Le riviste truffa della Finanza

Nell’irresponsabile 1999 del boom della new economy il manager più oculato che ho incontrato si accendeva il sigaro con un biglietto da cinquecentomila lire. E il sigaro costava di più. Ho assistito all’invasione e alla provvidenziale ma tardiva ritirata degli svedesi, dei consulenti dell’Andersen, degli esperti della McKinsey. Gente che si soffiava il naso con le stock options. Insomma: si faceva glu-glu coi miliardi come fossero Fanta. Oggi che, per risparmiare sulla cancelleria, nelle dot-com si riciclano i Post-It attaccandoli ai monitor sputando dalla parte senza colla, alcune di quelle scellerate spese vengono riportate alla luce come reperti archeologici scavando nei piani dei costi. E c’è chi si ritrova inspiegabilmente abbonato a due riviste del sindacato di Polizia, ad una dei Carabinieri, al calendario dei Vigili del Fuoco e al magazine patinato della Guardia di Finanza. Anche se la specie dei direttori marketing dell’era della new economy è stata dichiarata ufficialmente estinta, qualche fesso equivalente potrebbe ancora annidarsi nei pertugi del vostro ufficio amministrazione. Nel caso, avvisatelo: quando vi viene proposto per telefono l’abbonamento ad una rivista di un qualsiasi corpo, da sedicenti funzionari che vi invitano a farlo “per evitare spiacevoli incidenti in futuro”, trattasi di truffa. Presso la Guardia di Finanza esiste un apposito ufficio che si occupa dei “falsi appartenenti” al Corpo. Ora, nel caso, siete stati avvertiti. Chi vi ha truffato giocando sulla vostra eventuale paura di un controllo della finanza aveva visto giusto. Ben vi sta se ora brucia: mai commettere l’errore di pensare di essere gli unici a conoscere il gioco della saponetta sotto la doccia.

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