Azael, da FriendFeed
30 giu
Week-end istruttivo. Tutti nel caos per l’introduzione del nuovo codice della strada che prevede la patente a punti, si annuncia: le multe serviranno a finanziare l’istruzione stradale nelle scuole. Così come l’aumento delle sigarette serviva a finanziare la cura dei danni da fumo. Come pure le amministarzioni comunali in tempi di magra sguinzagliano vigili a fare contravvenzioni.
Morale: volete che i vostri figli imparino il codice della strada? Che si trovi una cura contro il cancro ai polmoni? E pure una città più vivibile? Bene, spiattellatevi contro un albero, fumate come turchi e passate con il rosso! Almeno non sarete morti inutilmente.
Non voltate la faccia, basta un piccolo gesto: gettate una carta per terra, contribuirete a tenere pulita la vostra città.
30 giu
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29 giu
Ora, non è che io internet l’abbia scoperta l’altroieri, eppure è dalla messa in onda dell’ultima puntata di “Blu Notte” di Carlo Lucarelli che cerco in rete l’immagine che vedete a lato. Tre giorni. La cercavo così, tanto per averla. Poi è diventata una questione di principio: non ve ne era traccia su Google, sul Corriere, su Repubblica. L’ho trovata, oggi, grazie ad una ricerca su AllTheWeb, precisamente su questo sito. Non mi risulta, al momento, che ve ne siano altre copie in archivi normalmente raggiungibili.
Per la cronaca, la foto ritrae uno striscione apparso il 22 dicembre 2002 nella curva degli ultras del Palermo nel corso della partita Palermo-Ascoli. Il 41 bis è l’articolo che prevede il carcere duro per i mafiosi (lo stesso contro il quale, sotto la guida di Leoluca Bagarella, 300 boss hanno manifestato proclamando uno sciopero della fame).
E siccome lo striscione esposto allo stadio veniva dopo le minacce di Cosa Nostra a Previti e Dell’Utri per non aver ottenuto le leggi contro l’ergastolo ai boss e aveva tanto il sapore dello scherzetto fatto a Salvo Lima, Silvio Berlusconi qualche giorno dopo si affanna a dichiarare che per quanto vada mantenuto e rafforzato, “il 41 bis è frutto di una cultura illiberale”. Un colpo al cerchio e uno alla botte, nel tentativo di accontentare un po’ tutti. Ma non proprio tutti tutti. L’On. Vincenzo Fragalà, ad esempio, di Alleanza Nazionale e membro della Commissione Giustizia alla Camera, si dissocia e mette le mani avanti: “Sostenere che un provvedimento illiberale sia necessario, dal punto di vista del rafforzamento dell’ordine pubblico e del sistema di prevenzione dei reati è dichiarazione pericolosa”.
In ogni caso, poco male, se sei un giornalista alle dipendenze dell’oggetto dello striscione, puoi anche tentare di riportare la notizia così.
29 giu
Secondo il Presidente Ciampi “la legge sull’immunità per le cinque maggiori cariche istituzionali dello Stato non è manifestamente incostituzionale”. Ok, proviamo così: subdolamente incostituzionale?
29 giu
Oggi sono monotematico. E dev’essere anche giornata, perché dopo essere riuscito a scovare una foto in cui uno striscione rimproverava Berlusconi di non aver fatto abbastanza per abrogare l’articolo 41 bis (carcere duro per i mafiosi), mi sono ricordato di avere, da qualche parte, il video dell’ultima intervista rilasciata da Paolo Borsellino (arriva alle Teche Rai, poi “puff!”, sparisce. RaiNews24 lo ritrova e lo pubblica sul proprio sito, poi “puff!”, sparisce).
Nel video i giornalisti Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo intervistano il giudice a proposito della sentenza di rinvio a giudizio dell’estate ‘85 e del maxiprocesso del febbraio ‘96. Sono interessati in particolar modo ad uno dei 475 rinviati, Vittorio Mangano lo “stalliere” di Arcore, e ai suoi contatti con il delfino berlusconiano Marcello Dell’Utri.
Borsellino traccia un preciso profilo del mafioso, raccontando dei suoi legami, delle connessioni, e delle sue telefonate intercettate dagli inquirenti in cui la parola “cavallo” sta per “droga”, da consegnare presso un prestigioso hotel milanese. Ecco il video e la trascrizione integrale dell’intervista, comprese tutte le ripetizioni e le incertezze tipiche del discorso diretto.
Così, perché è giusto dare importanza all’ordine temporale degli avvenimenti: l’intervista sottostante è stata rilasciata il 19 maggio 1992, quarantotto ore prima dell’attentato a Giovanni Falcone. Borsellino inizia così a seguire le tracce delle inchieste lasciate dall’amico giudice e, due mesi esatti dopo, un’autobomba esplode portandosi via lui e tutti i membri della scorta.
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Tra queste centinaia di imputati ce n’è uno che ci interessa: tale Vittorio Mangano, lei l’ha conosciuto?
«Sì, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxiprocesso, e precisamente negli anni fra il ‘75 e l’80. Ricordo di avere istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane e che presentavano una caratteristica particolare. Ai titolari di queste cliniche venivano inviati dei cartoni con una testa di cane mozzata. L’indagine fu particolarmente fortunata perché – attraverso dei numeri che sui cartoni usava mettere la casa produttrice – si riuscì rapidamente a individuare chi li aveva acquistati. Attraverso un’ispezione fatta in un giardino di una salumeria che risultava aver acquistato questi cartoni, in giardino ci scoprimmo sepolti i cani con la testa mozzata. Vittorio Mangano restò coinvolto in questa inchiesta perché venne accertata la sua presenza in quel periodo come ospite o qualcosa del genere – ora i miei ricordi si sono un po’ affievoliti – di questa famiglia, che era stata autrice dell’estorsione. Fu processato, non mi ricordo quale sia stato l’esito del procedimento, però fu questo il primo incontro processuale che io ebbi con Vittorio Mangano. Poi l’ho ritrovato nel maxiprocesso perché Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come uomo d’onore appartenente a Cosa Nostra».
Uomo d’onore di che famiglia?
«L’uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo delle famiglie palermitane».
29 giu
Mi chiedevo una cosa semplice semplice: quando Crudelia sarà a tutti gli effetti diventata una di quelle spregevoli cose che lei chiama “blogstar” (a giudicare dal suo counter, abbastanza presto, direi), che farà, si prenderà per il culo da sola?
29 giu
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28 giu
E per carità, figuriamoci se uno può non essere d’accordo. Il problema, credo, sta nel fatto che rivolgersi al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, 83 anni, utilizzando la frase “Signor Presidente, i weblog Le chiedono di graziare Sofri“, equivale, più o meno, a scrivere: “Signor Presidente, gli Sgnaps, gli Sgurtz e gli Sparagnaus Le chiedono…”.
Bene ha fatto EmmeBi a prediligere il vernacolo alla forma: “Le scrivo la presente… ovvia siamo tutt’e due di Livorno, cosa si fa, ci si piglia per il culo? Diamoci del tu, giù…”.
In ogni caso, per quel che può valere, Macchianera (con un pensiero ai quattordicenni su Splinder che si chiederanno: “Perché Ciampi ci deve dire grazie a Luca Sofri?”) aderisce senza esitazioni.
28 giu
Spero che il direttore Antonio Bozzo (che so essere frequentatore di weblog) non se la prenda, ma la querelle di qualche giorno fa con Aldo Grasso ha aperto un dibattito sul significato di “marchetta”, e a me sembra giusto riportare un esempio pratico e chiarificatore:
28 giu
Leggo nell’ultima puntata di “Tanto per abbaiare”, la rubrica di Riccardo Orioles: “Telefonini. Con tre anni di ritardo, arriva in Italia (grazie a un accordo fra Wind e Docomo) la tecnologia giapponese dell’I-mode… Come mai in Italia solo ora? Perché era troppo semplice e costava poco; niente di paragonabile con i colossali profitti dell’Umts, che fra apparecchiature e riantennizzazione del territorio prometteva di essere la Mecca delle compagnie telefoniche”.
E invece no. Se possibile, siamo messi anche peggio. Perché l’I-mode ce l’avevamo già, senza saperlo. Magari qualcuno lo ha disponibile sul proprio telefonino e non l’ha mai potuto utilizzare. Dal momento che non mi piace passare per spacciatore di dogmi, vi spiego com’è che lo so.
È successo che il 6 settembre 2002 l’ufficio stampa italiano di Nokia mi ha inviato via e-mail un comunicato stampa sul lancio di due nuovi cellulari, con un documento Word allegato. Il file era stato spedito senza che fossero disabilitate le opzioni che permettono di visualizzare gli appunti e le precedenti correzioni. A margine del paragrafo dedicato al nuovo Nokia 3650, alla voce “tecnologie supportate”, si poteva chiaramente leggere a margine un’avvertenza per la filiale italiana: “No I-mode in these releases EVER!!!! No matter if there is some support there or not, having I-mode mentioned in a release leads into very dangerous roads!!!”
28 giu
NON PENSATE TANTO ALLE PAROLE. PENSATE ALLE COSE.
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• I pupi. “Prendi marrano!”, “Mori, traituri!”, “A ttia, Ganu di Maganza!” e giù gran colpi di scimitarra e draghinassa, fra gli applausi entusiasti e gl’incitamenti degli spettatori: “Forza, Rinaldo!”, “Ammutta, Ferraù!”. “Cannonate in pancia!”, “Ci avete fatto perdere le elezioni!”. “Dai, Umberto!”, “Forza, Giancarlo!”. Appassionante spettacolo che però a un certo punto, come tutti gli spettacoli, finisce: un’ultima riverenza al pubblico, e via nello scatolone del puparo. E anche il buon Bossi, tirato l’ultimo colpo di durlindana e sbraitato l’ultimo “cane infedele”, s’inchina e rientra docilmente nello scatolone.
Non pensatene troppo male, poveruomo. A lui, in realtà, degli immigrati non gliene frega proprio niente, nè in bene nè in male; solo che c’era bisogno d’un po’ di spettacolo a tinte forti, per distogliere l’attenzione dal lodo Ciampi e dalla scandalosa assoluzione dei potenti. Dopodiché, l’amnistiato si mette in posa e comincia a declamare dal balcone “Me padrone d’Italia! Me padrone d’Europa! Italianiiiii!”. E così il signor B. sbarcò in Europa.
Della vecchia Dc si può dire tutto il male che si vuole: camorristi a Palermo, ladroni a Roma – ma come politica estera, bisogna lasciarli stare. D’un paese che aveva fatto sette guerre in un secolo, era riuscita a fare una potenza pacifica rispettata da tutti. Di una nazione non grandissima, sconfitta in guerra, famosa per giri di valzer e tradimenti, uno dei tre pilastri su cui sorgeva l’Europa. L’Italia non è sempre stata il paese dei telefonini: c’è stato un momento in cui eravamo una specie d’Iraq bombardato, con le macerie al nord e la fame nera al sud. “Italian fascists”, ci chiamavano, o – i più benevoli – “macaronì” o “mandolini”.
La prima volta che questa Italia andò all’estero, a un dibattito pubblico europeo, il nostro rappresentante era un signore occhialuto alto e magro, abiti decorosi, sorriso raro. Attraversò la sala – quando toccò a lui prendere la parola – fra sguardi compassionevoli e sorrisini. “Mr Digaspery of Aitaly!”. “So bene – cominciò – che tutto in questa sala, esclusa la vostra personale cortesia, ci è contro. Ma noi italiani…”. E parlò. Parlò dell’Italia povera ma coraggiosa, delle guerre subite e della pace sperata, delle macerie che già – senza aspettare nessuno – stavamo rimuovendo. Parlava sempre più piano, epperò ascoltato da tutti, perché il silenzio era grande, mentre – per bocca del suo leader – nella sala passavano le sofferenze e i meriti, gli errori e i doni di tutto un popolo. Che ritornava adesso a parlare – dopo un buio di tanti anni – con tutti gli altri: senza più imporre niente a nessuno, senza più imperi, ma con una sua profonda civilissima dignità.
Infine De Gasperi tacque, raccolse lentamente le carte e si avviò per uscire: al suo passaggio, tutti i delegati – americani, francesi, inglesi, canadesi e tutti gli altri – si alzavano l’un dopo l’altro in piedi, in segno di rispetto; dietro di lui uscì la piccola delegazione italiana, composta da democristiani, liberali, azionisti, socialisti e comunisti. Da quel momento l’Italia tornò ad essere un paese d’Europa. Insieme – ed alla pari – con i francesi e i tedeschi fu anzi la prima a dire che bisognava unire l’Europa.
E ora, nel momento in cui finalmente l’Europa cresce economicamente e fa politica, fa fronte all’impero impazzito, prepara forze armate comuni – nel momento in cui, dal punto di vista nazionale, c’era da raccogliere il frutto di cinquant’anni di semina coerente e faticosa – ecco che arriva un brianzolo qualunque e strilla: “Tenetevi la vostra Europa, scemi! Noi vogliamo essere ‘mmericani!”. Gli altri naturalmente lo guardano con un sorriso gentile, e si dividono tranquillamente la parte nostra. Vabbè. D’altronde, non sanno nemmeno se gli abbiamo mandato una persona onesta o un ladro a rappresentarci fra loro; abbiamo fatto una legge apposta per abolire ogni possibilità di saperlo e loro educatamente “Ah sì? Beh, se da voi si usa così…”.
• linarena@yahoo.it wrote:
< Noto che lei nutre una grande nostalgia per il comunismo predicato sul manifesto dal compagno Pintor. Ebbene, le chiedo, mi vuole spiegare di quale tipo di comunismo si tratta? È per caso un comunismo che mira al mutamento radicale della società e quindi dei rapporti di produzione oppure è solo una definizione che serve a coprire con una patina di tristezza e di desiderio i discorsi dei reduci del Pci? >
Cara Lina,
eh, Lei mi fa una domanda da nulla! Bisognerebbe essere un politico per risponderLe; io sono un compagno sì, ma tutto sommato non granchè come militante. Vediamo un po’.
27 giu
In attesa che qualcuno mi spieghi esattamente cosa voglia dire ‘Neocon’ (sì, sono giornalista e oltre neoconservative non vado) intanto si può adottarne la simpatica T-shirt ( poi mi spiegate anche quella).
27 giu
Sorry guys, tra i vari avvenimenti, oggi, c’era finire i DVD della seconda e ultima serie di Dark Angel e scrivere un pezzo per un settimanale su Tiziano Scarpa. Ergo, poco blog, oggi. A partire da stasera, invece, post a valanga.
27 giu
Ho la netta impressione, la percezione, che oggi succederà qualcosa…
27 giu
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Gli Stati Uniti sono come un ragazzo che, ad una festa, dà cocaina a tutti e continua a non piacere a nessuno.
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