Capisc’ ‘e Internètt?

Francesco AlberoniUno mica lo fanno prima rettore di un’università di Lingue e Comunicazione, e poi consigliere di amministrazione della Tv di stato così, senza che abbia un minimo di infarinatura riguardo alle potenzialità dei nuovi media. Francesco Alberoni, sempre dal Corriere della Sera di lunedì 7 aprile, rubrica “Pubblico & Privato”: “…La qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento è peggiorata. Il processo si aggrava con il diffondersi di Internet: il ragazzo acquisisce un «pensiero a zapping». Balza, per associazione, da un argomento all’altro, ma non diventa mai capace di un ragionamento coerente, di una vera analisi logica dei fenomeni”.

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7 Comments

  1. che qualcuno gli spieghi che il pensiero *è ipertestuale*, e che se siamo qui è per seguire la nostra natura (“e virtute e conoscenza”…)

  2. Questa è la pena che si deve subire per aver avuto almeno un presidente della RAI competente (la Annunziata). Per ogni buono ci si deve tenere uno incompetente. Un po’ come la regola del contrappasso, no?

  3. Siamo proprio sicuri che non ci sia almeno un po’ di verita’ nelle affermazioni di Alberoni? Internet e’ un ottimo mezzo di informazione, quando si conosce il modo di utilizzarlo. Il problema e’ che piu’ si usa il proprio tempo per cercare di immagazzinare una quantita’ spropositata di informazioni meno se ne impiega per elaborarle, legarle tra loro ed eventualmente scartarle. Ricordo un articolo (mi pare del ’94) su Virtual (esiste ancora quella rivista?) intitolato ‘L’autostrada della disinformazione’ che parlava dei pericoli connessi all’assunzione acritica di cio’ che si trova su internet. La mia impressione e’ che questa overdose di informazioni crei una massa di persone convinte di ragionare con la propria testa ma che in realta’ mettono il cervello in standby sostituendo il proprio ‘pensiero ipertestuale’ con quello preconfezionato da altri (compresi certi vati del ‘penso positivo’ e del ‘ragionare con la propria testa’). A mio parere questa affermazione e’ confermata dal numero abnorme di post pieni di stereotipi nei vari forum pubblici. In breve: informarsi costa tempo e fatica, elaborare le informazioni col proprio cervello costa tempo e fatica, formarsi un opinione in base alla rielaborazione delle informazioni costa tempo e fatica. Internet ha reso disponibile una quantita’ immensa di informazioni. Mi sembra che la tendenza della societa’ che mi circonda sia quella di richiedere persone che abbiano una salda opinione su tutto, perche’ e’ impensabile non essere informati con tutti i mezzi di comunicazione di cui disponiamo. Da qualche parte bisogna tagliare, e la prima cosa che sparisce e’ l’elaborazione delle informazioni, per passare direttamente da informazioni a (pseudo)opinione, che una volta assunta non va piu’ toccata, perche’ se la si mette in discussione dopo averla espressa potrebbe tradire una scarsa capacita’ di ragionare che ovviamente nessuno (io per primo) vuole ammettere. Io personalmente rivendico il mio diritto a non esprimere opinioni forti salvo rari casi in cui ritengo di aver elaborato abbastanza a fondo le mie conoscenze sull’argomento in questione. Questo e’ quello che mi fa paura, il passaggio diretto da ‘mucchio di informazioni’ a ‘opinione forte’. Credo sia questa la versione ipertecnologica dell’analfabetismo, ed esattamente come l’analfabetismo e’ una condizione che fa comodo a chi vuole controllare enormi masse di persone per qualsiasi fine, politico o economico che sia (ragionare con la propria testa non equivale a credere di ragionare con la propria testa). Spero che la mia visione non sia troppo pessimista. Ovviamente mi riservo di cambiare punto di vista a seguito di ragionevoli critiche.

  4. Non essere almeno un po’ d’accordo con Alberoni è quasi impossibile… le sue analisi sono sempre di una banalità così sconcertante da essere virtualmente inattaccabili. Come dire che la pizza è buona. Avendo un po’ di esperienza diretta di ragazzi in età scolare, mi rendo perfettamente conto che sta crescendo una generazione in massima parte totalmente priva di capacità di ragionamento analitico. Non facciamoci incantare dai ragazzi che vediamo alle marce della pace, impegnati nel volontariato, eccetera eccetera. Purtroppo si tratta di una esigua minoranza. Tutti gli altri fanno rabbrividire per l’insignificanza del loro pensiero critico e per la rozzezza del loro armamentario dialettico. La stronzata, secondo me, consiste nell’addossare tutta la responsabilità ad Internet. Vi sono cause molto più influenti, e sono le solite: TV, famiglia, scuola… nessuno insegna ai ragazzi a confrontare le informazioni, ad elaborarle, a risalire alle fonti, eccetera. Se Internet ha la sua parte di colpe, è senz’altro molto più in basso nella classifica.

  5. La prima affermazione di Ziggy e’ sicuramente vera, non era mia intenzione elevare Alberoni a profondo conoscitore delle tendenze sociali. Conosco un insegnante (molto valida) di diritto in un istituto tecnico, e anche lei mi diceva qualche mese fa che nei suoi studenti nota sempre di piu’ la tendenza ad assumere (che non significa memorizzare) quantitativi sempre maggiori di informazioni, a patto che siano gia’ schematizzate, elaborate, predigerite, e allo stesso tempo osserva una sempre maggiore insofferenza verso l’analisi, in pieno accordo con quanto dice Ziggy. Questo non per dire che i mezzi di comunicazione siano un male, ma semplicemente che esporre a un tale flusso di informazioni una persona, ragazzo o adulto che sia, che non possiede gli strumenti logici per gestirlo e poi pretendere che non vi si perda e’ un po’ come mettere un neopatentato alla guida di una F1 e pretendere che non si stampi. Qualcuno ce la fa, altri si ritrovano peggio che se avessero avuto solo una 500. Se per gli adulti non si puo’ fare molto, bisognerebbe educare i ragazzi a gestire questo bombardamento, ma anche osservando la direzione presa dal sistema universitario, sempre piu’ orientato all’insegnamento di specifiche procedure per risolvere ben determinati problemi, piuttosto che a fornire strumenti per ragionare sulle difficolta’ che si affrontano, non c’e molto di cui rallegrarsi. Il risultato di questa tendenza e’ una quantita’ impressionante di ‘utonti’, una particolare tipologia di utenti di tecnologie e conoscenze che, e questa e’ la cosa piu’ triste, e’ convinta di non essere assolutamente manipolata nelle sue scelte.

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