“Grullarella” è persino poco

Costa, ma è doveroso essere solidali con Famiglia Cristiana e il suo direttore Don Antonio Sciortino, querelati da Oriana Fallaci, definita dal settimanale cattolico “grullarella” in seguito alla pubblicazione di quel sunto di puttanate pensate e scritte in una vita che è “La rabbia e l’orgoglio”. L’aggettivo (per quanto benevolo appaia, rapportato al personaggio) è stato considerato dall’autrice “ingiurioso, diffamatorio, gravemente offensivo dell’onore, del prestigio e del decoro”: danni quantificabili in un milione di euro di risarcimento. Noi “La rabbia e l’orgoglio” ce lo siamo letto tutto: lo abbiamo preferito come alternativa ad una martellata sulle palle, e solo a libro finito ci siamo resi conto che sacrificare un testicolo poteva risultare più facilmente sopportabile. All’interno, decine di passi ledono l’onore di milioni di islamici. Qualche esempio: la Fallaci sostiene che tutte «le regioni musulmane dell’Africa» finanziano il terrorismo, senza eccezioni, e si augura che ad «un Mustafà o un Muhammed» venga proibito di iscriversi ad un’università americana; che «le moschee di Milano e di Torino e di Roma traboccano di mascalzoni che inneggiano a Usama Bin Laden, e di terroristi in attesa di far saltare in aria la Cupola di San Pietro» e che le dà persino «fastidio» considerare quella musulmana una cultura. Infine definisce «stupide» le donne che accettano il chador, «scimunite» quelle che non vogliono farsi fotografare e «minchione» quelle che sposano uno «stronzo» con altre tre mogli. La Fallaci non ha da temere equivalenti querele da parte dei Mustafà e dei Mohammed. Se però c’è una giustizia c’è da augurarsi che quando la vecchia tirerà le cuoia trovi dall’altra parte Allah, in persona, a farle un culo così.

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