Trenitalia, TreniTales

EurostarScena: Eurostar zeppo di persone. Nemmeno un posto libero, persino nella carrozza uno riservata ai fumatori, classico rifugio degli imbucati dell’ultima ora.
Lui: romano, quarantenne vittima di stempiatura che procede a velocità sostenuta, al contrario del treno, che da Firenze a Bologna ha già accumulato 25 minuti di ritardo. Pantaloni blu marine leggeri, firmati Prada, ma chiaramente taroccati. A meno che Prada non abbia lanciato una linea pret à porter che prevede un logo rosso formato tabellone da stadio cucito sulla gamba destra.
Camicia dai colori hawaiani con tre bottoni slacciati sulla peluria pettorale e colletto che persino Al Pacino in Scarface avrebbe trovato eccessivo.
Lei: napoletana, 19 anni, piercing al labbro inferiore, carnagione color epatite, capelli scuri e mossi. Non bella. In linea con la filosofia dell’uomo medio, secondo la quale, se capita, non si butta via niente. Studentessa. D’arte. Quando a Bologna non scende capisco che non frequenta il Dams, ma Brera.
In quanto diciannovenne, appena passabile, piercing-dotata, tettomunita un filo sotto i limiti sindacali e, soprattutto, artista, è chiaro che la darebbe a qualsiasi creatura dotata per lo meno di un numero di zampe pari.
Lui, che le siede davanti, ne ha quattro, due sopra e due sotto. Quindi può andare. Qualcuno farà dei soldi, ve lo dico io: il primo che lancerà sul mercato il rilevatore elettronico di pirla, oggetto dono che a noi uomini risolverà, a scelta, almeno un anniversario, un Natale, un compleanno.
Lui: «Ha dato molti esami?»
Lei: «(risata isterica) Iiihhh… scusami, è che non sono abituata alla gente che mi dà del lei.»
Lui le dice «Figurati, diamoci del tu. Per me fa lo stesso», e intanto pensa: “È fatta: me la dà”.
Lei: «No, comunque sono al primo anno», e intanto pensa: “Ho fame”.
Cerca un panino nello zaino, lui è colpito nell’orgoglio, pensa che è troppo magra e che vada messa all’ingrasso: «Che dici, posso offrirti la cena nella carrozza ristorante?». Poi, tocco da maestro: «Tanto metto tutto nel rimborso della ditta».
Lei ci pensa su, poi: «Massì, va… Grazie!».
Vanno. Accendo il mio iPod.
Tornano. Faccio finta di tenerlo acceso, mentre abbasso il volume.
Lui è seduto al mio posto. Cioè, non proprio al mio. A quello che avrei voluto prenotare. Quello singolo, col finestrino da una parte e il corridoio dall’altra, in direzione di marcia. Quel cazzo di fottuto posto che il sito di Trenitalia si ostina a negarmi per pura cattiveria.
Io, invece, ho il sedile opposto, quello da mal di testa, quello doppio, quello contrario al verso di marcia del treno.
Dice lui: «Caspita, devi spendere parecchio, a venire su da Napoli ogni settimana»
Lei: «Ottantuno euro. Ma la mamma mi prende la prima classe perché dice che tanto la differenza con la seconda è solo di venticinque euro. Ha paura che chissà che gente incontro, in seconda!».
Già, perché invece in prima… penso io.
«Cazzo! – risponde lui –. Ottantuno euro!».
Ci rimugina un po’ su, poi il dubbio si fa pressante. «Scusa – le chiede – ma il mio biglietto, da Roma, viene quarantasei euro. Che, adesso Roma-Napoli fanno trentacinque euro?»
«Fà vedere», dice lei, e lui le passa il biglietto.
«Per forza! È un biglietto di seconda classe! Guarda: carrozza 11, fumatori, classe seconda».
Lui sprofonda nel sedile. Lei pensa: “Pezzente”. Io penso: “Pezzente. Quel posto era mio”.
Arranca, il pezzente: «Eehh… no… Sai, è che me lo fanno loro, in ditta… Non capiscono un cazzo… Io neanche lo guardo il biglietto… E gli avevo detto prima, eh, mi raccomando! Ma tu guarda che stronzi. Tanto mo’ io chiedo il rimborso per la prima!»
Silenzio.
Lui: «Ti dispiace se ci scambiamo i biglietti?»
Lei pensa: “Pezzente”. Io penso: “Pezzente. Quel posto era mio”. Lei aggiunge: “In fotografia, te la faccio vedere”.
Con trenta minuti di ritardo, il treno arriva in stazione.
Lui: «Senti, conosci mica un posto dove si può andare a bere qualcosa, uno che sta aperto fino a tardi?»
Lei: «Si… no… scusa… C’è la mamma che mi aspetta al binario. Ciao… ciao!», e tela via.
Lui pensa: “Ma la mamma non stava a Napoli?”.
Io penso: “Pezzente. Quel posto era mio.”

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18 Comments

  1. Bellissima. Mi ha divertito un sacco. Un solo dilemma: ma se il treno era pieno zeppo, com’è che lui occupava un posto evidentemente prenotato da un altro? Questo altro è stato l’unico a non presentarsi alla partenza o il quarantenne rincoglionito ha comunque avuto un gran culo della Madonna?

  2. Beh….fantastico!
    Il tuo tormentone su “quel cazzo di fottuto posto” ormai meriterebbe un blog a parte :))

    Grande la tipa che si è scroccata la cena pagata dal 40enne “scienziato” pezzente, molto triste lui in tutto.

  3. avevo saltato quasi tutte le altre puntate della novela ‘trenitalia’, ma mo’ m’hai fatto venir voglia di rileggerle. grande pezzo.

  4. solo una cos gianluca, solo una. tempo fa ti chiesi perchè non scendevi sotto casa e prenotavi il posto sul treno in una normale agenzia, e tu niente, anzi mi desti persino dell’arretrato (tecnologicamente parlando). a distanza di mesi stai ancora messo così: ora dimmi, so io arretrato che il mio posto preferito ce l’ho sempre, o tu che insisti insisti e insisti, e sempreal posto sbagliato finisci?

  5. Mah! In certe cose mi sono riconosciuto … ahime’ nel Neri. Azz .. anche io sono solito ascoltare musica in treno spesso. La cosa mi permette di concertrarmi nello scrivere e non origliare le conversazioni altrui. Se no, tolgo la cuffietta ed ascolto, ma senza stare dietro la porta come un vouyeuuuurrr.
    Che dire poi di questo mitico posto di finestrino con corridoio cosi’ tanto agognato dal “nostro eroe” Mah … se facessi il tragitto Genova-Roma … non avresti questo problema … sugli Eurostar non c’e’ posto singolo, ma solo corridoio centrale e posti laterali a due a due.
    Uhmmm…. spiace leggere nel racconto una vena “razzistica”, il nostro si e’ sentito in dovere di specificare la “nazionalita’” dei suoi compagni di viaggio. Mah sostituirei volentieri a quel romano e napoletana la parola MILANESE … che in quanto a ROMPERE LE BALLE sui treni sono decisamente UNICI! I PIU’ GRANDI ROMPISCATOLE E MALEDUCATI che circolano sui treni italiani SONO MILANESI! OH! :p Questo dovevo dirlo per spirito di giustizia ed equita’.
    Che altro dire speriamo che le FF.SS. leggano il BLOG del Neri e gli diano un abbonamento OMAGGIO con posto A finestrino vista mare e monti … sti racconti sob sob mi stanno sfiaccando :)

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