Prendiamoci per il culo

Va detto: la rubrica di ieri era ignobilmente politicamente scorretta. Malgrado tutto, l’atteggiamento era preventivato: a volte il puro gusto della battuta prevarica la morale. In una delle più riuscite vignette di Vauro (criticata persino dall’allora direttore di “BoxerStefano Disegni), Berlusconi chiedeva al medico: «Come ha detto, dottore? Vergine? Toro?», e la risposta era «Cancro, ho detto Cancro». La risata in sé e per sé è spesso di cattivo gusto. E va bene che sia così. Ma è doveroso anche avere il coraggio della civiltà. Oggi, quindi, niente rubrica: c’è lezione. Ci sediamo e ascoltiamo in silenzio. Anch’io, che per primo ho da imparare qualcosa. Sale in cattedra Piergiorgio Paterlini, dal libro “Io Tarzan, tu Jane”: “Quando volete dire – nel linguaggio istintivo, da bar – che avete avuto la meglio su qualcuno,che siete stati più furbi e più forti di lui, che l’avete fregato, che espressione usate? Ve lo dico io: «Gliel’ho messo nel culo». L’avrete detto, e sentito dire, migliaia di volte… Pensate. Gli eterosessuali, e in genere proprio quelli più antigay, utilizzano spontaneamente, istintivamente, continuamente la descrizione di un atto omosessuale per vantarsi, esaltarsi, per sottolineare le proprie grandi imprese. Altro che giornata dell’orgoglio omosessuale! Gli etero la festeggiano tutti i giorni. Il massimo della fierezza di sé, per gli eterosessuali, è compiere un atto omosessuale (o meglio: che loro giudicano tale): ficcarlo nel culo a qualcuno. Quando sono all’apice del loro orgoglio virile, gli eterosessuali si dichiarano dunque, davanti a tutti, omosessuali. Per vincere la battaglia contro la discriminazione non c’è bisogno di grandi discorsi sui diritti civili. Basterebbe spiegare agli eterosessuali quello che – da soli! – già fanno, dicono, pensano veramente in tutti i minuti; e un po’ di informazione corretta per fare la più grande rivoluzione che abbiamo mai immaginato”.

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