Amazzonia ’90

Un gruppo di imprenditori Modenesi ha aperto, ormai da qualche anno, un bel progetto di solidarietà in Amazzonia. In pratica stanno costruendo un villaggio vacanze (da mille e una notte) nel bel mezzo della foresta più ricca e biodiversificata del pianeta. L’intento è quello di creare occupazione (circa 300 posti a regime) per gli indios locali e di devolvere i profitti dell’iniziativa allo sviluppo dell’area attraverso la costruzione di infrastrutture come scuole e strade che invoglino i locali a restare sul territorio piuttosto che ad andare ad ingrossare il numero dei reietti delle favelas di San Paolo o Rio. Lo schema studiato per raccogliere i fondi necessari è interessante anzicheno: chi lo desidera può contribuire acquistando una o più quote del villaggio vacanze, ogni quota costa 500 euro e dà diritto a tariffe scontate sul soggiorno nel villaggio e sui voli aerei per raggiungerlo. Non si percepiscono interessi nè (ovviamente) profitti, però in qualunque momento si può chiedere di uscire ed ottenere la restituzione di quanto pagato. L’iniziativa mi pare bella e, soprattutto, intelligente. Purtroppo il progetto non è (ancora) dotato di una propria pagina web; in rete comunque trovate tante informazioni , e qualcun’altra, se vi interessa, posso darvela io, basta che mi mandiate una mail. Io sto pensando di aderire, voi che ne dite?

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16 Comments

  1. Il villaggio vacanze da 1000 e 1 notte nel mezzo della foresta? se è così mi pare agghiacciante. Dopo i missionari i tour-operator? Con gli indios a fare da addetti alle pulizie (con tutto rispetto) e barman (con tutto rispetto) ai ricconi in ferie (senza troppo rispetto)?

  2. ma agli indios l’ha chiesto qualcuno se hanno voglia di fare i servetti ai miliardari occidentali?Magari invece che entrare nell’alienante mondo del lavoro salariato preferiscono continuare a fare la vita precapitalistica fatta di autosussistenza,no?

  3. livefast…stai scherzando?…con una decina di questi villaggi ci giochiamo l’amazzonia…..vero che stavi scherzando?

  4. non stavo assolutamente scherzando, sorry. io lo capisco che a voi faccia più piacere l’indio che muore di tifo dopo aver vissuto sei mesi nella favela di Sao Paulo, io preferisco l’indio che fa il cameriere e manda i figli a scuola. detto fra noi: è poetica l’immagine del selvaggio che resta selvaggio ma bisognerebbe prima chidere a lui se ne ha voglia, la risposta purtroppo è NO, non ne ha voglia, vuole anche lui il piccì per scrivere stronzate nei commenti della gnueconomi. fregarsene non è una soluzione.

  5. Devo chiedere a mia moglie, è lei quella che si occupa di consumo critico e di commercio equo e solidale, ma a naso mi pare la stessa confezione con cui si presentano le biotecnologie in campo agroalimentare, lo slogan è: “salveranno i paesi in cui si muore di fame”, ma la sostanza è che sono solo una differente forma di sfruttamento da parte dei paesi più ricchi, tramite dipendenza da brevetto sul seme modificato. Comunque sguinzaglio mia moglie in cerca di informazioni più precise e se lei da l’imprimatur all’iniziativa vi aderisco volentieri. Ciao.

  6. “ma bisognerebbe prima chidere a lui se ne ha voglia, la risposta purtroppo è NO, non ne ha voglia”… niente niente sei andato fino a li a fare un’inchiesta? immagino le domande: “preferisci passare il resto della tua squallida esistenza a imputridire in una palude o ingozzarti come un canguro in una bella villa con piscina mentre un servetto ti riempie il bicchiere di spremuta d’arancia?”

  7. Bravo Livefast, torniamo alla buona vecchia metodologia. Noi “portiamo lo sviluppo” a chi non ce l’ha. Non ci chiediamo nemmeno che cosa sia lo “sviluppo”, dove inizi nè dove finisca (e soprattutto non ci chiediamo SE finisca). Pensa che fino agli anni ’50 la parola sviluppo era usata solo in biologia. Soprattutto non ci poniamo il problema di come questo sviluppo andrà a toccare il futuro del pianeta, ci penseranno i nostri figli no? La proposta dell’articolo, detta così in breve, necessita di attenzione e approfondimento prima di essere giudicata, anche se l’apparenza mi fa storcere un po’ il naso (puzza di grande affare per pochi eletti). Il tuo commento non necessita approfondimenti invece, ahimé, è una boiata bella e buona già di suo. Rifletti, documentati, informati. Il mega villaggio vacaze sarà la sola alternativa al fregarsene? Ai posteri l’ardua sentenza.

    Ciao

  8. Non sarei cosi’ massimalista; 2 anni fa’ in Namibia (Africa) spesi alcuni giorni in una farm = 50.000 ettari di pietre e sabbia. L’economia agricola era basata sulle pecore karakul (?) da cui ‘il persiano’. Anni ’90, nessuno compra piu’ pellicce e l’economia agricola di quelle aree tracolla. E’ preferibile un agnello morto o il figlio denutrito di un ex-pastore? Quanto al mito del buon selvaggio felice di vivere nella foresta… non so’ quanto si applicabile alla realta’.. infine quanto a questo esperimento se le persone impiegate saranno 300, non sara’ una grossa struttura, ed i ricconi col sigaro in bocca non credo siano cosi’ affascinati dalla giungla e 500 euro di quota non e’ roba da ricchi.

  9. non sono necessariamente contrario, ma mi permetto di avere dei dubbi in proposito… a parte che tra allevare pecore locali e impiantare un villaggio-vacanze… sono stati valutati i rischi da impatto ambientale? credo si tratti di domanda legittima, non di sarcasmo o chissà che.

  10. è vero, non conosco l’opinione dell’indio e non mi arroggo neppure il diritto di fare delle ipotesi in proposito; in generale però diffido di ogni progetto che possa richiedere il taglio anche solo di un altro albero della ormai martoriata amazzonia…
    per ora la storia ci ha insegnato che noi accidentali non abbiamo giovato molto alle culture indigene: l’aborigeno alcolizzato che lavora nelle miniere di bauxite ha fatto un bel passo avanti….forse se glielo chiedi ti ringrazia pure!

  11. il villaggio in amazzonia in questione è unico nel suo genere. genererà a regime un utile di 1 milione di dollari da destinare INTERAMENTE a progetti sociali.sono appena tornato dall’amazzonia e ho potuto vedere lo stato dei lavori. fra 1 anno sarà operativo.mi dite quale altra struttura genera un utile del genere per opere sociali? è un progetto da
    imitare.documentatevi bene prima di proferire parola e fare falsi allarmi moralisti. Daniele

  12. il villaggio in amazzonia in questione è unico nel suo genere. genererà a regime un utile di 1 milione di dollari da destinare INTERAMENTE a progetti sociali.sono appena tornato dall’amazzonia e ho potuto vedere lo stato dei lavori. fra 1 anno sarà operativo.mi dite quale altra struttura genera un utile del genere per opere sociali? è un progetto da
    imitare.documentatevi bene prima di proferire parola e fare falsi allarmi moralisti. Daniele

  13. Non è un caso che tutte le aziende di finta energia rinnovabile siano nelle mani dei nemici dell’umanità.

    Infatti le piante assorbono anidride carbonica trasformandola in carbonio, cioè in legna.

    L’anidride carbonica è la principale responsabile dell’effetto serra.

    Inoltre ogni pianta assorbe dall’atmosfera una gran quantità di calore per la fotosintesi clorofilliana.

    Inoltre con le piante si arresta la desertificazione, e diminuisce la rifrazione del suolo arido che ricaccia calore nell’atmosfera come se fosse uno specchio contribuendo al global warming.

    Infine ogni pianta è un essere vivente attorno al quale vivono tantissime altre specie. Quindi con ogni pianta aumenta l’umidità e la vita e diminuisce l’aridità e la morte.

    Quindi se vuoi diventare ricco, datti alla biomassa: fra 6-7 anni il mercato richiederà enormi quantitativi di biomassa e non ci saranno più foreste tropicali da cui prenderla. Ikea e Tetrapak sono il primo ed il secondo uomo più ricco del mondo, dieci volte più ricchi di Gates e Allen, ed il loro business è biomassa. In un anno raddoppi il capitale.

    In Italia ogni anno bruciano boschi per una superficie corrispondente a 20 mila campi di calcio, l’equivalente dell’energia di 15 miliardi di pannelli solari, 7 volte il fabbisogno energetico italiano.

    E poi prova a riflettere. Perchè non vengono prodotti i motori magnetici o il Motore di Schietti, che con un piccolo investimento iniziale ripagabile in poche settimane sarebbero in grado di produrre energia superpulita 24 ore su 24?

    Noi avvertiamo che per ogni pezzo di legno che arriverà ancora dall’Amazzonia, a freddo, col tempo ci vendicheremo ed ammazzeremo uno dei vostri pesci grossi marci puzzolenti

    Abbiamo i boschi carichi, abbiamo le valli piene di boschi per farne uso razionale, perchè dobbiamo importare legno dall’Amazzonia?

    Informati su Lula che ha venduto gli ultimi lembi di foresta ai trafficanti di legname per farci precipitare irreversibilmente nel global warmnig

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