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Archivio per febbraio, 2003

Donna Moderna (ma distratta)

feb 28 2003 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Nel numero in edicola da ieri, in un articolo riguardante i blog firmato Sabrina Barbieri, Donna Moderna ha preso un enorme granchio. Chiariamo: per chiunque sarebbe un granchio qualsiasi, di dimensioni assolutamente trascurabili. Non per me. Sono un accanito fan di Sandra Bullock e, per quanto mi riguarda, Sandrina può permettersi tutto: persino il lusso di produrre ed interprerare pellicole oggettivamente terrificanti. Leggo quanto di seguito, e provo un tuffo al cuore: “La febbre del blog ha contagiato anche molti vip. Attori, come Sandra Bullock (blurty.com/users/sandra_b) e Jeff Bridges (jeffbridges.com). Cantanti, come Justin Timberlake (blurty.com/users/ j_lake). Scrittrici, come Francesca Mazzuccato (francescamazzuccato.splinder.it). Personaggi tv, come Platinette (platinette.splinder.it). E giornalisti, che usano il blog soprattutto per fare informazione. Da Claudio Sabelli Fioretti (sabellifioretti.com) a Luca Sofri (www.wittgenstein.it), a Pino Scaccia (pinoscaccia.com)”. Mi precipito sul sito indicato e leggo gli interventi. Scorro i primi, e mi sorge un dubbio: la ragazza è stupida. Mi accorgo che vale la stessa regola dei film: fa niente. Proseguo e devo fare i conti con un ulteriore dubbio: questa non è lei. E stavolta non fa niente: non è lei per davvero. La scheda dell’utente, infatti, riporta: (This Journal is fake! 100% Dont take it seriously). Deluso: non ha un blog; confortato: non è deficiente. E se per caso qualcuno di voi dovesse scoprire che Sabrina Barbieri aveva ragione, che Donna Moderna non ha preso un granchio, che quel giornale online è veramente gestito da Sandra Bullock, per piacere, non fatemelo sapere.

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Cara, non stasera: devo aggiornare il Blog Aggregator

feb 28 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Blog Aggregator 1.0Motivato dalla minaccia di Giuseppe Granieri di cancellare Macchianera dal Blog Aggregator, stasera ho – per la prima volta – segnalato anche lì i miei post.
Da tempo Giuseppe mi chiede cosa ne penso: non gli ho mai risposto. Lo faccio oggi, avendo trovato qualche minuto di tempo per utilizzarlo. E per pensarci. Premesso che sosterrò il Blog Aggregator in qualsiasi modo (da oggi, ad esempio, lo trovate nella colonna alla vostra destra), credo – come ho già sentito dire a qualcuno – che strumenti di questo genere possano crescere ed essere realmente utili solo se in grado di aggiornarsi in automatico. Non sono contro. È che non posso fare a meno di notare che il modo dei weblog è orientato verso indicizzatori intelligenti basati sui ping e sul TrackBack. Ovvero: io aggiorno il blog, e lui, automaticamente, avverte il mondo che il geniaccio qui dietro ha inviato un nuovo intervento. Granieri dirà: “intelligenti per modo di dire. Saranno sicuramente meno funzionali del cervello dell’autore di un blog”. In linea di massima, escluse eccezioni, ha ragione.
Resta il fatto che non è necessario che il Blog Aggregator funzioni come software a sé stante: United Blogzine of WWW ha ottenuto il medesimo risultato semplicemente aprendo un nuovo blog e consentendo l’accesso a svariati autori. Ora, prendete UBW e aggiungetevi le categorie: ecco fatto l’aggregator.
Soluzioni alternative a parte, il vero limite riguarda il tempo: in questo caso quello sottratto alla moltitudine di altre faccende importanti (e impegni, e relazioni, e rapporti) necessario già solo per mantenere un blog. Preoccuparsi di curarne il marketing in prima persona o vestirsi da uomo-sandwich che grida “Eeeedizione straordinariaaaaa!” va oltre le normali capacità umane. Delle mie di sicuro.

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Di Rai, communisti, democristi e leghisti

feb 28 2003 Inviato da nella categoria Catena di San Libero

POLEMICA RAI. LA TV DI STATO È UN PATRIMONIO NAZIONALE E NON “CARNE DA CANNONE” DA USARE COME PRETESTO PER MANOVRE POLITICHE

(di Riccardo Orioles)

La Nazione. Il sogno di tutti noi communisti, come tutti sapete, è di mettere al muro preti e frati, far fuori tutti i porci capitalisti da bottegaio in su e alla fine imporre una feroce dittatura con tanto di Baffone. Tutto questo, secondo alcuni, è maleducato; d’altra parte il communismo è così, e la politica, come si dice, non è un pranzo di gala. Quanto a noi democristi, non siamo dei fanatici dello Stato: può darsi che a quel posto d’usciere qualcun altro ci abbia più diritto, ma insomma così ho sistemato mio genero e ora mi votano lui, sua sorella, i genitori di lui e anche suo fratello che in pubblico fa il sindacalista ma poi per Natale non manca mai di farmi una telefonata ossequiosa. Così è l’Italia – quando c’era ancora – e non era il massimo ma funzionava così.
Questo feroce communista o questo democristiano ladrone tuttavia, di nascosto a Lenin o al papa, aveva una debolezza: voleva bene al suo paese. Il suo paese era Milazzo o Zagarolo (molto più bello del confinante paesino di Barcellona o Sacrofano), ne era orgoglioso e ci teneva moltissimo ad essere salutato con rispetto dal suo compaesano. Era pronto a intrallazzare con gli odiati nemici “politici” pur di ottenere una fabbrichetta nel comune e anche – duole dirlo – anche a losche manovre bipartizzane per far fermare il direttissimo a Milazzo anziché a Barcellona. E questo perché, come tutti i milazzesi di destra e di sinistra sanno dalla nascita, Milazzo è una cittadina turistica e civile laddove Barcellona di turismo non ha mai avuto nemmeno l’ombra e del direttissimo non saprebbe che farsene e forse nemmeno dell’accelerato.
Tutto ciò, fra mille terrificanti cazzate, produceva anche delle cose come il maestro Manzi che insegnava a leggere e a scrivere alla televisione o come quel volantino del Pci di Vercelli che incitava i proletari a imparare l’aritmetica e la grammatica negli appositi corsi della Sezione: inquantoché compagni abbiamo lottato per essere liberi e la libertà è costituita anche dalla cultura.
Insomma, la politica va bene, ma poi s’era tutti milazzesi o zagarolesi e anche tutti italiani. E, rozzamente, il bene pubblico – del piccolo paesino o del Paese – aveva per tutti quanti la sua importanza. Non c’erano i sondaggi a cui rispondere, ma se te ne fregavi di Milazzo semplicemente la gente non ti salutava. E questo, politica o non politica, non era bello. La politica, detto fra noi, per loro veniva dopo essere salutati o non salutati per la strada.
Per questo, quando morì Togliatti, i cattolici erano là a farsi il segno della croce e quando morì Papa Giovanni i communisti piangevano come tutti gli altri. Tutto questo per dire… beh non mi ricordo più che cosa volevo dire, la prossima volta il bicchierino me lo farò dopo e non prima di aver scritto il pezzo. Comunque sono sicuro che doveva essere una cosa profonda e importante.

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Noio voulevant savoir l’indiriss…

feb 28 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Babel FishCredo che l’avvento dei traduttori online rappresenti l’evento più nefasto dopo la nascita di Joseph Goebbels. Oggi l’ufficio marketing di una nota ditta italiana nota a livello mondiale (non posso farne il nome ma, anche se lo facessi, potreste pensare che si occupi di motori invece che di abbigliamento), mi ha spedito questa e-mail:


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Ciao
Distribuiamo un nuovo che fa pubblicità video questo fine settimana per ********* Italia.
Sarà soltanto disponibile sulla web per due settimane – poi visto alla tv e nei cinema successivamente.
Gli daremo il video per il suo sito web domani o lunedì, se lei come. Sarà meno di 2MB. Lei porta i video di WMV o MOV?
Siamo anche interessati nella fabbricazione del video più ovvio ai suoi visitatori di web site. Quanto è uno ‘banner ad’ o ‘sponsored link’ sul sua pagina di ‘home’? Lei offre ‘il video della settimana’ lo spazio sulla pagina di ‘home? Quante persone visitano il suo web site ogni mese?
Per favore l’email che me sostengo oggi se lei sono interessati.
I ringraziamenti e dolente per il mio italiano cattivo.
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Continuo a pensare che questo Pesce Babele abbia sempre meno a che fare con l’originale.

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PhoneBlogging

feb 27 2003 Inviato da nella categoria Segnalazioni

Malgrado le perplessità di Mantellini (ma anche a me pare fantascienza) sto inviando questo intervento utilizzando il mio Nokia 7650 e il programma Kablog. Va detto, a onor del vero, che per digitare queste parole sulla tastierina ho impiegato un numero di minuti francamente inaudito. Eppure tutto avrei pensato, tranne che potesse funzionare.

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Sono agni che lo dico

feb 26 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Voglio sperare che l’errore sia voluto, anche se, sinceramente, non ne capisco il senso. Leggo su United Blogzine of WWW una notizia inviata da kanisciolti: “[news] Apparte il fatto che, secondo me, la scuola dovrebbe essere laica… nel terzo millegno ancora….. leggete questa. E se, ancora prima di affermarne la laicità, si cominciasse con l’andarci, a scuola?

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E Robin chi lo fa, Christian Rocca?

feb 26 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Sofri Batman…giusto per avvertire Natalino Russo Seminara, Michele Santoro, Filippo Facci, Sonia Cassiani e Luca Sofri, che un migliaio di persone circa li ha cercati qui. Che faccio, prendo nota? Dico di richiamare? Chiedo di lasciar detto?

Spiace invece dover comunicare a quelli che hanno cercato “christian rocca nato classe”, “luca sofri nato a il”, “antonio socci famiglia”, “gino strada figlio di”, “baldassarre figlia”, “fotografie di eminem con sua figlia hailie”, “incinta feste costa smeralda”, “erika e omar sito porno”, “angela cavagna biografia”, “alda d’eusanio nuda”, e un inquietante luca sofri batman, che non posso in alcun modo essere d’aiuto.

A margine: la faccenda mi ha fatto tornare alla mente il corto “Waiting for Woody“, di Grant Heslov (cliccando qui lo si può persino vedere per intero, aggratis), che si svolge nell’anticamera dello studio di Woody Allen. Lì si ritrovano gli attori prima di affrontare il provino. Quando entra George Clooney (in persona, nel ruolo di George Clooney) il protagonista, sconosciuto figurante, si diede accanto a lui sul divano e attacca bottone: “Certo che pensare di affrontare un provino con Allen in persona è stressante, eh? Dicono che abbia modi terribili e un pessimo carattere. Lei non ha paura?”. “No”. “Ah” (secondi di silenzio) “E perché no?”. “Perché io sono Batman”. (altro silenzio, il protagonista lo guarda con terrore) “Scherzavo”. “Ah”.

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La coerenza non è più una virtù

feb 26 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Riguardo ad una famosa frase di Nanni Moretti in “Ecce Bombo”, Tommaso Labranca scrive: “E ora… vi meritate Nanni Moretti. Giuro che se lo intervistano e dice che in realtà lo ha sempre apprezzato e altre coccodrillate del genere vado a Roma e gli tiro una torta alla panna in faccia”.
In realtà non c’è bisogno di aspettare: ricordo perfettamente una foto di copertina di TV Sorrisi e Canzoni (che ho cercato invano ovunque, e che apparve anche all’interno della rubrica di Cuore “Niente resterà impunito”) nella quale Moretti appariva sorridente e a proprio agio a braccetto con Sordi. Giuro che esiste.

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Lavoratoriii?!?

feb 25 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Ecco, ora che per davvero quaggiù a lavorare siamo rimasti noi e non lui, col cacchio che lo raggiungiamo più dopo la pernacchia.

“Ma che, noi italiani ve imponemo a voi forse una trasmissione in televisionede nome Valmontone, Portogruaro, Gallarate?Perché voi ce dovete rompe li cojoni con ‘sto ‘Dallas’?”(Alberto Sordi, “Il Tassinaro”)

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Aridatece Luttazzi

feb 25 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Bulldozer - VisitorsDuole dirlo (soprattutto a me: uno degli autori è un caro amico), ma Bulldozer, la nuova trasmissione comica di RaiDue, è inequivocabilmente inguardabile. Brutta come cose poche al mondo. A parte, forse (se non per qualche sporadico e svogliato guizzo), Ciro presenta Visitors.
Riguardo a Bulldozer c’è poco da dire: Vergassola che prende per il culo la malcapitata di turno (in questo caso Federica Panicucci) si era già visto a Zelig negli anni scorsi (memorabile l’intervista ad Alessia Merz: “Se io fossi l’unico uomo assieme a lei su un’isola deserta, me la darebbe?”, risposta: “Animali?”). Un po’ poco per costruirci una trasmissione attorno (per quanto, va detto, uno che è riuscito a mettere in bocca alla Merz una battuta divertente merita stima sempiterna). Si prova sincera pena per il Riondino nella versione più vecchia e smunta di sé stesso quando partecipava al Costanzo Show. Sta al margine, commenta, cincischia: non si capisce se Bulldozer fa cagare anche a lui o se è venuto il tempo di compilare il modulo della legge Bacchelli. Tutto il resto, per dirla alla Califano, è noia: comicucoli cui spetterebbe almeno un altro lustro di gavetta o, in alternativa, dieci anni in miniera. Tutti con la macchietta pronta e il tormentone nella fondina. Dovrei anche aggiungere: “senz’arte e senza mestiere”, ma un mestiere ce l’hanno, purtroppo. Di Bulldozer si può tutt’al più dire che la band suona bene, che i conduttori se la cavano, che l’idea iniziale (“Finiamo di abbattere noi quel che è rimasto in piedi della Rai“) era persino carina. Fine. Per il resto, in un’ora e passa di trasmissione, ho visto un comico che usciva da un tombino e si faceva chiamare (battuta) “Inderground”; uno che, mentre suonava la stessa canzone delle puntate precedenti, chiedeva al pubblico di urlargli contro gli stessi insulti; Riondino in piedi su una gamba sola; il giro di studio della gnocca di turno (mascherato da omaggio a Warhol: 30 inquadrature e poi fuori dai piedi); la Guzzanti piccola (Caterina) goffamente calata nelle vesti di due personaggi (Miss Italia e Orsetta Orsini del Carretto) quando, invece, le sarebbero andate a pennello quelle della comica – brava, perché il DNA non è un’opinione – che non ha studiato.
Lo stesso discorso, se non fosse per Enrico Bertolino e Max Tortora (non so quanto svantaggiato o avvantaggiato dai testi di Stefano Disegni), vale per Ciro presenta Visitors. Se i termini di paragone sono questi, allora persino il vecchio Convenscion di RaiDue poteva essere considerato spassosissimo. Alla Canalis (così come a tutte le soubrette che, inevitabilmente, dichiarano a TV Sette: “Ora mi piacerebbe condurre o fare la spalla in una trasmissione comica”), qualcuno dovrà pur spiegare, prima o poi, che Dio già l’ha benedetta fornendole tutto quel popò che gli umani hanno potuto ammirare sul calendario. Non si può pretendere tutto, è una questione di organizzazione e di priorità: quando a lei appiccicavano quel paio di tette da rivolo di saliva ai margini delle labbra, nella fila accanto distribuivano neuroni.

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Se qualcuno di Amnesty fosse in ascolto…

feb 25 2003 Inviato da nella categoria Reality Show

È ufficiale: al 26° giorno i redattori del sito ufficiale del Grande Fratello hanno sbroccato. A giudicare dall’enfasi con la quale commentano i vari eventi all’interno della casa di Cinecittà (e quest’anno non è niente: l’anno scorso la cronaca notturna era affidata ad un Pascoli in erba), quelli che dovrebbero essere nominati e poi liberati, in realtà, sono loro.
Nel prefabbricato in cui sono stipati i redattori di Jumpy, adiacente l’acquario del Grande Fratello, qualcuno si droga. Oppure ha bisogno di uno specialista serio. Parlo in particolare di quello che, ispirandosi a De Crescenzo e al suo “Così parlò Bellavista” (permettetemi l’inglesismo: mej cojoni), ha disposto tutti i personaggi dell’ormai logoro reality show su un piano cartesiano (figura a lato) composto dalle assi delle ascisse “amore-odio” e delle ordinate “libertà-potere”.

Tra parentesi: la pagina coi i video delle varie stanze resiste imperterrita in linea ormai da 27 giorni, nell’indifferenza totale. L’anno scorso, sedici secondi dopo la messa online, un killer della Yakuza mi avrebbe seccato con un bussolotto avvelenato alla base del collo. Per quest’edizione niente di niente: che so, una diffida dalla Endemol anche via fax, una seppur vaga minaccia di fantomatiche azioni legali, una telefonatina. Mi sento trascurato.

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The Gnu Review of Book/2

feb 24 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

senzasugo.gif L’incipit di “Senza sugo” di Leandro Barocco. Sperlink & Kupfer editore

Nella vecchia campagna, c’era una vecchia fattoria.
E ia-ia-oh. Immancabile. Sembrava un cappero del naso o un tarzanello, solo che un po’ di fumo usciva dal camino.
La vecchia fattoria di Cuernavaca. Gli uomini arrivarono su una Prinz. Una macchina che già da sola porta sfiga e questo dovrebbe fare intuire il prosieguo della vicenda. Da dentro la fattoria, Manuel Colico Hepatico li vide. E li vide. E li vide.
Finchè non li vide più.
- Cabrones! Caracoles! Chi credono di confundir, quei pendejos? Non sono cecato- sputò fuori insieme a un tocchetto di fegato dall’odore rancido. E si tolse la patta che gli copriva l’occhio destro. Vicino a lui, il figlio e la figlia lo guardavano strani e straniti. Si portarono un dito al capo e fecero il gesto del cacciavite.
Con lentezza.

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Non tutti i tifosi vengono per nuocere

feb 24 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

(Come da foto cliccabile a lato, scattata nel corso dell’incontro Roma-Brescia).

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Piccoli cellulari crescono

feb 24 2003 Inviato da nella categoria Opinioni

Vediamo se riesco ad evitare che domani chiami l’ufficio legale della Nokia: premetto che l’oggetto che vedete a fianco è un organizer superbo. Da quando l’ho acquistato, nel luglio scorso, il mio Nokia 7650 si è visto inserire una tale quantità di dati che, a questo punto, potrebbe dare da solo una tesi in scienze della comunicazione. Il problema è che non era portato per fare il telefono. Questo almeno fino a qualche giorno fa, quando ho casualmente scoperto che Nokia aveva messo una pezza alle varie magagne del software. Il Bar Mizwa, l’ufficiale debutto in società del mio cellulare, è avvenuto insomma solo l’altroieri, quando il mio telefono ha acquisito la consapevolezza di essere un telefono.
Dal momento che sono stato uno dei primi ad accaparrarmelo, il software che lo gestiva era stato programmato sulla base di una rete neurale composta da ragnatele, muschio e muffa. Controllo il numero di versione digitando la sequenza “*#0000#”. Ho la 3.12, e mi dicono che la Nokia sta installando la 4.39, capace di prodigi inenarrabili: il telefono si riaggancia al ponte quando perde la linea (mentre prima vegetava in stato di catalessi fino allo spegnimento e alla successiva riaccensione) e la rubrica si apre in un lasso di tempo più che accettabile, considerando che in precedenza, se avevi bisogno di chiamare qualcuno, facevi prima a raggiungerlo a piedi. Devo averla. Così, dal momento che sono iscritto a quell’esclusiva miniera di vantaggi che è il Club Nokia (la cui associazione prevede, ad esempio, pronto soccorso gratuito e sostituzione del telefonino in caso di riparazione), decido di consultare l’elenco dei Nokia Service Point che sono abilitati all’aggiornamento. A Milano ne risultano 5. Chiamo il primo: “No, noi non siamo un Nokia Service Point”. “Ma come, scusi? Ho trovato l’indirizzo sul sito!”. “Eh, sa, la gente scrive un po’ quello che vuole”. Il secondo è disposto ad aggiornarmi il telefono. “Quanto ci vorrà?”, chiedo. “Bah, di solito una trentina di giorni”. Sticazzi. Mi spiega che lo devono mandare vicino Como, come se fosse da riparare. “Ma non è rotto. Me l’hanno venduto così”, ribatto. Allarga le spalle, come a dire: “traumi che nella vita si devono saper superare”. Chiedo il telefono sostitutivo: “ce l’avete?”. “No”. “No?” “No”. Insisto: “Ma ‘no’ in che senso, mi scusi: ce li avevate ma li avete dati tutti via?” . Risposta: “No. ‘No’ nel senso che non ne abbiamo mai avuti”. E due: “Ma, scusi, sul sito del Club Nokia c’è scritto che ci deve essere”. “Ah, perché lei ha la tessera del Club Nokia?”. “Si, eccola – la mostro quasi fosse un distintivo dell’FBIPerché, per gli iscritti al Club Nokia il telefonino sostitutivo c’è?”. “No”. Il terzo rivenditore mi guarda e prova sincera pietà. Dice che anche con lui ci vogliono una trentina di giorni, e che non ha (non ha mai avuto) cellulari sostitutivi a disposizione. Mi prende da parte e, con voce bassa e fare carbonaro, mi sussurra che (pare/si dice/forse) a Milano c’è un solo posto in cui i telefonini vengono aggiornati all’instante. Fossi stato una donna, in quel momento avrei scoperto il mio punto g, perché ciò che ho provato è stato simile ad un orgasmo. Molto simile. Rispetto a casa mia mi trovo dall’altra parte della città, e scopro che questo paradiso dell’update del cellulare pare essere ubicato in un antro di un’oscura piazzetta a tre minuti da dove abito. Proprio lì, poco dopo, ho sperimentato lo stato di ebbrezza che deve provare un padre di fronte al proprio bambino che ha imparato una cosa nuova. Avevo atteso vicino all’entrata del Nokia Point come quei genitori che facevano svezzare i figli dai bordelli: vi avevo portato il mio inesperto telefonino, avevo pagato 25 euro, e una ventina di minuti dopo l’ho visto uscire uomo. Sono emozioni che ti restano appiccicate addosso tutta la vita.

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Terry Jones sta perdendo la pazienza

feb 23 2003 Inviato da nella categoria Segnalazioni

(Lettera pubblicata dal quotidiano britannico The Observer il 26 gennaio 2003)

di Terry Jones (ex Monty Python)

Terry JonesSono davvero eccitato dall’ultima motivazione fornita da George W. Bush per il bombardamento dell’Iraq: sta perdendo la pazienza. A me sta succedendo proprio la stessa cosa!
Da qualche tempo a questa parte infatti c’è un mio vicino, il signor Johnson, che vive nella mia stessa via, due o tre case più in là, che mi sta davvero facendo arrabbiare. Beh, lui e il signor Patel, che gestisce il negozio di cibo salutista.
Tutti e due mi lanciano strani sguardi e, in particolare, sono sicuro che il signor Johnson stia progettando di giocarmi qualche brutto scherzo, ma finora non sono riuscito a scoprire esattamente cosa.
Sono andato a casa sua un paio di volte per cercare di capire cosa sta escogitando, ma ha tenuto tutto ben nascosto.
Ciò dimostra quanto possa essere subdolo. Per quanto riguarda il signor Patel, non chiedetemi come l’ho saputo, ma so per certo, da fonti sicure, che in realtà è un pluriomicida.
Ho distribuito volantini per la via, dicendo che se non facciamo qualcosa il signor Patel ci farà fuori tutti, uno per uno. Qualche vicino mi chiede perché, se ho le prove, non vado alla polizia. Ma questo è semplicemente ridicolo. La polizia dirà che ha bisogno delle prove di un crimine per poter formulare delle accuse nei confronti dei miei vicini.
Verranno fuori con lungaggini burocratiche a non finire, tireranno fuori cavilli su cosa ci sia di giusto o di sbagliato in un’azione preventiva, mentre il signor Patel starà uccidendo la gente in segreto. Poiché sono l’unico in questa via a possedere un buon numero di armi da fuoco automatiche, penso che spetti a me mantenere la pace. Ma finora farlo si era rivelato un po’ difficile. Ora, però, George W. Bush ha chiarito che basta che io perda la pazienza e poi posso gettarmi nella mischia e fare quello che voglio! E diciamocelo, la politica attentamente escogitata da George W. Bush rispetto all’Iraq è l’unico modo per permettere la pace e la sicurezza internazionali. L’unico modo sicuro che abbiamo per impedire ai fondamentalisti islamici kamikaze di prendere di mira gli Usa o la Gran Bretagna è bombardare un po’ di paesi islamici che non ci hanno mai minacciato. Ecco perché voglio far esplodere il garage del signor Johnson e uccidere sua moglie e i suoi figli. Colpisci per primo! Questo gli insegnerà una lezione. Dopodiché ci lascerà in pace e la smetterà di guardarmi storto
in quel modo assolutamente inaccettabile.

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