“Quando gli interessa,
come si applica”… diceva sempre la mia Prof. delle medie. Eccovi un interessante articolo sui neocons, e la sua perfetta traduzione, senza omissioni.. :))
come si applica”… diceva sempre la mia Prof. delle medie. Eccovi un interessante articolo sui neocons, e la sua perfetta traduzione, senza omissioni.. :))
Per farmi un idea (superficiale, ovviamente) di chi fosse Maurizio Dovigi pensavo bastasse la sua bibliografia: “Come entrare nel mondo della tv” (Franco Angeli), “Mollo tutto e vado in america” (Mursia), “www.tradimenti.net” (Mursia), “Fare business negli Usa” (Franco Angeli), “Weblog” (Apogeo)
… Invece no! Ho voluto esagerare! Ho intercettato – ma dove sono stato tutto questo tempo? – il suo vlog (videoblog, che mi fanno apprezzare – raro di questi tempi – il bello dell’identità virtuale, di chiacchiere con perfetti estranei che interpretano qualcun’altro o forse se stessi veramente, ed anche la “genuinità” dell’anonimato): posa da Agente Mulder+Davide Mengacci , sguardo languido e sorriso smagliante da consumato entarteiner, cadenza chiaramente milanese con lieve tendenza berlusconiana (riscontrabile anche nella boccuccia). Non è grave fino ad ora.
farà ottantuno? Nel caso aveste il dubbio, invece di rivolgervi a Leonardo, potete chiedere a Google (dal WP)
Ma secondo me, quest’affare si cappotta. Con o senza approvazione dell’FDA.
Seguo il link proposto da Giovanni Cocconi. “Se riconoscete quest’uomo sapete riconoscere fatti e notizie” e mi ritrovo davanti il faccione di Feltri (complimenti al fotografo, al grafico e al barbiere di Feltri). Sconvolgimento iniziale, sorrisino, grossa risata.
Lo sguardo si sposta sull’altro banner presente nella pagina: “Libero ti fa vedere” con i bracciali rifrangenti (di nuovo complimenti al grafico -a settembre ringrazierà anche il mio oculista!- e all’addetto marketing).
E la memoria corre ai libri che Feltri ci regalava per liberare la sua biblioteca (questo in sintesi il claim dello spot che vede un Feltri consumato testimonial tv), alla bandiera americana in contrapposizione alle bandiere della pace (“sagace” direbbe Claudio Bisio) e -last but not least- la mascherina in piena crisi SARS.
Se vedete quell’uomo lì…. chiamate una guardia!
Leggo niente; scrivo poco, scrivo solo questo, perché per farlo sono costretto ad utilizzare un telefonino, e va bene tutto, ma c’è un limite anche al masochismo.Mi abbronzo, faccio snorkeling e bagni lunghi ore. L’acqua mi scivola addosso. Viste e sentite da qui, non avete idea di quante cose e parole, allo stesso modo, ormai, mi scivolino addosso.
E’ ancora questo il blog con il miglior brand, anche dopo la cessione a DADA ? Oppure è stato sopravanzato da dot-coma, manteblog, personalità confusa o… QuintoStato ;-) ? Fai sentire la tua Voce —> vota!
PS : circa un’ora fa ho avuto il piacere di parlare (per altri motivi) un po’ con l’AD di DADA Paolo Barberis. Paolo mi dice che GNUeconomy non è mai stato venduto da Gianluca Neri e mai comprato da DADA in quanto Gianluca aveva con DADA un contratto full time e ogni sua iniziativa di tipo editoriale era comunque a tutti gli effetti parte del suo contratto di lavoro con DADA. Questa quindi la posizione ufficiale di DADA, in attesa magari di sentire anche la voce di Gianluca su queste colonne al ritorno dalle vacanze.
Tra chi attacca manifesti a lutto sui pacchetti di sigarette e chi (vedi Livefast più giù, e io ancora più in basso) invoca la legalizzazione della canna (entrambi dati alla mano), c’è chi, contravvenendo alle leggi del buon senso ma venendo incontro a quelle del marketing secondo cui non s’inventa nulla ma tutto si reinventa (ovvero si “scopre l’acqua calda”) ha messo su un negozio di “droghe legali” (o “furbe”).
Niente che non si vendesse in erboristeria, qui sta l’acqua calda. C’è il Kanna (gomma a base di un’erba africana), biscotti a base di canapa, il guaranà e persino la lattuga selvatica spagnola. Gli effetti sono quelli delle droghe “vietate”: allucinazioni, effetti narcotici… con il piccolo particolare che sono “legali” e quindi “vendibili”. Da questa idea è nato un franchising e già sono 8 gli smart-shop aperti, un’altra decina di prossima apertura.
Panorama, EmmeBi
Mario Placanica – uscito di strada da una Ford Focus nuova che non rispondeva ai controlli - rischia di restare paralizzato. E c’è già un avvocato che supplica: niente dietrologie, è solo un incidente.
Nel frattempo un altro avvocato di Placanica, Colosimo ricorda che qualche giorno prima il ragazzo temeva che gli sabotassero l’auto. Dando così la stura a ogni dietrologia possibile e immaginabile. Colosimo, per inciso, è un artista: è l’avvocato che ha convinto il Gip che Carlo Giuliani fu colpito da una pallottola deviata da un sasso, in barba alle leggi della fisica.
I due avvocati divergono anche nel giudicare le condizioni psicologiche del loro assistito: Colosimo le ritiene “non ottimali”, tanto che si meraviglia che Placanica vada in giro da solo; per l’altro (si chiama Gallo) non ci sono problemi: “il ragazzo era abbastanza sereno, dunque perché mai qualcuno avrebbe dovuto accompagnarlo?”
Già, perché mai?
Forse perché qualche mese fa Placanica è stato minacciato di morte da un gruppo terroristico?
Ci siamo già scordati la “Brigata 20 luglio” e la rivendicazione dell’attentato alla questura di Genova? Sei mesi fa qualcuno scriveva: “Il buon Placanica tra un avvocato e l’altro potrebbe cambiare lavoro e/o paese piuttosto che far subire a mamma, papà e fidanzata lo strazio di una visita all’obitorio… “
Allora, prima entrare in qualunque dietrologia, io mi chiedo semplicemente: perché nessuno ha pensato di chiedere una scorta per Placanica?
O, se qualcuno ci ha pensato, perché la scorta non è stata concessa?
O, se la scorta è stata concessa, perché Placanica va in giro da solo in una notte d’estate?
L’ho detto sei mesi fa, mi pare il caso di ripeterlo: Nessuno tocchi Placanica. Finché lui è in circolazione, il caso Piazza Alimonda resta aperto. E il caso è aperto. Grazie al cielo.
Questo ragazzo rischia grosso, noi lo abbiamo sempre detto. Se ha qualcosa da dire, dovrebbe farlo. Non ho mai augurato la morte a nessuno, vogliamo solo la verità.
(Heidi Gaggio, la madre di Carlo Giuliani).
E’ di questi giorni la notizia che Salam Pax (praticamente il “radio Londra” della guerra in Iraq) diventerà libro ad opera della Sperling & Kupfer. Si riconferma il legame più o meno stretto tra blog e “letteratura”, e quindi come del blog come minaccia allo scrittore “professionista”.
Leggendo la rubrica di Chiara Somajni sull’inserto domenicale del sole24ore [articolo non on-line] trovo molti spunti di riflessione circa i blog, l’editoria tradizionale ed elettronica e la guerra.
La Somajni parla di “negazione cartacea“, “fine arbitraria del blog” (sancita per l’appunto dall’uscita del libro) e poi sottolinea che il Baghdad Blog è “molto interessante, nonostante la fine ufficiale della guerra” (sic!).
Riferendosi all’”operazione” della Sperling (intendendo “operazione commerciale“, ovvio) fa notare come sia più facile trasformare un testo elettronico in cartaceo piuttosto che il contrario.
Non concordo su alcuni punti (in particolare l’ultimo) ma sarebbe il caso di continuare a parlarne…