I riformisti e l’élite

Tra pochi giorni sarà in edicola un nuovo giornale, “il Riformista“, che cova l’ambizione di farsi riconoscere come un “Foglio” di sinistra. Leggo che il sito è già pronto e contiene, tra l’altro, il numero zero. Corro, do una scorsa, e mi pare che le premesse siano rispettate. Sulla qualità degli articoli, giudizio sospeso: è un numero zero. È già abbastanza che buona parte dei box non sia riempita di testo finto. L’occhio, però non può fare a meno di cadere sulla pubblicità in ultima pagina: l’invito ai futuri inserzionisti. Ne riporto il testo per intero, perché possiate dirmi, in tutta sincerità, se sono io ad essere un logoro sentimentale nostalgico o se è normale non riuscire ad ammettere che un giornale di sinistra, moderato e à la page quanto si vuole, possa autodefinirsi così: “Il nostro target – Il 16-18% della popolazione italiana. L’élite colta e informata del paese. Chi vuole essere classe dirigente di oggi e di domani. Gente abituata a consumi innovativi e a lanciare i nuovi trend. Un pubblico moderno, moderato, liberale, innovatore. Un target decisivo per la comunicazione pubblicitaria”. A me, più di quello sui palchi e dietro ai megafoni, piaceva più il Nanni Moretti di una volta, quello che, senza indugio, avrebbe fatto volare schiaffi per frasi come “gente abituata a consumi innovativi e a lanciare nuovi trend…”. Oggi, di persone disposte a gridare “Le parole sono importanti!” in faccia a gente così, non ce ne sono più. O forse sono proprio le parole ad avere perso importanza. Anche per la sinistra se, come sembra, si reputa matura per aspirare al paradiso borghese. Io, che vengo definito classe dirigente di oggi, non sto tanto a dirlo in giro. A volte, anzi, da buon nostalgico vintage, ho il pudore di vergognarmene quel tanto che basta.

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1 Comment

  1. E’ il minimo che possa succedere quando la redazione delega TROPPO il progetto comunicazione a un’agenzia pubblicitaria. Nessuno scandalo: e’ una semplice rubrica di humour involontario (un po’ da peracottari, ne convengo ma diamogli un’apertura di credito incondizionata almeno all’esordio).
    Pinot

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