Mercoledì 30 Aprile 2003
di Strelnik
C'era questo esperimento sociologico di Stanley Mailgram del 1967 che portò alla nascita della teoria dei 6 gradi separazione e del fenomeno di "Small world".
Passa il tempo: nasce il WWW , girano un film intitolato a questa teoria e infine arriva un post invitante di arsenio bravuomo.
Siamo a oggi e a 3 blog di separazione, un esperimento collettivo per provare se, attraverso 3 link, ogni blog (italiano) della Rete è raggiungibile da qualsiasi altro.
Sì -direte voi, ma non eran 6 i famosi gradi separazione? E' vero, ma l'ipertestualità e il link facilitan le cose, il doppio è sempre in agguato e.. con sei link era veramente troppo facile...! Dal 30 di aprile fino all'8 maggio e poi... ne parliamo insieme al Webb.it.
È successo questo: che il senatore della Pennsylvania Rick Santorum (una sorta di cardinal Lefebvre ripulito del rosso porpora, ma molto, molto più bigotto) se n'è uscito con una delle sue azzardando un paragone tra il sesso omosessuale e la pedofilia. Motivazione: “Se i gay avessero il diritto alla privacy anche i bigami e chi pratica l’incesto un giorno potrebbero invocarlo”. Nello stesso momento la Corte suprema stava deliberando riguardo alla legittimità della legge che permette di arrestare coppie omosessuali sorprese a fare sesso tra le mura di casa. E non è fantascienza: in Texas l'hanno applicata. Succede, dicevo, che Andrew Sullivan, noto blogger e culumnist del Sunday Times, gay dichiarato e quindi anomalo reazionario conservatore di destra cui però piace fregiarsi della definizione "liberal", si incazza provocando lo stupore del mondo editoriale tutto. Un po' come se io scrivessi qualcosa contro l'abbacchio e mi meravigliassi perché Giuliano Ferrara, invece, lo difende.
Sullivan, in pratica, dice una cosa banale banale che qualsiasi essere umano raggiunto dalla civiltà dovrebbe pensare: il culetto è mio / è mio perciò / la puntura / no no no! La sindrome è simile a quella di cui è spesso vittima Antonello Venditti quando partecipa ai concerti contro la mafia. Che uno pensa: "Stai a casa, pirla: do per scontato che tu sia contro. Io voglio vedere le facce di quelli che fanno un concerto a favore".
Gli stupiti, malgrado tutto, si citano e si ammirano reciprocamente a valanga: il trenino dell'amore, al momento, è composto dalla locomotiva Sullivan, dal vagoncino Christian Rocca (che ne ha parlato sul Foglio di ieri), e dall'ultima ruota Rolli, che si espone dichiarando: "A me quest'uomo piace sempre di più". E non si capisce se stia ammirando Rocca che ammira Sullivan, Sullivan che biasima Santorum o Rocca che biasima Santorum in quanto biasimato da Sullivan. Poi, incline a strafare, ci mette del suo, sostenendo che Santorum rappresenta solo la cima dell'iceberg e bisognerà pur intervenire anche nei confronti di quel tal Biagium e quel Luttazzum.
Domanda seria, con breve premessa. Quando ho assistito ad una puntata di Otto e mezzo nella quale Gianni Minà, in totale sprezzo della coerenza e contro qualsiasi logica (oltreché la morale), si prodigava nella difesa di Fidel Castro (accusato di aver represso con la violenza le voci dissidenti e giustiziato tre aspiranti profughi) spacciando pillole di quello che Sofri e Mantellini chiamano "Benaltrismo" («Voi parlate di repressione a Cuba, ma i problemi nel mondo sono ben altri: l'imperialismo degli Stati Uniti, il Guatemala, il Messico...»), io ho provato sincera, profonda pietà.
Mi chiedo: a destra non succede lo stesso nei confronti di un Silvio Berlusconi, di un Sergio Bondi, di una Isabella Bertolini, quando sostengono che Cesare Previti è oggetto di "persecuzione giudiziaria"?
A questo proposito, la prima pagina del Manifesto di oggi è decisamente sublime.
Gabriele pone una domanda: ne deduco che è venuto il momento del "chissenefrega" per tutti gli altri. Ha letto il mio intervento in cui parlavo di una "cassata ineguagliabile" e chiede: "Dove l'hai comprata? Io non riesco a trovarne una decente fuori dell'isola di Silvio (la Sicilia), tranne forse il Raffiolo Cassata di Moccia a Napoli che però è una contaminazione e non un vera cassata. Attendo ansiosamente una risposta". Eccola: me la sono fatta portare dalla pasticceria Brancato di Siracusa (via Grottasanta, 219 - tel. 0931-442702). Esatto, Sicilia, ma c'è poco da disperarsi: si mormora facciano spedizioni in tutta Italia, e che le torte siano custodite all'interno di speciali contenitori. Personalmente - se chissenefrega dev'essere, che almeno ne valga la pena - tra quelle disponibili preferisco di gran lunga la cassata nella versione parlermitana: con i canditi solo sopra e non dentro.
Martedì 29 Aprile 2003
Consigli agli uomini per avere una qualche speranza che lei ceda la prima sera, da una che la prima sera non vi ha mai ceduto neanche il posto a tavola.
1. Nessuna lo dice mai apertamente, ma se decidete di regalarci un bel mazzo di fiori evitate per cortesia quelli con gambi lunghi come una coscia di Gisele Bundchen. Sì, costano di più ed è un pensiero gentile, per carità, ma siccome quasi nessuna donna comune possiede vasi alti e capienti come barili di petrolio, questo omaggio ci costringe alla lunga ed estenuante operazione del taglio dei gambi. Quindi signori, se non volete che una volta saliti a casa sua, anziché nel letto in vostra compagnia, lei finisca in un letto d’ospedale perché le è partita una falange, un mazzolino di innocue margherite andrà benissimo.
2. Il bigliettino che accompagna il mazzo di fiori è consigliabile solo in caso di grande familiarità con grammatica e ortografia. Se siete stati bocciati tante di quelle volte che in quarta elementare eravate già coetanei del preside, me lo risparmierei.
3. Lei non deve sospettare che ci speriate. Dovete darle l’idea che riteniate di avere le stesse probabilità di andare a letto con lei di quante ne ha Marzullo di fare il paginone centrale di Playboy.
4. Se l’avete portata al ristorante e a un certo punto lei fa una vaga allusione al fatto che dopo potrebbe, forse, magari... accettare di salire a casa vostra, evitate di incartare nella stagnola le linguine all’astice che lei sta ancora addentando, di prendere al lazzo il cameriere per farvi fare il conto e di dare le chiavi della macchina al direttore di sala chiedendo se può aspettarvi davanti all’uscita con il motore acceso. A lei potrebbe venire il vago sospetto che la cena fosse una scusa per portarvela a letto.
5. Se la invitate a salire a bere qualcosa e lei risponde di no, incassate senza battere ciglio. Lei potrebbe anche trovarvi sensibili e cambiare idea. Se invece cominciate le trattative è la fine. Ci sono uomini che hanno intrattenuto trattative così lunghe che quando lei, per sfinimento, ha accettato, erano già entrati in andropausa.
6. Se il primo incontro avviene a casa sua non precipitatevi in camera con scuse poco credibili del tipo: volevo vedere se hai anche tu il materasso dell’Elefante.
7. Lasciate sottintendere che le vostre ex erano tutte dei cessi e che la cosa più eccitante che facevano a letto era cambiare le federe. Si sentirà rassicurata.
8. L’ultimo punto è quello che, se trasgredito, potrebbe rendere difficile la serata anche a George Clooney. NON USCITE CON UN’ALTRA COPPIA. Due donne che si incontrano per la prima volta in compagnia di 2 uomini non faranno altro che annusarsi tutta la sera il sedere come i gatti, per concludere che si stanno sulle balle. Ed è sicuro che a fine serata lei vi chiederà di accompagnarla a casa stizzita.

Non so se sono l'unico a pensarlo, ma a me ciò che scrive Natalino Russo Seminara (quello che da mesi infesta il blog di Claudio Sabelli Fioretti minacciando di andarsene, senza mai mantenere la promessa) piace poco meno di uno scherzo col Guttalax e fa ridere poco più di Forattini quando dice cose serie. Non credo sia colpa mia. È stato lui, del resto, ad essersi dichiarato "umorista" nel corso di un'intervista rilasciata a TV Sette in quanto "una delle migliori penne su Internet" (o qualcosa del genere: francamente ricordo solo l'odore dei sali e la concitazione della gente attorno a me sul metrò).
È lui a vedere comunisti in agguato ovunque, come manco i bambini di Monsters & Co.
È stato lui a dichiarare: "io come umorista, vignettista, polemista, imbrattafogli, poetucolo, non mi sento un gigante, ma in confronto ai Benni, Serra, Vauro, Ellekappa, la Valduga, la Ravera e Giulietto Chiesa (e tanti altri miracolati della, e dalla, Sinistra), al diavolo la modestia, sono meglio, assai meglio, di loro".
È lui a impantanarsi in periodi degni di Paolo Zaccagnini: "Spero comunque, così come farò io con te, che tu, tenendo ben separati idee e sentimenti e che quindi come avviene di solito coi vostri avversari, l'odio non faccia aggio sulla ragione, non mi cancellerai dalla lista degli amici".
Ed è sempre lui a sfoderare - senza porto d'armi - sapide battute di questo calibro: "Csf [Claudio Sabelli Fioretti, n.d.r.] sarà l'acronimo, che spero di diffondere come una Pool...monite atipica di: Claudio Sacelli Fiorenti".
Avevo intenzione di chiudere il pezzo dichiarando di aver sempre ritenuto che Natalino Russo Seminara fosse un troll, un'entità alla quale, in quanto fittizia, è concesso il lusso dell'idiozia. Evito di farlo nella speranza che mi sia risparmiata la risposta: "E tu sei un figlio di troll".
Milioni di Macintosh-addicted nel mondo aspettavano oggi per lasciarsi illuminare dal verbo di Steve Jobs, il quale, secondo indiscrezioni, avrebbe annunciato nuovi prodotti e servizi Apple. Da settimane i fan della mela non parlano d'altro (alcuni si sono lamentati di non poterlo ammirare in diretta video sulla rete): lancia un iPod da 50 giga con annesso Bluetooth? Compra la Universal? Presenta, finalmente, l'agognato iPod-cellulare-palmare? Beh, Jobs, alla fine, è apparso per rivelare che a) Apple, dal momento che in tanti han sbattuto la testa, ha deciso di farlo anche lei e inizia, quindi, a vendere musica sulla rete (con le solite limitazioni: playlist da cambiare ogni 10 copie; possibilità di suonarle su 3 Mac o illimitati iPod); b) che il costo di ogni singolo brano non è, come tutti credevano, di un dollaro, ma di soli 99 centesimi; c) che l'iPod è dimagrito, ha guadagnato 10 giga e si è fatto più tondo.
Detto questo, e considerato che avrei piacere di far sapere al mondo che stasera ho mangiato una cassata siciliana ineguagliabile, dite che Jobs riesce a mettermi in piedi un Keynote per dopodomani?
P.S.: Tanto per placare gli animi dei
Macchisti in seguito a questo intervento: confesso che dall'annuncio del nuovo
iPod al momento in cui l'ho
acquistato online sono trascorsi circa 30 secondi. Sono un fesso.
Non è stato facile ma questa volta, in ossequio a Giovani Tromboni, credo di aver utilizzato l'espressione "E sticazzi" nel giusto contesto.
È nato oggi ufficialmente Polare News, il cugino di BlogNews. Il nuovo sito, al momento, raccoglie e indicizza notizie provenienti da più di 150 fonti (tanto per fare qualche esempio, dal momento che nuove testate vengono aggiunte quotidianamente: Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, Il Foglio, il Riformista, l'Unità, Il Sole 24 ore, la Gazzetta dello Sport, Panorama, Ansa, AdnKronos, Daily Mirror, New York Post, The New Yorker, The Observer, Times, USA Today, Washington Post, Der Spiegel, Libération, CNN e FOXNews).
Il nuovo Polare News (esisteva già, prima di oggi, ma solo per metà) raccoglie in una sola pagina le notizie più aggiornate o cliccate e, in più, per ogni singola fonte d'informazione, genera un file RSS che può essere utile nel caso vogliate importare le headlines sul vostro sito, o leggerle attraverso un News Aggregator.
Lunedì 28 Aprile 2003
Per farsi un'idea di come il tempo passa e le cose cambiano. Quello che segue è il "Quarantadue" del 14 marzo 2002:
A SILVIO QUEL CHE È DI SILVIO
Una chicca dalla rete, autore ignoto: "Salve, mi chiamo Mario Rossi e vivo in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro in un'azienda il cui azionista è il Presidente del Consiglio. L'assicurazione dell'auto con cui mi reco al lavoro è anch'essa del Presidente del Consiglio. Tutte le mattine acquisto il giornale di proprietà del Presidente del Consiglio e, dopo il lavoro, vado a fare la spesa in un supermercato del Presidente del Consiglio per comprare prodotti di aziende del Presidente del Consiglio. Alla sera guardo le tv del Presidente del Consiglio, nelle quali i film (spesso prodotti dallo stesso Presidente del Consiglio) sono continuamente interrotti da spot realizzati dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Quando mi stufo vado a navigare su internet con il provider del Presidente del Consiglio: cerco i risultati delle partite di calcio, perché faccio il tifo per la squadra del Presidente del Consiglio. Quando mi capita di andare al cinema, nella catena del Presidente del Consiglio, proiettano un film prodotto dal Presidente del Consiglio, anticipato da spot realizzati dall'agenzia del Presidente del Consiglio. La domenica rimango a casa e leggo un libro di una delle case editrici del Presidente del Consiglio. Naturalmente, come in tutti i paesi democratici anche in Italia è il Presidente del Consiglio che fa le leggi, approvate da un parlamento in cui la maggioranza è saldamente in mano al Presidente del Consiglio. Il quale, ovviamente, governa nel mio esclusivo interesse".
L'unità di giovedì: "Meno male che è finita". L'Unità di venerdì: "Purtroppo non è finita". Se giocano la tripla, oggi dovrebbe uscire: "Chissà che cazzo sta succedendo".
Scrive la cortese Fabula: "Tu non hai rispetto, cazzo, non rispetti il travaglio femminista che ci ha fatte maturare, non rispetti noi donne e la nostra identità. Io per esempio sono una pulita dentro, profondamente pulita. Te lo giuro".
Ci credo. Si vede che ti hanno scopata bene.
"La sfida è seria e importante, anche se l'Iraq è stato liberato ormai dobbiamo insegnare al paese la democrazia, le elezioni e il funzionamento elettorale. L'Iraq, infatti, non conosce bene il funzionamento della democrazia e delle elezioni. Oh no, un momento, quella è la Florida".
Chiede tale Lowe: "Sinceramente, cosa pensi del nuovo che avanza?"
Che non ce la faccio a finirlo tutto.
Secondo gli esperti occorreranno tre anni perché in Irak si formi un governo che sappia far funzionare le cose nel paese. Ah, no, scusate. Questa è l'Italia.
Ansa. "Ladro dopo rapina scappa in taxi".
Sapeva di trovare un collega.
"Se avessi detto qualcosa di chiaro e preciso non sarei stato democristiano".
(Paolo Cirino Pomicino a La Grande Notte)
"Bindi e Jovanotti testimonial Arci di Arezzo".
Eh no, compagnucci: troppo facile cercare consensi con la figa e le canzonette.
"Sappiamo che tre ex mogli di Saddam Hussein si sono rifugiate in Siria, quindi è inutile andarlo a cercare lì".
Ho conosciuto Bobo Craxi.
Mi ha chiesto se avevo moneta.
Gli ho risposto che le avevo già date a suo padre.
"Ecco cos'hanno trovato le truppe americane nel palazzo di famiglia di Saddam: uno zoo privato, Prozac e foto di donne nude. Proprio come a casa di Michael Jackson. Tranne le donne nude".
Domenica 27 Aprile 2003
Pare ci sia sfuggita la polemica della settimana: vedrete che gli ingredienti (blogging e giornalismo) torneranno buoni anche per la polpetta della prossima. Una ce la risparmiamo, che dite?
Sabato 26 Aprile 2003
Deludendo alcuni (e stupendo altri, credo), qualche tempo fa ho deciso di non intervenire sulla questione del libro sui blog scritto da Francesca Mazzucato e annunciato dalla stessa autrice in un tripudio di spam, troll e polemiche. Splinder, a seguito delle invettive indirizzate dai propri utenti alla scrittrice, ha dovuto prima disabilitare i commenti anonimi, poi cancellarne un bastimento da questo post. Dico veloce veloce la mia e poi non ci torno più su: ho trovato francamente irritante, provocatoria, seccante e molesta la "campagna marketing" ideata dall'autrice, portata avanti a colpi di commenti su blog altrui tipo "Ciao, è appena uscito in libreria il mio ‘Diario di una blogger’: sei citato anche tu", provocazioni fini a sè stesse e sostenitori inventati. La Mazzucato, che oggi ritrae la mano e grida alla persecuzione, sta in sostanza raccogliendo quanto ha seminato. In più - resti tra noi - le continue allusioni al fatto di essere la "prima scrittrice", di aver confezionato il "primo libro sui blog" ed essere, per questo motivo, "oggetto di invidia", delineano i tratti di una che non c'è più tanto con la testa. Detto questo, va chiarito che il dissenso ha sempre le sue sacrosante ragioni fintanto che non trascende e iniziano a piovere insulti aggratis. È come la convenzione sullo sparare alla Croce Rossa: può capitare di farlo per sbaglio, infierire non è affatto carino. Sonia Cassiani, ad esempio, intervistata da BlogOltre, pare averla presa bene come al solito: "Per fortuna la Mazzucato non l'ho mai incontrata, ma ho letto sabato su tuttolibri della Stampa che è persona alla disperata ricerca di notorietà. Nonostante il battage pubblicitario che vuol creare, la Mazzucato come scrittrice è ignorata. Deve essere una donna malata di un'ipertrofia dell'ego, che le causa un'iperplasia corporea, ha la volontà di invadere il mondo, ma non ci riesce perché lo zero, per quanto lo si moltiplichi, rimane zero. Mi definisce spazzatura che inquina, penso alla sporcizia che questa donna ha dentro, che si riflette nel suo corpo bulimico e debordante, alle frustrazioni di una ninfomane insoddisfatta, che vorrebbe più mazza (nomen omen) di quanta non le venga concessa, magari anche per placarla, per tapparle la bocca. Le si dovrebbe togliere la penna (come gallinacea e come scrivente). Questa donna frustrata, che discetta e diagnostica su di me, cosa aggiunge alle patrie lettere, cosa ha da dire? Mi pare di sentire l'afrore della tabe putrescente che le infesta anima e corpo. Io non cerco pubblicità, nel mio blog non parlo di me che marginalmente. Mi interessa l'attualità, la politica,la cultura. Sono una persona critica, ma livorosa gratuitamente, non lo sono stata mai, né ai tempi del Costanzo show, né ora. Voglio avere a che fare con persone propositive, dalle quali ci sia qualcosa da imparare..... Non con liquame sterile. Da questo tipo di merda (Mazzucato) non nascono di certo i fior".
Facciamo così: voi non mi chiedete il perché, e io non faccio finta di saperlo. C'è che ieri, su BlogShares, la quotazione di Macchianera è andata alle stelle: un'azione che valeva $ 0.40 oggi ne vale $ 12.67, e la valutazione del titolo è passata da $ 695.94 a $19,534.93. Dal momento che il 1° maggio - in concomitanza con il lancio ufficiale del servizio - tutte le valutazioni dei titoli quotati su BlogShares subiranno un "reset" e a tutti i "giocatori" sarà accreditato per la continuazione del gioco solo il cash in cassa, io ho naturalmente speculato in modo ignobile sul titolo venendo tutte le azioni tranne una (per ricordo), realizzando il 966%. Un ringraziamento agli investitori Matteo C, Davide Ruda, Subtle e Clutcher, che hanno creduto nel progetto e che ora realizzaranno in modo altrettanto ignobile.
Dovrebbe essere chiaro, ma non si sa mai: c'è sempre in agguato qualcuno tipo "Benigni fa quello di sinistra poi ha la villa". Beh, Blogshares è un gioco, le azioni sono finte, le quotazioni altrettanto. Non si vince, guadagna o perde nulla. E poi, io alla New Economy ho già dato (anche preso, per carità).
di Riccardo Orioles
...CHE, ALLA FINE, MUOIONO DI PESTE

Come si chiamava il capo di stato maggiore dell'
Impero Goto? E il
Khan degli
Avari che vinse la guerra di Bulgaria? Chi era l'
Imperatore di Bisanzio che conquistò
Trebisonda? Ovviamente, noialtri posteri ce ne fottiamo. Ricordiamo invece i nomi di filosofi come
Boezio, scienziati come
Averroè, pacifisti come
san Francesco. Uomini che all'epoca
"contavano poco" ma il cui lavoro è rimasto, mentre di tutti gli imperatori e i capitribù del medioevo non resta che una ferraglia arrugginita, e un ricordo indistinto di bestie rozze e feroci.
Così, nel medioevo - speriamo breve - che stiamo attraversando adesso, i nomi di
Bush,
Blair,
Saddam e
Bin Laden, che i media ci impongono a forza tutti i giorni, non sono in realtà che lo strato superficiale e parassitario di un mondo ben differente. La storia vera, quella che i nostri nipoti studieranno, si occuperà poco di questi nomi. Tutti sapranno invece la storia di
Matthew Lukwiya, primario dell'ospedale di Lachir in Uganda, o di
Carlo Urbani, medico senza frontiere, o di
Gino Strada, chirurgo. Costoro, diranno i libri si scuola, combatterono come nessun altro per difendere gli esseri umani,: con poche medicine, pochi computer, pochi soldi, perché i soldi nel medioevo andavano ai fabbricanti di spot pubblicitari, di videogames idioti e di cacciabombardieri.
"L'Europa comunque non corre pericolo". Ovviamente: due settimane fa il virus era individuato, i pochi casi erano tutti sotto controllo, e insomma non c'era proprio da preoccuparsi. E intanto, sotto i riflettori del villaggio globale, generali e presidenti spiegavano tutti fieri le grandi battaglie che avevano fatto, e che ancora intendevano fare, per salvare l'umanità a suon di bombe. I re del medioevo erano troppo fieri per abbassarsi a studiare i topi che portavano la peste. Quelli di ora, con le loro superbombe e superideologie, non possono certo abbassarsi a pensare che la
Sars è già la quarta pandemia nuova e non curabile apparsa in circa trent'anni:
Aids,
Ebola,
mucca pazza e ora questa.
Di nessuna di queste malattie sappiamo esattamente come sia nata, e cosa sia. Nessuna è stata segnalata in tempo. Per nessuna è stata realmente trovata una terapia. Ciascuna, alla fine, è stata catalogata fra le componenti normali del vivere moderno: l'
Aids si cura col preservativo,
Ebola facendo a meno dell'Africa, la
mucca pazza con qualche controllo ex post ogni tanto, e la
Sars negandone finché possibile l'esistenza. Se una parte infinitesima delle risorse spese in un qualunque mese di guerra (cento missioni
Stealth, mille colpi d'artiglieria o una mezza dozzina di bombardieri) fosse stato investita altrimenti, non c'è dubbio che le terapie ci sarebbero. Ma non era un obiettivo importante. I re del medioevo, feroci e imbandierati, che alla fine morivano di peste.
Venerdì 25 Aprile 2003
Contrariamente a quanto si crede, qualcuno, con i blog, i soldi ha iniziato a farli. O per lo meno a vederli passare. Qualche giorno fa, infatti, alla O'Reilly Emerging Technology conference a San Jose i creatori di Movable Type Ben e Mena Trott hanno annunciato di avere trovato un investitore nel venture capital giapponese Neoteny e di essere in procinto di lanciare TypePad, un prodotto che sembra essere destinato a cambiare l'industria del weblogging: una community come Blogger, ma con Movable Type alla base. Ovvero, un servizio "hosted" che dovrebbe attirare tutti i blogger che non hanno mai potuto installare il programma dei coniugi Trott perché non avevano a disposizione un proprio spazio su un server. Secondo il Guardian Unlimited, che ha potuto vederlo in anteprima, TypePad rappresenta uno dei più grandi passi avanti nella storia dei blog: il tool, al costo di un basso abbonamento mensile, consentirà agli utenti di disegnare il proprio blog senza dover essere a conoscenza dell'esistenza delle pagine XHTML "fully compliant" e, tra le altre cose, mette a disposizione una serie di risorse integrate: fotoalbum, statistiche, blogrolling, aggiornamento automatico delle liste di musica, libri e amici sul web. A dire del Guardian anche Blogger (che ha in corso di test Dano, la nuova piattaforma) si prepara ad un annuncio bomba nei prossimi giorni.
Sarà che io Sanremo l'ho ascoltato con la Gialappa's in sottofondo (e lo rifarei, sia chiaro), ma che "Oceano" di Lisa (clicca qui per ascoltarla, dal sito di Carosello Records) fosse un quasi-capolavoro mi era proprio sfuggito.
Giovedì 24 Aprile 2003
Vorrei qui - definitivamente - sfatare un mito. E cioè che il genere femminile ci sia tecnologicamente inferiore. A noi maschi, intendo.
Si tratta di uno dei più tragici errori compiuti dai tempi della sottrazione della costola necessaria a Dio per plasmare la donna: credere che ragazze, fidanzate, compagne, mogli, madri, capiscano soltanto ciò che danno ad intendere di capire. O che abbiano bisogno di noi per una qualsiasi attività: che si tratti di piantare un chiodo, sturare il lavandino, programmare il videoregistratore. Sono capacissime da sole. È che in parte non hanno voglia, e in parte ritengono che un po' di movimento (muscolare o di neuroni) di tanto in tanto faccia bene tanto al nostro fisico quanto al nostro ego.
Il videoregistratore, nella fattispecie, rappresenta il terreno su cui si sono giocate le più aspre battaglie tra i sessi: dal momento che ogni qual volta che chiamiamo a casa dall'ufficio per farci registrare la partita, la telefonata per comunicare tutte le istruzioni necessarie ha termine - come minimo - alla fine del primo tempo e si è conclusa con il rispettivo proposito di assoldare, l'indomani, l'avvocato divorzista più costoso della città, ci siamo convinti di avere in casa una deficiente totale, capace di destreggiarsi tra i sei pulsanti e la manopola necessari per far funzionare la lavatrice ma, allo stesso tempo, di rimanere inebetita al cospetto del tasto "Play".
Ciò che, in quanto uomini, non siamo in grado di capire (al pari di un sacco di altre cose: che la tavoletta del cesso va alzata; che quando stiamo facendo pipì non siamo alle prese con una pompa antincendio da domare; che la carta igienica non è una pianta che nasce spontaneamente sul portarotolo) è che la lavatrice è indispensabile, il videoregistratore solo utile. La differenza è sottile, ma sostanziale: cambiarsi le mutande è necessario, tifare per il Milan no.
Per fare un esempio: la parola "Eject", nel vocabolario femminile, non esiste. È un equivoco alla base di centinaia di liti che iniziano più o meno così:
LUI: «Ora inserisci la cassetta»
LEI: «Non entra!»
LUI: «Togli il cellophane»
LEI: «Guarda che non sono scema!»
LUI: «Allora girala al contrario»
LEI: «Ah!»
LUI: «...»
LEI: «...»
LUI: «Beh?»
LEI: «Non entra lo stesso»
LUI: «Spingi»
LEI: «STO spingendo! Non entra.»
LUI: «Cosa vedi sopra la cassetta?»
LEI: «Due cosi bianchi»
LUI: «Ora la stai mettendo sottosopra»
LEI: «Se tu le cose non me le spieghi! Comunque non entra lo stesso»
LUI: «Hai controllato se per caso c'è già dentro un'altra cassetta?»
LEI: «No. Come faccio a saperlo?»
|
LUI: «Sul display c'è un simbolo composto da due cerchietti uniti in alto da una riga»
LEI: «Eh, qui è tutto illuminato. Ci sono un sacco di cerchietti»
LUI: «Vabbè, fa niente: premi "Eject"»
LEI: «Cosa?»
LUI: «"Eject"! Il tasto "Eject"!»
LEI: «Non c'è»
LUI: «C'è. Controlla: dovrebbe essere il primo a sinistra sul videoregistratore»
LEI: «Non c'è»
LUI: «...O il primo in alto sul telecomando»
LEI: «Quale telecomando?»
LUI: «Facciamo così: leggimi tutte le scritte sotto i tasti»
LEI: «Allora... "Plei", "Pause", "Rew", "Ffwd", "Rec", "Ayacht"»
LUI: «Eh?»
LEI: «"Ayacht"»
LUI: «"Eject"!»
LEI: «Eh... "Ayacht"!»
LUI: «Senti... mavaffanculo te e la partita» |
Tanto ci basta per decretare solennemente che ci siamo presi in casa una deficiente totale. Da quel momento questo assunto sarà per noi una verità assoluta, incontestabile, oggettiva: deficiente. Totale.
È qui che possiamo ufficialmente iniziare a considerarci in trappola: un giorno scorderemo il computer acceso, il telefonino sul suo comodino, l'agenda nella ventiquattr'ore aperta. A lei - di cui conservavamo l'immagine dell'ultima volta che l'abbiamo vista alle prese col tasto "Play", con lo sguardo ebete e un rivolo di saliva che scendeva dalla bocca - quei pochi secondi che impiegheremo per accorgerci della distrazione saranno bastati per sfoderare conoscenze informatiche e abilità da hacker paludata, che perfino Kevin Mitnick le farebbe una sega.
Non che il PC spento, il PIN sul telefonino o la combinazione della ventiquattr'ore, nel caso, possano fermarla: se è necessario, se le garantisce la certezza di beccarci con le mani nel sacco a fare i cretini con una zoccoletta qualsiasi, allora si dimostrerà in grado di aprire a morsi il case del computer, isolare la motherboard, variare i voltaggi di alimentazione Core del processore, posizionare il jumper in modo da mandare in corto il chip che resetta la password di bios e masterizzare tranquillamente un cd contenente anni di e-mail indirizzate a ex fidanzate, fax di prenotazione per motel superaccessoriati dotati di vasca idromassaggio e specchio sul soffitto e file log di ICQ in cui dichiariamo di essere single convinti ma alla ricerca dell'anima gemella. Pare che le più sgamate riescano nel frattempo a fare perfino Fdisk sul disco fisso e ad installare un loro personale FTP pirata sulla partizione Linux secondaria.
Non ci voleva molto: avremmo dovuto capirlo. Sarebbe bastato osservarla alle prese con il telefonino. Perché gli SMS, ad esempio, sono pragmatici, quindi compatibili con la filosofia femminile secondo la quale la fatica di utilizzare un qualsiasi mezzo tecnologico vale la pena solo se lo scopo è la certezza del risultato, tipo: "Io. Te. Domani. Scopare. Vedi di farti trovare". Tutto in meno di 160 caratteri. Per una donna, insomma, il fine giustifica i mezzi. Per noi pure: l'unica differenza sta nel fatto che un uomo animato da medesime intenzioni sarebbe al dodicesimo dei 47 messaggini concatenati necessari per trascrivere integralmente "Cet Amour" di Prévert.
Invece ci hanno beccato. Motivo per cui risulta chiaro che di "Io. Te. Domani. Scopare" non se ne parla per un po'.
Quale soddisfazione più grande di scoprire Guia Suncini, sul Foglio, al nostro fianco nel chiedere la testa di chi adatta dall'inglese all'italiano i dialoghi delle serie televisive provenienti dagli USA? Guia ne ha parlato per ben due giorni, nella sua rubrica "La deficiente", arrivando alla nostra stessa conclusione: che su Amazon vendono comodi cofanetti di DVD in versione originale. GNU, invece, ha detto la sua al riguardo qui.
Il cofanetto della quarta stagione di “
Sex and the city” è quello della proposta di matrimonio di Aidan e di Carrie che va a lavorare a
Vogue con
Candice Bergen che le fa da caporedattrice stronza, di Samantha che ha una storia lesbica con
Sonia Braga (già reginetta delle telenovelas nonché fidanzata di
Robert Redford) e di Miranda che partorisce e quando le si rompono le acque rovina le nuove
Christian Louboutin di Carrie... Siamo donne felici: certi episodi non li avevamo visti (come descrivervi i nostri pianti allorché Big si trasferisce in California lasciando a Carrie il disco di
“Moonriver”,
“se dovessi sentirti sola”, e un biglietto open,
“se dovessi sentirmi solo”?) e gli altri li rivediamo con piacere. Manca solo una cosa, nei tre splendidi splendenti dvd: il nome del colpevole. Di quello del quale, dopo aver finalmente ammirato i dialoghi originali, vogliamo la testa per lo scempio perpetuato in sede di doppiaggio. Sembrava strano che Samantha avesse preoccupazioni sociologiche circa lo stato di NY
(“ieri un barbone stava morendo in mezzo alla strada”)? E infatti in originale raccontava che
“ieri un barbone mi ha mostrato l’uccello in mezzo alla strada”. Capiamo le necessità censorie, ma allora, santo cielo, non avreste potuto trasmetterlo a un orario decente, invece di farci star sveglie fino a ore mannare per tutti questi anni?
D’accordo, ci sono delle cose che sono intraducibili. D’accordo, a volte non è colpa di chi di “Sex and the city” ha curato l’adattamento dialoghi (colui – o colei – di cui comunque continuiamo a volere la testa). Per dire: Samantha continua a negare di essere innamorata di Richard (il suo datore di lavoro, con cui per inciso si accoppia), dice che ciò che le interessa di lui è solo “his perfect dick”. Loro traducono “arnese”, ma anche se, meno codinamente, traducessero “uccello”, si perderebbe comunque il giochino fra nome e diminutivo e quindi il commento di Carrie in finale di puntata – quando Samantha finalmente cede a Richard che ha tentato a lungo di abbatterne la resistenza alle romanticherie e Carrie spiega che fin lì Samantha aveva tentato di dire che era solo un “perfect dick”, ma ora finalmente si era arresa al suo essere “the perfect Richard”. Non c’era modo di renderlo, o almeno a noi non viene in mente – d’altra parte mica siamo retribuite per farci venire in mente soluzioni brillanti per adattare i dialoghi, noi. Tuttavia ci sono cose che sono dolose, altroché se lo sono: ci sarà qualche donna che, parlando con le amiche, dica “arnese”, ma ne avete mai sentita una dire “vagina”? È così che gli – anonimi – sventurati hanno tradotto il ricorrentissimo “pussy”. Al prossimo giro, please, mandateli a tradurre Medicina 33.
di
Guia Soncini(testi tratti da Il Foglio del 22 e 23/04/2003)
Mercoledì 23 Aprile 2003
Quante parole.
Sapete che vi dico?
Vediamoci al webbit, ci sarà sicuramente tanto di cui (s)parlare ancora.
LaPizia - Strelnik - Dovigi (apogeo) - Quintostato
e l'appuntamento con Quintostato pare quasi 'na minaccia.
Avevo promesso: ho già dato, e non intendo (escludendo il verificarsi di eventi straordinari) tornare a commentare gli interventi a margine della querelle giornalisti vs bloggers. Non posso esimermi, però, dal segnalare il fatto che con un nuovo articolo su Quintostato intitolato "I blog e gli anni settanta", Benedetto Vecchi si sia ufficialmente votato al martirio.
In questa seconda stazione della sua personale Via Crucis (che dà tutta l'impressione di volersi concludere con la fantozziana apoteosi della crocifissione in sala mensa) il giornalista del Manifesto definisce Matteoc di >SkipIntro (uno dei tanti nei confronti dei quali il mondo dei blog e tutta l'internet italiana sono ancora in debito) "un giovane aspirante nerd"; prosegue discorrendo del tempo dei "contrordine compagni" e "nella misura in cui"; azzarda un paragone con l'attuale fenomeno dei blog; afferma di sapersi orientare in un computer; colpisce alle palle prima Devoto e poi Oli brandendo la frase "La mia reazione, allora, era di interlocuire"; cita Bennato e De Andrè e di più non saprei dire, perché a riga 34 mi sono addormentato di schianto.
