BlogFest: ricchi premi e cotillons

E-ShirtL’avevamo annunciati: ci saranno.
Parliamo dei regali. Grazie ai soliti volenterosi ragazzi di E-Shirt, tutti gli invitati riceveranno in regalo all’ingresso la maglietta ufficiale della BlogFest (ve ne saranno 200 disponibili – quindi chi tardi arriva male alloggia – in varie taglie, sia in versione maschile che femminile).
Chi non potesse partecipare alla festa e la volesse comunque può invece acquistarla dallo GNUShop o cliccando direttamente qui (e fa anche una cosa buona: il 20% – ovvero le commissioni di GNU – vanno ad Emergency). Tutti gli altri – ripetiamo – l’avranno gratis.
Nel frattempo ci stiamo organizzando in modo che a tutti i partecipanti sia fornito all’ingresso un badge su cui riportare il proprio nome (o pseudonimo) e quello del proprio blog.

Le aziende che, senza alcun costo, volessero regalare un proprio gadget ai partecipanti (roba utile però, che non finisca nei cestini di via Sabina) possono contattatarci cliccando qui.

Nel frattempo vi rammentiamo che abbiamo già raggiunto quota 230 inviti e che, considerata la capienza del locale, ne rimangono pochissimi disponibili. Tutti i partecipanti che hanno già compilato la richiesta dell’invito riceveranno una mail di conferma entro mercoledì 19 novembre.

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11 Comments

  1. Avevo eshirt tra i miei sponsor di tradedoubler. Cancellerò il banner. E poi il locale è in via Sabina o in Largo Parenti? Ma adesso, per lavarsi la coscienza, ci si mette anche la beneficienza? Quanto paga Dada la serata per ridare lustro a Clarence che è in declino (profondo)? E quanto devolve ad Emergency? Dai Neri, facce ride.

  2. A.A.A. Bella, colta, raffinata, intelligente, affitta/compra blog ( o blogger) per partecipare alla BlogFest. Richiesta garanzia e condizioni per poterla esercitare. Pagamento in contrassegno dopo aver avuto la possibilità di esaminare la merce. No perditempo.

  3. ugo, fammi capire, quando e’ successo un grave fatto di cronaca e/o internazionale e/o qualcosa di serio e’ vietato parlare d’altro?
    se incontri un amico e invece di commentare subito il Grave Fatto ti comincia a parlare di cosa ha fatto la sera prima tu lo bolli come superficiale? boh, a me sembra moralismo, e non di quello utile.

  4. già più di duecenti presenti? Noi di Y! non credo che parteciperemo, anche se molti di noi hanno un blog e il locae è dietro l’ufficio. L’iniziativa mi sembra per glorificare una persona che per fare incontraqre delle altre.

  5. psycho non è vietato parlare d’altro, ma magari i blog per un giorno potrebbero sorvolare su cose inutili, che potrebbeo tranquillamente postare un altro giorno.
    quantomeno per rispetto. poi sono punti di vista, ognuno, per fortuna o purtroppo, è libero a questo mondo.

  6. Sono d’accordo con Psycho. Il giorno triste poi semmai è stato quello della strage, i funerali di stato con conseguente lutto nazionale sono solo un rito, dai magari uno sguardo al pezzo “Sederi di Pietra” se già non l’hai letto, Ugo.
    Anche prima che uccidessero 19 italiani, in Iraq ci sono state stragi: di soldati inglesi, europei come noi, di soldati americani quasi ogni giorno, anche loro hanno la mamma, e di civili iraqeni, ma quelli non fanno nemmeno notizia, e certo potrei dirti che a me, in quanto in parte ebreo e con amici armeni, rompe i coglioni che tu ti diverta e vada magari a una festa nel giorno in cui ci sono i funerali dei morti israeliti e dei poveri passanti turchi per le bombe alla sinagoga di Istanbul, giò dimenticata o quasi dai media, o nella ricorrenza dell’eccidio al Muro del Pianto, figurati, storia vecchia.
    O di quanto abbia trovato irritante che i telegiornali italiani, dopo la strage nella discoteca di Bali non abbiano trovato di meglio che intervistare i pochissimi italiani presenti, tutti sopravvissuti e nemmeno tanto sotto shock.
    Anche quando accade un incidente aereo la prima cosa che i telegiornali dicono è se tra i passeggeri ci sono o meno italiani, qualche volta (TG4) usando addirittura la formula “per fortuna pare che tra i passeggeri non ci fossero nostri concittadini”.
    Ogni giorno nel mondo qualcuno viene ucciso. Certo, sentiamo che la cosa ci tocca più da vicino quando colpisce nostri connazionali, perchè pensiamo “sarebbe potuto toccare a me, o a qualcuno che conosco”.
    Posso umanamente costringerti a essere triste o mostrare di esserlo per qualcuno che non senti vicino? Solo per il fatto che è un essere umano anche se non è italiano, nè cattolico, nè bianco, nè benpensante?
    Probabilmente no, ma se tutti lo fossimo un po’, tristi per chi muore anche se non ci somiglia, ci sarebbero meno stragi, meno fanatici e meno guerre ovunque.

  7. avete ragione. adesso mi tiro a lutto perenne, dato che ogni secondo muoiono decine di persone al mondo.

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