È il conflitto d’interessi, baby!

«Sempre con questa storia del conflitto d’interessi! Adesso basta! Chiedo scusa, ma dico: se tutti gli interessi sono miei… Il conflitto dov’è?». È una battuta di Fiorello, recitata imitando Berlusconi, che potrebbe realisticamente essere scambiata per una seria boutade dell’originale. Sbaglia (o è in malafede) chi minimizza il problema, così come chi lo porta all’estero ad esempio della gestione macchiettistica della politica da parte del governo italiano. Il problema del conflitto d’interessi è che non ha confini, perché riguarda il commercio. E l’inarrestabile mutazione genetica che quest’ultimo ha subito lo fa somigliare alla politica più di un’elezione, di un parlamento, di un movimento, della destra e della sinistra. Wal-Mart, la più grande catena di magazzini degli Stati Uniti, si è rifiutata di vendere sui propri scaffali il nuovo album di Sheryl Crow. Perché Wal-Mart vende più dischi di qualsiasi catena di negozi di musica, ma anche pistole. E negli ultimi quattro anni è stata oggetto di tre cause per avere venduto armi utilizzate per atti criminosi, compreso un omicidio compiuto da due minorenni. Alla cantante è sembrato un ottimo spunto per la canzone “Love is a good thing”: “Watch out sister/Watch out brother/Watch our children as they kill each other/with a gun they bought at the Wal-Mart discount stores”. Wal-Mart, in sostanza, ha fatto sapere a Sheryl Crow: rompici i coglioni ancora una volta, che non ti distribuiamo neanche il prossimo. Per lo stesso motivo non troverò i libri di Marco Travaglio in vendita in un magazzino di proprietà dell’attuale capo del Governo. Il che rende la mia scelta tra un Blockbuster e una modesta libreria una decisione politica. Mentre io vorrei solo comprare un libro.

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