La sinistra e la satira

Storicamente, la sinistra ha una certa predisposizione congenita al masochismo, a ghigliottinarsi le palle recitando contemporaneamente il ruolo della vittima e del boia. E siccome tutta la satira è di sinistra e la maggior parte dei comici pure, i manovali dell’umorismo italiani, pur schierati e pur riconoscendo un nemico comune, si odiano. Tutti. E non perdono occasione per sputtanarsi a vicenda, evitarsi, non sopportarsi, utilizzare qualsiasi mezzo per dirsele e mandarle a dire. L’imbarazzo è grande, amplificato dal fatto che i duellanti hanno spesso sostenitori in comune, dilaniati dalla straziante scelta di doversi schierare. Beppe Grillo, attaccando Roberto Benigni, dice – com’è normale – cose giuste e cose sbagliate: che il comico toscano sarebbe «un pover’uomo, un loffio, un morto, un venduto, un socio di Berlusconi» (falso) e che «la Rai sta cacciando Enzo Biagi anche a causa di una sua intervista trasmessa in campagna elettorale, ma Benigni non dice niente, non prende le sue difese, e accetta nuovi contratti con la tv di stato» (vero). “La vita è bella“, per inciso, Grillo o non Grillo, resta un gran film. L’aspetto veramente ironico della comicità di sinistra è trovarsi divisa in più correnti di quante non ne avesse la vecchia DC: Benigni dichiara la propria ammirazione per Le Iene, i cui autori hanno buoni rapporti con la Gialappa’s Band, che però mal tollera lo staff di Striscia la Notizia e Antonio Ricci, il quale non perde occasione per bacchettare Aldo Grasso che, dal canto suo, apprezza la Gialappa’s, ma stronca qualsiasi show ideato o condotto da Serena Dandini, che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò.

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