Tutto normale…

di Pier Paolo Pasolini

“Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno, si presenta come normale – privo della eccitazione e dell’emozione degli anni di emergenza. L’uomo tende a addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica”.

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14 Comments

  1. “Attraverso il marxismo, l’apostolato dei giovani estremisti di estrazione borghese – l’apostolato in favore della coscienza dei diritti e della volontà di realizzarli – altro non è che la rabbia inconscia del borghese povero contro il borghese ricco, del borghese giovane contro il borghese vecchio, del borghese impotente contro il borghese potente, del borghese piccolo contro il borghese grande. E’ un’inconscia guerra civile – mascherata da lotta di classe – dentro l’inferno della coscienza borghese. (Si ricordi bene: sto parlando di estremisti, non di comunisti). Le persone adorabili che non sanno di avere diritti, oppure le persone adorabili che lo sanno ma ci rinunciano – in questa guerra civile mascherata – rivestono una ben nota e antica funzione: quella di essere carne da macello. Con inconscia ipocrisia, essi sono utilizzati, in primo luogo, come soggetti di un transfert che libera la coscienza dal peso dell’invidia e del rancore economico; e, in secondo luogo, sono lanciati dai borghesi giovani, poveri, incerti e fanatici, come un esercito di paria “puri”, in una lotta inconsapevolmente impura, appunto contro i borghesi vecchi, ricchi, certi e fascisti.” (7 anni dopo il post precedente P.P.P. parla ancora di Wu Ming, credo).

  2. Purtroppo Pasolini è morto prima di ricontestualizzare e modificare quelle frasi, e a evitare che qualcuno le brandisse come il santino di Padre Pio. Comunque pochi mesi dopo “Il PCI ai giovani” era a contestare la Biennale insieme a diversi “giovani estremisti”, poi fece il direttore responsabile di diversi giornali del movimento, per permetterne l’uscita. Oggi c’è qualcuno che usa scritti d’occasione di Pasolini come prima pietra da scagliare.
    Io non so con quale arroganza tu possa assumere che io sia un figlio di papà, cosa che non potrebbe essere più lontana dalla realtà. E non so perché mi consideri un “rivoluzionario”, quando le brevi frasi che ho scritto non hanno alcunché di estremistico, esprimono in forma concisa dati di fatto che mi pare difficile smentire.
    Comunque, contento tu.

  3. “Purtroppo Pasolini è morto prima di ricontestualizzare e modificare quelle frasi, e a evitare che qualcuno le brandisse come il santino di Padre Pio”. Su questo sono perfettamente d’accordo, forse la mia intenzione non era chiara (e me ne scuso) ma giustapponendo citazione a citazione (non è “Il PCI ai giovani”) intendevo esattamente dire quello che hai detto tu. Non ho mai detto che sei “un figlio di papà”, non potrebbe mai essere un mio modo di argomentare, quanto al rivoluzionario forse è un’iperbole ma vedi, ho letto Wu Ming ogni tanto e purtroppo non mi sembra si tratti solo di “fatti” (una caduta di tono per un intellettuale francese parlare di “fatti”!…). Mi sembra che si tratti di una visione del mondo e della politica stupida, rozza e sterile che non può che allontanare da un qualsivoglia sensato e fattivo agire democratico. No, ti prego, non sto dicendo che siete brigatisti… dico che per alcuni di voi, data la vostra visione del mondo e della politica italiana ed estera sarebbe più coerente diventarlo.
    Contento? no, non lo sono, non si era capito?

  4. Puoi fare tutti i giri di parole che vuoi, e citare tutti i Pasolini che ti pare, ma dicendo che “data la vostra visione del mondo e della politica italiana ed estera sarebbe più coerente [diventare terroristi] ” non stai facendo altre che reiterare il vecchio adagio “o con noi o con loro”. È questa visione manichea che non condivido

  5. Che e’ ‘sta stronzata degli intellettuali “francesi” che continui a ripetere, golpista? Cos’e’, un’allusione al “mal francese”? A “i francesi son tutti finocchi”? O e’ una cazzata messa li’ a caso, come le altre? Illuminami please.

  6. GePs. Non dico “o con noi o con loro” dico “dove e con chi ti pare” ma non fare finta di stare altrove per favore e se stai all’interno della repubblica italiana (democratica) rispetta quelli che devono per forza di cose essere chiamati i NOSTRI morti.
    Okie. La mia allusione è semplicemente al “Ce n’est qu’un debut.” di Wu Ming 1. Poi la mia impressione (contestabilissima) è che Wu Ming stesso sia uno strano accrocchio di semiotica italo-francese + poststrutturalismo franco-americano + situazionismo (francese).
    + arroganza italiana.

  7. Non solo la tua impressione e’ contestabilissima, ma e’ proprio sbagliata da cima a fondo. Il poststrutturalismo e’ un’accozzagliadi frasi e giochetti linguistici senza senso, coi situazionisti non abbiamo niente a che fare e abbiamo spiegato piu’ volte perche’, sulla semiotica forse ti riferisci alle presunte influenze di Eco nella nostra narrativa, ma quello che scriviamo, nel bene e nel male, e’ tutt’altra cosa. Sull’arroganza italiana, boh, ognuno ha la propria soglia di tolleranza della presunta “arroganza” dell’interlocutore. La tua dev’essere molto bassa, visto che non mi sembra di aver scritto niente di arrogante. Comunque morta qui, estranei come prima. Finisce qui la mia spedizione su questo blog. Almeno ammetterai che sono stato disponibile :-)

  8. “Almeno ammetterai che sono stato disponibile”. Certo. E spero che tu ammetta che lo sono stato anche io, ciao estraneo :-)

  9. Le uniche cose che addormentano la coscienza in momenti come questi sono quelle che passano per televisione. Chissà cosa verrà in mente di rileggere ad uno che stasera ha guardato vespa.

  10. Scusa Genna, saresti tu il poeta, l’eterno indignato, etc. etc. ?
    Complimenti per l’autostima.
    Di solito queste cose uno aspetta (o spera) che vengano riconosciute dagli altri, non e’ che se le autoattribuisce.

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