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Bill Gates is dead. I know who killed himLa collezione autunno-inverno di Macchianera si arricchisce di un nuovo capo: la t-shirt Bill Gates is dead. I know who killed him, che farà la gioia di tutti quelli che ai prodotti del multimiliardario Gugliemo hanno coraggiosamente e stoicamente preferito le poche alternative sul mercato. La maglietta è ispirata al film “Nothing so strange“, recensito da Clarence tramite un finto scoop in cui si annunciava l’omicidio di Bill Gates, con tanto di documentario amatoriale, e annuncio del Radiogiornale Rai. No, non era farina del nostro sacco: l’aveva già fatto un sito americano, “Citizens for Truth” che aveva immaginato la morte di Gates come epilogo di un fantomatico scenario di “guerra civile” tra ricchi e poveri, costruendo il proprio sito come se l’evento fosse realmente accaduto. Da quel giorno, dopo “Citizens for Truth“, è stato un continuo fiorire di siti amatoriali “in memoria di Bill Gates”. In uno di questi, “billgatesisdead.com” viene addirittura venduto il merchandising legato all’evento. Tanto basto, però, perché la notte stessa una pattuglia della Finanza decidesse di intraprendere in viaggio Roma-Firenze (arrivando in Toscana alle 4 del mattino, ora in cui il malcapitato Alessandro Sordi, amministratore delegato di Dada, fu svegliato e costretto a recarsi sul luogo in cui risiedevano i server del portale), decisa a sequestrare la pagina con l’accusa di “procurato allarme”.

Mi preme aggiungere un dettaglio a questa notizia: come sapete, Macchianera è un sito che è stato ideato e viene gestito senza fini di lucro. Per questo motivo, sin dall’inizio, quando si è presentata l’occasione di potersi affidare a E-shirt per la creazione delle magliette, si è deciso che il 10% del ricavato (ovvero l’intera parte di competenza di questo blog) andasse in beneficienza a favore di Emergency. Bene: saputo che la commissione aveva una destinazione benefica, i ragazzi di E-shirt hanno autonomamente deciso di raddoppiarla e portarla al 20%, senza pretendere (o anche solo chiedere) che l’iniziativa fosse pubblicizzata. Mi ripeto, perché ho già espresso in passato la mia stima nei loro confronti e l’apprezzamento per l’originalità con la quale gestiscono i propri affari, però credo che persone così contribuiscano a migliorare la rete e il commercio rispetto a come oggi li conosciamo. Detto questo, la pianto di brandire il turibolo e di imbrattarli di incenso contro la loro volontà: il problema è che non riesco a trattenermi dal fare pubblicità ai moti rivoluzionari. E, soprattutto, a chi crede che anche i prodotti possano esserlo.

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