Te lo do io il decoder unico

Pessima giornata, questa, per i milanisti: la Rai non ha sborsato un milione e mezzo di euro per acquistare i diritti delle partite del Borussia, la squadra avversaria di stasera. Poco male, afferma giustamente Aldo Grasso sul Corriere di oggi: meno Milan e più Piero Angela. Il critico, impietosito, ha però fornito un escamotage ai tifosi irriducibili forniti di satellite: la partita è visibile in chiaro sul canale ARD, alla posizione 760 per chi ha scelto la numerazione prestabilita di Tele+. Nel caso in cui abbiate invece optato per la numerazione personalizzata è necessaria la laurea in ingegneria. Peggio ancora se si avete a disposizione solo il decoder Stream: il vostro tostapane ha qualche possibilità di più di riuscire a sintonizzarsi sulla partita. Lo spunto torna utile per trattare l’ormai obsoleto tema del “decoder unico”. Per quanto Tele+ e Stream lo abbiano fatto credere (spacciando ciascuna per nuovi i propri ricevitori, identici in tutto e per tutto a quelli venduti l’anno precedente), il “decoder unico” non esiste. O meglio, esiste, ma non è tra quelli che vengono forniti ai rispettivi utenti, limitati nel numero di canali ricevibili (le pay per view del concorrente, ad esempio). Il vero ricevitore universale lo produce un’azienda coreana, si chiama Humax 5400 e, attraverso un programma pirata gratuito, è in grado di mettere in chiaro qualsiasi canale televisivo europeo. Prodotti simili (e legali) esistono: per funzionare al 100% necessitano di un software che Tele+ produce ma si rifiuta di diffondere via etere. Il che, al di là delle belle parole che si possono spendere sul tema della legalità, induce a pensare che un po’ di pirateria fa bene. E anche che qualcuno un filo se la merita.

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