|
|
|
|

La sinistra e la satira

giu 28 2002 - di

Storicamente, la sinistra ha una certa predisposizione congenita al masochismo, a ghigliottinarsi le palle recitando contemporaneamente il ruolo della vittima e del boia. E siccome tutta la satira è di sinistra e la maggior parte dei comici pure, i manovali dell’umorismo italiani, pur schierati e pur riconoscendo un nemico comune, si odiano. Tutti. E non perdono occasione per sputtanarsi a vicenda, evitarsi, non sopportarsi, utilizzare qualsiasi mezzo per dirsele e mandarle a dire. L’imbarazzo è grande, amplificato dal fatto che i duellanti hanno spesso sostenitori in comune, dilaniati dalla straziante scelta di doversi schierare. Beppe Grillo, attaccando Roberto Benigni, dice – com’è normale – cose giuste e cose sbagliate: che il comico toscano sarebbe «un pover’uomo, un loffio, un morto, un venduto, un socio di Berlusconi» (falso) e che «la Rai sta cacciando Enzo Biagi anche a causa di una sua intervista trasmessa in campagna elettorale, ma Benigni non dice niente, non prende le sue difese, e accetta nuovi contratti con la tv di stato» (vero). “La vita è bella“, per inciso, Grillo o non Grillo, resta un gran film. L’aspetto veramente ironico della comicità di sinistra è trovarsi divisa in più correnti di quante non ne avesse la vecchia DC: Benigni dichiara la propria ammirazione per Le Iene, i cui autori hanno buoni rapporti con la Gialappa’s Band, che però mal tollera lo staff di Striscia la Notizia e Antonio Ricci, il quale non perde occasione per bacchettare Aldo Grasso che, dal canto suo, apprezza la Gialappa’s, ma stronca qualsiasi show ideato o condotto da Serena Dandini, che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò.

Nessun commento

Inserisci un commento