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Archivio per maggio, 2002

La giustizia dell’aldiquà

mag 09 2002 Inviato da nella categoria satira

Qualche mese fa la mia casella di posta elettronica è stata invasa da e-mail contenenti testi discriminanti e traboccanti odio verso atei, femministe, coppie conviventi, abortisti, omosessuali, islamici ed ebrei, che avevano come mittente un’associazione di genitori cattolici. Ho rispedito tutto indietro prendendo a prestito la frase conclusiva di un articolo di Michele Serra (firmato con lo pseudonimo “Mario Prete“) su Cuore dell’agosto 1991, e il fondatore ha sporto querela per ingiurie. Il tribunale ha decretato che avevo torto e mi ha inflitto una multa di 500 euro. Detto tra noi: i soldi meglio spesi da che ho il portafogli. Ora so quanto costa un vaffanculo in faccia ad un topo da confessionale con la vocazione da inquisitore e, credetemi, ne vale la pena. Serra, di articoli come quello, non ne scrive più. Andrebbe perseguito per aver occultato il cadavere di Mario Prete nel passato in cambio di un monolocale di carta su Repubblica. E per essersi intestardito ad indossare i panni del Peter Pan cresciuto che ha dimenticato illuminanti interventi come questo: “Autostrada, notte. La voce umana è così rara e attesa che qualunque stazione dalla quale qualcuno, alla buonora, parli, diventa la mia stazione. Uscendo da una galleria, finalmente, una voce. È la voce di un uomo adulto, con leggero accento padano, che risponde alle telefonate degli ascoltatori. È don Gabriele dai microfoni di Radio Maria. Resto in ascolto per un tempo lungo come tutta la Liguria. Don Gabriele è un esorcista. E fin qui, niente da dire, anzi: ho del Male una grande considerazione. Ci vivo insieme, insomma, come tutti. Ma il male, per don Gabriele, evidentemente non è un tema appassionante. A don Gabriele, insomma, del Male non gliene frega un cazzo, e tantomeno dei Malati. Gente triste e disgraziata, evidentemente indifesa di fronte al Sapere di questo mediconzolo dello spirito, recita al telefono una interminabile serie di sciagure, infelicità, tumori, disadattamento. Don Gabriele non ride e non piange, non sorride e non si commuove. Non gli viene mai, pietosamente, la voglia di prendere per il culo la massaia che implora l’intervento divino per guarire dalla gastrite. Don Gabriele sbriga pratiche e sistema il mondo con quattro Pater-Ave-Gloria. Spiritualità e mistero meno di zero: tutto è scritto, basta seguire scrupolosamente le istruzioni, come con l’aspirina, e la salvezza è assicurata. «Sono infelice e mio marito ha il cancro», «preghi ogni mattina», «grazie», «prego». Pare che mezzo milione di persone affidino a questo megafono dello schiavismo spirituale la soluzione delle proprie pene. Ho sentito con le mie orecchie, mesi fa, un drogato dire a Radio Maria che è uscito dall’eroina «restando sulle ginocchia per due settimane, fino a farle sanguinare». E nessuno, ovviamente, gli ha detto che forse c’è più dignità nell’eroina che in queste schifose forme di auto-odio, di umiliazione, di paura, in questa sporca istituzionalizzazione del senso di colpa. Quelli come don Gabriele sono più pericolosi delle sette dei pazzoidi, in qualche modo oggetto di controllo sociale, circondate da diffidenza e fastidio. Radio Maria no, don Gabriele no: loro agiscono con la copertura ufficiosa (temo, anche, ufficiale) di un’istituzione socialmente accettata e rispettata come la Chiesa cattolica. E diffondendo superstizione, ignoranza, impotenza tra i più deboli, i più ignoranti, quelli che davvero credono che le ricettine di don Gabriele allontanino il Male e i malanni. Non ho mai creduto alla famosa “giustizia dell’aldilà”. Ma l’altra notte è stata una delle (rarissime) volte che avrei voluto crederci: se Dio esistesse, a quelli come don Gabriele, farebbe fare il giro delle galassie a calci nel culo. Amen.”

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Morto un Papa si fa una smentita

mag 08 2002 Inviato da nella categoria satira

La notizia è del 12 aprile scorso: due portali, Virgilio e Clarence, scoprono contemporaneamente che su una pagina pubblica del sito di RaiNews24 è pubblicato il “coccodrillo” (ovvero l’articolo riguardante la morte di un personaggio pubblico, redatto prima che lo stesso sia deceduto) di Giovanni Paolo II. Il “coccodrillo” un modo di portarsi avanti con il lavoro: le personalità hanno quest’assurda mania di crepare di sera, quando le rotative sono già avviate. Roberto Morrione, il direttore del canale, l’ha presa male, annunciando di aver chiesto alla Procura di Roma di «accertare responsabilità in relazione a furto aggravato e accesso abusivo a sistemi informatici, nonché tutte le eventuali complicità in concorso con questi reati». Le pagine non erano state protette da password, né da avvisi che specificavano il divieto di accesso per gli utenti. Anche il Corriere della Sera, è risaputo, ha pronta un’intera prima pagina dedicata alla morte del pontefice ma, a differenza di Morrione, si assicura che il Papa sia realmente a rapporto dal principale, prima di pubblicarla. Se lo facesse per errore, avrebbe il pudore di non minacciare di querela gli 800.000 lettori rei di averla vista. «È come se uno avesse in casa un armadio chiuso con una chiavetta, e qualcuno lo scassina e porta via il materiale. – ha dichiarato al Barbiere della Sera il direttore di RaiNews24Questo qualcuno è un ladro e ha degli scopi evidentemente di tipo delinquenziale». In pratica, Morrione è partito per le crociate pretendendo che la consorte indossasse la cintura di castità, e ora si lamenta del fatto che in tanti abbiano letto le parole che vi fatto incidere come promemoria per il proprio ritorno: “Le chiavi sono sul tavolo, accanto alla frutta”.

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Venghino, siori: il gay di destra

mag 07 2002 Inviato da nella categoria satira

C’è da ravvisare una certa soffocata ambiguità nel modo in cui la stampa ha dato notizia dell’omicidio dell’integralista olandese Pim Fortuyn. Lo scorso 20 marzo nessuno dei nostri quotidiani ha titolato “Ucciso l’economista eterosessuale Marco Biagi; nel caso di Fortuyn, invece, gli zelanti organi d’informazione hanno ritenuto opportuno segnalare che ad essere morto ammazzato, questa volta, è stato un gay. La Repubblica di oggi, in un occhiello a pagina 3, è andata oltre: “Ostentava la sua omosessualità, ma attaccava i tossicodipendenti”. Dietro quel “ma” sta tutto un mondo di intolleranza probabilmente inconsapevole e quindi pericolosamente latente che lascia intendere: anvedi la sfacciataggine di questo inferiore, che si permette il lusso di denigrare altri subnormali. Quel “ma” definisce i primi fondamenti di una matematica discriminatoria: una semplice equazione di primo grado nella quale “il tossicodipendente sta ad x come x sta ad omosessuale”, e l’incognita rappresenta la malattia. Un gay di destra è una contraddizione in termini, un diverso talmente sfrontato da tentare di violare due tabù in una volta sola. L’arena mediatica si ritiene evidentemente autorizzata a riservare una certa indulgenza nel giudicarne la perversione delle idee: il rigore va tenuto tutto in serbo per condannarne la presunta depravazione sessuale. Si è preferito, insomma, cercare la corruzione morale in ciò che di strano Pim Fortuyn faceva con la bocca, piuttosto che individuarla quando la utilizzava normalmente per parlare. L’unico appunto interessante riguardante la sfera erotica del dandy olandese è che doveva essere un asso nella pratica del sesso cerebrale, considerando il fatto che pensava col culo.

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È la dura legge del gol

mag 06 2002 Inviato da nella categoria satira

Diamine, è successo di nuovo: qualcuno “rema contro” e non lascia governare Silvio Berlusconi. L’ormai scarsa originalità dell’accusa poteva essere controbilanciata dalla scelta di una causa più singolare: il ventaglio delle opzioni più credibili comprendeva l’estremismo islamico, le sette religiose, i monsoni, le piogge acide, la deriva dei continenti, la quinta malattia, l’NSA, il cedimento strutturale, Pietro Valpreda, Marilyn Manson. E invece, ancora una volta, la colpa è della sinistra, «di una squadra che invece di giocare insieme a noi per fare i gol nell’interesse del Paese, gioca contro e ci impedisce di fare quei gol che servirebbero all’Italia». Parole che confermano quanto l’assurdità di una situazione in cui permane un preoccupante problema di conflitto di interessi stia sì creando confusione nell’intero paese, ma soprattutto nella mente dello stesso premier, a cui, nelle vesti di Presidente del Consiglio, escono dichiarazioni da Presidente del Milan. Berlusconi incalza: «Nel contratto con gli italiani ci siamo impegnati a creare un milione e mezzo di posti di lavoro. In pochi mesi siamo già arrivati a quasi 400 mila. Se potessimo fare le riforme senza incontrare le resistenze delle forze di conservazione, come è successo sull’articolo 18, potremo raggiungere obiettivi ancora più alti». Insomma, cribbio: la vuol piantare questa benedetta sinistra di fare la sinistra? Le incrollabili certezze del Rockerduck nostrano fanno tenerezza, e nutrono una flebile speranza: che la sinistra davvero esista. Di questo, del resto, è convinto più lui di noi, anche se afferma che «il pendolo, andato in passato verso sinistra, è ormai orientato sempre di più verso il centrodestra». Nell’immaginario Berlusconiano, insomma, è un po’ come se l’Europa si stesse aggiustando il pisello.

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Io Finanza, tu Tomba. Capisc?

mag 03 2002 Inviato da nella categoria satira

L’ex campione di sci Alberto Tomba è stato assolto dall’accusa di frode fiscale per 23 miliardi non dichiarati, riscossi da contratti di sponsorizzazione “paralleli”. Non stupiscono tanto l’entità della cifra o le conclusioni della sentenza, quanto le motivazioni. Peccato che il giudice, certo che qualsiasi parola scritta sarebbe risultata incomprensibile allo sciatore, abbia deciso rendere oscuro a chiunque il significato della propria decisione, facendo abuso di vocaboli obsoleti o appartenenti al dizionario “Italiano-Klingon/Klingon-Italiano”: «i non obliterabili aspetti formali possono in questo quadro essere ricondotti alla descritta sconoscenza sesquipedale di aspetti fondamentali della vita di relazione e fondare un dubbio concreto sulla sussistenza dell’elemento psicologico non solo sul disvalore degli atti compiuti, ma sul loro stesso significato». In sostanza: Tomba è stato assolto per ignoranza. È in ogni caso lecito chiedersi se il giudice non meriti, al contrario, di essere condannato per saccenza: dire “sesquipedale” al posto di “grande” dovrebbe essere considerato reato, alla pari dell’evasione fiscale. Sconcerta in ogni caso il fatto che l’ex sciatore, dopo opportuna traduzione, abbia gioito per una sentenza che lo ha descritto come «fanciullo inconsapevole», incapace di «condurre una vita di relazione, che comporta anche lo scambio di danaro con modalità universalmente conosciute». È come essere esonerato dal servizio militare, ma trovarsi stampata sui propri documenti la motivazione: “è un coglione”. L’accusa, chiedendo 10 anni di reclusione, si è dimostrata indubbiamente più clemente. La seduta si è conclusa in anticipo, alle 19:25, per permettere all’ex campione di non perdere la nuova puntata di “Dragonball GT“.

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Il killer dei serial

mag 02 2002 Inviato da nella categoria satira

Tutti avrete probabilmente letto la puntata della rubrica nella quale ho dichiarato ufficialmente che per raggiungere la pace interiore mi sarebbe bastato conoscere un nome soltanto, quello del responsabile della programmazione di Italia 1 a cui si deve lo stupro, l’omicidio e il successivo occultamento del cadavere di parecchie serie televisive di successo. E invece no, non è vero: mentivo, oppure ero inconsapevole delle mie parole. Un solo nome non mi basta più: ora voglio anche le generalità della persona che ha in carico la definizione del palinsesto di Canale 5. Non sono per la giustizia sommaria: desidero solo che venga incriminato. Mi accontento di un reato minore, tipo “maltrattamento di neurone” o “porto abusivo di cervello”. Basta che paghi. È il minimo, del resto. Nel medioevo erano di moda sevizie che potrebbero essere considerate persino umane, se messe a confronto con la messa in onda da anni, intorno alle 2 e 20 del mattino, della replica di un avanzo di magazzino degli anni ’80: “I cinque del quinto piano“. La riproposizione all’infinito delle insulse storie della famiglia di minus habens ideata da Umberto Simonetta (per farvi capire: quella composta dalla coppia Edoardo e Gisella e i figli Gianfilippo, Stefania e Simone) conferma lo scarso rispetto che la tv nutre per “quelli della notte”, ed ha un colpevole: lo stesso dirigente che, in 24 ore di programmazione, è riuscito a ricavare un o spazio per “Don Tonino“, ma non per le nuove puntate de “I Sopranos“, di “NYPD Blue“, di “Ally McBeal“. Ecco, io di questa persona voglio nome e indirizzo: mi serve per fargli recapitare un lama che gli sputi in mia assenza.

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