Cartoline dalla Romagna

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C’è un giudice che abita nella mia strada. E’ due numeri civici più in là, ho chiesto di lui ieri sera al signor Armaroli che è il mio confinante dall’altra parte. Armaroli trascina in strada Ugo, il barboncino fatto come uno sgabello da pianoforte, dinamico come uno sgabello da pianoforte. Nella nostra stradina irrompe un rispettablie sbotto d’aria, io lego la bicicletta e ascolto il vicino confermarmi che il giudice vive là sopra da molti anni, e che una volta era peggio. Una volta capitava che telefonassero dalle case dell’Arco d’Augusto, 500 metri distanti da qui, per intimargli di abbassare il volume della tv. In caso di partite della nazionale metà del centro storico di Rimini non aveva necessità di consultare alcun organo di informazione per essere al corrente del punteggio. Lisa la dirimpettaia ci ha sentiti ed esce a confermare che quest’estate il giudice ci ha dato dentro più del solito, forse per colpa del Garbino, il vento malevole della costa, che ha soffiato di frequente. Stiamo zitti ed ascoltiamo un altro pezzo di arringa che esce dalle finestre di quel primo piano stentato, come da misure architettoniche concepite quando anche qui tutti erano più bassi e smunti. A tratti gli passa sopra lo spettacolo che c’è in piazza: il nipote matto di Casadei fa una versione dance club di “Ciao Mare”. I vecchi, che ascoltavano il violino del prozio Secondo quando inventava “Romagna Mia”, se ne vanno scuotendo la testa.
Com’è stata fin’ora la convivenza col giudice? Ci sono stati degli scontri, anche delle testate nella pancia, elargite del signor Bertozzi, le volte che non ne ha potuto più, a cui sono seguite rituali denunce. La moglie è rassegnata, i casigliani hanno consultato l’avvocata Labisbetica che ha lo studio al piano terra, nel cortile, per poi inserire il giudice, nel corso degli anni, fra i fastidi condominiali come la grondaia che perde o le vibrazioni quando passa il camion del rusco.
Ugo il cane è la prosecuzione dell’asfalto con altri mezzi, Lisa si stringe nella camicia, la Voce di Rimini stamattina ha fatto uno scherzo al Presidente del Consiglio? Bei matti questi giornali di provincia. Saluto e chiudo il portone e scrivo: trasferirmi qui mi ha già dato una strada con della gente che si parla e si ascolta e si tiene il suo giudice matto, e lega la bici in strada. Guai fare un mito della provincia, ma qui al massimo il Garbino fa credere ad un muratore anziano di essere un giudice. Nelle grandi città a volte l’assenza di vento spinge palazzinari bassi e rancorosi a credersi imperatori.

Ps= la foto sopra è Rimini ieri sera, Piazza Tre Martiri. Quel matto di Fellini l’ha ricostruita in Amarcord, sulla torre che vedete lì il babbo di Titta mette il grammofono col disco dell’Internazionale, per fare un’angheria ai fascisti. Ma si può essere così matti? O così giudici?
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4 Comments

  1. bel pezzo, ma da le part mia el vent di mat se chiama garbino

    e, dopo attento controllo sul solti google, anche in quel di rimini

    copiandoeincollando cevoli:
    Il garbino è il vento più stronzo del mondo: ti sega le gambe, ti asciuga la lingua in bocca, ti ammazza.
    I neuroni del cervello non fanno più funzionare i gigler dell’organismo.
    E quando tutti i meccanismi vanno ai zero all’ora, capisci perché quelli della bassitalia non hanno tanta voglia di lavorare.
    Non lo so da dove arriva tecnicamente il garbino; di sicuro è lo stesso vento che tira nell’inferno. Per questo, nonostante il caldo, si sente un brivido.
    Viene da toccarsi i maroni.

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