E adesso la pubblicità

Spot Risotteria KnorrDopo aver fatto incazzare persino un’associazione di pubblicitari a seguito dei ripetuti attacchi alla categoria (qui, qui, qui e qui), confesso una mia debolezza e mi preparo a regalare questo intervento al blog di Massaia: mi piace uno spot, quello della Risotteria Knorr. Mi affretto a spiegare il perché, prima che cancelliate Macchianera dai bookmark. Uno: va bene il neorealismo pubblicitario, ma lei non poteva proprio essere un cesso, quindi le hanno raccolto i capelli senza pettinarla. Due, colpo al cuore alla morbidezza di Coccolino: indossa una maglietta a righe, un golfino consunto e un paio di vecchi jeans. Tre: lui invece è un cesso e, se possibile, veste peggio di lei. Quattro, colpo sotto la cintura alle pubblicità dei cioccolatini Ferrero: lui vorrebbe sposarsi; a lei frega meno di niente, cincischia e, per di più, lo prende per il culo. Cinque: sforzandosi il giusto e rapportando lo spot ai canoni delle pubblicità italiane, si potrebbe anche giungere all’impegnativa conclusione che i due sanno recitare. Sei: parlano di cose inutili e, per questo, normali («Hai visto in giro il mestolo?» «Ce l’hai lì, sotto il naso»), che con la dettagliata descrizione delle delizie del prodotto hanno a che fare poco meno di una fava. Sette: lui – questo non si vede, ma si deduce senza difficoltà – si fa le canne. È una certezza. Lei, dopo aver assaggiato il risotto coi funghi, decide di sposarlo. La provenienza dei suddetti funghi pare per lo meno dubbia.
Siamo ancora lontani dagli standard dell’unica pubblicità che credo di essere in grado di poter accettare e considerare credibile in quanto realistica (“Mai, che so, una mamma separata, un bimbo oggettivamente brutto, un papà non rasato di fresco, una figlia zoccola che torni a casa alle tre di notte accompagnata da un camionista armeno ateo, una macchina con l’adesivo ‘baby a bordo’, un caffè che faccia schifo, una cubana che sia un cesso…”), ma abbiamo fatto un oggettivo passo avanti. Il video dello spot (per chi non l’avesse visto o non lo ricordasse) lo trovate cliccando qui.
Dimenticavo, otto: i due non si sono appena svegliati; non stanno facendo colazione; non pucciano un biscotto nel latte senza che goccioli o che metà si spezzi cadendo nella tazza; lei gli tocca il culo; lui non si è appena rasato e, per quanto senta dire che il proprio rasoio rappresenti il meglio di un uomo, crede di avere qualità a sufficienza per surclassare il proprio Trilama Mach3 Turbo; rispetto al rasoio, le cui lame ripassano tre volte, lui quando ce la fa se la ripassa solo due, ma lei non si è mai lamentata; lei non ha passato la cera, e si vede; lui indugia in una cucina che non passerebbe il controllo sanitario nel Mozambico, ma non se ne lamenta; lei non sembra essere in “quei giorni” e, se lo è, si accinge a mangiare, quindi evita sia di farne un dramma che di specificarlo. Mi pare abbastanza.

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11 Comments

  1. Bravo Gianluca,
    l’hai descritta proprio bene questa pubblcità, e anche a me piace molto. E’ molto vera, e anche un po’ sinistroide, cosa strana nella Tv di oggidì!
    W la risotteria !

  2. Comprensibilmente stiamo smettendo di pensare sempre e solo alla guerra. Lo stavo pensando questa mattina prima di arrivare in ufficio: la scorsa settimana ho fatto diverse volte le ore piccole per avere aggiornamenti dall’Iraq, appena sveglio accendevo la tele per sapere cosa fosse successo nella notte, insomma, mi sentivo in qualche modo coinvolto in questo brutto affare e volevo averne sempre un’idea il più possibile precisa. Poi invece si finisce con l’assuefarsi, la sera guardo altri programmi, la mattina lascio spenta la tele e ascolto qualche notizia alla radio, dove peraltro lo spazio dedicato alla guerra si sta riducendo di giorno in giorno.
    E’ comprensibile, è anche giusto, in fondo noi continuiamo a vivere e non possiamo farlo solo in funzione di quello che stanno facendo laggiù, dobbiamo occuparci anche di noi e delle cose che capitano al di fuori di questo ambito (d’altronde il nostro Previti e il suo esercito di avvocati non si è certo messo in stand-by nel frattempo!).
    Ma una considerazione un po’ amara mi è venuta alla mente: cosa succederà se davvero questa cazzo di guerra dovesse durare per mesi? Ci assueferemo come ci siamo assuefatti a qualsiasi tragedia, scandalo, disastro o lutto? Avremo nei telegiornali qualche accenno distratto al conflitto come sta succedendo per l’Afganistan o per tutte le guerre del mondo?
    Forse tutto questa sollevazione pacifista che mai si era vista a tali livelli avrà il potere di tenere sempre desta l’attenzione e probabilmente questo è uno dei suoi principali doveri ed obiettivi, ma ho paura, ho il timore che sempre più spesso il cinico (ma ripeto, comprensibile) richiamo al ‘the show must go on’ echeggerà dai nostri tubi catodici e purtroppo farà il gioco di chi da una guerra duratura e divoratrice di risorse ha solo da guadagnare.

    luca

    PS Carino comunque lo spot

  3. d’accordo sullo spot, esce parecchio dai canoni pubblicitari italiani anche se sempre di pubblicità si tratta con tutte le finzioni del caso: se lo riguardi vedi come ci sia una busta sola aperta e una quantità di riso pari ad almeno 3/4 buste. ho postato il tuo messaggio su un forum frequentato solo da pubblicitari, dopo pranzo andro’ a leggermi i commenti di addetti ai lavori + addetti ai lavori di me

  4. I casi della vita; io questa pubblicità la odio E la odio proprio per i motivi che hai elencato tu. Sarò pessimistico, ma pensare che i pubblicitari riescano a ricostruire un plausibile me che gusta risotti infiniti (come ben dice Caulfield), mi inquieta assai. Perchè è talmente vera (l’audio in presa diretta, il traffico sotto la finestra) da essere palesemente finta. E’ -indirettamente- l’ennesima constatazione dello stereotipo Ikea, della coppia gggiovane e perfetta, nella sua imperfezione; non è una rivoluzione, è semplicemente un cambio di strategia, basta guardare gli ultimi spot nike; quell’omino nero (non è lui il fulcro) e -soprattutto- i ragazzotti che con l’omino nero giocano; un po’ sfigati, bruttarelli e neanche troppo bravi, siamo noi.
    Il fatto che questa pubblicità spicchi è comunque inevitabile, in questo paese dove i creativi sono ancora succubi dei viaggi lisergici all’interno delle fibre di mister Dash.

  5. Per Caulfield: mi daresti l’indirizzo di quel forum di pubblicitari che mi dicevi?

    Per Zarlingo: sulla coppia giovane e perfetta… suvvia, un po’ di ottimismo! Non durerà tutta la vita, ma quando ci si vuole bene la vita insieme è proprio così, come quella della pubblicità!

    Max

  6. Io sta pubblicità l’ho vista un paio di volte, di sfuggita ma mi ha un po’ incuriosito. Non mi è sembrata più vera delle altre. Ciò che mi sembrava carino ed originale è lo scambio di ruoli tra lui e lei. Di solito nei mass-media è l’uomo che scappa e che non vuole essere ingabbiato dal matrimonio. In questo spot Knorr, invece, è lei che se ne frega di sposarsi. Per il resto niente di nuovo. E’ vero che i personaggi non sono il massimo della bellezza ma questo è un trend che ho notato da almeno 10 anni a questa parte. Anche la toccata di culo (io non l’ho vista, ma se c’è) è una bella strizzatina d’occhio al cosiddetto mondo degi gggiovani.
    P.S.: la descrizione del Neri mi sembra abbastanza simpatica anche se un po’ troppo da sognatore :)

  7. La pubblicità serve solo a vendere prodotti. Il suo unico scopo è colpire lo spettatore. Hanno fatto uno spot un pò diverso ed ecco che ampliano la fascia di mercato. Siamo ridotti a guardare gli spot cercandoci dentro un pò di buongusto. Siamo ridotti in mutande. Cerebrali.

  8. Chissa’ perche’, non riesco proprio a ridere delle stronzate quasi berlusconiane di Neri e non riesco a ridere neanche dopo aver visto l’esempio quasi (dico quasi) in linea con le sfighe della vita di coppia. Giovani o meno giovani che siano. Ho la vaga impressione che il re sia nudo. Nessuno lo fa presente per paura di eventuali reazioni.
    Evviva, il re e’ nudo.

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