
Un superficiale esame di coscienza è quanto sarebbe sufficiente per accorgerci e, finalmente, ammettere, che il mestiere di giornalista è come quello del prete: obsoleto, pleonastico e da riesaminare.
Che l’Ordine ed i suoi iscritti abbiano ancora un’immagine da tutelare è una convizione che ormai solo lo stesso Ordine può nutrire. E tirare Franco Abruzzo per la sottana perché il nuovo capoclasse non fa parte del proprio club esclusivo di certo non aiuta.

(Visited 13 times, 1 visits today)

16 Comments

  1. Così com’è, non serve a nulla. Diventerà più serio quando e se sarà approvata una riforma che permette di accedere all’albo solo a chi ha una formazione universitaria nel campo dell’informazione e della comunicazione. Del resto, esistono anche altri albi professionali, dalle guide alpine ai ragionieri commercialisti. Senza togliere ai liberi cittadini la possibilità di pubblicare ciò che passa loro per la testa. In questo modo, l’iscrizione all’albo diventerebbe una garanzia di qualità, per un’informazione fatta da una persona che conosce la tecnica del mestiere, che ne ha le basi culturali e soprattutto che conosce leggi e regolamenti. In materia di diffamazione, per esempio, non si scherza. Non farei mai progettare un palazzo da una ballerina.

  2. Serendip, se potrà accedere all’albo solo chi ha una formazione universitaria nel campo dell’informazione o della comunicazione sarà ancora peggio.
    Conosco geniali persone col diploma che saprebbero mangiare in testa a stormi di invorniti laureati.
    E, per inciso, con la capacità di comunicare ci si nasce anche. Non sempre giornalisti si diventa.

  3. Ma tu Neri sei o non sei iscritto all’Albo? Toglici sta benedetta curiosità, perché rompi i coglioni a manetta.. L’Albo non serve, dici. Tutti possono fare i giornalisti. Per cui non serve pratica, deontologia e tutela del diritto professionale, come da legge 69/63? Spiegaci sta cosa, perché a me Abruzzo l’ha spiegata nelle 3.000 pagine studiate per sto esame farlocco e alla fine devo dire che mi ha convinto.. Per te, invece, bastano poche battute, tra il lusco e il brusco. Neppure troppo argomentate. Mi pare poco serio, visto che si tratta di un organismo di diritto pubblico..

  4. L’Ordine serve e come, e va tutelato da certi attacchi scomposti. Il fatto che il signor Gianluca Neri non ne faccia parte, è già una prova di quanto l’Ordine sia utile.

  5. Blogger Vs giornalisti. Giornalisti Vs bloggers. Gianluca vuoi rilanciare una vecchia sterile polemica? O forse più semplicemente hai del tempo da perdere.

  6. Non vedo novità, Abruzzo è lì per quello e dal suo punto di vista ha tute le ragioni del mondo. Deve tutelare i professionisti a spasso, che di questi tempi sono tanti. Poi, naturalmente, ci sono giornalisti che lavorano da anni ma non sono iscritti all’ordine semplicemente perchè non hanno fatto la scuola o non hanno trovato una testata che li assumesse come praticanti. Cavilli, in altre parole. Ma questa è un’altra questione. Cioè no, è la stessa, ma non se ne esce.

  7. Basta! Non ne posso più! Sono stufo di questi pregiudizi e luoghi comuni! La Corazzata Potiomkin è bellissimo.

  8. Ma quindi Gianluca Neri è iscritto o no all’albo? E’ professionista, pubblicista o nessuna delle due cose? Sembra che ci prenda gusto ad accanirsi contro l’ordine, quindi opto per la terza possibilità…

  9. Il fatto che mia zia Pina, laureata con lode in legge, sappia cucinare benissimo, non significa che abbia il diritto di aprire un ristorante domani mattina. Se desiderasse farlo, dovrebbe offrire qualche garanzia in più alla cittadinanza: tipo che tiene la cucina pulita o che gli alimenti che usa sono di buona qualità. Il suo diritto (libertà) di cucinare, si scontra infatti con il diritto dei suoi clienti alla salute. Di solito siamo tutti d’accordo su quale dei due diritti debba cedere il passo. Cosa c’è allora di così insopportabile nell’idea che esista un minimo di garanzia di controllo sulla correttezza e la professionalità di chi cucina ogni giorno l’informazione? E il verbo “cucinare” non è casuale: l’iscrizione all’Ordine professionale è infatti richiesta solo a chi lavora in una redazione giornalistica. Alle persone, cioè, incaricate anche di controllare che le notizie (comprese quelle eventualmente scritte da mia zia Pina, dentista, nel pieno rispetto della sua libertà di espressione) siano notizie e non bufale.
    Se di questi tempi i giornalisti facciano bene o male il loro mestiere è un altro problema. Che di certo non si risolve abolendo l’Ordine. Se mai, a mio parere, rafforzandolo.

  10. Sì, Isabella, ma il fatto che tua zia Pina sia laureata con lode in legge non significa che sia più meritevole, per l’iscrizione all’albo dei praticanti, di un povero stronzo che magari si spacca il culo come collaboratore da 10 anni. Perchè è quello che sta per succedere, se decideranno di permettere il praticantato (quindi una delle due vie per accedere all’esame di Stato) solo ai laureati. Bada bene, laureati tout court, non laureati-in-giornalismo. Ma questo non c’entra nulla, è solo indicativo di come funzionano le cose qui da noi. Perchè è inutile parlare di una presunta garanzia di controllo che l’ordine rappresenterebbe, quando i giornali e le riviste sono fatti per la maggior parte da free lance e collaboratori esterni, che costano molto meno di un giornalista professionista assunto. Quindi non raccontiamoci cazzate sulla garanzia di controllo qualità, per favore.

  11. Che uno sia iscritto o meno all’Albo non vuol dire una mazza, rebus sic stantibus. Stacchiamoci dal tesserino e lasciamo proprio perdere l’esame. Non ci si può improvvisare giornalisti: il senso della notizia, la capacità di comunicare in alcuni sono innati, ma il mondo dell’informazione è diventato troppo complesso per potersi fidare solo del proprio intuito. Si ha un’immagine troppo romantica del giornalista, che è prima di tutto un tecnico dell’informazione. Esempio: un’intervista è fatta di domande e risposte, semplice, no? Anche una torre è fatta di calce e mattoni. A sostenere entrambe, anni di esperienza e basi teoriche. Nessuno si scandalizza a chiamare musicista chi è diplomato al Conservatorio. Per suonare nei Berliner puoi essere Mozart, ma se non sei preparato incontri perlomeno alcune difficoltà. Poi i Mozart mica si pelano come le ciliegie. Il senso della notizia è un dono: ci sono giornalisti artisti e giornalisti artigiani, chi nasce e chi diventa: anche Leonardo però aveva l’umiltà della bottega ad alimentare il genio. In risposta a ChicaVQ: ripeto, adesso le garanzie sono davvero minime. Purtroppo, mentre è certo che chi è iscritto all’albo si è fatto alcuni anni di redazione, non è sempre vero che chi si è fatto anni di praticantato effettivo risulti poi iscritto, questo grazie a datori di lavoro che non vogliono riconoscere i diritti garantiti dal contratto dei giornalisti. L’Ordine deve esistere, per garantire un’informazione qualificata e per tutelare chi svolge degnamente il mestiere.

  12. No Serendip, proprio per niente. Dove sta scritto che chi è iscritto all’albo si è fatto “alcuni anni” di redazione? Ti iscrivi all’albo dopo un anno e mezzo di redazione, dove potrebbero anche averti fatto fare fotocopie e caffè, per quello che se ne sa. Oppure ti ci iscrivi dopo aver fatto la scuola. Full stop. Niente “anni di redazione”. Paradossalmente fino a poco tempo fa le redazioni dei giornali erano piene di collaboratori, che erano redattori a tutti gli effetti tranne quello del contratto. C’è gente che gli anni in redazione se li è fatti eccome, e per tentare di essere assunto ha dovuto fare causa, il che non è mai un ottimo biglietto da visita. E c’è gente che si è sentita offrire il praticantato in vendita, letteralmente. Quindi non so, le valutazioni da fare sono parecchie, così com’è l’Ordine non mi pare garanzia di niente, nemmeno di un lavoro, vista la folla di giornalisti professionisti a spasso.

  13. [giornalismi] ordine o disordine?

    La discussione parte da un intervento di Gianluca Neri su The Gnu Economy: …L’Ordine dei Giornalisti è una puttanata, almeno

  14. Sta scritto nell’art. 35 del Contratto: … ai fini della più compiuta formazione professionale, il praticante sarà: impiegato a rotazione in più servizi redazionali e anche presso redazioni decentrate, e comunque assegnato per almeno due mesi alla redazione centrale, affidato alla guida di un caposervizio o di una persona da esso delegata. Se ti fanno fare le fotocopie e i caffè, hai il diritto di protestare, se non lo fai è perché ti va bene. Diciotto mesi non significano nulla, ripeto, ci vuole una formazione adeguata. Comunque, per la mia esperienza, difficilmente assumono come praticante chi fino al giorno prima ha fatto tutt’altro. Al praticantato ci sono arrivata dopo otto anni come pubblicista. E pure per quest’ultimo sevono almeno due ani retribuiti o diverse decine di pezzi pubblicati per ottenere l’iscrizione. Non sto difendendo l’Ordine così com’è, oggi gira bene, domani potrei essere uno dei tanti giornalisti professionisti a spasso. Per questo spero, e tanto, che una riforma seria possa garantire a noi un lavoro decente, a chi è di fatto è giornalista, di diventarlo anche di diritto, e a chi ci legge un po’ di fiducia in più nel lavoro che facciamo.

  15. Tanta teoria, ma in pratica di giornalisti cani o comunque non completmente all’altezza del ruolo ce ne sono già a bizzeffe…e se venisse a mancare un minimo di organizzazione e regolamentazione? La situazione precipiterebbe ulteriormente…ma parimenti le regole che già ci sono non dovrebbero diventare più restrittive…magari qualche ritocchino andrebbe fatto, ma a rischio di apparire banale dico che secondo me la cosa giusta sta ancora una volta nel mezzo.

Rispondi