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Un post a caso
La faccia di chi legge
L'avete mai fatto in una vetrina? Io l'ho fatto lunedì pomeriggio. Non è stata, peraltro, l' esposizione più imbarazzante a cui ho sottoposto la mia faccia di tolla, in svariati anni di patacate, anzi. Le nostre amiche libraie qui, a...
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Ci chiamano dandyne
Albert Speer
Le offerte speciali di Cinecittà
Indovina chi viene a cena? (Piovono pietre su RadioNation)
Ustica - Un caso ancora aperto /4
Un presidente proprio perfetto
Movable suicide
di Riccardo Orioles
STATE ATTENTI ANCHE VOI: LA LIBERTÀ DI STAMPA SIAMO NOI, TUTTI INSIEME

Internet. Un giovane dissidente cinese, Wi Qi, è finito in galera per aver messo su un sito la lista delle persone scomparse dopo essere state "invitate" dalla polizia. Poche settimane fa due giovani hackers americani sono stati condannati per aver messo in rete informazioni che consentivano di evadere il "pizzo" imposto sulla musica dalle majors dei Cd. Nel primo caso l'accusa formale è di "sovversione", nel secondo di attentato ai profitti delle multinazionali. Il meccanismo è lo stesso. L'internet è libero, e fa paura. Scrivere su un sito costa appena un po' di più che scrivere sui muri ma è infinitamente più efficace. I padroni del mondo, quando è stata inventata la scrittura, debbono aver provato un panico molto simile a quello dei padroni di ora, di fronte a un mezzo alla portata di tutti, di tutti i cervelli e di tutte le verità. Chissà quanti hacker saranno finiti nelle miniere di sale, a quel tempo, per uso abusivo dell'alfabeto.
Qualche settimana fa su Repubblica è uscito un bellissimo articolo di Valentini, che oltre ad essere un giornalista è anche manager di una società che si occupa, guarda caso, di vendere pubblicità e contenuti in rete: il web è un casino, ci vogliono leggi dure, basta con le e-mail gratuite, facciamole a pagamento. In Spagna c'è già una legge che restringe i contenuti giornalistici sull'internet, ed è considerata un modello per una futura legislazione europea. In America o in Cina affrontare determinati problemi sul web porta già in galera.
In Italia tutta l'informazione è ormai concentrata nelle mani di una mezza dozzina di proprietari, non di più. Molte notizie escono assai sbiadite, o non escono affatto. E non è solo Berlusconi a censurare ma anche Caracciolo, Romiti, Caltagirone, Ciancio, Agnelli. Periodicamente, campagne "d'opinione" mirate vengono lanciate a freddo per conseguire questo o quell'obbiettivo politico o industriale: "domani piove" può significare semplicemente che la proprietà del giornale produce d'ombrelli. L'informazione libera, distinta dagli interessi economici, non esiste più. La stessa Cnn ha ormai formalmente adottato regole di autocensura. Restano i giornalisti singoli, quando hanno visibilità (ricordate la campagna contro gl'inviati Rai "filosaddamiani"? Beh, è solo una delle tante), e resta l'internet. Per esempio, queste righe.
La rubrica che state leggendo esce ormai da quattro anni, ed esce in condizioni davvero strane. L'autore non è un simpatico fricchettone, ma un vecchio giornalista professionista: con fonti, dunque, mestiere e capacità d'analisi tali da conseguire una credibilità non inferiore a quella dei media ufficiali. Dieci anni fa, questa rubrica non sarebbe potuta uscire: non avrei avuto i soldi, semplicemente, per fare un giornale da solo. Sarei stato non solo personalmente emarginato (il che riguarda me) ma proprio costretto al silenzio: il che riguarda voi, perché una notizia o un'opinione in meno impoveriscono tutti. Con l'internet invece posso parlare. Debbo solo accettare la condizione esistenziale di emarginazione ecc. a cui questo tipo di giornalismo oggi costringe; ma tecnicamente posso far viaggiare opinioni e notizie in un ambito sufficientemente esteso da essere utilizzabili dai lettori. Posso fare giornalismo, insomma. Condivisibile o meno, bello o brutto, ma sicuramente libero da interessi esterni: per me, "domani piove" vuol dire proprio che secondo me pioverà, non vendo ombrelli. Poi può anche darsi che faccia bel tempo: in questo caso avrei scritto una cazzata (e i lettori me la farebbero pagare) ma avrei sempre fatto giornalismo, non pubblicità o propaganda. Ritengo che a lungo andare questo paghi.
di Molly Bezz
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la vignetta.
Venerdì 30 Maggio 2003
Cicciopanzo mi preoccupa. Sono in apprensione da giorni. E non è - lo dico in anticipo - per il fatto che risulti ormai chiara la volontà sia a destra (un anonimo - mica tanto anonimo - sul Domenicale di Dell'Utri) che a sinistra (Antonio Ricci: «È uno stronzo, un mafioso e un perverso poliforme») di impallinarlo per esporlo nella sala dei trofei di caccia. Di questo Dio avrà in gloria chi ne avrà il coraggio. No. Mi turba, piuttosto, il fatto che da qualche tempo a questa parte abbia la zeppola. E mica una zeppola normale: una da commissario Zuzzurro, per intenderci. Fateci caso. Ieri sera, nel pronunciare la frase "fascie attenscione a quescto filsgmato, persché poi sescguirà un'interviscta che spascca" pareva un innaffiatoio da giardino.
Per motivi che a noi comuni mortali non è dato conoscere, ma forse solo per rinnovare la propria assicurazione sulla vita, da anni, di tanto in tanto, l'ex presidente Francesco Cossiga bracca un giornalista e gli riempie la saccoccia di insinuazioni su questo, malignità su quello, pettegolezzi e illazioni sul tal altro, sempre con la faccia di uno che la sa lunga ma non la può raccontare tutta. Come uno che, appunto, ha visto cose che noi umani non possiamo neanche immaginare, senza neanche essersi dovuto recare al largo dei bastioni di Orione per scorgere le navi da combattimento in fiamme.
L'ultima allusione maligna - per quanto goffamente nascosta tra le righe - l'ha riservata all'ADNKronos in occasione dell'avvicendamento alla direzione del Corriere della Sera tra Ferruccio De Bortoli e Stefano Folli: "Folli è un vecchio spadoliniano intelligente, ottimo scrittore, duttile che va d’accordo con tutti, dall'estrema destra all'estrema sinistra e poi ha due garanzie! Una il palazzo dei Quirinale, e l'altra il non più palazzo Giustiniani, non nel senso senatoriale del termine, ma via Giustiniani, anche se su di essa si affacciano solo due o tre stanzette, che io di più non riuscii da presidente del Senato ad assicurare all'Istituzione ai tempi del gran magistero del buon amico Armandino Corona, spadoliniano anch'esso. Auguri comunque se i fatti matureranno, a De Bortoli ed a Calabrese o Folli che entrambi io stimo".
Rebus facile: Armando Corona è stato Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, eletto nel 1982 e confermato nel 1995 con il difficile compito di scindere, agli occhi dell'opinione pubblica, l'immagine della massoneria da quella della loggia P2. Palazzo Giustiniani e via Giustiniani (ai numeri civici 2 e 5) hanno invece ospitato la sede del Grande Oriente dal 7 luglio 1960 al 1987, e cioè fino a quando il locatore - il Governo italiano - decise di non rinnovare il contratto d'affitto in seguito agli effetti dello scandalo P2.
Cossiga, insomma, tiene a far sapere a qualcuno che lui sa. Quindi, che non gli rompano i coglioni. Che cosa, poi, sappia o stia millantando di sapere, noi umani lo riusciamo - questo sì - ad immaginare. Che Folli è un massone? Che è amico di massoni? Che piace ai massoni?
Io, dovendomi rapportare a Francesco Cossiga, continuo a mantenere la solita strategia. Che poi è semplice: una volta me lo sono trovato, seguito da una scorta armata, sul Pendolino. Sono salito in carrozza sereno: dal momento che lui si trovava lì, comodo comodo e seduto accanto a me, se c'era qualcosa al mondo che sarebbe potuta esplodere non era quel treno.
T'immagini
la faccia che farebbero
se da domani davvero
davvero tutti quanti "smettessimo"!!
Gianluca scrive post ironici, ci fa ridere (a volte anche incazzare), più spesso sorridere.
Nella sua webcam la notte si muove agitando le braccia, portandosele alla testa, fissa lo schermo del suo portatile, si alza, muove gli occhi in modo alieno, a volte si tocca gli occhiali, cambia inquadratura dello sfondo mostrandoci un giorno l'
“I Want To Believe” ed un giorno la storica copertina di
Cuore, altre volte invece resta impassibile per due ed anche tre refresh dell'immagine (e lì i casi sono due: o sta guardando qualche foto di donna, oppure ha avuto una nuova idea. In entrambi i casi c'è da avere paura), oppure si sistema in improbabili posizioni meditative. A volte si morde perfino le labbra.
Ed in tutto questo continuo movimento, lui, il
Gianlucone blognazionale è sempre serissimo, con la sua aria spettrale stampata nel faccione
da pizzicotti.
Io indico
un concorso. Due le categorie:
1) chi salva l'immagine che immortala Gianluca nella posizione più bizzarra
2) chi salva l'immagine che immortala Gianluca sorridente
Il concorsissimo scade tra una settimana. Non è valido corrompere Gianluca via icq. Le foto mandatele a questo indirizzo:
ConcorsoScattaNeri, con nick o nome del partecipante, data e ora della foto e nome del blog o sito (se c'è) del partecipante. I premi vi saranno comunicati nei prossimi giorni.
Giovedì 29 Maggio 2003
di Molly Bezz
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la vignetta.
L'articolo di Selvaggia Lucarelli pubblicato all'interno della sua rubrica nel numero di Max di questo mese. E la risposta dell'altra metà del cielo.
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ROSA SHOPPING
Ricordate, una notte d’amore per noi donne significa molto, ma mai quanto un pomeriggio di shopping. Ed è lì che testiamo la vera “resistenza del maschio”.
I miei dieci consigli:
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LO ZEN E L'ARTE DELLO SHOPPING
di Gianluca Neri
Ricordate, non esistono strumenti migliori del sesso sicuro per convincere un uomo ad affrontare un pomeriggio di shopping in vostra compagnia. "Sicuro" inteso non come protetto, quanto, piuttosto, assodato: gliela dovrete dare. Senza se e senza ma. Per decreto. Bene, siete riuscite a convincerlo. Ora serve che assimiliate una decina di consigli sul tema dello shopping, per quando ve lo dovrete portare appresso:
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a) Prima regola: nessuna donna pretende che alla domanda "Mi accompagni a fare shopping?" lanciate dal terrazzo due fischioni, ma se dite sì, evitate di pronunciarlo come se aveste appena acconsentito all'evirazione chimica.
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a) Prima regola: quando proponete al vostro uomo di accompagnarvi a fare shopping, provate per lo meno a fingere che il vostro sia un invito e non una pretesa. Lasciargli credere che la propria vita sia governata dal libero arbitrio non vi costa niente: quando vi ciondolerà dietro carico dei vostri pacchi maledirà sè stesso e non voi.
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b) Evitate di domandare “Quanto ci impiegheremo?”, perché il giorno che ci gira male potremmo anche rispondere “Di sicuro più delle tue performance amorose e meno delle tue sedute al bagno!”
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b) Chiedendo ad un uomo di compiere un tragitto più lungo di letto-cucina-soggiorno e poi di nuovo letto, state violentando la sua natura. È importante che sappiate che Dio non aveva progettato l'uomo così come lo vedete: per pura fatalità non ha avuto il tempo di dotarlo di radici o di modellarne il culo a forma di divano.
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c) Va bene che le vetrine non vi interessano, ma lo sguardo fisso sul manto stradale cosa rappresenta? Siete rabdomanti in cerca di falde acquifere? Operai dell’Anas? Muli sardi?
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c) Un uomo si comporta come un vecchio monitor VGA: è in grado di riconoscere solo 16 colori. Quelli fondamentali, che servono per sopravvivere, per attraversare la strada col verde e fermarsi col rosso. Per questo la faccia da ebete con la quale accoglie la vostra domanda "Secondo te mi dona più il vestito color terracotta o quello color sabbia?" è pienamente giustificata. Rassegnatevi, è un essere limitato. Ma mettetevi il cuore in pace: il color "cachi" non esiste.
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d) Da evitare assolutamente la classica aria affranta accompagnata da camminata lenta per cui rimanete sempre qualche metro dietro di noi. Vi rammento che state accompagnando la vostra fidanzata a fare shopping, non una bara al cimitero.
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d) Il camerino è un luogo in cui ci si provano i vestiti. È semplice: si entra, ci si spoglia, si indossano i nuovi vestiti, si da un'occhiata allo specchio, e poi tutto al contrario. Non è stato concepito, invece, per fare amicizia con la ragazza che occupa il camerino accanto, per parlare di uomini, sesso, cellulite, dio e marche di costumi. Nè inoltre è adatto per trascorrervi un periodo di riflessione che copra un intero ciclo mestruale.
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e) Da evitare anche l’opposto, e cioè l’accompagnarci tenendo il passo del bersagliere per velocizzare la pratica. Quella che state percorrendo è “Via del Corso”, non una “pista da corsa” e se proprio volete fare il Ben Johnson della situazione, è bene che sappiate che lo sparo d’avvio di gara potrebbe arrivarvi dritto in schiena.
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e) Non sfidate le leggi della fisica se sapete di non essere in grado di affrontare la dura realtà. Accanirsi contro un paio di pantaloni perché, quando li togliete, fanno il rumore di un barattolo sottovuoto quando lo si apre non rivoluzionerà a vostro favore le leggi che governano il comportamento dei corpi solidi.
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f) Non dite “Ti aspetto fuori” quando entriamo in un negozio. Prima di tutto, non ve ne abbiate a male, ma non è che lì impalati davanti alla porta d’ingresso a sbadigliare facciate la figura dei leoni di Micene.
In secondo luogo, non ci serve un palo. State tranquilli, i vestiti li paghiamo, non è una rapina. Se siete in cerca di questo tipo di brividi, fidanzatevi con Winona Ryder.
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f) Per quanto possa risultare difficile da comprendere, i commessi sono persone. Toglietevi dalla testa che costringendoli ad aprire una quarantina di scatole da scarpe in un pomeriggio si svaghino quanto un gatto se gli lanciate un gomitolo di lana. Anche se girano queste voci, il loro habitat naturale non è la carta inserita nelle calzature per fare volume, e nel retrobottega non esiste una gigante ruota da criceto per commessi sulla quale si allenano spontaneamente per arrivare a servirvi più in fretta.
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g) Se invece in un impeto di magnanimità decidete di entrare, evitate di fare quello che fate sempre: mettervi a telefonare come se aveste varcato la soglia di Piazza Affari. A meno che non stiate telefonando al vostro direttore di banca per chiedere un fido che vi consenta di regalarci tutto il reparto alta moda.
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g) Un uomo queste cose le capisce, voi evidentemente, fate un po' più fatica: al secondo commesso dato per disperso, inghiottito dalle sabbie mobili delle scatole di scarpe che avete provato, comprare qualcosa - una qualsiasi cosa - evitando la sbrigativa, classica espressione "Uhm... Devo pensarci... Casomai ripasso", è un dovere morale sancito dalla dichiarazione universale dei diritti umani.
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h) Se usciamo dal camerino chiedendo “Come sta?” intendiamo dire l’abito. Siamo lì per questo, ricordate? Una mia amica con indosso un abito Cavalli fucsia, si è sentita rispondere “Oh, la mamma sta bene, tra due giorni la dimettono e oggi ha mangiato un po’ di semolino e una mela cotta.”
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h) No, per quanto a voi sembri il minimo, il commesso dell'Emporio Armani che ha osato obiettare: "Vuole una 42? Sicura? Non una 44?", non merita di morire tra atroci sofferenze nell'indifferenza generale.
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i) Se colti da generosità improvvisa volete regalarci il vestito appena provato, risparmiateci le richieste di sconto alla cassa. Un mio ex fidanzato , per omaggiarmi di una camicetta, una volta è arrivato a dire alla commessa: “Se vi lascio bottoni e polsini quanto mi togliete?”. Non è elegante.
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i) Una regola semplice semplice: non credete a tutto ciò che vi dicono le commesse. Soprattutto quando se ne escono con un "le dona moltissimo!". Il motivo è che, inspiegabilmente, ci tengono a vendere la roba esposta. Se vi sembra che, guardandovi allo specchio, un vestito caschi male, è perché è vero. Che sia colpa delle luci è una gran puttanata.
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l) Non vi spazientite per un fatto ricorrente che nemmeno la scienza è ancora riuscita a spiegare, ma che per ragioni misteriose, è la regola principale di ogni estenuante seduta di shopping con fidanzata: dopo aver percorso quindici chilometri nel quadrilatero della moda e aver rimirato quattrocento vetrine, le scarpe che ci piacciono sono sempre quelle viste nel primo negozio circa sei ore prima.
Il perché chiedetelo a Piero Angela, che volete che vi dica.
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l) Come regola generale: non pretendete che il vostro uomo sappia darvi un'opinione sul fatto che un vestito sia più bello di un altro. Innanzitutto non è attendibile: direbbe e farebbe di tutto pur di uscire da quel cazzo di negozio. In secondo luogo, se vi va bene e siete ancora giovani e innamorati, esiste qualche possibilità che vi preferisca ancora senza. Altrimenti è altamente improbabile che, come lui sogna, usciate dal camerino indossando una canadese.
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Mercoledì 28 Maggio 2003
di Molly Bezz
Avevo torto. Avevo torto. Avevo torto. È ciò che devo alla mia amica Chiara per averle fatto trascorrere gli anni a cavallo tra i 16 e i 20 in un fiaccante stato di frustrazione psicologica, additata in quanto fan dei Duran Duran. Noi, ovviamente, eravamo per la chitarra grezza di "Grattugia" The Edge e l'attacco di batteria di "Sunday Bloody Sunday". Non c'erano cazzi: di là c'erano Wild Boys e Save a Prayer, di qua Pride e New Year's Day. Allora, quando pensavamo non ci fosse neanche partita, non sapevamo che un giorno Bono Vox sarebbe apparso accanto al tenore Provolotti, accompagnato al piano da Zucchero "Sugar" Fornaciari, per cantare una canzone di Zucchero "Sugar" Fornaciari.
Su Zucchero, perdonatemi, sento l'obbligo di aprire una parentesi: ha dichiarato «Si, quest'anno ho aiutato io il Maestro nell'organizzazione del Pavarotti & Friends. Ho chiamato Bryan May dei Queen e poi Eric Clapton, che è uno difficile da avere». Ora, chiunque abbia masticato un po' di musica sa che Clapton - dio alla chitarra, per quanto mi riguarda, ma questo non c'entra - è tutt'altro che impossibile da convincere. Clapton, se lo chiamate a casa vostra, viene via per un ghiacciolo: quando ho compiuto 6 anni, i miei erano indecisi se invitare alla festa come attrazione Clapton a suonarmi "Happy Birthday" nel tinello o il Pagliaccio Pistacchio e le sue gag. Piansi tutte le lacrime che avevo quando mi dissero che Clapton aveva telefonato, ed era dispiaciuto, ma aveva un precedente impegno con una comunione.
Beh, chiusa la parentesi e tornando al punto: Chiara ebbe vita dura anche negli anni successivi, quando uscì "The Joshua Tree". Già a "Rattle and Hum", ammetto, eravamo molto meno convinti ma, per puro orgoglio, perseverammo ad infierire su di lei e la sua mania di acquistare qualsiasi giornale avesse in copertina John Taylor. Al disco successivo crollammo tutti ma, astutamente, facemmo finta di niente: «U2? Uhm... si.. qualcosa di carino l'han fatto, ma anni fa». Il cammino che, anni dopo, avrebbe condotto Bono sulla strada di Jovanotti, prevedeva ancora una fase psichedelica e una fase discotecara. Troppo persino per fan della prima ora.
Ieri sera, zappando tra la finale di "Amici" e il "Pavarotti & Friends", mi è capito di assistere a parte dell'interpretazione di Bono, il Casarini della carità pelosa, l'autore dello slogan "Cancella il debito", che ormai ha assunto la medesima importanza, a livello morale, dello stacchetto che anticipa un gioco di "Passaparola".
Bono sale sul palco, guarda con aria di sufficienza Pavarotti (dentro di sè sta pensando: "Lardoso cinghiale"), guarda con aria di sufficienza l'orchestra ("Cazzo me ne faccio dell'orchestra? Io sono capace di fare ‘One’ acappella"), guarda con aria di sufficienza il pubblico che lo sta osannando ("Massa di inutili pezzenti sfigati") e, infine, guarda con aria di sufficienza Zucchero ("E questo chi cazz'è? Mavaffanculo!"). Poi, sforzando un accenno di sorriso alla plebe, si concede. Ma non del tutto. Il meglio di sè lo da più tardi, quando decide di riscrivere il testo dell'Ave Maria di Schubert aggiungendo le seguenti frasi: "Dov'è la giustizia in questo mondo? I malvagi fanno così tanto rumore, mamma. I giusti rimangono stranamente in silenzio. Senza saggezza tutte le ricchezze del mondo ci lasciano poveri e malati e la forza è niente senza umiltá. È la debolezza una malattia incurabile e la guerra è sempre la scelta degli Eletti che non devono combattere".
Bono, a fine evento, ha dichiarato di aver saputo sin dall'inizio che la sua scelta sarebbe stata considerata "arrogante". Ma si figuri, signor Vox, facesse la cortesia di tornare pure l'anno prossimo per un Padre Nostro, un Angelo Custode, un Oh Gesù d'amore acceso.
Qualcuno, nel mentre io vado a recitare l'atto di dolore che cancellerà i miei peccati, potrebbe spiegare all'idiota che di Jim Morrison ne nasce uno per secolo?
Scusa Simon. Scusa John. Scusa Nick. Scusa Andy. E, Chiara, perdonami, se puoi.
Ludovica, sul suo blog "Secondo Imbrunire", in un primo tempo mi santifica citandomi come "Filippo Neri", poi controbatte al mio articolo su Lars Von Trier "senza ironia, dal momento che il suo post di ironia ne ha parecchia. Magari la convinco. Magari l'annoio e basta e ben le sta".
Leggo: "In Dogme 95 ho riconosciuto un ‘buon presagio’ anche per la riflessione teorica: i principi adottati dal movimento chiamano in causa inevitabilmente la questione ontologica del realismo al cinema, che da sempre appassiona e divide generazioni di cineasti. Partendo da una riflessione sull'acquisita accessibilità degli strumenti cinematografici e della conseguente democratizzazione del cinema, condizioni essenziali per la liberazione e la crescita esponenziale delle potenzialità comunicative, i firmatari del manifesto si schierano contro la standardizzazione dei contenuti, contro gli interventi ‘cosmetici’ apportati dal cinema classico, contro il concetto di autore gonfiato a tal punto da nascondere le opere. Partendo dall'assunto che la realtà filmata comunichi indipendentemente dalle intenzioni del regista e dalle attese del pubblico, le regole ferree del decalogo dovrebbero spogliare il cinema del ‘rumore’ rappresentato dagli artifizi tecnologici, creando così quel clima di ascolto necessario a lasciar parlare il reale".
Facciamo che ben mi sta. E non per pigrizia o spocchia, sia chiaro. È solo che non mi è mai arrivato il corso di corrispondenza che avevo ordinato, e il risultato è che mi trovo nella spiacevole situazione di non capire una parola di Klingon. Sarà per la prossima volta.
P.S.: Igino, sei tu? Ti ho beccato? Perché ti sei fatto un
blog con lo sfondo rosa?
Martedì 27 Maggio 2003
di Antonio Mancinelli
Cannibal Holocaust, il film che è stato saccheggiato da The Blair Witch Project, (ecco le prove) forse oggi avrebbe un nuovo episodio. A esclusivo uso e consumo di mangiatori di gay. Da noi, su Tom, c'è molta preoccupazione. Per due motivi: a) abbiamo paura di finire così; b) ci pentiamo di aver (giustamente) infierito su chi non conosce bene l'inglese, quando gli anglofoni stessi fanno di questi inguacchi, pateracchi, pasticci, polpettoni e timballi. Vado, se no mi tritano. E con uno come me, ci si potrebbe sfamare l'intera Somalia per un mese.
Ribadisco una verità scomoda: ci sono giorni in cui Il Foglio è imperdibile. Venerdì scorso, ad esempio. Il pezzo dovrebbe essere a firma di Daniele Scalise, ma col Foglio non si può mai dire.
FROCI
Ebrea ortodossa americana cita la Bibbia contro l’omosessualità, ma chi di Levitico ferisce...
C’è una signora americana, la dottoressa Laura Schlessinger che in radio si vanta di essere una perfetta ebrea ortodossa e impegna molte delle proprie energie nel dispensare consigli e comminare pene tremende a tutti i peccatori. In una delle sue orazioni omofobe ha ribadito che il Levitico 18, 22 considera l’omosessualità un abominio. E fermi lì. Al che un tipo le ha mandato una letterina che traduciamo adattandola al lettore italiano perché anche da noi girano diverse Laure Schlessinger, interpreti non autorizzate del pensiero divino, ragioniere della morale (altrui), inflessibili e – ne siamo convinti – profondamente sacrileghe. La lettera: “Gentile dottoressa Laura, grazie per il suo impegno nell’educare la gente alla legge divina. Ho appreso un sacco di cose dalla sua trasmissione e cerco di condividere la lezione con più gente che posso. Quando qualcuno cerca di difendere il modo di vita omosessuale gli ricorderò semplicemente che il Levitico al punto 18, 22 dice che è un abominio e finiamola lì. Avrei però bisogno di alcuni suoi consigli su altre leggi e su come seguirle. 1. Quando sacrifico bruciando un toro su un altare, so che emana un piacevole odore per nostro Signore (Levitico 1, 9) ma i miei vicini che non lo considerano tale sono tutti da passare per le armi? 2. Vorrei vendere mia figlia come schiava come autorizza l’Esodo al punto 21, 7. Le faccio notare che si tratta di una bella ragazzona, sana e intelligente. Quanto posso chiedere? 3. So che non posso avvicinarmi a una donna durante il suo periodo di sporcizia mestruale come, del resto, recita il Levitico 15, 19-24 ma il problema è: come glielo dico? Io c’ho provato ma fino ad ora le donne l’hanno presa mica bene. 4. Il Levitico 25, 44 dice che sono autorizzato a possedere schiavi sia maschi che femmine a patto che siano acquistati da paesi vicini. Se con i marocchini, gli albanesi e i tunisini la cosa mi va di lusso, è con gli svizzeri, gli austriaci e i francesi che incontro qualche problema. Come dire? Fanno una certa resistenza. 5. Ho un vicino di casa che insiste a lavorare di Sabato. L’Esodo al punto 35, 2 dice chiaramente che dovrebbe essere messo a morte. Dal punto di vista morale sono obbligato a farlo fuori o no? 6. Un mio amico dice che anche mangiare frutti di mare è un abominio (Levitico 11, 20) anche se lo è meno dell’omosessualità. Francamente non sono tanto d’accordo. Lei, gentile dottoressa, che ne pensa? 7. Il Levitico 21, 20 dice che non sono autorizzato ad avvicinarmi all’altare di Dio se ho un difetto alla vista. Ora le devo fare una confessione: fin dalla più tenera età porto gli occhiali. La mia vista deve essere di 20/20 oppure posso approssimarmi senza tanti complessi? 8. La maggior parte dei miei amici si tagliano i capelli per non parlar delle basette. Il che è espressamente proibito dal Levitico 19, 27. In che modo è opportuno che muoiano? 9. Dal Levitico 11, 6-8 so che anche il solo toccare la pelle di un maiale morto mi rende impuro. Mi chiedo e le chiedo: posso giocare a pallavolo con i guanti? 10. Ho uno zio che ha una fattoria nel Veneto e viola apertamente il Levitico 19, 19 piantando due differenti raccolti. Per non parlare della zia che indossa abiti fatti da due tipi differenti di tessuto (cotone e un misto di poliestere). Lo zio ha anche il viziaccio di imprecare (e, diciamolo, di bestemmiare). È davvero necessario riunire tutto il paese per la lapidazione della coppia infernale? Non potremmo solo bruciarli vivi in una riunione di famiglia come si fa con la gente che va a letto con i parenti acquisiti (Levitico 20, 14)? So che lei, cara dottoressa, ha studiato queste cose in modo approfondito e quindi confido nel suo aiuto. Grazie anche per ricordarci che la parola di Dio è eterna e immodificabile”.
Lettera a Dagospia: "Appartengo anch'io alla schiera degli ammiratori di Guia Soncini, solo in apparenza la Helen Fielding de noantri, in realtà la legittima erede delle Cederne, delle Aspesi, delle Fallaci, donne che scrivono intingendo la penna direttamente in un calamaio colmo di vetriolo. Desidererei quindi, dal momento che le viene attribuita la qualità di essere una strafiga oltreché l'indiscussa intelligenza, di vederla raffigurata da una ben altra fotografia piuttosto che da quella da voi normalmente adottata. Anche allo scopo di giustificare la bavetta di Lerner...".
Intendevamo noi permettere che la bavetta di Gad Lerner rimanesse ingiustificata? Non sia mai.
Lunedì 26 Maggio 2003
Non amo molto i cosiddetti mensili maschili 'etero' (se è vero che tra quelli italiani For Men Magazine è il più cretino, come Selvaggia ha ormai reso noto, gli altri non sono poi messi molto meglio). Faccio un'eccezione però per lo statunitense Details. E non perché sia scritto molto meglio degli altri. Nemmeno per l'art direction (che non è male). No, in realtà lo compro perché fra tutti è indiscutibilmente il più frocio in assoluto. Volete le prove? OK. A parte il fatto che ti sbatte in copertina ogni mese gente come Justin Timberlake, Vin Diesel e Colin Farrell, che – come tutti sanno – non solo fanno accelerare il battito cardiaco a tante signorine, ma causano anche involontari gonfiori a parecchi maschietti. Non vi basta? Allora vi dico che sul numero scorso c'era un lungo articolo su quanto la maggior parte degli uomini (etero, ovviamente) durante il coito provino più piacere sessuale grazie a una certa pratica, nello specifico – ahem – l'esplorazione rettale mediante ditino da parte dell'amata partner (non sto scherzando). Non siete ancora convinti? Bene, allora sfogliate l'ultimo numero, quello in edicola questo mese. L'articolo centrale, con tanto di adeguato strillo in copertina, è dedicato a chi tra gli attori più famosi di Hollywood ha il pacco più grosso (non sto scherzando). E non è un caso che sulla cover ci stia il buon Ewan McGregor, noto anche per averci regalato con indiscussa frequenza sullo schermo più di uno sguardo alla sua considerevole dotazione. Ora ditemi voi: quanti saranno probabilmente i lettori straight di Details? Come? Ah, non è esattamente questo quello che vi state chiedendo? Beh, allora compratevelo, io non vi dico altro.
di Molly Bezz
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a lato per ingrandire
la vignetta.
Come sostiene Blog.it, ormai "sito" si dice "blog". Non è un caso che tutti i maggiori portali italiani (Virgilio, Tiscali, Clarence, Excite; fa eccezione Libero) invitino gli utenti a "aprire il proprio blog" e non più a "costruire la propria pagina personale". Succede solo in Italia (AOL e Yahoo!, tanto per fare due nomi, non hanno annunciato alcun servizio di questo genere) e potrebbe voler dire due cose: che la comunità di bloggers italiana è tra le più attive; o che siamo dei fessi che perseverano a rimontare a cavallo della moda internettara del momento, con l'irrealizzabile ambizione di iniziare ad imbottire di euri il materasso.
C'è anche un motivo per cui i portali hanno iniziato a parlare di blog e non più di sito: molte delle piattaforme che offrono sono ancora basate sul vecchio concetto "non sai l'html, e io ti aiuto grazie ad un fantastico tool". Stanno, insomma, riciclando. E, mentre si dedicano alla raccolta differenziata dei vecchi servizi demodè che non riescono più a piazzare, perdono il treno degli standard che i blog hanno contribuito a creare o diffondere.
Qui di seguito, sperando possa essere d'aiuto, la comparazione delle più diffuse piattaforme di hosting per weblog, con un occhio di riguardo per quelle italiane.
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1 Via cellulare, gratuito.
2 Supporto servizio esterno
AudBlog (a pagamento)
3 Supporto integrato (a pagamento)
Tabella realizzata con la collaborazione di Proserpina.Si prega di segnalare eventuali imprecisioni, correzioni o rettifiche scrivendo a questo indirizzo.
Ah, una breve integrazione al mio intervento di due giorni fa: la piattaforma di blog, al momento, è quella che è; tuttavia va segnalato che Virgilio mette a disposizione dei propri utenti le migliori pagine di aiuto in circolazione.