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Archivio per giugno, 2003

Braccia (davvero) rubate all’agricoltura

giu 20 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Lillo e GregSo che con questo darò un dispiacere a tutti i loro fan (per quanto non sappia quanti sono, né se stiano bene: a occhio e croce si direbbe di no), ma non posso più tacere. Selvaggia mi perdonerà (del resto, sostiene che anche Enrico Brignano è bravo: nessuno è perfetto), ma sono anni che non riesco a spiegarmi il motivo per cui a qualcuno sta tanto a cuore imporci i due ceffi ritratti nella foto a lato, Lillo e Greg.
Insomma, uno capisce che un programma da te ideato e condotto possa essere un flop. Sfiga. Che possa esserlo anche il secondo. Doppia sfiga. Che lo siano però il terzo, il quarto, il quinto, e qualcuno persista nell’insano proposito di mandarti in onda, dà da pensare. I due partiranno infatti tra non molto con il nuovo programma “Braccia Rubate all’Agricoltura”, titolo ignobilmente mutuato da una delle più celebri rubriche di “Cuore“. Per il prossimo insuccesso annunciato, consiglio lo sputtanamento di “Niente resterà impunito” o di “Botteghe Oscure”.
Quello di cui alla fine mi convinco è che ci dovrà pur essere un colpevole: un funzionario, un programmista regista, un autore, un capostruttura, un mentecatto qualsiasi capace di scompisciarsi immotivatamente dalle risate quando Greg intraprendeva con scarsi risultati la carriera di disegnatore di fumetti, poi quella della musica con il gruppo “Latte e i suoi derivati” e, infine, quella del comico.
Chi c’è, in fin dei conti, dietro Lillo e Greg? Ma, soprattutto, perché non hanno mai nessuno davanti?

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Provaci ancora Giulio

giu 19 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Ci ha provato, ma per una volta tanto pare che nemmeno i suoi fossero troppo convinti. L’onorevole Tremonti, dopo aver cercato di vendere fumo ai lavoratori sotto forma di ribasso di punti percentuali sull’IRPEF è stato scoperto con le mani nel sacco. Il diessino Benvenuto, carte alla mano, ha fatto notare ai colleghi della Commissione Finanze che la presunta diminuzione di imposizione fiscale si compensa invece con un maggior salasso ai danni del TFR. In poche parole al dipendente si darebbe l’illusione di un minor prelievo fiscale, salvo poi trattenute sul Trattamento di Fine Rapporto che sarebbero aumentate da quest’anno fino al 20%. Ma mentre il nostro si è premurato di sbandierare notiziole tipo “cala l’imposizione fiscale”, ha dimenticato di aggiungere “ma tanto ve la mettiamo in quel posto comunque”. E così la Commissione Finanze, con voto unanime di opposizione e maggioranza, ieri ha dato il via libera alla proposta di Benvenuto di annullare quell’aggravio fiscale. Ma la parola finale ora spetta all’aula. E il prode Giulio, promette già battaglia. Ora non so a voi che effetto faccia la notizia. Mia madre, che quest’anno va in pensione, per questo giochetto avrebbe regalato al “ministro” qualcosa come 2.500/3.000 Euro. Come dire sarebbe potuta andare in pensione un anno prima prendendo magari anche di più. E allora questo chiedo a quella sinistra un po’ dormiente e sempre troppo litigante: lasciate stare attacchi personali, liti da stadio, dispettucci da comari. Niente più “sono io il meglio, il capo lo faccio io, sono l’unico a poter comandare”. Cominciate per cortesia a fare gli interessi di quella popolazione che vorrebbe votarvi non come “unica alternativa possibile”. Cominciate a guadagnarvi la fiducia di cittadini che non sanno niente di quello che sta succedendo alle loro spalle, nelle loro tasche. L’onorevole Benvenuto l’ha fatto. Da parte mia (e di mia madre) un grazie, sincero.

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Scarpa, sei peggio di Rimbaud

giu 19 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Allora, caro Tiziano Scarpa, Autore Autorizzato, ti meriti pure una risposta. Ecco qui:

Sommario di questo post:
1. Non ci si comporta così su internet, sciocchino.
2. La prossima volta preparati meglio
3. La tua idea di letteratura è adolescenziale, quando cresci?

Comunque mi sei simpatico…

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Piove merda (ovvero: “Perché tanto odio?”)

giu 19 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

The PetuniasThe Petunias, un blog che tra l’altro a me piace parecchio e che fino ad oggi mi era sembrato mantenersi ai margini del gioco tipico del blogger “parlo bene/male di te, così creo scalpore, tu mi linki e io totalizzo pagine viste”, era partito da una semplice e legittima domanda (“Ma Neri su Clarence usa Movable Type? Se non lo usa, perché invece lo utilizza per il suo blog?”). Succede che in pochi commentano, e alla petunia salta la mosca al naso: non è che per caso qui han tutti paura di Macchianera? Da qui in poi parte alla deriva: il sottoscritto sarebbe una sanguisuga, un magnaccia del talento altrui capace di arrivare ad irritare Luca Sofri per conoscerlo e poi di compiacerlo quando quest’ultimo minaccia di sottrarre a Bonolis lo scettro di presentatore tv; di cavalcare cinicamente il boom di Selvaggia Lucarelli; di aver incensato Personalità Confusa con fini tutt’altro che nobili; di aver partecipato alla presentazione del libro della Pizia per recitare il ruolo del proprio spot e di assersi persino abbassato a lisciare un reazionario come Christian Rocca perché si scansasse dalla carreggiata che conduce alla conquista del mondo. Epilogo: “Signori, l’ambizione sfrenata, la totale mancanza di scrupoli, il parassitismo a diecimila, insomma: la matrice costanziana, ecco quella c’è tutta, dico io”.
Siccome lo dice lui, io non è che voglia stare qui a sindacare, che le opinioni sono come le palle, eccetera eccetera.
Cosa mi passava per la testa – mi chiedo ora – quando scartabellavo avidamente le statistiche di Macchianera, vedevo quei duemila (2000!) visitatori giornalieri e pensavo, ingordo, che da lì alla conquista delle masse il passo sarebbe stato breve? Non ero forse io a conoscenza del fatto che il portale più bieco tra quelli più biechi era in grado di totalizzarne almeno dieci volte tanti, frapponendosi così tra me e l’obiettivo del controllo totale dell’informazione?
Vorrei iniziare sedutastante a fustigarmi per espiare la mia illusoria brama di potere e successo, ma non posso farlo senza aver lasciato una nota positiva, o prima di comunicarvi che, in fondo, questa storia ha una morale. Magari perversa, ma ce l’ha. E sarebbe che il gioco “ti stronco/tu mi linki”, alla fine, FUNZIONA!

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È tutto Grasso che copia

giu 19 2003 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Aldo GrassoLa querelle del giorno, complice una segnalazione di Dagospia, è quella tra Aldo Grasso e Clarence. La cronaca: Guido Fossati analizza per Clarence un articolo di Aldo Grasso pubblicato sul Corriere della Sera del 16 giugno, dal titolo “La cavallina rampante”. Fossati allega tanto di tabella, a dimostrazione che parecchie frasi utilizzate dal professore compaiano pari pari su alcuni siti internet, e conclude: “Non so se anche voi avrete l’impressione di qualche vaga somiglianza. Almeno così mi è sembrato. Tuttavia una cosa mi sento di affermarla, sentendomi sollevato per le sorti dell’etica giornalistica: il professor Grasso non ha copiato. Forse si è ispirato ad alcune fonti, ma non le ha copiate pari pari come fanno gli studenti somari. Non ci sono le prove che l’abbia fatto. Si sarà trattato di un caso. Che è quello che dissi alla mia professoressa fa quando mi beccò con la stessa versione di latino del primo della classe”.
Dal momento che l’articolo arriva sino alla soglia di casa, sul proprio forum, Grasso, inevitabilmente, risponde. E dice, più o meno, le medesime cose sostenute da Fossati: che di moto non ne capisce niente, che si è ispirato i contenuti di alcuni siti (ma che non li ha cercati lui personalmente: è stata la redazione sportiva a stampargliene un po’), e che in fondo non c’è nulla di male ad attingere da una fonte ufficiale. Ed è vero.
Il professore, infine, chiude la questione in maniera legittima, ma assai poco elegante: “Quanto alla marchetta, se è in grado di provarla, vuole che ne discutiamo con molta tranquillità in un tribunale?”, che, tradotto, significa: stop, pischello, che ti fai male.
Il tutto lascia me parecchio perplesso e con una domanda: davvero il Corriere, per confezionare un poco originale sunto sulla storia della Ducati, ha bisogno di sfoderare Aldo Grasso? Quanto al professore: io ho sempre sentito che i professori le ricerche le danno come compito (ai miei tempi, in cartoleria, vendevano comodi fascicoletti su qualsiasi argomento, da cui ritagliare le foto), non che si mettono a farle.

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Abbassare i toni

giu 19 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Abbassare i toniClicca qui o sull’icona a lato per ingrandirela vignetta. Capri espiatoriClicca qui o sull’icona a lato per ingrandirela vignetta.
Medioevo prossimo venturoClicca qui o sull’icona a lato per ingrandirela vignetta. Stato d’assedioClicca qui o sull’icona a lato per ingrandirela vignetta.

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Only in America (thank God!)

giu 18 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Non so voi, ma io già faccio fatica a comprendere i gay cristiani. Sia ben chiaro, accetto che ci siano: non li capisco, ma mi adeguo. Quando però vengo a sapere che in America esistono gruppi cristiani conservatori di ‘ex-gay‘, convinti di non essere più froci solo perché qualche furbone gli ha lavato, risciaquato e centrifugato il cervellino probabilmente scucendogli anche un bel po’ di dollari, mi viene perlomeno da ridere. Questi hanno un senso di colpa talmente ingombrante da pensare che sia il caso di farsi curare? E per di più ci credono pure? Poveracci. Poi leggo anche che non solo sono convinti di essere tornati etero, ma che ora si lamentano pure perché sono discriminati! Allora è proprio vero, quello che dicono della mamma dei cretini. Che zoccola.

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Blog che parlano di Blog che parlano di Blog che parlano di Blog che parlano di Bl…

giu 18 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Dico subito che detesto i blog che parlano di blog (o i blogs che parlano di blogs, per i puristi pluralisti inglesisti). Coerentemente con questo orientamento dell’argomento sul mio blog (mio e di sooshee of course) non parlo, lo faccio sul blog di un altro, che tanto sono cavoli suoi. Ecco, la considerazione sulla quale vorrei che si scatenasse la lotteria dei rigo… pardon, la lotteria dei commenti è la seguente: forse che i bloggers non sono giornalisti, non sono scrittori, non sono webdesigners, non sono smanettoni ma (colpo di scena) sono fratelli? Forse che a questo punto l’aspetto community è il più importante di tutti e finirà per fagocitare gli altri? L’idea (senz’altro bacata) mi è venuta leggendo questo post di Spiritum, chi me la fa passare?

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31 TV Series

giu 18 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

I JeffersonQuesta volta la classifica hornbiana da 31 posizioni l’ha spontaneamente chiamata un post da 180 commenti e passa. Io metto online la mia dopo aver combattutto l’indecisione per le posizioni e, soprattutto, la sofferenza dovuta dal dover per forza di cose lasciar fuori alcuni gioielli. È una classifica, questa, che risente del tempo che passa (ed è capace di migliorare o peggiorare il ricordo delle cose) e di questo momento in particolare. Domani la graduatoria (escluse poche eccezioni) potrebbe essere completamente diversa.
In ogni caso, parto dando l’esempio: ecco le mie 31 TV Series preferite in assoluto…


  1. Friends
    (tutte e 9 le stagioni, incondizionatamente)
  2. X-Files
    (tutte e 9 le stagioni, ma specialmente “Musings of a Cigarette-Smoking Man“, la puntata in cui si scopre che l’Uomo Che Fuma non sarebbe stato malvagio se qualcuno avesse assecondato le sue ambizioni letterarie)
  3. Dark Angel
    (e non solo per Jessica Alba)
  4. Ally McBeal
    (ma solo la prima, la seconda e la quarta stagione: la terza e, soprattutto, la season finale sono raffazzonate e di una mediocrità sconcertante)
  5. Star Trek – The Next Generation
    (indimenticabili All Good Things I e II, gli ultimi episodi della season finale e lo sguardo truce tra Worf e Riker a causa di Troi)
  6. I Soprano
  7. E.R. – Medici in prima linea
  8. Moonlightning
    (come dimenticare l’ultimo episodio, che termina con Bruce Willis che centra per errore un cameraman, e i tecnici che entrano in campo perché è scaduto l’affito degli studi)
  9. Scrubs
    (fate conto di fare un frullato di E.R., Ally McBeal e Friends, riuscendo ad ottenere un sapore comunque originale)
  10. NYPD Blue
    (anche se, a causa di Canale 5, ancora non so come e perché morto il detective Simone)
  1. C.S.I. – Crime Scene Investigation
  2. The Jeffersons
    (specialmente la puntata – insolitamente triste – in cui George ricorda il giorno in cui assassinarono Martin Luther King)
  3. The Twilight Zone (Ai confini della realtà)
  4. Dream On
  5. Mork & Mindy
  6. Dharma & Greg
  7. Will & Grace
  8. Family Ties (Casa Keaton)
  9. The New Statesman
    (la sit-com che da noi non si potrebbe girare senza andare in galera: Alan B’Stard è un deputato conservatore inglese avido e filonazista, al soldo di Piers Lonsdale, un uomo politico incredibilmente ancora più bastardo, interpretato da Stephen Fry)
  10. Father Ted
    (se vi capita, non perdete su Canal Jimmy l’episodio parodia di “Speed”)
  11. The Simpsons
  12. Three’s Company (Tre cuori in affitto)
  13. Star Trek – Deep Space 9
  14. Frasier
  15. Sex and the city
  16. Buffy
  17. The Nanny (La tata)
  18. Mad about you
  19. Twin Peaks
    (perché senza Twin Peaks non avremmo avuto, in seguito, X-Files e la gran parte delle attuali serie)
  20. Star Trek – Voyager
  21. Star Trek

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Oh oh, mi è semblato di vedele Lupelt Muldoch

giu 18 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Rupert MurdochEbbene, confesso, sono colpevole. Ho pubblicizzato (gratuitamente, ma pare non sia un’attenuante) il lancio di un nuovo canale televisivo. Aggravante: non un’emittente normale (peccato veniale); non una commerciale (peccato grave); non una del gruppo Mediaset (peccato mortale); bensì un’impresa di Rupert Murdoch, lo squalo, il faccendiere. Quello che, se vuole, si compra Silvio Berlusconi solo per il gusto di piazzarlo come nano in giardino.
Sono cose che un liberal non fa, non deve fare. Capisco.
Io, però, il costumino da supereroe liberal vorrei essere libero di indossarlo quando (e se) mi va. In ogni caso mai durante la messa in onda delle mie serie preferite. E, spiacente: non boicotto le tv di un qualsiasi dottor Mengele almeno fino a quando la migliore alternativa immaginabile è il canale satellitare di Fassino.

Sempre riguardo allo stesso post, The Petunias imbastisce invece una discussione diversa: “Non per fare polemica, ma avete presente quella scena di Io e Annie dove Woody Allen e Diane Keaton sono in coda per entrare al cinema e c’è un tale che… Dice che a noi viene bene la pizza, dice. Bravo, complimenti per la fine analisi”, avanzando l’ipotesi che io abbia peccato di leggerezza nel decretare la superiorità statunitense nel confezionare serie tv. Pungolato da un commento di un utente, aggiunge: “Era un pretesto per prendersela con i saccentoni che liquidano questioni complesse a mezzo di due giretti di parole da mensa universitaria. Il problema è il metodo con cui si parla di queste cose. Ti verrebbe da confrontare il caffè italiano con quello americano? Eppure sia laggiù che qui si beve il caffè americano. Sono due cose diverse. I telefilm italiani sono i telefilm italiani, quelli americani sono quelli americani. Dire che i nostri sono imparagonabili ai loro può essere giusto, ma dire che sono imparagonabili perché i loro sono belli e i nostri fanno schifo è una stronzata. I nostri telefilm non sono belli come i loro per centomila miliardi di ragioni – non ultimo il fatto che ci sarà un motivo se sono pochissime le serie americane che negli ultimi anni sono state trasmesse in prime time (eppure comprare una cosa costa sensibilmente meno che produrla), il che significa che è prima di tutto un fatto di pubblico, e allora prendiamocela con chi preferisce Incantesimo a Ally McBeal, cazzo, quindi col pubblico, quindi con il paese di chi fruisce, e non quello di chi produce, perché chi produce Incantesimo preferirebbe certamente produrre Rude Awakenings, sent’ammè – e dire che dovremmo limitarci a fare la pizza è un parere di una banalità che lascia basiti”.
Ora, che a noi la pizza venga meglio credo sia un dato di fatto. Che le nostre produzioni televisive siano tecnicamente, artisticamente, narrativamente, stilisticamente inferiori, pure. Non è colpa nostra, né merito loro. È una questione di DNA, credo. Nel nostro c’è scritto da qualche parte che l’idea di sottoporre il girato ad un buon montaggio è una teoria reazionaria. Che non è reato lasciare addormentare una telecamera su un’inquadratura fissa per quattro minuti. O che, per realizzare una sit-com, siano sufficienti una decina di battute mediocri, due nomi di richiamo in vacanza dai varietà tv, più Lino Banfi nel ruolo del nonno.
La nostra specialità d’eccellenza è ricicciare – male – un’unica idea. Io per primo non faccio eccezione: avevo già utilizzato tesi e battute di questo intervento (compresa quella sulla pizza) in due puntate della rubrica Quarantadue (la prima il 29 marzo 2002, la seconda il 3 giugno 2002).

QuarantadueDopo aver clonato Padre Pio in due differenti versioni, mandando completamente a puttane le carriere e la credibilità di Michele Placido e Sergio Castellitto, Rai e Mediaset si apprestano a darsi battaglia anche sulla fiction dedicata a Papa Giovanni XXIII. Bob Hoskins (diretto da Ricky Tognazzi) interpreterà la serie targata Canale 5, mentre la Rai si è affidata alla regia di Giorgio Capitani, ad Edward Asner per il ruolo di Papa Roncalli e alla produzione dell’ex direttore della tv lottizzata di stato Ettore Bernabei. I rispettivi titoli? “Il papa buono” e “Giovanni XXIII”, si presume assegnati attraverso il sistema dell’offerta in buste chiuse nel corso dell’ultimo papamercato. C’è purtroppo da constatare che parte dell’immiserimento del panorama televisivo è appunto causato dal proliferare del virus delle fiction, costosissime produzioni ad impianto narrativo fisso, esclusivamente basate, se ci fate caso, su quattro tipologie di personaggi: il prete, il maestro, il medico, il detective (di preferenza carabiniere, altrimenti poliziotto o privato). Il tema si dimostra particolarmente utile per espiare le nostre colpe verso la raccolta differenziata dei rifiuti: organizziamone una per le fiction. I preti nel contenitore nero, i maestri in quello grigio, i medici in quello bianco, i detective in quello blu. Con il materiale riciclato potremmo ottenere un’unica, monumentale serie di 52 puntate in grado di battere ogni record di audience e di share. Trama: un prete, professore di medicina, indaga su un misterioso omicidio. Geniale, ma manca la figa, obbietterà a ragione qualcuno. Ok, piccola modifica: Manuela Arcuri, suora e professoressa di medicina, indaga su un misterioso omicidio.

QuarantadueAlé, ci risiamo: qualche genio della comunicazione ha deciso di far sperimentare ad un genere inesistente come la sit-com “all’italiana” l’ennesimo annunciato fallimento. Il format ispiratore ha origine a Barcellona e si intitola “Piatti sporchi“: gag, storie di amicizia e amore tra alcuni amici all’interno di un appartamento. Ovvero: gli italiani copiano gli spagnoli, che copiano “Friends“. Dal momento che nessuno li ha visti, non risulta affatto difficile dimenticare i flop dei tentativi precedenti: “Via Zanardi 33“, innanzitutto, poi “Vicini di casa“, “I cinque del quinto piano“, “Chiara e gli altri” e, non ultimo, il malsano filone dei “Ragazzi della terza C“. Questa volta, a dire degli autori, sarà diverso: le puntate saranno registrate alla presenza di un pubblico, quindi le risate risulteranno reali. Esattamente come si usa fare da sempre negli Usa e in Inghilterra. Il messaggio è chiaro: copiamo sì, ma questa volta, forse, dal compito giusto. Per “Piatti sporchi” sono stati assoldati, tra gli altri, Valerio Mastrandrea e Caterina Guzzanti. Sono giovani e vagamente apprezzati, perché sottoporli all’inevitabile gogna della cancellazione della serie? Siamo italiani: confezionare sit-com di successo è uno di quei mestieri per cui siamo portati. Ci mancano (e non avremo mai) il ritmo giusto, la capacità di costruire la battuta, studiare i personaggi, concepire l’idea di base, e le palle per sfoderare un cast di sconosciuti. Facciamo un bel bagno di realtà: non saremo mai artefici di versioni nostrane de “I Jefferson“, “Casa Keaton“, “Dream On“, “Ally Mc Beal“, “Will & Grace“, o di splendide produzioni inglesi come “The New Statesman” o “Father Ted“: a noi viene bene la pizza.

Per finire, ammetto che quando ho letto Luca Sofri fare riferimento all’intervento di The Petunias con queste parole: “Con garbo, ThePetunias si chiede perché GNUEconomy non compri quel che vende” mi sono chiesto come facesse a sapere che, finché ce n’erano ancora in giro, andavo molto orgoglioso della mia tessera pirata.

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Vai, vai Pippo Lacchetti!

giu 18 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Mi perdoni Profeta, ma quando ho ascoltato la sua versione audio della storia di Freddy, ho creduto che ad un certo punto i Pooh avrebbero attaccato con Piccola Katy.

(*) Il titolo è liberamente ispirato ad uno dei commenti di questo post.

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Cannonate collaterali

giu 18 2003 Inviato da nella categoria Strips

Cannonate collaterali
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Cannonate davanti a Dio
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Non dite a Scarpa che… [marchettaaaa!]

giu 17 2003 Inviato da nella categoria Segnalazioni

… è disponibile “Blog. PerQueneau, La scrittura cambia con internet” di Antonio Zoppetti (al secolo Zop), Luca Sossella editore, Roma 2003.
In libreria lo si potrà trovare a breve. Se non resistete lo potete comprare cliccando qui

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Posizionamento

giu 17 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Ieri sera tardi, in un programma di Rai Educational, un esponente di Forza Italia, a confronto con un gruppo di studenti, si definiva “dalla parte dei lavoratori”. Geniale. Il segreto? Spostare l’attenzione sull’ubicazione: come se un kamikaze palestinese lasciasse un biglietto d’addio con su scritto che è esploso, si, ma dalla parte degli israeliani.

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Armageddon

giu 17 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Il mondo non sarà mai più lo stesso. L’innocuo post di presentazione del “Telefilm Festival” ha battuto, per numero di commenti, lo storico intervento di Selvaggia Lucarelli in occasione dell’uscita del mensile “For Men Magazine“. Si prevedono gravi pestilenze (Luca XXI, 11), terribili terremoti (Matteo XXIV, 7; Marco XIII, 8; Luca XXI, 11; Apocalisse VI, 12-24), fragore del mare e dei flutti dagli effetti devastanti (Luca XXI, 25); vi saranno grandi carestie (Matteo XXIV, 7: Marco XIII, 8; Luca XXI, 11), segni nei cieli e sconvolgimenti delle stagioni (Luca XXI, 25), guerre e rivoluzioni (Matteo XXIV, 6; Marco XIII, 7, 8; Luca XXI, 9).

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