Lunedì 30 Settembre 2002
Ogni volta che l'ho sentita l'ho sempre classificata come una tipica espressione di snobismo: "I film visti in lingua originale sono tutta un'altra cosa". Io, però, i film in madrelingua non potevo permettermeli. E non a causa di problemi economici: la realtà è che sono stato svezzato in inglese dall'unica professoressa al mondo indiscutibilmente certa che "The" si pronunciasse "Zé". E che un giorno, dopo averci fatto vedere un disegno in cui una ragazzina, Mary, prendeva amorevolmente per mano il fidanzatino Dick, propose una standing ovation in mio onore per essere riuscito a comporre una descrizione - a suo dire - perfetta: "Mary takes Dick with her hand". Si chiamava Rosy qualcosa. Se qualcuno di voi dovesse incontrarla, vi prego, spiegatele che quel disegno, che tanto si presta a beceri doppi sensi, va bruciato. Se più tardi imparai l'inglese lo devo alla dabbenaggine dei responsabili della programmazione delle reti Rai e Mediaset: dal momento che di tutte le serie televisive che amavano venivano trascurate le stagioni successive alla seconda o alla terza (trasmesse comunque poco, male, e in genere a tarda ora), iniziai ad ordinarle in videocassetta e in Dvd dagli Stati Uniti. Ora, dopo anni, posso permettermi di dirlo: i film visti in lingua originale sono tutta un'altra cosa. Non equivocate: non sono diventato snob. È solo che l'assunto secondo il quale i doppiatori italiani sarebbero i migliori del mondo non è altro che una grande scemenza: siamo gli unici, assieme a francesi, tedeschi e spagnoli, a doppiare i film. È come vincere a Giochi senza frontiere contro San Marino, Montecarlo e Città del Vaticano. Nel resto del mondo regnano l'inglese o i sottotitoli. Escluso Giancarlo Giannini (che resta sublime in genere e in particolare come voce di Al Pacino in "Scent of a Woman") il nostrano clan dei doppiatori è stato capace, negli anni, di renderci assuefatti all'ignoranza. La nostra e la loro. Nella versione italiana di "Via col vento", ambientato 71 anni dopo l'inizio della deportazione degli schiavi, le persone di colore parlavano ancora all'infinito e dicevano "Zì, badrone". Nel lieto fine de "La vita è meravigliosa" di Frank Capra, girato nel 1946 (81 anni dopo la fine della guerra di secessione), entra in scena Annie, l'ex domestica di Jimmy Stewart, e ad un personaggio viene messa in bocca la frase "Guardate, c'è anche la negra!". Nel corso del più recente e decisamente meno nobile "Scemo e + scemo", Jeff Daniels, probabilmente in omaggio ad avi padani, grida: "pirla!". Nel primo episodio di "Guerre Stellari" il padre di Luke Skywalker risultava "ucciso durante la guerra dei Quoti": i doppiatori italiani del film ritennero di poter inventare i "Quoti" in sostituzione della parola "clones", cloni. Guardare un film ed essere costretti a subire queste ed altre nefandezze è come chiedere a qualcuno di raccontarci una barzelletta che non ha capito. Nelle ultime puntate di Ally Mc Beal dialoghisti, traduttori e doppiatori han dato il meglio di sé: due avvocati sorridono di un vecchio membro della giuria piuttosto strano e dalla folta capigliatura. Uno dice all'altro, dandogli di gomito: «Guarda, è arrivato anche il cugino "coso"». Giuro: ho sentito distintamente dire "cugino coso". "It", diamine, "Cugino It"! Probabilmente nella triste vita dei piccoli doppiatori non c'è mai stato posto per la Famiglia Addams: l'infanzia è trascorsa mentre si esercitavano a doppiarsi davanti allo specchio. Lì, davvero, erano i migliori del mondo.
Giovedì scorso la Deutsche Börse ha annunciato di voler sopprimere il Neuer Market, il compartimento riservato ai titoli tecnologici. Creato cinque anni fa, l'indice ha perduto il 96% del proprio valore. Più di quanto siano riusciti a fare il Nasdaq (-76%) e il Nouveau Marché francese (-93%). Alla pari dei francesi, anche il nostro Nuovo Mercato perde solo il 93%. C'è ancora margine.
Sabato 28 Settembre 2002
Pensavo in tutta sincerità che alla destra alcune cose non piacessero o riuscissero bene. Far ridere, ad esempio, o utilizzare internet. E invece gli è bastato mettere in piedi un blog per cogliere due piccioni con una fava.
È uscito "Cinquantanni", il nuovo disco di Eugenio Finardi. En passant, qualcuno mi sa spiegare perché uno che parlava di Musica Ribelle ("Anna ha 18 anni e si sente tanto sola / ha la faccia triste e non dice una parola / tanto è sicura che nessuno capirebbe / e anche se capisse di certo la tradirebbe. / E la sera in camera prima di dormire / legge di amori e di tutte le avventure / dentro nei libri che qualcun altro scrive / che sogna la notte, ma di giorno poi non vive. / Ma da qualche tempo è difficile scappare, / c'è qualcosa nell'aria che non si può ignorare / è dolce, ma forte e non ti molla mai / è un'onda che cresce e ti segue ovunque vai. / È la musica, la musica ribelle / che ti vibra nelle ossa / che ti entra nella pelle / che ti dice di uscire / che ti urla di cambiare / di mollare le menate / e di metterti a lottare") si è poi messo a scrivere cose come questa: "Lara (Croft, n.d.r.) lotta sola contro il mondo / cerca di sentirlo meno finto / Lara vuole andare fino in fondo / sola persa nel suo labirinto / lei non sa che la so vedere / lei non lo sa che le vorrei dire / Amami Lara / amami ancora / guardami dentro solo un momento / fermati un poco esci dal gioco / fatti aiutare non ricominciare / dammi un minuto fammi salvare"?
No, è vero: il mondo non è fatto solo di consulenti che complicano le cose. Godetevi (tratta da qui) la definizione ufficiale che la scienza ha appioppato al secondo (inteso come tempo): "Il secondo è la durata di 9192631770 periodi della radiazione corrispondente alla transizione tra due livelli iperfini dello stato fondamentale dell'atomo di cesio -133".
Silvio Berlusconi oggi, a sorpresa: "Nelle carceri si offende la dignità umana". Non sarà che c'era da farsi perdonare lo sgarbo di ieri: "Il carcere duro diventa legge per mafiosi e terroristi"?
Giovedì 26 Settembre 2002
È dura da far digerire al mondo che, dopo aver preso un paese e averlo per mesi fotografato al satellite, invaso, bombardato, esplorato, ispezionato, setacciato, spianato e ridotto alla fame, non sei ancora riuscito a scovare il nascondiglio di un beduino cieco da un occhio che viaggia in sella ad una moto e di un folle fomentatore diabetico alto 1 e 94 legato ad una macchina a rotelle per la dialisi fai-da-te. Da qui la pervicacia con la quale Bush e Blair continuano a sostenere la necessità di un attacco all'Iraq. È la regola delle puzzette in ascensore: se l'hai fatta grossa, distraili parlando del tempo. Il leader inglese ha le prove: «Saddam avrà l'atomica». Non ora, «fra uno o due anni». Può sembrare strano, ma è ai leghisti che devo la mia disapprovazione per un intervento armato. Ho sempre mal sopportato quelli che sostenevano che il sud rosolasse placido al sole finanziato dalle tasse del nord-est, e vivevano in una zona nella quale, secondo l'Istat, vigeva il più alto indice di evasione fiscale. Allo stesso modo credo che se proprio si desidera andare a rompere i coglioni ad un paese perché ha intenzione di acquistare una bomba atomica, coerenza vorrebbe che si sia i primi a non possederla. Il nostro presidente del Consiglio si è precipitato in soccorso di georgedabliu: «Siamo con Bush ma, personalmente, farò di tutto per evitare la guerra». Immagino volesse apparire rassicurante. A me ha solo ricordato che non ho un rifugio antiatomico. E una barzelletta: "Nonno, perché è scoppiata la terza guerra mondiale?" "Non so, piccolo, è successo tanto tempo fa. Ricordo che tutto andava bene. Poi, un giorno, alle Nazioni Unite, Silvio Berlusconi si è alzato in piedi e ha raccontato quella della pompinara islamica".
Il mercato può dire ciò che vuole: che decida di comprenderlo o meno, è in corso una rivoluzione. Sotterranea, subdola, inarrestabile. Quelli tra voi che hanno covato l'illusione che l'economia fosse una scienza esatta si arrendano: a malapena è capace di accorgersi di ciò che le succede attorno. E di essere ostaggio di un linguaggio consunto, di idee logore e di inutili tradizioni e consuetudini che ha contribuito a creare: consulenti, analisti finanziari, project manager, specialisti dei grafici a torta dei Power Point, creativi delle voci di bilancio, terminator delle razionalizzazioni aziendali. "Cluetrain Manifesto", sul web dal 1999 e in libreria dall'anno successivo, aveva avvertito le aziende: attenzione, il business come lo intendete voi ha i giorni contati. Vi abbiamo sgamato. Abbiamo capito. E ci stiamo organizzando. Cluetrain ha destabilizzato l'economia picconandola alla base, demolendone i dogmi sui quali si riteneva fosse costruita ma, naturalmente, non è riuscito a cambiarla. È stato però capace di stimolare una discussione, nella quale i lettori hanno scalato la marcia e superato a sinistra gli autori. Una comunità autonoma che ha per casa il web ha elaborato le tesi del testo, le ha fatte proprie e, se possibile, migliorate. Dal momento che sul libro non appaiono, sarebbe un peccato non riportare alcune di queste perle di saggezza aziendale: "Condividete i vostri segreti: Invece di classificare come riservate l'80% delle informazioni, puntate a non rivelarne solo il 20%. La maggior parte delle persone non si preoccuperebbero di leggere le notizie che nascondete neanche se fossero pubblicate sul giornale del mattino. - Distruggete i vostri PowerPoint: Provate a redigere almeno una presentazione a settimana senza avvalervi di nient'altro che di una pila di pellicole trasparenti e di un pennarello nero. Potreste iniziare a riottenere la vostra voce. - Bruciate la missione aziendale: E fatelo subito. Che ne direste di scriverne una onesta? - Raccontate delle storie: Senza una storia non avete neanche una compagnia. Esattamente come una famiglia senza storia è soltanto una collezione di parenti. Puntate a raccontarla tanto spesso da fare in modo che trascenda la storia per entrare nel mito. - Smettete di fingere davanti ai vostri clienti: Invitateli alla vostra riunione annuale dei venditori. E parlate francamente, come se non fossero nella sala. - Siate "fuori": Incoraggiate gli eccentrici. Tutti lo siamo, se si scava a fondo. - Premiate i fallimenti: Quando distribuite i riconoscimenti aziendali, stabilite categorie come la miglior peggiore idea, la peggiore svolta, la miglior causa persa. - Lasciatemi perdere: Rispettate il mio tempo e la mia intelligenza rendendo facile per me scoprire per cosa i vostri prodotti non sono adatti. - Basta con le metafore sportive: Il commercio non è poi così simile ad una squadra di calcio. È piuttosto paragonabile a cosa? Una città? Una chiesa? Una vita? Scegliete saggiamente: una metafora vale più di qualsiasi slogan o ricerca di mercato. - Siate divertenti: Se una risata è il suono della verità che emerge, perché i vostri affari non sono più divertenti di così? - Portateci alla discussione: Indirizzate i vostri clienti sulle newsgroup in cui gli utenti stanno discutendo dei vostri prodotti. Tanto, le troverebbero comunque. - Restituite la voce al personale: Lasciate che i vostri dipendenti prendano parte alle discussioni nei newsgroup identificandosi come individui che lavorano per voi. Tutti capiranno, comunque, che non parlano a nome della società (come mai ne siamo sicuri? Perché almeno saranno capaci di dire qualcosa). - Saltate il disclaimer: Combattete l'usanza di inserire un avvertimento legale in calce a qualsiasi documento pubblico. Sicuramente i vostri avvocati saranno capaci di escogitare un modo diverso di premunirsi contro eventuali cause senza farvi apparire come bambini impauriti ogni volta che aprite la bocca. - Non lasciate che la dignità prenda il sopravvento: Memo per i manager: fate in modo di apparire matti almeno una volta al mese. - Trasformate le intranet in extranet: Non mostrateci sul vostro sito immagini di modelli spacciati per operai (magari appoggiati ad un monitor). Se desiderate presentare il posto di lavoro, fateci vedere la vostra intranet. - Premiate i dipendenti: Per ricompensare il buon lavoro di una squadra, non aspettatevi che i componenti si sentano celebrati nel vedere il proprio riflesso sulla stilografica che avete regalato al loro capo. O state stimolando di proposito una lotta di classe? - Fate qualcosa di utile: La prossima volta che sarete tentati di lanciarvi in un'attività necessaria per il consolidamento dei rapporti in un team, invece di andare a fare rafting, costruite una casa per chi ne ha bisogno, o verniciate la facciata di una scuola. - Aiutate i clienti a parlare: Fate qualsiasi cosa in vostro potere per metterli in contatto l'uno con l'altro: gruppi di utenti, forum, mailing list. Poi, ascoltate. - Rinunciate al gobbo: Licenziate gli autori dei vostri discorsi. Imparate a parlare. - Ripartite la ricchezza: Ogni impiegato è anche azionista della vostra azienda, vero? Altrimenti che ci state a fare? - Tralasciate i benefits: Piantatela di ridurre tutte le vostre conversazioni con i clienti ai benefici offerti dai prodotti o dai servizi della vostra azienda. Alla fine, i benefici sono sempre gli stessi. Un cliente vuole sapere cosa la vostra roba fa o non fa. E, ancora più importante, vuole provare ad immaginare cosa vorrebbe dire essere vostro partner. - Diffidate della disciplina: Tutto ciò che l'imposizione della disciplina vi consentirebbe di fare non dovrebbe essere fatto. La resistenza che percepite è solo frutto di buon senso". Sta' a vedere che qualcuno ha davvero creduto che la salute di Internet dipendesse dalle sorti del Nuovo Mercato.
Non pertetevi su Repubblica la sintesi delle accuse di Mancuso a Previti "sparite" dagli atti della Camera dei Deputati. "Government Denies Knowledge" era uno dei motti preferiti da Fox Mulder, assieme a "The Truth Is Out There", in X-Files. Era un telefilm. Era fantascienza. Parlava di documenti che scompaiono.
Mercoledì 25 Settembre 2002
Avete mai pensato che un vostro libro potesse, come il nano da giardino del papà di Amélie Poulain, fare il giro del mondo al vostro posto? Se avete voglia di concedere un po' di svago alla vostra ultima lettura, c'è BookCrossing e la regola delle tre R. 1) Read: Leggete un buon libro; 2) Register: Registratevi su BookCrossing, recensitelo, fatevi dare il vostro BCID (BookCrossing ID number) e applicate all'interno l'etichetta che vedete a fianco; 3) Release it: Laciatelo da qualche parte (a casa di un amico, sulla panchina di un parco, in un bar) in modo che qualcun altro possa leggerlo e poi fargli riprendere il viaggio.
Lunedì 23 Settembre 2002
Il 19 marzo scorso la Camera dei Comuni di Londra ha votato una proposta di legge che vieta la pratica venatoria della caccia alla volpe. Ieri mattina Londra si è svegliata al suono dei corni che aprivano la "Marcia per la libertà e il sostentamento", contro l'abrogazione del principale hobby degli aristocratici. I miei compagni, in seconda elementare, facevano largo uso dell'espressione "mangiare pane e volpe" a mo' di invito per i coetanei meno svegli. Per ventiquattro anni ho creduto si trattasse di una metafora. Oggi ho scoperto che gli inglesi mangiano veramente pane e volpe, tanto da essere turbati riguardo al proprio sostentamento nel caso in cui gli astuti mammiferi dovessero sparire dal desco. La preoccupazione dei sudditi di sua maestà è legata al mantenimento di un corretto equilibrio naturale. Nella catena alimentare, infatti, l'inglese medio si posiziona esattamente a metà tra la volpe e il plancton: ghiotto del primo, intimidito dalla superiorità intellettiva del secondo. L'annunciata partecipazione di Camilla Parker Bowles in sella al proprio cavallo è stata ignorata: i più hanno creduto di vedere due equini che si stavano ingroppando. Si è trattato della più grande manifestazione londinese degli ultimi vent'anni: i 408.000 partecipanti sono stati numerati in modo inconfutabile. Gli organizzatori, che avevano definito "avveniristico" il sistema di conteggio automatico, sono stati smascherati da un gruppo di medici che hanno testimoniato di avere in dotazione da anni un aggeggio simile. Si tratterebbe di uno scanner l'acquisizione di radiografie dello scroto nei casi in cui è necessario verificare la presenza del canonico numero di coglioni.
Sempre in tema di capitalismo, definirei d'obbligo la lettura di un testo sacro riguardante la comunicazione d'impresa su Internet. È il Cluetrain Manifesto (che potete trovare in italiano su "Macchianera" cliccando qui). 95 tesi, redatte da un drappello di agguerriti comunicatori, che hanno scardinato il modo che le aziende utilizzano nel confrontarsi con gli utenti, e che sostengono che nel mondo online gli individui sono molto più avanti delle organizzazioni e delle aziende cui appartengono. Si è tutti invitati a firmare il manifesto o contribuire alle Clues proposte dagli autori. Eccone alcune:
Condividete i vostri segreti!
Distruggete le vostre presentazioni Power Point!
Bruciate la missione aziendale!
Raccontate delle storie!
Basta con le metafore sportive!
Siate divertenti!
Pubblicate le vostre intranet!
Navigate!
Se non vi è bastato (e spero di no), trovate il libro in versione italiana (a cura di Antonio Tombolini, tra l'altro) cliccando qui o qui.
Sabato 21 Settembre 2002
Da un lettore della mailing list FinanzaWorld di Francesco Carlà, e sempre in tema di capitalismo, una storiella edificante: "Un ragazzo di città, Kenny, si trasferisce in campagna e compra un asino da un vecchio contadino per 100 dollari. L'agricoltore accetta di consegnare il somaro il giorno dopo. Ma invece il contadino si fa vivo e riferisce: 'Mi spiace figliolo, ma purtroppo ho brutte notizie per te. L'asino è morto.' Kenny replica: 'Va bene, allora restituiscimi i soldi'. 'Purtroppo non posso farlo. Me li sono già spesi'. 'D'accordo - risponde il paziente Kenny - allora dammi almeno il somaro.' 'E che cosa ci fai con un asino morto?'. 'Lo metterò come premio per una lotteria', esclama deciso Kenny. 'Non puoi sorteggiare un asino morto' - replica il poco convinto contadino - 'Certo che posso, insiste Kenny; basterà non dire a nessuno che è proprio morto'. Un mese dopo il contadino incontra Kenny e chiede: 'Come è andata a finire con quel somaro morto?' Kenny risponde contento: 'Come ti avevo detto l'ho sorteggiato. Ho venduto 500 biglietti a 2 dollari al pezzo e ho guadagnato 898 verdoni.' 'E nessuno ha protestato?', si meraviglia il contadino... 'Solo il tizio che ha vinto. Ma io gli ho restituito i soldi indietro.' Kenny in seguito è cresciuto, ha fatto carriera, ed è diventato il presidente della Enron".
Sul Barbiere della Sera, la seconda parte delle fonti di prova contro Berlusconi e Previti (La passeggiata di 434.404 dollari dal conto Ferrido al conto Rowena del giudice Renato Squillante). Se vi siete persi la prima parte, cliccate qui. Luca Sofri, sul suo peraltro apprezzabile Wittgenstein, sostiene che a chiamare i documenti "porcata", il legittimo sospetto è il minimo che si può ottenere in cambio. Non so. È la parola "sospetto" che mi irrita. E credo irriti anche Sofri. Mi piace più parlare di (e pensare a) documenti, prove. Al di là del nome della scannerizzazione che li espone (e che, sono d'accordo, comunque non aiuta). Credo che Luca non mi perdonerà questo e questo. Invece spero capisca.
Venerdì 20 Settembre 2002
Lo dico con il massimo rispetto di chi vi ha creduto, e sulla base di considerazioni economiche, non politiche: probabilmente è venuto il momento di ammettere che il capitalismo (non quello moderno, il capitalismo in generale) è arrivato alla frutta. Anzi, più in là: alla tazzina di espresso. In 45 paesi, infatti, 25 milioni di contadini e rispettive famiglie stanno assistendo impotenti al crollo del prezzo del caffè, causato da un'offerta dell'8% superiore alla domanda. E la domanda, in questo caso, viene dai quattro giganti che si spartiscono il mercato: Sara Lee, Procter & Gamble, Kraft e Nestlé. È solo un esempio. Avrei potuto citare i palloni di cuoio cuciti a mano dai bambini, le sorprese delle merendine dipinte a mano nel terzo mondo, l'industria delle armi e le mine a forma di giocattolo, argomentazioni considerate troppo di sinistra per toccare alcuni cuori. Esistono coscienze che si smuovono soltanto quando ad essere minacciato è il proprio portafogli. E va bene, per carità, sono stili di vita. Se dico che il capitalismo è morto, è perché sta iniziando a trascurare anche gli interessi di chi i soldi li ha. E li investe in quel tavolo verde mangia-fiches che è diventata la borsa, lasciandosi rapinare dalle bolle speculative, dalle indiscrezioni fasulle, dalle inchieste sui falsi bilanci, dalle impulsive manovre dei topi della new economy che abbandonano la nave che imbarca acqua. O li deposita in banche che hanno uffici dedicati alle speculazioni su quelle stesse monete. Oppure tenta di assicurarsi la salute per il futuro comprando fondi che, poi, supportano gli OGM. E nel frattempo quel cazzo di pomodoro, che hai finanziato e stai mangiando, ti sta ammazzando.
Giovedì 19 Settembre 2002
Grazie ad un attento e diligente lettore di Dagospia tutto appare più chiaro:
Onore e gloria al Barbiere della Sera, che ha iniziato a mettere in linea i documenti che la Procura della Repubblica di Milano considera fonti di prova a carico di Silvio Berlusconi e Cesare Previti. Per leggere la prima parte (da All Iberian al conto Master) clicca qui.
Cè e Bricolo, per quanto possa sembrare strano, non sono due personaggi di una favola. Il primo si chiama Alessandro, ed è capogruppo del Carroccio a Montecitorio, il secondo Federico, e di mestriere fa il vice di Cè. I due hanno presentato una proposta di legge che prevede l'affissione del crocefisso in tutte le scuole, università, uffici pubblici, carceri, ospedali, uffici giudiziari e stazioni. La motivazione ufficiale è che «i pericolosi e insolenti islamici non devono dimenticare che si trovano in un Paese cristiano. Il crocefisso rappresenta un simbolo identitario di civiltà». Capolavoro finale, la dichiarazione: «Basta tolleranza con gli intolleranti!». Che è come dire: «Basta con le parolacce, porca troia!». Era giusto un po' di tempo che i legaioli non mostravano inequivocabili segni di squilibrio. Abbiamo commesso l'errore di sperare fossero approdati all'ultimo stadio di evoluzione che è loro concesso: superare la fase del controllo dei propri bisogni, vissuta come un momento molto delicato sia dal punto di vista del leghista che da quello della famiglia. Il padano pensa: "i grandi si aspettano da me che sia capace di trattenere a comando, mentre io mi sento improvvisamente sporco e bagnato senza sapere cosa sia successo". La consapevolezza che urine e feci possono essere controllate, trattenendole se necessario e rilasciandole al momento opportuno, è cosa niente affatto banale, ed è comparabile allo shock dello svezzamento dalla polenta e osèi. Ho anche io una proposta di legge: per evitare di commettere un sacrilegio e perché il tizio sul crocefisso non se ne abbia a male nel vedersi paragonato ad un idiota, da oggi l'espressione "Dio Cè", scritta senza apostrofo, dovrebbe essere considerata a tutti gli effetti una bestemmia.
Mercoledì 18 Settembre 2002
Maria De Filippi si è ufficialmente incazzata. La zarina della televisione italiana, nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato che «non esiste alcuna similitudine tra Saranno Famosi e Operazione Trionfo: il primo è una vera e propria scuola, il secondo, semplicemente, una trasmissione tv». Se la materia del contendere fosse ben più nobile ci si potrebbe forse avventurare in un'analisi approfondita delle caratteristiche dei rispettivi programmi, e trovare persino plausibile la conclusione della conduttrice. Ma non è questo il caso: possiamo tranquillamente accontentarci di un esame superficiale che ci consenta di poterli definire due spaventose cagate. A chi la accusava di aver plagiato un format straniero ha risposto seccamente che la notizia non corrisponde a verità. Ed è vero. Infatti ne ha copiati tre: Operación Triunfo dalla Spagna, Popstars dall'Australia e Star Academy dalla Francia, che hanno tutti preceduto di almeno un anno la messa in onda di Saranno Famosi. Permettetemi di specificare che non ho nulla di personale contro la De Filippi: sono precisazioni che è necessario fare quando stai prendendo per i fondelli qualcuno che potrebbe batterti a braccio di ferro. Da quando ha varcato la soglia di casa Costanzo persino la camicia con i baffi pubblicizzata dal marito sente minacciato il primato di mascolinità in famiglia. Quanto alle accuse secondo cui Saranno Famosi crei illusioni, Maria De Filippi ha ribattuto che «nessuno dei ragazzi deve bussare ad una porta per lavorare: quattro faranno parte del corpo di ballo di Buona domenica e gli altri parteciperanno ad un musical sponsorizzato dalla Barilla». Non vi vergognate di aver pensato che in famiglia avessero le mani in pasta?
Auuuh... auhhh / Ahh, sta piovendo da tre mesi ormai
Ahh case e strade metri sotto a noi / VACCI TU CHE PUOI
Con quel collo vacci tu che puoi / Vacci tu che puoi, l'acqua è alta io non tornerei...
Ahh, si è seccato già un bel po' lassù / Ahh, la promessa ora non vale più
GUARDA UN PO' PIU' IN LA' / Tu che puoi guarda un po' più in là, yeah
guarda un po' piu' in la', / una striscia verde apparirà
amico, se vuoi fare i colori dell'arcobaleno / non usare l'inchiostro nero
non c'è il nero nell'arcobaleno / (le sardomobili non galleggiano)
PACE, dicevate nei '60 voi, / Pace, poca nei '70 attorno a noi
GUARDA UN PO' PIU' IN LA' / Con quel collo guarda un po' più in là, yeah
guarda un po' più in là / una striscia verde apparirà
Auuuhhh....
(Lino e i Mistoterital, canzone pubblicata nell'album "Altri Nani", Diva Records 1991)
Martedì 17 Settembre 2002
Leggo su Libuk una recensione del libro "Funky Business" di Kjell Nordström (autore Davide Perillo): “Abbiamo vinto. É il trionfo del capitalismo. Abbiamo conquistato il mondo da Pechino a Baltimora, da San Pietroburgo a Singapore”. E fin qui, niente di strano. Solo un dubbio, lampo: sarà mica l’ennesimo libro sulla globalizzazione? E invece no, il bello arriva dopo. “C’è solo un piccolo problema: anche Marx aveva ragione”. Prego? Si: lui, Lenin, Mao e compagnia “pensavano che nel futuro i lavoratori avrebbero detenuto il controllo sia dei mezzi di produzione che delle principali risorse della società. Quel futuro è diventato realtà”. I principali mezzi di produzione necessari all’economia sono piccoli, grigi e pesano circa 1,3 kg”. I nostri cervelli appunto. Banale? Forse. Ma come quelle cose che tutti sanno e di cui nessuno s’accorge davvero, fino a quando uno si alza e dice: ehi, guardate che è così. Stavolta a dirlo sono in due: Jonas Ridderstråle e Kjell Nordström, 33 e 42 anni, teste rasate, pantaloni di pelle e cuffie che sparano technorock. Non esattamente quello che ti aspetteresti da due professori di economia. E invece loro lo sono: alla Stockholm School of Economics, la Bocconi di Svezia. Ma sono anche di più: gli autori di un libro brillante che ha già spopolato all’e Silicon Valley compresa. Tesi: nell’era digitale la risorsa fondamentale di un’azienda non sono più le macchine o il capitale, ma una cosa che “porta le scarpe e ogni giorno, verso le 17.30, imbocca la porta d’uscita”. Ovvero: l’uomo. E il suo saper essere funky estroso: “Che vuol dire aggiungere all’azienda un piccolo extra: la capacità di combinare innovazione e immaginazione, sentimenti e creatività, poesia e profitto”. I due prof. tracciano pure il profilo della loro azienda ideale, la “Funky Inc.”: orizzontale (poche gerarchie e mansioni intercambiabili), piccola, flessibile. Ma iperspecializzata, capace di trovare e scavare nuove nicchie di mercato. “Pensiero laterale”, creatività, talento... Tutta roba che a casa nostra abbonda (riuscite a immaginare un Paese più funky dell’Italia?). Eppure, nella New economy siamo ancora indietro. Meglio, ai blocchi di partenza. Chissà cosa succederà, quando ci metteremo a correre".
Ve lo dico io: ci siamo inciampati, sui blocchi di partenza. O, meglio, ha inciampato lui, Kjell Nordström, consigliere d'amministrazione e ideologo di quella che fu Spray. La "Funky Inc." dei due ceffi in questione è stata venduta prima che andasse in malora. I "principali mezzi di produzione necessari all'economia", piccoli, grigi, e pesanti un chilo e tre sono tornati alla old economy, se gli è andata bene. In Germania, in Francia, in Italia. Tutti con in saccoccia stock options ormai buone per incartarci la focaccia. Qui da noi dal "Pensiero Laterale" si è salvato solo Clarence. E a me resta la soddisfazione di aver accidentalmente rovesciato addosso a questo teorico del pensiero "post marxista" una bottiglia di champagne da mezzo milione, la quarta di una serie da lui ordinata per festeggiare il lancio del proprio portale funky estroso. Che ha retto sei mesi. Lasciatemelo dire: sono soddisfazioni.
Massimo Moruzzi sul suo preziosissimo dot-coma *:o) prende spunto oggi dalle considerazioni su Jonas Ridderstråle e Kjell Nordström per raccontare un aneddoto sul vecchio portale Spray, quello delle zebre, delle giraffe, dei leoni. Chiede se per caso ci è rimasta una giraffa. E non sa che ce ne avanzano - per davvero - due, mastodontiche, di peluche. Le consideriamo un monumento degno della considerazione della protezione dei beni, monito sempiterno di ciò che fu la new economy dei consulenti McKinsey e Andersen, dei cd per il free internet, dei miliardi tracannati giù come fossero Fanta.
Lunedì 16 Settembre 2002
No, non ancora, ma quasi ci siamo: poco tempo per la rubrica, tuttoilresto, la vita. Per il momento cambia solo Clarence. La grafica, innanzitutto, e poi altre cosette. Chi non resiste alla curiosità può farsene un'idea dal francobollo a lato. Agli aficionados di Quarantadue: la rubrica tornerà nei prossimi giorni. Con gli arretrati. Per finire in maniera brillante sono costretto a citare un Blog che ho letto oggi di sfuggita. Capitemi: è tardi. E io ho finito le battute che avevo in serbo. Quindi inizio con quelle in croato.
Venerdì 13 Settembre 2002
Tutte le multinazionali che si rispettino hanno a libro paga almeno un mangiapane a tradimento, altrimenti definito “guru aziendale”. Sguinzagliarlo per convegni è il modo che le aziende hanno per fingere di coltivare una strategia e, soprattutto, nobili ideali che non siano esclusivamente riconducibili alle voci “costi” e “ricavi”. Le selezioni sono atroci: si va dall’inumano “unisci i punti da uno a trenta” al brutale e micidiale “colora gli spazi segnati dai puntini”. L’esame finale comporta la costruzione di un veliero con i Lego, operazione che il guru deve sapientemente portare a termine senza mangiarsi parte dei mattoncini. Per coloro tra voi che decidessero di intraprendere l’esaltante carriera da visionario della finanza futura, ecco qualche consiglio: 1) la faccia da pirla non è fondamentale, ma aiuta; 2) ripetete con faccia ispirata e sguardo assente tutte le bestialità che avete sentito nel corso della vostra carriera lavorativa, meglio se ricalcate dalle stesse intuizioni grazie alle quali, per anni, i manager che state evangelizzando sono stati sottoposti a soprusi, mobbing e lazzi da caserma; 3) immaginate l’essere più assurdo, poco raccomandabile e peggio abbigliato che un giorno possa bussare alla vostra porta per portare vostra figlia quindicenne in discoteca, e vestitevi come lui. Se avrete seguito le indicazioni sarete pronti, anche se dall’esterno sembrerete vestiti come Jovanotti ai tempi in cui cantava “1,2,3 casino”, ovvi al punto da far sembrare Alberoni originale, un filo meno virili di Maria De Filippi e capaci di capire il mercato come Virgilio De Giovanni. Sono scotti che dovrete sopportare, soprattutto quando a casa si chiederanno se non potevate drogarvi come tutti gli altri.
Giovedì 12 Settembre 2002
Dal momento che è la seconda volta che lo cito non vorrei pensaste che ne sono un assiduo lettore. È che oggi Famiglia Cristiana era in regalo sull'Eurostar. Mi sembra di ricordare che l'ultima campagna pubblicitaria del secondo più venduto settimanale italiano (il primo è TV Sorrisi e Canzoni: sono crimini di cui, come popolo, prima o poi un qualsiasi dio ci chiederà conto) giocava d'azzardo sostenendo che il periodico edito dai Paolini abbandonava la distinzione di credo per rivolgersi ad un pubblico più vasto. Apro a pagina sei, "Colloqui col padre", rubrica della posta. La lettera della settimana, intitolata "Voglio bene a un vigliacco", è di una donna in crisi, delusa ma ancora innamorata del marito che la ignora: "Un po' alla volta mio marito si è allontanato da me. O, forse, non mi è stato mai vicino. Io non ho preteso nulla di più di quello che una moglie possa chiedere al proprio uomo. Lui continuava a dire che doveva 'vivere' la propria vita, divertirsi, e che io ero troppo immatura. E che dovevo crescere. Sono stata umiliata e accusata di essere ammalata solo perché volevo avere una normale vita coniugale. Non ho mai insistito troppo nemmeno per avere dei figli, anche se li desidero tanto. Non mi stava quasi mai ad ascoltare quando gli parlavo dei nostri problemi e delle mie paure: preferiva spendere il suo tempo per aiutare 'colleghi bisognosi'. Sono cristiana e seguo gli insegnamenti della Chiesa. Per questo mi è difficile giungere all'unica soluzione possibile. Mi scusi, padre, sono forse una cattiva cristiana se penso che è ingiusto soffrire così tanto?". La risposta di Padre Letizia è, ovviamente, sì. Stai facendo un pensierino sul divorzio, quindi sei una cattiva cristiana. Mutismo, rassegnazione e sguardo basso, donna: ci sono le mutande da lavare. La curiosità mi ha fregato: non ho potuto fare a meno di proseguire nella lettura della sentenza del ministro del cul(t)o assegnato alla corrispondenza di Famiglia Cristiana. Mi sarei vergognato meno se avessi avuto in mano una copia di Libero con tanto di ricevuta per la sottoscrizione in favore del carabiniere Placanica. Sintetizzo: "Lei ama ciò che disprezza. Le parole dure che lei usa contro suo marito non esprimono quello che pensa di lui, ma denunciano la sua amarezza perché lui non è come lei lo desidera. Lei ritiene di non chiedere nulla di eccezionale. Bisogna pensare che suo marito si è servito di lei finché faceva la 'crocerossina' e poi se n'è liberato quando non ne aveva più bisogno? O piuttosto che nella sua persona ci sono aspetti che giocano male nel rapporto con lui? Lei dice che suo marito sa consolare altri e non ha tempo per lei. Non lo ha forse stancato con le sue paure, le sue malattie, le sue assillanti richieste di ascolto e di aiuto? Dio le chiede una cosa semplice: quella di comportarsi da cristiana. Che significa tentare in tutti i modi di ricostruire il rapporto con suo marito. Come? Innanzitutto, cominciando ad esaminare e scoprire cosa c'è in lei che rende difficile al suo coniuge vivere con lei. Se io so diventare come l'altro mi desidera, allora l'altro scopre che è facile e bello vivere con me". Terminata la lettura, in quel preciso momento sospeso tra Bologna e Modena, ho avuto la certezza che nessun bipede al mondo meritasse di più un liberatorio, deciso e ponderoso vaffanculo. Io non sono credente, ma in momenti come quello sento pressante la necessità di un dio capace di aggregarsi allo stesso vaffanculo, di carbonizzare con una saetta un tale parafulmine dei pirla. Ma dio non c'è. O, se c'è, ha il buon gusto di non rivolgersi a gente così. È probabilmente per questo motivo che a Padre Letizia (che si firma D.A., acronimo che presumo stia per Deficiente Anacronistico) pare normale e concepibile che la persona a cui hai consacrato la vita non si degni di parlarti.