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• “Ho scoperto che le vie del pensiero umano sono infinite. Durante le finte conclusioni del convegno (quelle di Formenti) io ho lottato disperatamente contro la magia dell’andare a ritroso nel tempo. Lui parlava, parlava. E io litigavo con figli dei fiori, assistevo ad occupazioni scolastiche, sentivo opinioni sul rapimento di Moro. Ad un certo punto due hyppies mi hanno persino passato una canna. Alla fine, però, quando sono tornato nel 2003 mi sono riconcentrato sulle ultime parole ed ero d’accordo. E non ero nemmeno il solo. Era d’accordo anche Luca”.
• “Per la prima volta i giornalisti sono confrontati da un pubblico che a) ne sa complessivamente più di lui, b) risponde per le rime e c) lo fa con una visibilità ancora più grande di quella del giornalista medesimo. E questo naturalmente è una grossa minaccia per il giornalista incapace o superficiale, mentre è un grande aiuto per il giornalista capace e preparato”.
• “Di BlogAge salverò pochino. Salverò Mantellini e Falso Idillio, salverò SkipIntro, salvo BlogAggregator. Farò fatica invece a togliermi di dosso quel vento di supponenza che attraversava alcuni, e quel tentativo di appropriazione che caratterizzava altri. Immagino che per molti l’aspetto positivo della serata sia stata la possibilità di associare occhi, viso, corpo a indirizzi http”.
• “Tante belle parole. Davvero, tante cose su cui essere d’accordo. Ma mi manca un passaggio. Dimentichiamoci le distinzioni professionali. Non ci credo che ci gratifichi l’avere qualcuno che ci considera giornalisti. Non credo ci possa interessare. Almeno, non a questo manipolo di persone che, sfidando le leggi del moto, sono corse alla CdC per *incontrarsi*. E per guardarsi in faccia. Perchè già si conoscevano”.
• “Non toccate il compagno Formenti. Uno – È l’uomo che più cerca di elaborare della filosofia sui weblogs, e prende gli schiaffi da tutti i weblogs. Due – È uno, e noi siamo tanti. Tre – Non si lascia, evidentemente, intimidire. Quattro – È giornalista, e io pure, e la dietrologia del corporativismo prevede che lo difenda. Peggio di un apocalittico della rete ci sono solo cento persone normali che lo insultano (e io tra loro, ma sono pentito pentito pentito). Lancio la campagna “un piatto di minestra per Formenti”: non lo lasciamo solo, in ogni casa di blogger si tenga un posto apparecchiato e benevolente”.
(Wittgenstein)
• “A Blog Age nel frattempo avveniva quello strano fenomeno per cui, ogni volta che si parla seriamente di qualcosa, invece di farla, si segnala agli appassionati che è tempo di passare avanti. Non leggo le interviste ai registi o agli scrittori. Adoro le biografie di chi è già morto, non di chi è vivo. Non mi sento all’avanguardia, non sono una persona seria e non credo ci sia nessun bisogno di portare i blog fuori da Internet, visto che imperversano da mesi su qualunque media e anche mia mamma è felice che può dire alle sue amiche “mia figlia ha un blog e fa bookcrossing” e tutte annuiscono felici e un pelo invidiose”.
• “In apertura alcuni giornalisti hanno chiesto ai bloggers: “Ma vi rendete conto che siete una fonte d’informazione e come tale avete la responsabilità nei confronti dei giornalisti che vi leggono e ci scrivono gli articoli?”. La risposta non credo possa essere altro che… cazzi vostri, scegliete meglio le vostre fonti o cercate di capire come funziona il sistema. Abbiamo sentito interventi da parte di persone che usano i weblog per fare “controinformazione”. Bene, bravi, state semplicemente usando uno strumento. Ciò non significa che i parametri usati da voi per scrivere sui vostri siti debbano essere addottati dal resto della blogosfera. Anzi, siete una minoranza. C’è gente che con i weblog vuole fare giornalismo, c’è gente che con i weblog ci vuole fare altro. È come discutere se una Panda sia fatta per andare in città o per andare in campagna”.
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• “Non ho domande, ma ho parecchie risposte per voi. A Benedetto Vecchi (Il Manifesto) che “i blog datano dall’inzio degli anni 90″: non è vero. A Tommaso Labranca che “ho il sito fin dal 1999, sono stato uno dei primi”: no, non è vero. Marco Palombi (Splinder) che “Diciamocelo, Internet ha fallito nel suo intento di far comunicare le persone”: non è vero, sono decenni che ci parliamo fra di noi, e manco ti sto a dire come ci riusciamo. A tutti quelli che si son chiesti per tutta la serata “ma il blog è giornalismo o no?” la risposta di Luca Sofri: “mi verrebbe da dire chissenefrega”. Però sono 5 parole, si pronunciano in 4 secondi e invece è durata tre ore, e sospetto che molti lo tengano ancora come dilemma fondamentale del bloggers.
• “Certi signori che di cognome fanno Neri, Genna, Labranca, sono venuti ad autolodarsi, autoincensirsi, autoesaltarsi nell’autopresentazione, in sostanza autopubblicizzarsi. La prima parte è stata talmente inutile che ho preferito una pizza alla seconda parte che prevedeva l’intervento di Luca Sofri (figuriamoci, a proposito di modestia). Dei blog ovviamente non si è parlato, dei diecimila blogger che hanno creato questo fenomeno neanche una parola, che ne so un ringraziamento. E invece un gran parlare autoreferenziale… Chi è più scrittore di chi? Chi è più giornalista di chi?”
• “Ho rivisto persone come quelle delle BBS, lo spirito delle pizzate tra informatici, ma ora aperte, allargate a chi della tecnologia non frega niente finché non ti apre una nuova porta o ti semplifica la vita. Mi sono trovato bene, ho trovato lo spirito di una festa, è stata una festa, con gli intermezzi teoretici che tutti ci aspettavamo, ma comunque una festa. Difficile esserne delusi, inutile recriminare. Era previsto che qualcuno volesse rendere il facile difficile”.
• “Pensavo che non valesse la pena sprecare altre parole, però oggi leggo questo (l’articolo di Benedetto Vecchi a commento della manifestazione, n.d.r.) e mi cadono le braccia. La prosa da komintern non mi ricorda gli anni ottanta, e neanche i ceti medi riflessivi, in compenso l’insistenza è veramente molesta. Saremo “compagni che sbagliano”? Siamo “ai margini e ci piace starci”? Esticazzi non ce lo vogliamo mettere?”
• “Mentre guido sotto la pioggia penso al commento di un lettore di questo blog, che via mail mi scrive: Tom era più interessante quando parlavate meno di blog. E penso che abbia ragione. Dopo tre mesi di intensa frequentazione dei blog altrui, se devo fare un bilancio generale penso che tornerò un po’ sui miei passi. Ne seguirò di meno, commenterò di meno, e tornerò a leggere più libri, ad andare più al cinema, a uscire di più con gli amici. E penso che gioverà a Tom. In conclusione: qualcuno ieri diceva che nessun blogger legge solo un blog. Forse è vero, ma non credo che la cosa valga anche per tutti i nostri lettori. Magari poi mi passa. Ora intanto esco, e vado a fare due passi sotto la pioggia”.
• “Oddio, è scattato u dibbattito! Sta parlando uno di Indimedia. Si teme la Potemkin.
Sta parlando Roberto di Information Guerrilla e di nuovo i cosacchi scendono la scalinata. Il volto della madre. La carrozzina. I cosacchi sparano”.
• “Il lamento per natura sa di fuffa
ma è permesso a chi fa giornalismo,
si sa che la sfiga sa di fuffa
la buona stella è sempre giornalismo.
Ma cos’è la fuffa, cos’è il giornalismo…”.
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