A differenza di quanto ha fatto Carlo Formenti nel corso dell’intervento conclusivo di Blog Age, non citerò Manuel Castells. Il motivo è semplice: non amo gli intermediari e mi piace assumere la paternità delle cazzate che dico. Detto questo, c’è un’altra cosa che, in via preventiva, desidero chiarire: per quanto Formenti abbia speso buona parte del suo intervento per smontare il mio, io, in buona fede e in linea di massima, non credo abbia torto. O, almeno, non ce l’ha fino a quando si limita a sostenere che blog e giornalismo – quando aspirano a sostenere argomenti importanti e destabilizzanti – sono hobby o mestieri che van maneggiati con attenzione. E qui mi fermo. Non lo seguo più quando teorizza la patente per i comunicatori perchè in parte c’è già: si chiama Ordine dei Giornalisti e, fino ad oggi, a quanto mi risulta, non ha impedito ad Eva 3000 di confezionare cinque pagine cinque a commento delle foto in cui Benigni pisciava nel prato di casa sua, o alla redazione di Libero di Vittorio Feltri di manipolare le fonti alla bisogna per scodellare il turpe titolo ad effetto quotidiano. Convengo con Formenti (se davvero si è convertito all’idea che blog e giornalismo accomunati equivalgono a pere mischiate alle mele e, anche se non fosse così, in fondo, chissenefrega) che il problema è della comunicazione in generale. Formenti, invece, parla di patenti, autorizzazioni, regole che non hanno impedito a Maurizio Costanzo (giornalista) di farsi beffe della circonvenzione d’incapace portando al successo le imposture paranormali di Rosemary Altea o a Sperling & Kupfer di pubblicarle. No, non riesco più ad aderire alle tesi di Formenti quando sostiene che le notizie addomesticate di FOXNews sulla guerra (o della un tempo autorevole CNN, che relega ad un link a fondo pagina la notizia di apertura di tutti i giornali europei: un tank spara contro l’hotel Palestine e uccide due giornalisti) sono, in fondo, un fenomeno preoccupante sì, ma non tanto quanto il caso di Sean-Paul Kelley, blogger idiota al punto di arrivare a plagiare una piccola agenzia di informazione di Austin (Texas). Come si fa dopo i terremoti, io valuto i danni. E più che ad un singolo, isolato ciarlatano, il pensiero corre subito alle persone che han generato le sue 118.000 pagine quotidiane, che si sono fidate e, malgrado tutto, non hanno ricevuto un’informazione corretta. O onesta. Per questo motivo (sarò io, che ci volete fare) a me l’informazione distorta – o, quantomeno, centellinata – data in pasto alla sterminata platea che segue FOXNews inquieta molto, molto di più. Se esiste il concetto di patente, mi aspetto che siano rispettati i limiti di velocità. Agli spettatori dei maggiori network USA, che han trangugiato veline governative e dispacci militari credendo avessero il sapore di informazione, è stata – c’è poco da discutere – carpita la buona fede. Formenti, in pratica, ci sta quindi vendendo un’utopia, una buona idea che però, oggettivamente, non funziona. Le regole applicate agli ordini professionali sono un nobile castello in aria che crolla al primo giorno di praticantato. Meno alta filosofia e più bieco zapping televisivo gioverebbero a Formenti per capire che il Giuramento di Ippocrate resiste solo in E.R., e nemmeno in tutte le puntate.
Lo dico con la massima stima: credo che Formenti stia facendo un – peraltro comprensibile – errore di valutazione, ansimando per saltare in corsa sul carro dei guru della rete che han tenuto a battesimo un particolare fenomeno. Per carità, prego, posto ce n’è, ma corre l’obbligo di avvertirlo che non avevo ancora aperto la mia prima BBS (prodigio del progresso, nuove frontiere della comunicazione: tre utenti in linea contemporaneamente) che già i guru si prodigavano in previsioni di sterminato successo di monumentali cazzate.
Detto da un teorico del cazzeggio conta quel che conta, ma Blog Age (per quanto ammiri lo sforzo e ringrazi Formenti, Porro e compagnia di averlo organizzato) aveva ambizioni troppo alte. Prima tra tutte, quella di voler studiare un fenomeno e non limitarsi a prendere atto che esiste, che al momento funziona e che, inevitabilmente, cambierà. Sezionarlo ora, allo stato embrionale, richiama alla mente la genesi della New Economy: una clinica intera di neo-papà che gioiscono e ripongono talmente tanto tempo e energie e aspettative sul fatto di aver fecondato l’ovulo che dopo qualche mese, affamati, finiscono per mangiarsi il feto. Chi c’era, a Blog Age, aveva fame di facce, di nicknames, di senso di comunanza, di birra e risate, dell’appello per stabilire presenti e assenti. Oppure, molto più semplicemente, aveva intenzione di abusare del tatto per verificare l’esistenza di una naturale affinità, di un idem sentire fino a quella sera relegato allo stato virtuale, di affermare il concetto di blog concepito a tempo perso e per colmare una necessità (personale, ad esempio o, in altri casi, dovuta alla carenza di informazione credibile). Il clima da sinodo, da concistoro, in questo senso, poco ha giovato alla causa. La conferenza di Blog Age si è dimostrata un successo e gli organizzatori andrebbero ringraziati per l’opportunità concessa, ma si è proposto il modello di Micromega ad una platea che (non a torto) ha come punto di riferimento i manga.
Con tutto il rispetto per Manuel Castells ritengo che l’unico personaggio che sarebbe stato appropriato citare, in quanto in tema con la serata, fosse il Direttore Marketing di x§°nalità Confusa. Il problema è che sarà difficile far capire a Carlo Formenti che quando parlo di Personalità Confusa non intendo la sua.