La croce, il simbolo di un impero

S. T. V. B. E., E. V.
Caro Cornelio, ti mando volentieri le delucidazioni che mi hai chiesto: come vecchio prefetto, mi sembra mio dovere illuminare i colleghi più giovani sulle questioni essenziali del servizio. E veniamo alle tue domande. La croce non è assolutamente uno strumento di tortura. O meglio, lo è anche, ma devi considerarlo soprattutto uno strumento politico, un mezzo di comunicazione, uno dei media. In un certo senso, essa è il simbolo del nostro impero. Prima di noi, infatti, la pena di morte veniva applicata a singoli individui colpevoli, e in maniera kitsch, da terzo mondo (pensa allo scorticamento dei Cartaginesi). Noi invece siamo stati i primi a usarla civilmente e a livello di massa. Da noi non è affatto necessario, per finire sulla croce, di aver commesso un reato individuale: basta appartenere a una categoria o gruppo sociale che, qui e ora, abbia commesso *collettivamente* un reato. Esempio: quelli crocifissi da Crasso lungo la via Appia (seimila, mi pare). Mica tutti spartachisti, ovviamente. Però s’erano trovati là, ed erano degli schiavi. Oppure, tanto per fare un esempio più recente, gli schiavi della casa di Pedanius, dopo la misteriosa morte del padrone. Il pretore decise che era omicidio, e in questi casi la legge è formale: crocifissione per tutti gli schiavi della casa. Erano in quattrocento e finirono appesi tutti. Non per colpe individuali, ovviamente, ma semplicemente perché a) erano schiavi b) si trovavano nel posto sbagliato. Devo dire che ai senatori (tranne quel vecchio stronzo di Aemilius Fides) non piacque affatto questa storia di dover appendere almeno 399 innocenti. Ma non era un capriccio. Lo schiavo deve sapere che cosa succede se l’idea di una rivolta lo sfiora anche solo per caso.
Riepilogando: la croce è quella cosa che serve a tenere al loro posto, giusto o ingiusto che sia, gli schiavi. Senza i quali, come tutti sappiamo, non ci sarebbe nè economia nè impero nè società nè niente. Tecnicamente, presenta il vantaggio di essere relativamente pulita, altamente spettacolare (la gente fa le scommesse sul tempo che uno impiega a crepare), abbastanza tranquilla, e soprattutto mirata. Quest’anno, dei 6457 soggetti messi in croce nell’Urbe, 5945 erano extraitalici, per lo più già schiavi. Anche il 79,9 per cento dei condannati alle galee è costituito da extra, e corrisponde al 28 per cento di tutti i maschi adulti di colore compresi fra i 17 e i 25 anni e al 22, 5 per cento di quelli compresi fra i 26 e i 49 anni (l’età militare, insomma). Ricordati bene queste statistiche: il mio e tuo lavoro consiste essenzialmente nel mantenerle entro i giusti valori, che sono gli unici compatibili con l’Impero.


Che altro, sulla croce? A volte si stabilisce una sorta di strana solidarietà fra centurioni e briganti – gli uni a guardia della croce, gli altri sopra. Mi spiego. Tu sai che, su una croce, il modo migliore per starci è coi piedi non appoggiati a niente, e lasciandosi il più possibile cadere. Se infatti hai dove puntare i piedi, puoi issarti su qualche istante, respirare e dunque prolungare di diverso tempo la faccenda. Ed è esattamente quel che fai se non ci avevi mai pensato prima – se sei un brav’uomo insomma, uno dei 399 o magari uno dei seimila. Se invece il tuo mestiere ti portava a considerare la croce come un rischio professionale, allora sai perfettamente cosa fare: chiudi gli occhi e ti lasci andare. Pedanius (il centurione della Quinta, l’hai conosciuto) aveva l’abitudine di venire incontro a quelli che avevano l’esperienza e le palle di morire da professionisti: un bel colpo di pilum al torace, e chiudeva l’esecuzione in pochi istanti. Una volta, il compare là in alto (si cacciavano a vicenda da due o tre anni) gli ha semplicemente fatto una strizzatina d’occhio, senza bisogno d’altro: e subito Pedanio lo riconosce, sorride, gli strizza l’occhio a sua volta e lo termina con un colpo secco al cuore.
Basta, a furia di chiacchierare (beh, voglio vedere te quando sarai in pensione) mi ero quasi scordato dell’altra tua domanda. Io personalmente non ne ho mai incontrati, ma il mio amico Pontius (è in pensione anche lui) sì; e non uno qualunque, ma addirittura il capo, prima di farlo appendere per ribellione e tutto il resto. Lui dice che era un ragazzo simpatico, una specie d’intellettuale. Boh. In ogni caso, mi pare francamente impossibile che qualcuno, persino i peggiori estremisti, vada a prendere proprio la croce come proprio logo. Il simbolo dei “cristiani” (o esseni, o galilei, o come li vuoi chiamare: in effetti sono semplicemente dei sadducei più estremisti) in realtà è un pesce, non ho mai capito perché (il capo è pescatore?); non è affatto vero che adorano un asino, e nemmeno che fanno sacrifici umani. Sono semplicemente rompicoglioni; ma siccome fanno propaganda soprattutto fra gli schiavi noi siamo costretti a prendere le nostre misure. Per il resto, figurati quanto ce ne frega a noi se uno vuole adorare qualcosa invece di qualcos’altro.
Comunque questa della croce è buona: chi te l’ha raccontata? E come farebbero poi se per caso finissero al potere? Dovrebbero subito abolire la pena di morte e quindi per coerenza anche la schiavitù e gli schiavi! Come barzelletta fra di noi, va bene; ma sul lavoro non affacciare mai un’ipotesi del genere, nemmeno per scherzo: non è professionale. Via, statti bene e ogni tanto scrivimi come te la cavi. E se passi da Baia magari fatti vedere un po’ in villa col tuo efebo. Ave atque vale.

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