L’Euro esplosivo…

…E IL RICORDO DI UN LAVORATORE IN NERO

Pianeta. L’euro stracccia il dollaro. Da ciò le bombe passate, e quelle a venire.

Una persona importante. Prima di cominciare a parlare di politica, stavolta vorrei che leggeste la storia di un italiano come tanti, morto l’altro giorno per un collasso da sovraccarico da lavoro mentre faceva lavoro nero. I giornali, naturalmente, non si sono nemmeno accorti di lui. Eppure è grazie a lui, e a migliaia di altri precari come lui, che vanno in edicola ogni mattina. Pubblichiamo la sua storia – che è siciliana ma potrebbe essere di qualunque altra luogo – attraverso le parole di due cittadini che, all’insaputa uno dall’altro, ce l’hanno inviata.

Questa è la piccola storia di Andrea, sostituto a vita nel quotidiano di Catania, “La Sicilia“. Era un uomo di 41 anni di mestiere “bummularu”, come chiamiamo quì coloro che portano a domicilio le bombole del gas, titolare insieme al fratello di un negozietto deposito sito nelle adiacenze della piazza del Borgo. Il suo rapporto col giornale inizia qualche anno fa, venendo preso in forza precaria come sostituto nel modernissimo e ultratecnologico reparto di spedizione. Per sbarcare il lunario faceva altri due lavori. Una notte Andrea si sente male e si accascia al suolo in mezzo ai colleghi di lavoro; l’autoambulanza spunta dopo 30 minuti, per lui non c’è più nulla da fare. Morto stecchito. “Cause naturali”: tutto normale dunque. Bisogna lavorare per tre, per poter vivere. I suddetti lavori non sono di tipo sedentario e due di essi si svolgono in orario notturno. A parte il profondo cordoglio durante le esequie di rito, presente lo stato maggiore del giornale e gli eventuali e futuribili colleghi operai, altra reazione non c’è stata, solo una timida colletta di cui s’è fatto carico un componente dell’Rsu. Vi scrivo perchè questa piccola storia ignobile possa in qualche maniera uscire dalla palude dell’informazione di questa città e dintorni. Io sono un vecchio compagno, che tra l’altro è stato onoratissimo di avere conosciuto Andrea, e vi assicuro che era una bellissima persona. (Redrage)


Io conoscevo Andrea Riccobene. Abitavo, diversi anni addietro, proprio di fronte al negozietto di bombole gestito da lui e dal fratello in via Proserpina, alle spalle di piazza Lincoln. C’era anche il padre, un vecchio compagno del Pci dei tempi passati. Persone oneste e probe, lavoratori veri, che si barcamenavano tra tante difficoltà. Esempio per tutti per la loro umiltà, dignità e socialità. Pochi anni addietro Andrea aveva perso un figlio in giovine età. Io lo incontravo spesso, dato che il figlio è sepolto quasi a fianco a mia madre. Scambiavamo poche parole. Una persona “nobile”, di sguardo sincero e triste. Giornali, quotidiani, e quant’altro stampato nelle tipografie de “La Sicilia” ogni mattina sono presenti in edicola a partire dalle sei grazie a tanti ometti, che in “nero” (lavoro precario, saltuario e di arrotondamento), si presentano in piena notte, alle quattro del mattino, a caricare, per poi distribuire, con le loro autovetture, lungo le strade di tutta la Sicilia orientale. Stress, fatica e sofferenza. Un lavoro a basso costo per gli Altri, a basso guadagno per loro. Questa è la modernità. Un intreccio di tecnologie e sudore. (Domenico Stimolo)

Vigilando redimere. A San Vittore? Tecnicamente sì, per competenza: ma come si fa, uno che lavora prevalentemente a Roma (e prima o poi otterrà l’uscita diurna per buona condotta), a confinarlo laggiù a Milano? A Rebibbia, allora? Beh, ma i reati non sono stati commessi (almeno a quel tempo) a Roma; e poi, se lavora nella capitale, la famiglia ce l’ha ancora in Lombardia: non sarebbe umano. Momento: ma fra poco, non deve andare in Europa? A Bruxelles, allora, con una convenzione speciale. Bravo: e se poi, europeando europeando, prima o poi passa Garzon e se lo piglia? Insomma, il dibattito ferve – su alcuni particolari tecnici della situazione politica italiana – e non si riesce a trovare una soluzione. Alla fine – “braccialetto elettronico!”l’idea migliore l’ha avuta un americano, un redattore di Newsweek, tale Nadeau. Va bene: braccialetto sia, e non parliamone più. Anzi, fateglielo d’oro, così nemmeno se ne accorge: va bene? E poi dicono che siamo forcaioli.

A proposito. Visto? Elezioni anticipate. Meglio una campagna elettorale oggi che un vedi sopra domani. Bene (stavolta) Fassino che ne ha preso atto e ha calato subito l’asso Prodi sul tavolo. Si vota, probabilmente, fra dieci mesi: una campagna elettorale lunga, e speriamo senza tritolo. (Come? Dice che lui le elezioni non le vuole? Lui magari no, ma Dell’Utri sì. Ed è Dell’Utri quello che decide, adesso).

Berlusconi cala sul tavolo un Craxi (“È stato lui a dirmi di intervenire su Sme“) e attacca Prodi. Prodi “legge”. Berlusconi minaccia elezioni. Prodi vede e rilancia; Cofferati “passa”, Ciampi scruta con occhio sospettoso il mazzo, Berlusconi cambia una carta. Tutte le pistole sono ancora nelle fondine. Mi scuso per le metafore pokeristiche ma mica posso citare Tucidide ad Abilene.

• Chi è il presidente della Rai? Non lo sa nessuno. O meglio: fino al ventisei di ogni mese, è Berlusconi; il ventisette, giorno di paga, improvvisamente lo diventa Lucia Annunziata. Il tempo di firmare l’assegno e via. Finora, in Rai, l’unica questione su cui le abbiano concesso di dire la sua è stata il raddoppio del suo emolumento, da venti a quarantamila euro al mese. Coraggiosamente, lei s’è impuntata e ha detto sì.

Santoro, intanto, è convinto (l’ha detto ai giudici superstiti, a Palermo) di essere stato cacciato dalla Rai soprattutto per la puntata in cui ha fatto parlare – attraverso una vecchia cassetta fin allora “dimenticata” – uno dei giudici più pericolosi, quel tale Borsellino.

• Il “capo” degli scienziati italiani, il presidente del Cnr Lucio Bianco, ha dato le dimissioni e se n’è andato. La notizia si perde fra i titoli relativi a manager e presidenti. Non credo che nel Trentasei molta gente abbia fatto caso al fatto che perdevamo Fermi e Amaldi.

• Un vecchio forzitalioto: “Ha da venì Buffone!”.

Mafia e Stato. All’inizio Stato era moderatamente amico di Mafia: le dava libertà di lavorare, purché solo in certe regioni ed entro limiti prefissati. Poi sia Stato che Mafia cominciarono a volere, dopo il dito, anche la mano. Il primo, invece di limitarsi a chiedere la pelle di qualche communista ogni tanto, pretese che Mafia attuasse dei veri e propri colpi di stato. Quest’ultima, a sua volta, non si contentava più di avere via libera in qualche traffico di droga, ma voleva proprio comandare. A questo punto si andò allo scontro: fra un casino e l’altro, da qualche parte saltò fuori uno Stato buono, dette una gomitata nella pancia allo Stato di prima (“Fatti in là vecchio bacucco!”) e cominciò a prendere a cazzotti Mafia: “T’insegno io ad ammazzare i cittadini, stronza!”. Lo Stato vecchio rimase a rimuginarci un po’, poi decise che fare così non era buona educazione, fece lo sgambetto al collega più giovane e disse a Mafia: “Beh, hai visto, te l’ho levato di torno. Adesso però datti una calmata, non farmi fare brutta figura. Se hai problemi dimmelo con le buone, ché ci penso io”.
E tutto filò via liscio per qualche anno. Poi, chissà che è successo: Stato voleva di nuovo usare contro i communisti (nel frattempo tutti i giudici erano diventati communisti) la vecchia amica? Era lei che riavanzava pretese? Non riuscivano a mettersi d’accordo fra di loro? Boh. Fatto sta che i due sogghignavano sempre più sinistramente, e qualcosa di brutto prima o poi doveva capitare.
I communisti (fra cui tutti i giudici, se l’avete dimenticato) dicevano che Stato, quando ancora faceva il costruttore edile, aveva fatto qualche affare insieme a Mafia e dicevano anche – beh, questo più a bassa voce – che da allora Mafia lo ricattava, pretendeva che pigliasse a schiaffi i giudici e si mettesse magari nei guai per dare una mano a lei. Son tante, le cose che si dicono: come si fa a sapere?
Da qualche tempo, però, le cose ormai succedono davanti a tutti e i giudici, appena vedono Stato, d’istinto si riparano la testa. Una volta esce la legge per lasciare fare conti falsi agl’imbroglioni, un’altra per impedire ai poliziotti di spiare i mafiosi, un’altra ancora per dire che se il giudice non è simpatico il processo non vale: insomma, ogni volta che Stato fa una legge nuova, i giudici si mettono a piangere ancora prima di sapere che legge è. L’altra volta, in un ministero, s’è scoperto che entravano e uscivano tranquillamente gli spacciatori. “E lei chi è?”. “Mi lasci passare, sono un amico del dottor Stato!”. Adesso, in un altro ministero, entrano ed escono i picciotti con l’elenco dei figli dei pentiti. “Ma insomma, da che parte stai, si può sapere?” alla fine gli gridò un giudice più coraggioso. E Stato non disse niente ma, finemente, sorrise.

Mare. Quattro corpi umani nelle reti dl peschereccio Iride di Mazara del Vallo. “Clandestini” annegati mentre cercavano di venire in Europa. Avevano paura di molte cose – fra cui della Marina italiana – e ora non hanno paura più di niente.

Islam. È cominciato in Libano, e proseguirà in Barhein, Yemen e Siria, il giro diplomatico del presidente iraniano Khatami. È il primo contatto ufficiale fra l’Iran e questi paesi dai tempi della rivoluzione islamica del 1979: finora, le divergenze religiose (sciiti contro sunniti) e politiche (islamisti contro moderati) avevano impedito qualsiasi dialogo. L’intervento americano in Iraq ha compiuto il miracolo, e Khatami è stato accolto con entusiasmo dappertutto.

Palestina/Israele. Vietata dalle autorità israeliane la presenza di musulmani adulti alla tradizionale preghiera del venerdì sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, dove alcuni anni fa l’attuale primo ministro Sharon aveva dato il via alla seconda Intifada passeggiando ostentatamente con una scorta armata in uno dei luoghi considerati sacri dei musulmani.

Cina. La settimana scorsa migliaia di contadini s’erano rivoltati contro i lazzaretti di massa con cui il governo cerca di ovviare alla scandalosa mancanza di misure sanitarie di prevenzione. In risposta a queste proteste, il soverno ha decretato la pena di morte per chiunque si sottrae ai lazzaretti. Qui in occidente si percepisce una qual certa ammirazione per il “polso fermo” delle autorità cinesi. La pena di morte, in quel paese, si somministra con una pallottola alla nuca, il cui costo viene poi addebitato ai parenti. Ci sono villaggi interi, nelle province più povere in cui la quasi totalità della popolazione è ammalata di Aids, completamente abbandonata a se stessa. Nelle fabbriche e nelle campagne – fra vecchi “comunisti” e capitalisti d’assalto – lo sfruttamento è feroce. La Cina aspetta un Mao.

Dove sta Saddà? Col mullà O’ Mar, un po’ accà e un po’ allà. Tanto, a Esso e Evron ormai che gliene può fregà?

v. wrote:
< Leggevo gli sfoghi di molte persone incazzate come me, e tra i tanti uno mi ha colpito più degli altri, non so ki lo abbia scritto, ma ricorda nel suo sfogo il rinnovamento ke circa dieci anni fa, per la precisione undici, c’é stato in sicilia dopo la Strage di Capaci. Oggi pensare a quel periodo fa ancora + male, perké ci si rende conto come questi uomini solo morti per nulla, la Sicilia ha dimenticato e continua a vivere come nulla fosse. Per fare un esempio il 23 Maggio a Trapani, la mia città, non si ricorderà la strage di Capaci. Come cambiano i tempi, per il primo anniversario della morte di Falcone nella mia scuola venne il Giudice Caponnetto, ed ora… >

dinamitebla wrote:
< Propongo di pubblicizzarlo un po’, quel libro, io non sapevo neanche che esistesse e ho la mia bella età, figurati un ragazzino. Ho finito ieri di leggerlo. Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, Einaudi, 10,00 euro/i. Ciao >

Un tifoso wrote:
< “Quest’anno lo scudetto lo ha vinto la Juve, onorando la memoria dell’avvocato Gianni Agnelli”. Beh, speriamo che l’anno prossimo lo vinca il Milan! >

elciade wrote:
< cosa sia la sinistra non lo sa nemmeno la destra: sa solo che le fa degli assist della madonna, quindi che cacchio le frega di sapere se la sinistra è maradona o gattuso? >

alessandro wrote:
< Berlusconi promette querele a chi lo ingiuria? Bene. “È l’uomo di Cosa Nostra”. “La Fininvest ha qualcosa come trentotto holding, di cui sedici occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca di Cosa Nostra a Milano”. “Molte ricchezze sono vergognose, perché vengono da decine di migliaia di morti”. “C’è denaro che ha odore di mafia”. “Silvio è uomo della P2“. Tutte queste querele vanno indirizzate al ministro Umberto Bossi: è lui che scriveva così. Dove? www.lapadania.com, 27 ottobre 1998 >

Maurizio wrote:
< Qua a Napoli, cresce la monnezza, e tornerà ai primi piani delle case, come tre anni fa; impiegati, insegnati, commercianti e operai intostano la nervatura, e appicciano il fuoco ai cassonetti, per non respirare la pestilenza, e preferendo inconsapevoli la diossina. Massimo quarantotto ore, e le scuole chiuderanno, gli uffici pubblici chiuderanno. La gente, furiosa, inizierà a rovesciare i cassonetti stracolmi per le strade, in modo che la forza pubblica sia costretta ad intervenire per ripristinare la viabilità. A Casoria si vota. Al Vomero, intanto, apre FNAC >

Stefania wrote:
< Un saluto affettuoso da Catania, e… continua così! >

Cara Stefania, sono io che ringrazio te: senza la tua simpatia sarebbe proprio impossibile andare avanti. Nel mio ricordo di Catania si mescolano inestricabilmente le facce dei cavalieri e i visi dei liceali: ferocia contro speranza, e in un certo senso – magari per poco tempo – abbiamo vinto noi. E se è successo una volta, chissà… potrebbe succedere ancora.

Viviana wrote:
< Un’equipe di fisici nucleari italiani ha scoperto l’esistenza di una nuova particella sub-atomica. In confronto alle altre, spiegano, è molto più piccola rispetto al suo modello di riferimento e anche più contraddittoria: dura più di quanto dovrebbe durare e non riesce a trasformarsi in ciò che vorrebbe. Per ragioni a noi sconosciute, gli scienziati hanno deciso di chiamarla Ds >

Umberto wrote:
< “Anch’io, quando si parla d’Israele, ascolto cose che mi allontanano da me stesso: il cuore ricorda Anna Frank, ma gli occhi vedono i bambini di Gaza”. Non riesco a capire perche’ sulle retine di chi è così sensibile alle sofferenze umane non rimangano mai impresse le immagini delle vittime degli attacchi suicidi, a mio avviso immagini più pertinenti che non quelle di Anna Frank >

Considero esattamente sullo stesso piano le vittime dei criminali attentati dei “kamikaze” e quelle delle criminali “rappresaglie” del governo israeliano. Anna Frank non ha nulla a che vedere né con l’una né con l’altra banda di criminali: anche se una delle due, bestemmiando, se ne considera erede.

Libro di lettura (ad uso dei piccoli siciliani, e anche marrocchini, africani, brasiliani e rumeni e di tutti gli altri Paesi).
C’erano quattro fratelli, che si chiamavano: Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno. C’era un lavoro da fare, e lo dettero a Ciascuno. Ciascuno era sicuro che l’avrebbe fatto Qualcuno, ma Nessuno lo fece. Qualcuno si arrabbiò perché era un lavoro di Ciascuno. Ma Ciascuno aveva pensato che in fondo lo poteva fare Ognuno. Nessuno capì che Ognuno non l’avrebbe fatto. Finì che Ciascuno vanniò Qualcuno, quando Nessuno fece ciò che avrebbe potuto fare Ognuno. Morale: se Ognuno facesse la sua parte, se Qualcuno desse una mano e se si avesse fiducia in Ciascuno, Nessuno criticherebbe, e il lavoro verrebbe buono. (Luigi De Paoli)

Kosta <kafavis@koine.el> wrote:
< No, che non sono morti. Li cacciammo
dai ruderi dei templi, dai frantumi
di statue ed are; ma vivono ancora.
Tu sai, terra del sud, che ancora il loro
affetto vive, ancora t’accarezza.
E a volte, quando sorge l’alba estiva,
ecco nell’aria immobile un sussurro,
un palpito di vita – e una creatura
che non si vede e tuttavia respira
con passo adolescente viene a riva. >

< … Sanno l’oggi gli umani ma gli dei,
padroni della luce, hanno il futuro… >

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