|
|
|
|
Venerdì 28 Febbraio 2003

Nel numero in edicola da ieri, in un articolo riguardante i blog firmato Sabrina Barbieri, Donna Moderna ha preso un enorme granchio. Chiariamo: per chiunque sarebbe un granchio qualsiasi, di dimensioni assolutamente trascurabili. Non per me. Sono un accanito fan di Sandra Bullock e, per quanto mi riguarda, Sandrina può permettersi tutto: persino il lusso di produrre ed interprerare pellicole oggettivamente terrificanti. Leggo quanto di seguito, e provo un tuffo al cuore: "La febbre del blog ha contagiato anche molti vip. Attori, come Sandra Bullock (blurty.com/users/sandra_b) e Jeff Bridges (jeffbridges.com). Cantanti, come Justin Timberlake (blurty.com/users/ j_lake). Scrittrici, come Francesca Mazzuccato (francescamazzuccato.splinder.it). Personaggi tv, come Platinette (platinette.splinder.it). E giornalisti, che usano il blog soprattutto per fare informazione. Da Claudio Sabelli Fioretti (sabellifioretti.com) a Luca Sofri (www.wittgenstein.it), a Pino Scaccia (pinoscaccia.com)". Mi precipito sul sito indicato e leggo gli interventi. Scorro i primi, e mi sorge un dubbio: la ragazza è stupida. Mi accorgo che vale la stessa regola dei film: fa niente. Proseguo e devo fare i conti con un ulteriore dubbio: questa non è lei. E stavolta non fa niente: non è lei per davvero. La scheda dell'utente, infatti, riporta: (This Journal is fake! 100% Dont take it seriously). Deluso: non ha un blog; confortato: non è deficiente. E se per caso qualcuno di voi dovesse scoprire che Sabrina Barbieri aveva ragione, che Donna Moderna non ha preso un granchio, che quel giornale online è veramente gestito da Sandra Bullock, per piacere, non fatemelo sapere.

Blog Aggregator 1.0Motivato dalla minaccia di Giuseppe Granieri di cancellare Macchianera dal Blog Aggregator, stasera ho - per la prima volta - segnalato anche lì i miei post.
Da tempo Giuseppe mi chiede cosa ne penso: non gli ho mai risposto. Lo faccio oggi, avendo trovato qualche minuto di tempo per utilizzarlo. E per pensarci. Premesso che sosterrò il Blog Aggregator in qualsiasi modo (da oggi, ad esempio, lo trovate nella colonna alla vostra destra), credo - come ho già sentito dire a qualcuno - che strumenti di questo genere possano crescere ed essere realmente utili solo se in grado di aggiornarsi in automatico. Non sono contro. È che non posso fare a meno di notare che il modo dei weblog è orientato verso indicizzatori intelligenti basati sui ping e sul TrackBack. Ovvero: io aggiorno il blog, e lui, automaticamente, avverte il mondo che il geniaccio qui dietro ha inviato un nuovo intervento. Granieri dirà: "intelligenti per modo di dire. Saranno sicuramente meno funzionali del cervello dell'autore di un blog". In linea di massima, escluse eccezioni, ha ragione.
Resta il fatto che non è necessario che il Blog Aggregator funzioni come software a sé stante: United Blogzine of WWW ha ottenuto il medesimo risultato semplicemente aprendo un nuovo blog e consentendo l'accesso a svariati autori. Ora, prendete UBW e aggiungetevi le categorie: ecco fatto l'aggregator.
Soluzioni alternative a parte, il vero limite riguarda il tempo: in questo caso quello sottratto alla moltitudine di altre faccende importanti (e impegni, e relazioni, e rapporti) necessario già solo per mantenere un blog. Preoccuparsi di curarne il marketing in prima persona o vestirsi da uomo-sandwich che grida "Eeeedizione straordinariaaaaa!" va oltre le normali capacità umane. Delle mie di sicuro.

di Riccardo Orioles
POLEMICA RAI. LA TV DI STATO È UN PATRIMONIO NAZIONALE E NON "CARNE DA CANNONE" DA USARE COME PRETESTO PER MANOVRE POLITICHE

(di Riccardo Orioles)

La Nazione. Il sogno di tutti noi communisti, come tutti sapete, è di mettere al muro preti e frati, far fuori tutti i porci capitalisti da bottegaio in su e alla fine imporre una feroce dittatura con tanto di Baffone. Tutto questo, secondo alcuni, è maleducato; d'altra parte il communismo è così, e la politica, come si dice, non è un pranzo di gala. Quanto a noi democristi, non siamo dei fanatici dello Stato: può darsi che a quel posto d'usciere qualcun altro ci abbia più diritto, ma insomma così ho sistemato mio genero e ora mi votano lui, sua sorella, i genitori di lui e anche suo fratello che in pubblico fa il sindacalista ma poi per Natale non manca mai di farmi una telefonata ossequiosa. Così è l'Italia - quando c'era ancora - e non era il massimo ma funzionava così.
Questo feroce communista o questo democristiano ladrone tuttavia, di nascosto a Lenin o al papa, aveva una debolezza: voleva bene al suo paese. Il suo paese era Milazzo o Zagarolo (molto più bello del confinante paesino di Barcellona o Sacrofano), ne era orgoglioso e ci teneva moltissimo ad essere salutato con rispetto dal suo compaesano. Era pronto a intrallazzare con gli odiati nemici "politici" pur di ottenere una fabbrichetta nel comune e anche - duole dirlo - anche a losche manovre bipartizzane per far fermare il direttissimo a Milazzo anziché a Barcellona. E questo perché, come tutti i milazzesi di destra e di sinistra sanno dalla nascita, Milazzo è una cittadina turistica e civile laddove Barcellona di turismo non ha mai avuto nemmeno l'ombra e del direttissimo non saprebbe che farsene e forse nemmeno dell'accelerato.
Tutto ciò, fra mille terrificanti cazzate, produceva anche delle cose come il maestro Manzi che insegnava a leggere e a scrivere alla televisione o come quel volantino del Pci di Vercelli che incitava i proletari a imparare l'aritmetica e la grammatica negli appositi corsi della Sezione: inquantoché compagni abbiamo lottato per essere liberi e la libertà è costituita anche dalla cultura.
Insomma, la politica va bene, ma poi s'era tutti milazzesi o zagarolesi e anche tutti italiani. E, rozzamente, il bene pubblico - del piccolo paesino o del Paese - aveva per tutti quanti la sua importanza. Non c'erano i sondaggi a cui rispondere, ma se te ne fregavi di Milazzo semplicemente la gente non ti salutava. E questo, politica o non politica, non era bello. La politica, detto fra noi, per loro veniva dopo essere salutati o non salutati per la strada.
Per questo, quando morì Togliatti, i cattolici erano là a farsi il segno della croce e quando morì Papa Giovanni i communisti piangevano come tutti gli altri. Tutto questo per dire... beh non mi ricordo più che cosa volevo dire, la prossima volta il bicchierino me lo farò dopo e non prima di aver scritto il pezzo. Comunque sono sicuro che doveva essere una cosa profonda e importante.

Babel FishCredo che l'avvento dei traduttori online rappresenti l'evento più nefasto dopo la nascita di Joseph Goebbels. Oggi l'ufficio marketing di una nota ditta italiana nota a livello mondiale (non posso farne il nome ma, anche se lo facessi, potreste pensare che si occupi di motori invece che di abbigliamento), mi ha spedito questa e-mail:


==========
Ciao
Distribuiamo un nuovo che fa pubblicità video questo fine settimana per ********* Italia.
Sarà soltanto disponibile sulla web per due settimane - poi visto alla tv e nei cinema successivamente.
Gli daremo il video per il suo sito web domani o lunedì, se lei come. Sarà meno di 2MB. Lei porta i video di WMV o MOV?
Siamo anche interessati nella fabbricazione del video più ovvio ai suoi visitatori di web site. Quanto è uno 'banner ad' o 'sponsored link' sul sua pagina di 'home'? Lei offre 'il video della settimana' lo spazio sulla pagina di 'home? Quante persone visitano il suo web site ogni mese?
Per favore l'email che me sostengo oggi se lei sono interessati.
I ringraziamenti e dolente per il mio italiano cattivo.
==========

Continuo a pensare che questo Pesce Babele abbia sempre meno a che fare con l'originale.

Giovedì 27 Febbraio 2003

Malgrado le perplessità di Mantellini (ma anche a me pare fantascienza) sto inviando questo intervento utilizzando il mio Nokia 7650 e il programma Kablog. Va detto, a onor del vero, che per digitare queste parole sulla tastierina ho impiegato un numero di minuti francamente inaudito. Eppure tutto avrei pensato, tranne che potesse funzionare.

Mercoledì 26 Febbraio 2003

Voglio sperare che l'errore sia voluto, anche se, sinceramente, non ne capisco il senso. Leggo su United Blogzine of WWW una notizia inviata da kanisciolti: "[news] Apparte il fatto che, secondo me, la scuola dovrebbe essere laica... nel terzo millegno ancora..... leggete questa". E se, ancora prima di affermarne la laicità, si cominciasse con l'andarci, a scuola?

Sofri Batman...giusto per avvertire Natalino Russo Seminara, Michele Santoro, Filippo Facci, Sonia Cassiani e Luca Sofri, che un migliaio di persone circa li ha cercati qui. Che faccio, prendo nota? Dico di richiamare? Chiedo di lasciar detto?

Spiace invece dover comunicare a quelli che hanno cercato "christian rocca nato classe", "luca sofri nato a il", "antonio socci famiglia", "gino strada figlio di", "baldassarre figlia", "fotografie di eminem con sua figlia hailie", "incinta feste costa smeralda", "erika e omar sito porno", "angela cavagna biografia", "alda d'eusanio nuda", e un inquietante "luca sofri batman", che non posso in alcun modo essere d'aiuto.

A margine: la faccenda mi ha fatto tornare alla mente il corto "Waiting for Woody", di Grant Heslov (cliccando qui lo si può persino vedere per intero, aggratis), che si svolge nell'anticamera dello studio di Woody Allen. Lì si ritrovano gli attori prima di affrontare il provino. Quando entra George Clooney (in persona, nel ruolo di George Clooney) il protagonista, sconosciuto figurante, si diede accanto a lui sul divano e attacca bottone: "Certo che pensare di affrontare un provino con Allen in persona è stressante, eh? Dicono che abbia modi terribili e un pessimo carattere. Lei non ha paura?". "No". "Ah" (secondi di silenzio) "E perché no?". "Perché io sono Batman". (altro silenzio, il protagonista lo guarda con terrore) "Scherzavo". "Ah".

Riguardo ad una famosa frase di Nanni Moretti in "Ecce Bombo", Tommaso Labranca scrive: "E ora... vi meritate Nanni Moretti. Giuro che se lo intervistano e dice che in realtà lo ha sempre apprezzato e altre coccodrillate del genere vado a Roma e gli tiro una torta alla panna in faccia".
In realtà non c'è bisogno di aspettare: ricordo perfettamente una foto di copertina di TV Sorrisi e Canzoni (che ho cercato invano ovunque, e che apparve anche all'interno della rubrica di Cuore "Niente resterà impunito") nella quale Moretti appariva sorridente e a proprio agio a braccetto con Sordi. Giuro che esiste.

Martedì 25 Febbraio 2003

Ecco, ora che per davvero quaggiù a lavorare siamo rimasti noi e non lui, col cacchio che lo raggiungiamo più dopo la pernacchia.

"Ma che, noi italiani ve imponemo a voi forse una trasmissione in televisionede nome Valmontone, Portogruaro, Gallarate?Perché voi ce dovete rompe li cojoni con 'sto ‘Dallas’?"(Alberto Sordi, "Il Tassinaro")

Bulldozer - VisitorsDuole dirlo (soprattutto a me: uno degli autori è un caro amico), ma Bulldozer, la nuova trasmissione comica di RaiDue, è inequivocabilmente inguardabile. Brutta come cose poche al mondo. A parte, forse (se non per qualche sporadico e svogliato guizzo), Ciro presenta Visitors.
Riguardo a Bulldozer c'è poco da dire: Vergassola che prende per il culo la malcapitata di turno (in questo caso Federica Panicucci) si era già visto a Zelig negli anni scorsi (memorabile l'intervista ad Alessia Merz: "Se io fossi l'unico uomo assieme a lei su un'isola deserta, me la darebbe?", risposta: "Animali?"). Un po' poco per costruirci una trasmissione attorno (per quanto, va detto, uno che è riuscito a mettere in bocca alla Merz una battuta divertente merita stima sempiterna). Si prova sincera pena per il Riondino nella versione più vecchia e smunta di sé stesso quando partecipava al Costanzo Show. Sta al margine, commenta, cincischia: non si capisce se Bulldozer fa cagare anche a lui o se è venuto il tempo di compilare il modulo della legge Bacchelli. Tutto il resto, per dirla alla Califano, è noia: comicucoli cui spetterebbe almeno un altro lustro di gavetta o, in alternativa, dieci anni in miniera. Tutti con la macchietta pronta e il tormentone nella fondina. Dovrei anche aggiungere: "senz'arte e senza mestiere", ma un mestiere ce l'hanno, purtroppo. Di Bulldozer si può tutt'al più dire che la band suona bene, che i conduttori se la cavano, che l'idea iniziale ("Finiamo di abbattere noi quel che è rimasto in piedi della Rai") era persino carina. Fine. Per il resto, in un'ora e passa di trasmissione, ho visto un comico che usciva da un tombino e si faceva chiamare (battuta) "Inderground"; uno che, mentre suonava la stessa canzone delle puntate precedenti, chiedeva al pubblico di urlargli contro gli stessi insulti; Riondino in piedi su una gamba sola; il giro di studio della gnocca di turno (mascherato da omaggio a Warhol: 30 inquadrature e poi fuori dai piedi); la Guzzanti piccola (Caterina) goffamente calata nelle vesti di due personaggi (Miss Italia e Orsetta Orsini del Carretto) quando, invece, le sarebbero andate a pennello quelle della comica - brava, perché il DNA non è un'opinione - che non ha studiato.
Lo stesso discorso, se non fosse per Enrico Bertolino e Max Tortora (non so quanto svantaggiato o avvantaggiato dai testi di Stefano Disegni), vale per Ciro presenta Visitors. Se i termini di paragone sono questi, allora persino il vecchio Convenscion di RaiDue poteva essere considerato spassosissimo. Alla Canalis (così come a tutte le soubrette che, inevitabilmente, dichiarano a TV Sette: "Ora mi piacerebbe condurre o fare la spalla in una trasmissione comica"), qualcuno dovrà pur spiegare, prima o poi, che Dio già l'ha benedetta fornendole tutto quel popò che gli umani hanno potuto ammirare sul calendario. Non si può pretendere tutto, è una questione di organizzazione e di priorità: quando a lei appiccicavano quel paio di tette da rivolo di saliva ai margini delle labbra, nella fila accanto distribuivano neuroni.

È ufficiale: al 26° giorno i redattori del sito ufficiale del Grande Fratello hanno sbroccato. A giudicare dall'enfasi con la quale commentano i vari eventi all'interno della casa di Cinecittà (e quest'anno non è niente: l'anno scorso la cronaca notturna era affidata ad un Pascoli in erba), quelli che dovrebbero essere nominati e poi liberati, in realtà, sono loro.
Nel prefabbricato in cui sono stipati i redattori di Jumpy, adiacente l'acquario del Grande Fratello, qualcuno si droga. Oppure ha bisogno di uno specialista serio. Parlo in particolare di quello che, ispirandosi a De Crescenzo e al suo "Così parlò Bellavista" (permettetemi l'inglesismo: mej cojoni), ha disposto tutti i personaggi dell'ormai logoro reality show su un piano cartesiano (figura a lato) composto dalle assi delle ascisse "amore-odio" e delle ordinate "libertà-potere".

Tra parentesi: la pagina coi i video delle varie stanze resiste imperterrita in linea ormai da 27 giorni, nell'indifferenza totale. L'anno scorso, sedici secondi dopo la messa online, un killer della Yakuza mi avrebbe seccato con un bussolotto avvelenato alla base del collo. Per quest'edizione niente di niente: che so, una diffida dalla Endemol anche via fax, una seppur vaga minaccia di fantomatiche azioni legali, una telefonatina. Mi sento trascurato.

Lunedì 24 Febbraio 2003
di Uiallalla

senzasugo.gif L'incipit di "Senza sugo" di Leandro Barocco. Sperlink & Kupfer editore

Nella vecchia campagna, c’era una vecchia fattoria.
E ia-ia-oh. Immancabile. Sembrava un cappero del naso o un tarzanello, solo che un po’ di fumo usciva dal camino.
La vecchia fattoria di Cuernavaca. Gli uomini arrivarono su una Prinz. Una macchina che già da sola porta sfiga e questo dovrebbe fare intuire il prosieguo della vicenda. Da dentro la fattoria, Manuel Colico Hepatico li vide. E li vide. E li vide.
Finchè non li vide più.
- Cabrones! Caracoles! Chi credono di confundir, quei pendejos? Non sono cecato- sputò fuori insieme a un tocchetto di fegato dall’odore rancido. E si tolse la patta che gli copriva l’occhio destro. Vicino a lui, il figlio e la figlia lo guardavano strani e straniti. Si portarono un dito al capo e fecero il gesto del cacciavite.
Con lentezza.

(Come da foto cliccabile a lato, scattata nel corso dell'incontro Roma-Brescia).

Vediamo se riesco ad evitare che domani chiami l'ufficio legale della Nokia: premetto che l'oggetto che vedete a fianco è un organizer superbo. Da quando l'ho acquistato, nel luglio scorso, il mio Nokia 7650 si è visto inserire una tale quantità di dati che, a questo punto, potrebbe dare da solo una tesi in scienze della comunicazione. Il problema è che non era portato per fare il telefono. Questo almeno fino a qualche giorno fa, quando ho casualmente scoperto che Nokia aveva messo una pezza alle varie magagne del software. Il Bar Mizwa, l'ufficiale debutto in società del mio cellulare, è avvenuto insomma solo l'altroieri, quando il mio telefono ha acquisito la consapevolezza di essere un telefono.
Dal momento che sono stato uno dei primi ad accaparrarmelo, il software che lo gestiva era stato programmato sulla base di una rete neurale composta da ragnatele, muschio e muffa. Controllo il numero di versione digitando la sequenza "*#0000#". Ho la 3.12, e mi dicono che la Nokia sta installando la 4.39, capace di prodigi inenarrabili: il telefono si riaggancia al ponte quando perde la linea (mentre prima vegetava in stato di catalessi fino allo spegnimento e alla successiva riaccensione) e la rubrica si apre in un lasso di tempo più che accettabile, considerando che in precedenza, se avevi bisogno di chiamare qualcuno, facevi prima a raggiungerlo a piedi. Devo averla. Così, dal momento che sono iscritto a quell'esclusiva miniera di vantaggi che è il Club Nokia (la cui associazione prevede, ad esempio, pronto soccorso gratuito e sostituzione del telefonino in caso di riparazione), decido di consultare l'elenco dei Nokia Service Point che sono abilitati all'aggiornamento. A Milano ne risultano 5. Chiamo il primo: "No, noi non siamo un Nokia Service Point". "Ma come, scusi? Ho trovato l'indirizzo sul sito!". "Eh, sa, la gente scrive un po' quello che vuole". Il secondo è disposto ad aggiornarmi il telefono. "Quanto ci vorrà?", chiedo. "Bah, di solito una trentina di giorni". Sticazzi. Mi spiega che lo devono mandare vicino Como, come se fosse da riparare. "Ma non è rotto. Me l'hanno venduto così", ribatto. Allarga le spalle, come a dire: "traumi che nella vita si devono saper superare". Chiedo il telefono sostitutivo: "ce l'avete?". "No". "No?" "No". Insisto: "Ma ‘no’ in che senso, mi scusi: ce li avevate ma li avete dati tutti via?" . Risposta: "No. ‘No’ nel senso che non ne abbiamo mai avuti". E due: "Ma, scusi, sul sito del Club Nokia c'è scritto che ci deve essere". "Ah, perché lei ha la tessera del Club Nokia?". "Si, eccola - la mostro quasi fosse un distintivo dell'FBI - Perché, per gli iscritti al Club Nokia il telefonino sostitutivo c'è?". "No". Il terzo rivenditore mi guarda e prova sincera pietà. Dice che anche con lui ci vogliono una trentina di giorni, e che non ha (non ha mai avuto) cellulari sostitutivi a disposizione. Mi prende da parte e, con voce bassa e fare carbonaro, mi sussurra che (pare/si dice/forse) a Milano c'è un solo posto in cui i telefonini vengono aggiornati all'instante. Fossi stato una donna, in quel momento avrei scoperto il mio punto g, perché ciò che ho provato è stato simile ad un orgasmo. Molto simile. Rispetto a casa mia mi trovo dall'altra parte della città, e scopro che questo paradiso dell'update del cellulare pare essere ubicato in un antro di un'oscura piazzetta a tre minuti da dove abito. Proprio lì, poco dopo, ho sperimentato lo stato di ebbrezza che deve provare un padre di fronte al proprio bambino che ha imparato una cosa nuova. Avevo atteso vicino all'entrata del Nokia Point come quei genitori che facevano svezzare i figli dai bordelli: vi avevo portato il mio inesperto telefonino, avevo pagato 25 euro, e una ventina di minuti dopo l'ho visto uscire uomo. Sono emozioni che ti restano appiccicate addosso tutta la vita.

Domenica 23 Febbraio 2003
(Lettera pubblicata dal quotidiano britannico The Observer il 26 gennaio 2003)

di Terry Jones (ex Monty Python)

Terry JonesSono davvero eccitato dall'ultima motivazione fornita da George W. Bush per il bombardamento dell'Iraq: sta perdendo la pazienza. A me sta succedendo proprio la stessa cosa!
Da qualche tempo a questa parte infatti c'è un mio vicino, il signor Johnson, che vive nella mia stessa via, due o tre case più in là, che mi sta davvero facendo arrabbiare. Beh, lui e il signor Patel, che gestisce il negozio di cibo salutista.
Tutti e due mi lanciano strani sguardi e, in particolare, sono sicuro che il signor Johnson stia progettando di giocarmi qualche brutto scherzo, ma finora non sono riuscito a scoprire esattamente cosa.
Sono andato a casa sua un paio di volte per cercare di capire cosa sta escogitando, ma ha tenuto tutto ben nascosto.
Ciò dimostra quanto possa essere subdolo. Per quanto riguarda il signor Patel, non chiedetemi come l'ho saputo, ma so per certo, da fonti sicure, che in realtà è un pluriomicida.
Ho distribuito volantini per la via, dicendo che se non facciamo qualcosa il signor Patel ci farà fuori tutti, uno per uno. Qualche vicino mi chiede perché, se ho le prove, non vado alla polizia. Ma questo è semplicemente ridicolo. La polizia dirà che ha bisogno delle prove di un crimine per poter formulare delle accuse nei confronti dei miei vicini.
Verranno fuori con lungaggini burocratiche a non finire, tireranno fuori cavilli su cosa ci sia di giusto o di sbagliato in un'azione preventiva, mentre il signor Patel starà uccidendo la gente in segreto. Poiché sono l'unico in questa via a possedere un buon numero di armi da fuoco automatiche, penso che spetti a me mantenere la pace. Ma finora farlo si era rivelato un po' difficile. Ora, però, George W. Bush ha chiarito che basta che io perda la pazienza e poi posso gettarmi nella mischia e fare quello che voglio! E diciamocelo, la politica attentamente escogitata da George W. Bush rispetto all'Iraq è l'unico modo per permettere la pace e la sicurezza internazionali. L'unico modo sicuro che abbiamo per impedire ai fondamentalisti islamici kamikaze di prendere di mira gli Usa o la Gran Bretagna è bombardare un po' di paesi islamici che non ci hanno mai minacciato. Ecco perché voglio far esplodere il garage del signor Johnson e uccidere sua moglie e i suoi figli. Colpisci per primo! Questo gli insegnerà una lezione. Dopodiché ci lascerà in pace e la smetterà di guardarmi storto
in quel modo assolutamente inaccettabile.

Sabato 22 Febbraio 2003

Un tempo, quando dovevi andare militare, ti spedivano una cartolina a casa. Oggi la cartolina arriva per avvertirti che sono i militari che stanno venendo a casa tua. Il dipartimento statunitense per la sicurezza dei cittadini ha infatti preparato un simpatico opuscoletto (scaricabile cliccando qui, in versione PDF) che può tornare utile in caso di attacco terroristico o guerra nucleare. Si intitola: "Il terrorismo ci ha costretti a fare una scelta. Non abbiate paura, siate preparati!". Insomma, a meno che non siate scarafaggi (a cui, notoriamente, l'esplosione nucleare fa una sega), il provvidenziale fascicoletto aiuta a comportarsi correttamente nel corso di determinati eventi della normale vita quitidiana: trattamenti biologici, chimici o contro l'esposizione a radiazioni, esplosioni generiche, esplosioni atomiche. All'interno, perché anche gli gnucchi possano comprendere, le varie operazioni sono illustrate da disegni esplicativi. Ho ritenuto opportuno fornirvene la traduzione, che non si sa mai. Accanto a ciascun titolo, il link alla pagina originale.

ESPLOSIONE NUCLEARE (link alla pagina originale)
Nel corso di un'esplosione atomica, nella foga del momento, attenzione a non cadere dalle scale.
Nel caso un ordigno nucleare esplodesse ad un isolato da voi, se possibile allontanatevi. E ricordate, all'incrocio, di dare la precedenza a chi proviene da destra.
Se vedete in giro giganti alti due piani non allarmatevi: significa soltanto che sono già iniziate le mutazioni genetiche.
Se un'esplosione nucleare bussa alla porta, è buona norma non aprire.
I nostri esperti sostengono che una bomba fa più male nel punto in cui scoppia.
Vi rimangono esattamente 5 minuti e 12 secondi di vita.


ESPLOSIONE GENERICA (link alla pagina originale)

Il vostro computer cade a pezzi. Avreste dovuto cambiarlo tre anni fa.
Fumare nuoce gravemente alla salute.
Non fate i maleducati: anche in caso di esplosione ci si soffia il naso col fazzoletto e si tossisce con la mano davanti alla bocca.
In più, nel caso ancora non lo sapeste, fare le puzzette sull'accendino è pericoloso.
I giganti alti due piani possono crescere fino a raggiungere le dimensioni di un intero quartiere. Tenetevi alla larga, che non fanno attenzione a cosa calpestano.
Ad un certo punto, se vi va, potrete tranquillamente accucciarvi, girarvi su un lato e mettervi a piangere.

Altre parodie (in inglese), su segnalazione di matteoc, qui, qui, qui e qui. In più - crepi l'avarizia - ne han fatto anche delle t-shirts.

Dal Foglio di ieri: La Camera proroga la missione degli alpini in Afghanistan e altre 25 operazioni internazionali. Il decreto è stato approvato con 322 sì, 11 no e 11 astensioni (andrà al Senato per il via libera definitivo). L’Ulivo si è diviso anche su questo: favorevoli Ds, Margherita, Sdi e Udeur; contrari Pdci e Verdi; correntone Ds e parte della Margherita, invece, non hanno votato. Fassino, leader della Quercia: “Abbiamo votato sì, ma restiamo contrari alla missione in Afghanistan”.

Ho deciso di allinearmi con Piero Fassino: da domani berrò cappuccino anche se mi da il mal di stomaco; andrò in discoteca anche se non sopporto il tunz-tunz-tunz; mangerò trippa anche se mi fa impressione solo a guardarla; mi iscriverò ad una catena di multilevel marketing; inizierò a leggere tutto lo spam che mi arriva, e magari compro pure qualcosa; scaricherò una suoneria a pagamento; disinstallerò l'antivirus; utilizzerò con gioia Power Point; farò in modo che il tg di Emilio Fede diventi un appuntamento fisso; inizierò a comprare in edicola il Foglio (no, questo lo sto facendo per davvero); inizierò a stimare Vittorio Feltri (e qui le cose si fanno più difficili). Molesterò vecchiette, picchierò bambini, e viceversa. Poi, superando l'iniziale titubanza, mi procurerò un monumentale fallo in lattice e mi ci siederò sopra. Solo in quel momento mi sentirò veramente di sinistra. Fino in fondo.

Venerdì 21 Febbraio 2003

Selvaggia LucarelliChiariamo: il dibattito sulla fuffa sa ormai di naftalina e non ho alcuna intenzione di riaprirlo se dico che, da qualche settimana a questa parte, due dei blog che leggo con maggior piacere (a volte con avidità e persino prima di quelli più conosciuti e frequentati) sono due blog personali. Di Ilenia e del suo "Lo scopriremo solo vivendo" ho già parlato in passato, quindi non dico nulla di nuovo se affermo che le avventure di Mery Terry valgono una sit-com (però, vi prego, che a nessuno venga in mente di realizzarla per davvero; in Italia non siamo capaci: a noi viene bene la pizza). Il Diario Personale di Selvaggia Lucarelli, allo stesso modo, è una miniera di umorismo. Non ho mai visto Selvaggia recitare; me la sono persa - se non per i due minuti finali, in cui credo sia riuscita ad inserirsi nel discorso con un monosillabo - persino al Costanzo Show, ma mi perdonerà, spero: la resistenza a Cicciopanzo e Pino Insegno sullo stesso palco, nella stessa sera e, soprattutto, con me presente, è al di là delle mie capacità. Non ho mai visto Selvaggia recitare, dicevo, ma di una cosa sono sicuro: scrive da dio. Ha anche un gran gran culo: nel frattempo io sono rimasto qui da solo perché a questo punto tutti si sono precipitati sulla foto e nessuno sta facendo più caso a ciò che scrivo, ma io intendevo parlare di fortuna. Perché la comicità innata e, ancor più, l'autoironia, sono merce rara che non va sprecata. Lei le possiede entrambe. Da non perdere, ad esempio, il "Vademecum per non diventare famose" o il capitolo dedicato alla Depilazione: "Sono glabra di natura,non ho mestruazioni ma anzi,una volta al mese emano olii essenziali di melaleuca alternifoglia,profumo di viola anche dopo aver rincorso un autobus sull'asfalto bollente il 15 agosto,il mio corpo è attratto dalla forza di gravità lunare dunque tutto tende verso l'alto (i miei reggiseni hanno degli speciali tiranti annodati alle ginocchia per evitare che il tutto stia troppo su) e le mie unghie crescono già smaltate di rosso. Liberi di non crederci, ovviamente. Dunque, parto con quello che è indubbiamente il problema estetico che accomuna tutte le donne , chi più chi meno, (eccetto me, ve lo ricordo), e cioè ‘La Depilazione’. Il rasoio è senza ombra di dubbio la scelta più rapida, ma si paga nel seguente modo: quello che agli albori era un semplice , timido, innocuo pelo color marrone sbiadito, alla seconda-terza rasatura diventa una punta da trapano 5 millimetri capace di perforare qualsiasi calza coprente e, in casi più difficili, perfino i jeans. Un'alternativa al rasoio è la crema depilatoria , pubblicizzata sempre, con grande ottimismo, come ‘delicatamente profumata’. Ora io vi giuro, ehm, cioè, la mia amica che l'ha usata spesso, vi giura che i peli non si staccano perchè gli acidi intaccano la cheratina come ci vogliono far credere, ma per semplice asfissia . Ci sono peli che rantolano per ore e talvolta bisogna finirli con un colpo secco di rasoio sulla giugulare per risparmiargli l'agonia...".

Massimo TroisiDue giorni fa Massimo Troisi avrebbe potuto compiere 50 anni. La cosa buona è che Antonello Venditti non ha poi mai scritto la canzone che aveva minacciato di dedicargli. Quella cattiva è che mi manca. Parecchio.

Lo ricordo riportando una delle sue battute più geniali e meno citate, tratta da "Pensavo fosse amore, invece era un calesse", scritto con Anna Pavignano:

"Non bisogna amare per amore, ma per schifo.
Perché l'amore finisce, ed è una delusione.
Anche lo schifo finisce, però è una soddisfazione."

E, per chi ha voglia di leggere, una poesia di Roberto Benigni dedicata a Troisi e due dei brani più celebri dei tempi de "La Smorfia": San Gennaro e L'Arca di Noè...

Giovedì 20 Febbraio 2003

Nell'ultimo periodo, a causa della "forumizzazione" galoppante, ho dato un giro di vite ai commenti. Con le parole di Sabelli in testa "Io su questo blog sono signore e padrone", e considerando che quest'hobby, in fondo, è casa mia e non un portale di servizio, ho - in qualche caso - prepotentemente cassato commenti fuori tema, volgari, inutili. La medesima sorte stava per toccare ai i tre-quattro deliri seguiti al mio ultimo intervento su Sonia Cassiani (che, detto tra noi, avrebbe dovuto essere l'ultimo: colpire un bersaglio facile, alla fine, è equiparabile alla masturbazione) quando, leggendo i nomi associati alle prese di posizione più farneticanti mi è sorto un dubbio: nomi troppo comuni, troppo semplici, quasi finti. Non mi sbagliavo. Qualcuno dovrebbe spiegare a Sonia Cassiani che l'anonimato su Internet è equiparabile al vantaggio di aderire ad una catena di Sant'Antonio: non esiste. La nostra, infatti, sempre in punta di fioretto, interviene in prima persona: "Fantaastico, se non fosse per 'sti 4 coglioni, a me nessuno me caga. Grazie a Neri, Mantellini, e all'apparatnik di Quinto Stato, un pò di considerazione anche per una che non fa parte del vostro gregge. Voi siete un costanzosciò dei segaioli". Il commento proviene dall'indirizzo IP 62.10.68.206. Scorro i vari interventi inizio a covare un ulteriore sospetto: perché el pueblo unido, rappresentato da tali Tassinari Matteo, Paolo Conti e Franco Grassi, dovrebbe prendere tanto a cuore la causa di una come Sonia Cassiani, al punto di arrivare all'insulto gratuito? Il primo, Tassinari Matteo, infatti, scrive: "Se si fanno delle seghe hanno le mani impegnate e pensano a qualche cosa d'altro, ma a Mantellini, Neri, e Quinto Stato interessa solo il gioco al massacro verso Sonia Cassiani. Solidarietà a lei,in quanto ai succitati, la Cassiani doveva mandarli a prenderlo nel culo. Ma lo fate già vero? ". Da qui diventa un crescendo. Paolo Conti aggiunge: "Quattro scalzacani comunisti, che lanciate merda nel ventilatore, questo siete. La merda, com'è noto, vi tornerà indietro". La ciliegina finale ce la riserva Franco Grassi: "Neri, a proposito di orali, quanto chiede la tua fidanzata per un bocchino?".
Ora, sono sicuro che non resterete sorpresi se vi dico che - incredibilmente - l'indirizzo IP da cui sono stati inviati i sapidi contributi al dibattito di Tassinari Matteo, Paolo Conti e Franco Grassi è uno solo, il 62.10.68.206. E che, dal momento che il destino è beffardo, corrisponde esattamente a quello assegnato al PC della Cassiani.
A dire la verità, in un primo momento, la definizione "pecoreccia" utilizzata da Walter Molino per descrivere la Cassiani mi era sembrata persino un filo esagerata. E invece no: ci ho avuto a che fare, ve l'avevo detto che quell'uomo è un genio.

l'EspressoA me capita di leggere l'Espresso e Panorama esclusivamente in una determinata occasione: quando prendo il pendolino. Milano-Firenze: l'Espresso; Ritorno in serata, Firenze-Milano: Panorama. Ora che ci penso non so quale sia il motivo che mi spinge a reiterare questa pessima abitudine. Duole dirlo, ma la maggior parte delle cazzate da cui traggo ispirazione (e che poi, nel giro di qualche ora, inevitabilmente dimentico) provengono da l'Espresso.
Letta sul numero di questa settimana (vado a memoria, per cui perdonate eventuali imprecisioni: la sostanza - garantisco - è la stessa): "Un servizio fotografico sulla disperazione della fame. Personaggi che, malgrado tutto, davanti all'obiettivo non perdono la propria dignità". Ma puttana eva: se sono disperato perché ho fame (e tanta, a giudicare dalle immagini), avrò il sacrosanto diritto di sbattermene della dignità, del contegno, della fierezza, di te e della tua cazzo di macchina fotografica digitale?