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Sabato 30 Novembre 2002

Sonia CassianiQuella di andarci di mezzo sempre e comunque, malgrado la mancanza di prove e, soprattutto, di colpe, dev'essere una maledizione della famiglia Sofri. Stavolta è il turno del piccolo, tirato in ballo da Sonia Cassiani sul proprio blog in seguito alle polemiche scatenate da questo "Quarantadue". Cito testualmente: "So che, quando Luca Sofri, Luciano Giustini, Cesare La mannaia e Gianluca Neri (i più autorevoli e temuti web-journalists), hanno scoperto che ho le tette, si sono fatti delle crasse risate. Il riso fa bene, ma fa ingrassare, infatti la moglie di Groucho Marx fu costretta a separarsi per recuperare la linea, quindi attenti , anche se è bello realizzare che ,in tempi di indifferenza totale c’è ancora chi si diverte con poco". Giurin giuretta, faccio da testimone: Luca non ha mai citato le tette della Cassiani (nemmeno io, per inciso, pur avendo tanto di archivio praticamente in casa), e chi l'ha fatto non ci ha scherzato su, perché gli uomini non ridono sulle cose serie. Semmai, a quanto ricordo, si sono spese due parole riguardo alla "hors-d’oeuvre una mousse di funghi shijtake e scalogno" che, già dal nome, dà l'impressione di qualcosa di sicuramente meno sodo. Devo dire la verità: dentro di me ho già riabilitato Sonia Cassiani, ma non lo farò pubblicamente fino quando non inserirà nel suo blog un link a Mantellini, come aveva solennemente promesso.

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Intervistando per il settimanale Sette Sergio Valzania (direttore di due strutture di RadioRai), Claudio Sabelli Fioretti ha stuzzicato un sitarello amatoriale di fan di RadioTre, angustiati dal tentativo di distruzione dell’identità della “rete della cultura”. Poi, tornato sul suo blog, ha scritto: “Sono rimasto impelagato in una polemica kafkiana”. Luca Sofri si dichiara solidale con Sabelli, “già ostaggio di una minoranza che ha nutrito dal suo seno, e ora in balia di nuovi inveleniti alle sue porte”. E aggiunge: “Dirò una cosa impopolare: speriamo che con i weblog spariscano i forum, e che ognuno faccia i comodi suoi a casa sua senza bisogno di andare a farlo, spesso anonimo, nel branco di un forum”. Massimo Mantellini risponde: “Dirò una cosa impopolare anch’io: credo che Sofri abbia torto. Hanno torto quanti sostengono che i weblog apriranno porte e portoni ad una informazione finalmente libera e senza padroni. Forse l’unico guaio serio del blog di Sabelli è il fatto semplice che i blog non si prestano troppo ad essere strumenti di comunicazione orizzontale e che Claudio, semplicemente, quando ha aperto il suo blog non lo sapeva. I forum servono invece proprio a questo. A parlare tutti seduti sullo stesso gradino. Per quanto mi riguarda il ringhio insensato del branco (insieme ai tanti momenti di intelligenza e lucidità che spesso animano i forum) è comunque più interessante del solipsismo dei tanti perdutamente innamorati della propria voce”. Sofri, infine, ribatte: “Io non cambio idea: sono perché ognuno si assuma impegno e rsponsabilità di quel che dice. Perché si aprano weblog firmati e si chiudano forum anonimi”. Dico la mia, forte di sette anni di gestione di forum e di una cosiddetta “comunità virtuale”: i forum sono per lo più (con le solite, dovute, eccezioni) un coacervo di coglioncelli tanto trasparenti nella vita reale quanto più capaci di berciare sul web. Quando aprimmo il nostro, nel 1995, io e Grassilli eravamo felici quasi come bambini, esaltati dalla possibilità dell'interazione con gli utenti quasi quanto lo sono io, oggi, per i blog. Solo che la nostra passione sfumò in qualche mese. Riservavamo una cura tale ai nostri interventi che quasi sembravano sceneggiati: avevamo stabilito che avremmo sempre partecipato coperti dallo pseudonimo di “Sindaco”, immaginando che in un ipotetico sequel de “La vita è meravigliosa” (a cui il sito è ispirato) George Bailey sarebbe diventato primo cittadino, sbaragliando la concorrenza del perfido Potter. Stavamo marciando sulla metafora, in poche parole. Dopo due mesi gli utenti insorsero e, dal momento che ci presentavamo come sindaci e che quindi impersonificavamo “il potere”, coprendo di insulti noi e almeno tre generazioni precedenti chiesero, seriamente, regolari elezioni. Io su quei forum non ci metto quasi più piede. Quando sono costretto a farlo mi invade un profondo senso di pena. Che il mezzo sia fantastico siamo d’accordo. Che poi la testa dell’utente medio al calduccio dell’anonimato sappia farne buon uso non è poi così scontato. Anzi: quando i forum hanno successo non accade quasi mai. Tuttalpiù subiscono una mutazione genetica che li rende simili alla massoneria: un circolo di iniziati, gratuitamente polemici, che parlano in codice e mal sopportano i novellini o gli intrusi. Mi è capitato di partecipare a qualche cena di chattisti e forumisti: succedeva che quello che in forma scritta avrebbe desiderato impalarti ti chiedesse di fare una foto con lui. I nostri forum esistono ancora e, devo dire, qualche volta, scavando a fondo, trovo commenti diretti, geniali e spesso divertenti. E, così come i forum, anche io sono ancora qui, pur avendo perso buona parte della speranza. Perché, in fondo, mi piace cercare gli aghi nei pagliai.

P.S.: Che Sabelli abbia aperto il proprio blog pensando fosse uno strumento di comunicazione "orizzontale" come un Forum non è propriamente corretto. Di forum io gliene avevo aperto uno, ma non l'ha mai voluto utilizzare, a favore (e, col senno di poi, a ragione) del blog.

Uso biecamente questo mezzo per un chiarimento quasi privato. Una roba da "chissenefrega", insomma. Sul blog di Claudio Sabelli Fioretti, Piero Lint, parlando della presentazione romana del libro di "Net To Be", scrive: "Neri ha dato buca causa malattia figlia", e Sabelli gli risponde: "Ma dici davvero che Neri non è venuto perché la figlia stava male? E se ti dicessi che Neri non ha figli?". Ecco che arriva il momento del "chissenefrega": è tristemente vero che, purtroppo non sono riuscito ad essere a Roma; è vero che non ho figli; è vero però che la mia compagna, con cui convivo, ha una figlia di sette anni, che si chiama Erika, ed è bellissima. Non è mia, quindi, ma come se lo fosse.

Giovedì 28 Novembre 2002

napster-communism.jpgOk, ok, esistono ormai più che valide alternative, ma su questo sito di aste è in vendita Napster. Inteso come tutta Napster Inc.: router, server, notebook e stampanti degli impiegati, vecchio materiale promozionale come cappellini e magliette. Tutti i dettagli nella brochure promozionale a colori. Al di là della malinconia di cui è intrisa la notizia, la moda di dismissioni di questo tipo per recuperare contante a seguito di un fallimento potrebbe prendere piede -perché no - anche in Italia.

Oggi ho tre certezze. Di questi tempi non è poco, motivo per cui me le tengo ben strette.
1) Qualsiasi film in cui appaia Cameron Diaz (anche in un ruolo minore, o secondario) è, inevitabilmente, una pietosa cagata.
2) Se il ponte sullo stretto di Messina fosse dotato di questi tiranti potrebbe, a dispetto dei tanti che ne criticano il progetto, resistere in eterno.
3) Sarà pure il film dell'anno, ma "Il mio grosso grasso matrimonio greco" resta un titolo talmente idiota che sembra passato per le mani di un traduttore italiano. Invece è quello originale.

Non ha battuto il record di apnea detenuto da Paolo Zaccagnini ma, è più forte di me, non posso fare a meno di riportare l'incipit dell'articolo di Paolo Foschini a pagina 2 del Corriere della Sera del 27 novembre scorso: "È accaduto persino che a un certo punto, nel bel mezzo del caos, con mezza città in coda, i bus dirottati, i tombini che sparavano acqua al cielo, le strade deformate in torrenti, i mezzi di soccorso persi come gli altri nel traffico, qualcuno sia riuscito a farsi notare per quell'unica cosa che a Milano caratterizza normalmente ogni ingorgo, ma che ieri è stata, e proprio nel quartiere dell'ospedale Niguarda, divenuto ormai dalla sera prima un intreccio di calli veneziane, per l'appunto rarissima". Non sto scherzando: c'è un punto. La frase finisce esattamente qui. Vi prego - so già che non ci dormirò stanotte - aiutatemi: "Quell'unica cosa" quale? "Per l'appunto rarissima" cosa?

Martedì 26 Novembre 2002

Riprendo un post dal nuovo blog di Davide Ruda, L'Indignato, ospitato dalla stessa piattaforma su cui si trova Macchianera: "Ogni tanto navigare senza meta fa bene: oggi, ad esempio, cercando degli esempi di grafica per questo blog mi sono imbattutto in Googlism. Cosa è Googlism? In pratica, è un sito che utilizza il database di Google per estrarre ciò che il mondo pensa di una determinata persona, di una determinata azienda, di un determinato sito. Un'idea fichissima, insomma (anche se, come ha detto qualcuno, un po' da nerd)... Mi è venuta così l'idea (chi non lo farebbe?) di cercare il mio nome, ottenendo per tutta risposta la deprimente cifra di zero risultati... preso da un'irrefrenabile curiosità e da un'innata passione per la competizione, ho provato a cercare i nomi dei miei amici, per vedere se ero sfigato io o se effettivamente la presenza lì sopra fosse ristretta solo a pochi elementi. Ebbene, il risultato è stato di zero assoluto per tutti, tranne uno: a un certo punto ho avuto la malaugurata idea di scrivere in quel form le parole "Gianluca Neri", ottenendo la sorprendente e unica risposta "gianluca neri is god"... come faccio ora a dire che questo sito non funziona? :-) Ah, tanto per essere sicuro del funzionamento di questo motore ho appena provato anche a cercare "Luca Sofri". Il risultato anche qui è azzeccato: "luca sofri is an italian columnist and reporter"!".

di Claudio Sabelli Fioretti
Perché credere all'Auditel? Perché lasciarsi condizionare da quelle cinquemila cavie che hanno il meter in casa e lo lasciano acceso anche quando vanno a fare la pipì. Condizioniamoci da soli. Facciamoci i rilevamenti tra di noi. Audiblog è pressapochista, pecoreccio, di scarsa attendibilità. Quindi è come Auditel. Andate e votate il programma cui avete assistito.
di Claudio Sabelli Fioretti
di Claudio Sabelli Fioretti
Sul giornale da lui diretto, la Padania, esce un sobrio titolo a nove colonne: “Fannulloni! 1.500 burini romanisti passano la giornata a contestare Galliani. Diciamo la verità: ha ragione. Se togliamo l’epiteto “burini” che tradizionalmente appartiene a noi laziali (il che la dice lunga sull’ignoranza dei leghisti), non si può negare che chiunque passi un’intera giornata a contestare Galliani sia un fannullone. E anche un po’ imbecille. Ma Moncalvo ha chiesto scusa. “Quelle venti righe hanno vanificato quattro mesi di direzione. Borghezio le avrebbe scritte con più classe e moderazione”. Ammettiamolo: il confronto è ad alto livello. Borghezio d’accordo. Ma Boso? Moncalvo ha licenziato il collaboratore autore dell’articolo ma ha dimenticato di licenziare l’autore del titolo, cioè se stesso. E’ intervenuto anche Bossi: “Che un giornalista tifoso esca dalle righe e mescoli a vanvera gli aggettivi e gli insulti contro i tifosi avversari è cosa che non va bene”. Bossi
di Claudio Sabelli Fioretti

Dovesse capitarvi di incontrare Osama Bin Laden davanti al banco dei surgelati dell'Esselunga, ora sapete cosa fare. La nuova e rischiosa avventura vi è offerta dal venditore di auto usate di True Lies!

Lunedì 25 Novembre 2002

Sonia CassianiDopo il "Quarantadue" di cui è stata protagonista, e che ha generato un surreale numero di commenti, Sonia Cassiani è apparsa su queste pagine tra effluvi di "hors-d’oeuvre con mousse di funghi shijtake e scalogno". Ecco, di seguito, il suo intervento:

"Cari gentiluomini, nella vostra discussione dichiarate di non conoscermi, e siamo pari perchè eccettuato Sofri, che è figlio di suo padre e padre del bebè di Bignardi Daria (ex conduttrice del "Glande e Pisello"), io non conosco alcuno di voi. Ma vi permettete di dare di me definizioni che come tali, segnalano i vostri limiti più che squalificare me: tale Andrea mi chiama "valletta scartata", io come valletta non mi sono mai proposta, anzi la capitale di Malta e il vassallaggio televisivo femminile mi schifano e mi ripugnano (più di quanto faccia a voi la mousse di funghi giapponesi) massimo martellino e cesare la mannaia, capaci di appellarmi "signorina sconfitta" (sconfitta da chi?), o di parlare di "sterile piagnisteo per ciò che non è stato.......": inutile atteggiarsi ad aristoblogger indignati per lo sciocchezzaio a cui, signora mia, s'è ridotto anche il web, banale cesare la mamma a parlare del mio "vuoto,che più vuoto....", se gridi troppo forte nel vuoto qualcuno ne udirà il riverbero, ma non sarai comunque un giornalista di grido! A massimo martellino faccio un link volentieri, perchè si comporterà come quegli intellettuali che minacciavano l'espatrio à Paris, se Berlusca avesse vinto le elezioni. Ciao maschioni (torno nel mio godibile oblio, non fatevi troppo "contaminare" da certe bassezze, rubate tempo prezioso alle vostre occupazioni alte, alte, come il culo della Corna!)".

Sonia Cassiani

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Net To BeMi perdonerete, spero, se utilizzo queste pagine per soddisfare un’esigenza personale. In questi giorni è uscito in libreria, per i tipi di Hops edizioni, “Net To Be”, il libro che raccoglie tutte le strip disegnate da Roberto Grassilli, storico compagno di innumerevoli e soporiferi meeting aziendali che, probabilmente, stanno proseguendo in nostra assenza sotto le luci al neon di qualche anonima (ma molto cool) sala riunioni. L’esigenza personale di cui parlavo è dirgli grazie, dopo tanto tempo, e per cose che lui sa e non sto qui ad elencare. Quella che segue è la mia prefazione al suo libro. La riporto, accompagnata da questa introduzione, nel caso in cui non sia riuscito a nascondere quel “grazie” tra le righe. “Onestamente, questo libro avrebbe potuto essere migliore. Faccio un esempio: le pagine avrebbero dovuto essere autoadesive. A centinaia di impiegati, grafici, tecnici, topi da tastiera, responsabili dell'amministrazione, collaboratori coordinati e continuativi, superstiti dei portali della golden age della new economy sarebbe stata risparmiata la fatica di doverne fotocopiare le migliori pagine per poterle attaccare con lo scotch al proprio monitor sul posto di lavoro. Lancio un’idea per la seconda edizione: stampatelo su Post-It, e farete di Roberto Grassilli il caso letterario del decennio. Posto che sia presente una connessione ad Internet, infatti, non esiste ufficio in cui almeno una delle strip di Net To Be non sia stata appesa alla parete in quanto perfetta ricostruzione di surreali fatti realmente avvenuti all’interno dell’azienda; fatta pervenire in forma anonima al collega che Grassilli sembra conoscere perfettamente, tanto bene è riuscito a descriverne l’ottusità, i modi, le espressioni, l’abbigliamento, le manie; o attaccata con le puntine da disegno al tatzebao in sostituzione del contratto nazionale che deve essere affisso per legge, in quanto più esplicativa riguardo alle reali condizioni di lavoro e - va da sé - immensamente più divertente. Tra l’altro, con i tempi che corrono, alle dot com qualche Post-It in più fa sempre comodo: a causa delle ristrettezze economiche ormai si usa riciclare quelli vecchi sputando dalla parte senza adesivo. Il fatto che la matita di Grassilli satireggi su concetti quali il marketing e il target rende il libro che avete per le mani un perfetto paradosso: analizzandolo sulla base delle medesime teorie non può che rivelarsi un gioiello di strategia editoriale. Niente quanto questa serie di strip, infatti, raggiunge un target che persino i Miti Mondadori possono esclusivamente permettersi di sognare: quelli che non leggono. O che leggono poco. O che hanno poco tempo. I motivi da cui deriva tale conclusione sono, principalmente, due: innanzitutto è un libro con un sacco di figure. E, in secondo luogo, potrebbe essere a tutti gli effetti definito come il Bignami della letteratura riguardante l’economia e il lavoro nell’era del post-terziario avanzato e dell’information & communication tecnology: qualche accenno del Dilbert di Scott Adams, una ripassatina di Microservi di Douglas Coupland, una spruzzata delle utopiche tesi del Cluetrain Manifesto, la spontaneità dell’internet libera degli esordi, l’ironia di Christopher Locke in Gonzo Marketing e qualcosa del No Logo di Naomi Klein (attenzione: un’ombra appena, lo stretto necessario affinché risulti arduo catalogarlo come ‘No Global’ ma, al limite, come ‘un pochino meno Global’, ovvero quel tanto che basta per veicolare un sano atteggiamento critico verso le strategie livellatrici dell’estro e delle diversità che fanno capo alle multinazionali, senza che a qualcuno possa venire in mente di considerarlo - strumentalmente - come una sorta di Manuale delle Giovani Marmotte per aspiranti Black Blok). Il tutto caratterizzato dalla creatività di una delle storiche e migliori matite del mai troppo rimpianto ‘settimanale di Resistenza Umana’ Cuore. È proprio all’interno della redazione di Cuore che ho incontrato per la prima volta Roberto Grassilli. E che siamo diventati una coppia, nell'accezione eterosessuale del termine, beninteso. Credo che l’allora direttore Claudio Sabelli Fioretti (oggi compagno di scorribande su internet) non mi abbia fatto abbattere da un cecchino esclusivamente per soddisfare una propria curiosità nei miei riguardi: se fossi normale o meno. Blateravo (in un periodo in cui i possessori di modem ricevevano un filo meno di considerazione di quanto le ragazzine ne riservino, in genere, per i coetanei sfigati e brufolosi che fanno da tappezzeria alle feste) del futuro della comunicazione, di telematica, di confini saltati a piè pari dai bytes, della Rete, del Nuovo Medium Libero E Accessibile A Chiunque. Se non lo fece, fu perché qualcuno, ben più autorevole di me, si appassionò agli stessi argomenti. Si può dire, infatti, che Roberto Grassilli abbia battuto sul tempo, di anni, Renato Soru nello scoprire Internet. Che poi non sia stato altrettanto pronto nel far quotare le proprie intuizioni al Nuovo Mercato è un’altra storia. E, diciamola tutta, è forse un altro punto a suo favore. Oggi dire ‘comunità virtuale’ porta sfiga. E pure dire ‘portale’. Quindi non so bene cosa sia e come definire Clarence. So, però, (e anche Roberto sa) che crearlo e gestirlo è costato sorsate di Maalox, sudore e fatica. Risorse che a volte ci sono sembrate ben spese, altre meno. Meno, ad esempio, quando abbiamo avuto a che fare di volta in volta con una delle tante macchiette che trovate descritte nelle strip. A voi parranno tratteggiate a tinte esagerate e invece posso assicurarvi che nel corso del tempo abbiamo visto cose che vuoi umani non potete neanche immaginare eccetera eccetera. Project Managers, Web Consultants, Traffic Creators, Market Relators, Competence Managers, Human Computer Interaction Artists, Data Miners, Electronic Customer Relationship Managers, Strategic Planners, Surfers e WebWatchers totalmente privi del necessario, minimo pudore di vergognarsi del proprio ruolo così com’era riportato sul biglietto da visita. Avete una gran fortuna, credetemi, a poterne ridere vendendoli disegnati: dal vivo erano peggio. Eppure nei loro confronti la matita di Grassilli è stata implacabile ma gentile: persino il più cattivo dei cattivi, l’Ebenezer Scrooge della situazione, messo a confronto con la realtà sembra un personaggio da favola. Del resto, tutta la new economy è stata una favola: qualcuno se l’è inventata, molti l’han raccontata. Qualcuno ci ha pure creduto”.

(illustrazione di Roberto Grassilli)
Sabato 23 Novembre 2002

Voglio coinvolgervi in un esperimento, una pratica che, storicamente, alla sinistra riesce benissimo. A me meno. L’esercizio consiste nello sdoganare presso i progressisti un personaggio pubblico reputato (a volte a torto, altre a ragione) totalmente privo di qualità umane e/o intellettuali e/o artistiche. Ma non basta: deve anche essere considerato (anche qui: a torto o a ragione) un’icona della cultura di destra. Posto che ne esista una. Gli esempi si sprecano: dall’Indro Montanelli deberlusconizzato dell’era post-Il Giornale al Jovanotti di “Yo!” e “1,2,3 Casino” che, alla Festa di Cuore, vede la luce grazie a Fabio Fazio e improvvisa un duetto con Walter Veltroni intonando “La Locomotiva” (tra parentesi: Lorenzo cantò la frase “trionfi la giustizia proletaria!”, Veltroni no). Ora tocca a me. Basta prendere un lungo respiro, fare il vuoto attorno a sé, e spararla lì: a me piace Max Pezzali. L’ho detto. Ce l’ho fatta. Esagero: credo che “Gli anni” sia una bella canzone. E che in fondo lo siano anche “Come mai” e “Io ci sarò”. Per chiarire ulteriormente, “mi piace” è in effetti un’espressione un po’ forte. Credo sia una persona perbene, ecco. Uno che è così, come lo si vede: timido, a disagio davanti alla telecamera, bruttino, alle prese con un sorriso impresentabile e la calvizie incombente. Uno che scrive canzoni per raccontare storie sulla vita di provincia e gli amici del bar, paragonabili (per temi trattati e fatte le dovute proporzioni) a quelle di Guccini o Ligabue. Liberi di non essere d’accordo o pensare che stia virando verso destra. Però se vi becco vi torturo nel modo spietato che in Cile utilizzano per i dissidenti: mettendo in loop il cd singolo di “Hanno ucciso l’uomo ragno”.

Devo associarmi all'entusiasmo di Luca Sofri per la più prolifica serie di commenti che si sia vista in giro di questi tempi, originata dal pezzo sul blog di Sonia Cassiani. Qui - non so come né perché - si stanno sovvertendo in qualche modo le regole del giornalismo: intervento intitolato "Datevi al terrorismo", zero commenti; intervento dal titolo "Insonnia Cassiani", 15 commenti.


Ancora una volta in seguito ad una segnalazione di Luca Sofri sul suo blog, ho l’ingrato compito di comunicare a Sonia Cassiani che il suo record di apnea (109 parole e 742 caratteri da punto a punto) ha ceduto, crivellato dai colpi della prosa di Paolo Zaccagnini che, sul Messaggero, ha stabilito un nuovo primato: 135 parole e 841 caratteri. È possibile che parecchi di voi l’abbiano persa, per cui ho qui pronta la moviola della strabiliante performance: “Su un palco, anche spartano come quello usato dal quartetto irlandese di Limerick, non si possono fare trucchi, in un mondo dove la plastica si vorrebbe divorare tutto, anche cellule grigie ed emozioni, la pulsione che la splendida, unica voce di Dolores, le corde stridenti delle chitarre sua e di Fergal Lawler, per non parlare della solida ritmica dei fratelli Hogan, hanno sciolto i 12mila presenti nell’impianto marinese segno che la fame di frutti di bosco, questo vuol dire Cranberries, era tanta anche vista la rabbia e lo scoramento che colsero i fans anni fa quando il quartetto irlandese e gli Oasis dovettero dare forfait al PalaEur causa lavori che, se non sopraggiungeranno ulteriori stop, dovrebbero concludersi in primavera (il che significa che i californiani Red Hot Chilli Pepper quasi sicuramente si esibiranno a Marino)”. Paolo Zaccagnini, oltre al suddetto primato, si è aggiudicato anche il prestigioso e ambito trofeo “E=mc²”, riservato a testi che contengano una tale quantità di divagazioni (parentesi quadre e graffe sottintese) da risultare comprensibili esclusivamente a matematici abituati a risolvere a mente equazioni di terzo grado, come minimo.

Venerdì 22 Novembre 2002

Dal forum dei lettori di Isabella Santacroce, ospitato da l'Espresso, un commento a questo "Quarantadue": "Cara Oriana, hai tradito... Cara Isabella, Quella, lasciala perdere. È solo una mestierante senza re e senza regno.
Anche lei, in fin dei conti, ha da sbarcare il lunario... Ti voglio bene, Salvatore..."

Ebbene si: meglio del Giuliano Ferrara dei tempi d'oro, hai l'occasione di allenarti come ghost writer di un politico di primo piano. Ad esempio: hai perso il telegiornale di oggi? Non fa nulla: clicca qui e costruisci da solo l'immancabile discorso quotidiano di George W. Bush. Stufo del basso prezzo del petrolio? Scontento dell'esito di un'ispezione ONU? Scegli un dittatore a caso e cantagliene quattro!

di lapizia
Gonzo MarketingMusica per le mie orecchie ieri sera alla presentazione dell'edizione italiana di Gonzo Marketing, di Christopher Locke, con presentazione di Lucio Bragagnolo della Hops Libri e di Antonio Tombolini con Elena Antognazza.
Internet, dice Locke, ha dimostrato che il business online e l'e-commerce non hanno funzionato e che il tentativo è fallito.
Il commercio su Internet va rivisto. Non si possono applicare al web quelle pratiche si utilizzano offline.
Che il marketing è in crisi lo dimostra tutta la sua fumosità, il suo essere tutto e nulla. I markettari, consci di ciò, stanno cercando vie alternative al marketing diretto. Stanno cercando di arrivare al consumatore in modo "laterale", per esempio: nel sito della Volkswagen una sezione di giardinaggio, completamente staccata dalla vendita delle auto, permetterebbe di fidelizzare il cliente che arrivando sul sito troverebbe anche informazioni utili.
In realtà, dice Tombolini, ciò non funziona, perchè: con Google muore il concetto di linearità del sito. Internet si va delineando come un luogo dove non ha senso coltivarsi un orticello. Anche il concetto di Home page è dunque in crisi. L’idea dei markettari della Volkswagen è solo un modo più subdolo di vendere, come lo è il caso della Dell che dava consigli online su quali computer acquistare nelle scuole.
Ma il marketing ha funzionato un tempo, dice Locke. Esso nacque per una società di massa, dove c'era bisogno di produrre molto, e quindi di consumare molto. Prima di lui c'era il mercato di piazza, un posto dove tutti andavano per uno scopo comune, la compravendita. Chi vendeva e chi comprava era sullo stesso piano.
Oggi il marketing a differenza del mercato vuole vendere a tutti i costi. Nel mercato non c'era bisogno di fare marketing. Il marketing è nato quando si è dovuto vendere di più, uscire dal mercato e arrivare nelle case, nelle scuole, per le strade, cercando dunque di indurre a comprare laddove nessuno aveva l'intenzione di comprare, facendolo quindi in maniera urlata, ingannevole, subdola.
Il suo obbiettivo è vendere, vendere, vendere. Un giocattolo che ha funzionato ma che adesso desta diffidenza. Internet ha dimostrato di poter fare a meno di questo giocattolo, infatti vive anche senza commercio.
In pratica se il business non funziona in Internet il problema è del business.
Daltronde, conclude Antonio, una delle leggi più importanti del marketing dice che ogni prodotto ha un suo ciclo di vita. Buffo che il marketing abbia applicato questa legge a tutto tranne che a sé stesso.
di La Pizia
Giovedì 21 Novembre 2002
NET TO BE DIVENTA UN LIBRO! Da oggi è possibile acquistare online il meglio delle strip di Alessio & C! Il regalo ideale per il collega che detesti di piu'! Una produzione Clarence - Hops Libri. Dal 22 novembre lo troverete anche in tutte le librerie.
pp. 128 / € 11.50Quantità:  
Mercoledì 20 Novembre 2002
di Riccardo Orioles
(di Riccardo Orioles)

Donatella wrote:
Subject: Paura.
"Essere no-global è reato. Li hanno arrestati, no?, e allora è reato. Io non sono no-global. Ma sono contro questo governo. Essere contro questo governo, dichiarare di essere contro questo governo, cosa comporterà? Direttamente la pena di morte? Mi fucileranno in piazza? O mi faranno semplicemente sparire? Solo perchè non la penso come loro mi considerano una pericolosa sovversiva? Rivoglio i miei diritti. Il diritto di pensare, di parlare, di manifestare, di mandarli al diavolo se non mi piacciono. Rivoglio la mia libertà.
Ho paura, giuro."

Cara Donatella,
niente paura. Semplicemente, datti al terrorismo. Picchia gli immigrati, minaccia di sparare ai giudici, datti alla lotta armata: è quel che vuole il governo. Mentre comportandoti civilmente rischi effettivamente qualche cosa, così non rischi niente. Puoi scegliere tra fare il terrorista "di sinistra" (in questo caso ti rimprovereranno un pochino, ma solo in pubblico: concretamente ti lasceranno magari qualche vittima senza scorta) oppure quello "di destra". In questo caso lascia stare le bardature da nazista, che sono fuori moda, e fa' il terrorista moderno, multimediale: «I giudici sappiano - proclamerai per esempio - che una pallottola costa solo un euro!». Oppure «Ho cinquecento uomini - minaccia - pronti a farsi saltare in aria per la libertà!». In questo caso non solo non ti diranno niente, ma ti faranno pure ministro.
Il povero Caruso, che non ha capito nulla di tutto questo, in galera c'è finito infatti non per terrorismo, ma per antiterrorismo. Si è rifiutato, il mascalzone, di incitare alla guerriglia urbana, di "militarizzare il movimento", di cascare insomma nella solita trappola che i governi ogni volta preparano, quando se la vedono brutta, ai giovani dei movimenti: ne ammazzi qualcuno (a bombe, come nel 69, o a revolverate, come nel 77), aspetti che quelli reagiscano violentemente e poi ti fai la tua brava campagna "contro la violenza". E così campi tranquillo per altri vent'anni.
Il movimento di questi anni - Caruso in testa - nella trappola viceversa non c'è cascato. Di fronte a un ragazzo assassinato in piazza, a migliaia di feriti, a centinaia di torturati, non ha perso la testa. Ha ricominciato ad avanzare forte e tranquillo, parlando con le persone, estendendo se stesso. E questo, a Caruso e agli altri, i terroristi di stato (ti pare forte questa parola? bene, pareva forte anche quando la usavamo per Piazza Fontana) non lo perdoneranno mai.
(Ah: e che ci azzeccano, gli inquirenti di Cosenza, in tutto questo? Niente: evidentemente, per qualche motivo che non sappiamo, erano gli unici fidati. Vecchia storia in Italia, d'altra parte: il processo per piazza Fontana mica lo fecero a Milano: lo dettero ai giudici... di Catanzaro. E quando ammazzarono Matteotti, tanti anni fa, il processo non fu fatto a Roma bensì, in camicia nera, dai magistrati di Chieti. Queste due cittadine sono oggi citate, negli annuari giudiziari, come esempi non propriamente da lodare).

Avviso. Per ordine di S.S. il Sommo Pontefice, l'Italia sarà d'ora in avanti una repubblica laica. S.E. Rev.ma il Cardinale Segretario di Stato è incaricato dell'esecuzione del predetto Decreto. Ai trasgressori pene precuniare fino a scudi duecento e tratti di corda ad arbitrio di Sua Eminenza.

Di qua dal Tevere. Dei politici, chi s'inchina, chi si genuflette, chi bacia le mani; un boss mafioso addirittura s'è convertito. Tutti naturalmente rilasciano dichiarazioni entusiaste. L'unico che sta zitto, in un angolo, è Fassino. Si avvicinano i giornalisti: «Onorevole, un commento!». E lui, dopo un silenzio: «Le parole del papa non si commentano. Si meditano».

Martedì 19 Novembre 2002
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Francamente non so dirvi se, per aver scoperto che Sonia Cassiani (la diafana e insopportabile promoter della verginità esposta fino qualche tempo fa nella vetrina di carabattole del Costanzo Show) gestisce un blog (un diario online, per chi non mastica di Internet), Luca Sofri meriti la mia eterna riconoscenza o un lustro di rancore. A favore dell'ipotesi "A" il fatto che il sito in oggetto garantisca almeno una ventina di chiavi diverse su cui giocarsi la presa per i fondelli. La "B" è invece sostenuta dalla convinzione che non si debbano dare in giro questo tipo di link a notte tarda, a tradimento, senza avvertire, proprio quando ti avvii a spegnere inesorabilmente il PC. C'è da dire che: 1) ho riso molto; 2) ho pensato che fosse giunta l'ora dell'inesorabile sputtanamento dei blog; 3) ho pensato di chiudere il mio; 4) ho riso molto. E imparato molto. E gioito anche, perché abbiamo un nuovo record di apnea: 109 parole, quattro argomenti e 742 caratteri da punto a punto. La frase è la seguente (se la state leggendo a voce, inspirate a pieni polmoni): "Perché una donna che chiunque teoricamente avrebbe potuto desiderare si accaniva a rincorrere indiscreti maggiori (per usare un eufemismo), come Hewitt, tempestava di telefonate maturi antiquari che l'avevano sedotta e abbandonata, come fosse una qualunque provinciale romantica e sognatrice; che dire poi della strana passione per i musulmani, dalle frequentazioni col campione di cricket pakistano Imran Khan, all'amore folle per il di lui conterraneo, il cardiochirurgo Hasnat Khan, che si faceva addirittura portare a Kensigton Palace, nascosto nel bagagliaio dell'auto da un altro "spiattellatore" per antonomasia, il "fidatissimo Burrell", alla ribalta di recente per una presunta appropriazione di oggetti appartenuti a 'shy Di'".

di Davide Ruda

Sono 25enne, non dovrebbe essere una mia colpa: quando è stato ucciso Mino Pecorelli avevo meno di 2 anni, quindi non ho vissuto quei momenti. Eppure sembra che uno come me non abbia diritto a conoscere meglio la questione: tv e giornali riportano solo l'inutile chiacchericcio dei politici. Uno a cui piace informarsi cosa può fare per conoscere meglio la questione? Andare in Rete? Chiedere ad amici e parenti più grandi? Eppure basterebbe che certe cose fossero raccontate: forse sarebbe più facile per far capire alla gggente cosa è successo in quel 23 marzo 1979, invece di dirci che tutti i politici italiani sono esterrefatti, preoccupati per Andreotti, e così via. Sarebbe bello potersi creare una propria opinione, invece di dover aderire alle idee di questo o quel politico, soprattutto quando dicono tutti la stessa cosa. L'unico tg sul quale si è parlato lievemente del punto di vista di Pecorelli è quello di La7, sul quale si è vista la sorella del giornalista ucciso lamentarsi (per l'appunto) del fatto che non si parli del suo coraggioso fratello. Va detto: il tg di La7 è un buon prodotto, perché prova ad andare oltre le ovvietà e cerca di trattare i temi in maniera differente rispetto a tutti gli altri: infatti non se la passa tanto bene!

Lunedì 18 Novembre 2002

International Boy Love Day e Telefono AzzurroIstigati da qualsiasi trasmissione tv stia andando in onda in questi giorni, il 23 e 24 novembre camionate di volontari si riverseranno in 800 piazze italiane per conto di Telefono Azzurro: venderanno kit di candele blu per “accendere l’interesse e la partecipazione dei cittadini alla tutela dell’infanzia”. Non credo che a Telefono Azzurro lo sappiano, ma nel concepire l’idea sono stati battuti sul tempo dai pasdaran pedofili americani che, ogni 21 dicembre da qualche anno a questa parte, indicono l’IBLD, “International BoyLove Day”, la “Giornata dell’orgoglio pedofilo”. Sul sito ufficiale dell’IBLD, tra dichiarazioni d’intenti dell’associazione (“Amare i ragazzini è sinonimo di preoccupazione, pietà e amore, ma la società e i media hanno presentato un’immagine deformata e falsa dei pedofili. Noi riteniamo che voi, assieme alle altre 119.951 persone che hanno letto queste pagine dal 1° luglio 1998, siate venuti qui per conoscere la verità”) e link a libri intitolati “Comprendere i ragazzini amati e gli amanti di ragazzini”, si possono trovare le istruzioni su cosa fare il 21 dicembre e come supportare il giorno dell’orgoglio pedofilo: “Accendere una candela blu in un posto pubblico, accompagnata da una nota che spieghi perché la candela si trova lì”. Ops. Per cortesia, bloccate Ernesto Caffo, il presidente dell’associazione a tutela dei minori, prima che gli venga in mente di vendere stellette gialle di stoffa da cucire sulla giacca degli amici ebrei in onore ai deportati nei campi di concentramento. Al di là di Telefono Azzurro, i cui dirigenti possono essere stimati o sgraditi, le candele servono a sostenere una nobile causa, quindi compratele. Ma fate in modo di consumarle tutte nel giro di un mese, senza lasciarle in giro. Non si sa mai.

Mi autodenuncio. Tanto qualcuno prima o poi avrebbe tirato fuori queste foto. La prima ritrae il sottoscritto, in divisa da sovversivo, davanti all'entrata di uno dei più attivi e pericolosi centri sociali. Nella seconda, la spartana sede del movimento, a Parigi, sugli Champs Elisées. Ora che ho parlato, che mi sono liberato di questo peso, posso anche rivelare l'indirizzo del sito da cui partono le direttive rivoluzionarie: è questo qui.

Gianluca Neri in divisa da sovversivo La spartana sede del movimento