Blair, Gossip Girl
27 Apr
E’ sempre un giorno strano quello in cui una società che fattura quanto il Belgio minaccia di denunciare per diffamazione te, che al massimo puoi permetterti di coprire due sedute di manicure di Megan Gale.
Stranezze del business: Omnitel, comunque, “ha deciso di denunciare per diffamazione il fondatore del portale Clarence, Gianluca Neri, per alcune dichiarazioni rilasciate oggi al quotidiano .Com. Neri ha dichiarato che Omnitel avrebbe lanciato l’iniziativa di costituire un cartello fra gestori cellulari, per impedire l’invio di sms gratuiti dai portali Internet”.
Insomma, pagine e pagine sul portale di spunti, notizie e proteste, e vieni preso per un’orecchio per un articolo su un quotidiano emergente che riporta una frase che non hai mai pronunciato.
Anche perché, detto francamente, è irrilevante chi abbia dato inizio alle danze: il problema è che le danze sono iniziate, e in sala ballano in pochi. Se la notizia fosse stata vera l’avremmo data noi in anteprima, invece che cederla alla concorrenza. Invece, nelle pagine di Clarence, è scritto soltanto che “verificheremo quali operatori aderiranno al progetto di interconnessione“.
Sta tutto qui, nero su monitor, e su questi interventi (gli unici ufficiali, che non possono essere travisati o reinterpretati) può partire qualsiasi proposta di discussione, ogni tipo di protesta o incazzatura da parte di chi si senta preso ingiustamente in causa.
Noi continueremo nell’azione, rimettendoci soprattutto alle iniziative delle associazioni dei consumatori (che al pari di noi presenteranno un esposto) e al giudizio dell’Authority a cui comunque tutti, accusati e accusatori, saremo vincolati.
25 Apr
Per capire che per Internet non fosse più tempo di vacche grasse bastavano gli andamenti del Nasdaq e del Nuovo mercato.
Napster è morto, i siti di e-commerce chiudono, e neanche i portali si sentono ormai tanto bene. È a questo punto, in genere, a cadavere ancora caldo, che iniziano a svolazzare gli avvoltoi. Nel caso di Internet, sono quelli che vi hanno sempre ignorato come utenti perchè non capivano la rete, o ne avevano paura. Ora che l’elefante, ai loro occhi, si è rivelato un topolino, hanno deciso che siete degli smidollati, scansafatiche, parassiti della società e mangiapane a tradimento. E che da oggi in poi pagherete, cash, tutto quello che, a loro dire, in passato avete rubato.
L’ultimo degli obiettivi dei professionisti nella raschiatura del barattolo sono gli SMS. In particolare quelli inviati da Internet, gratis. Non sia mai che possa esistere qualcosa di gratuito: gli analisti “esperti” di rete hanno in sostanza sentenziato che, in fondo, si può guadagnare anche da servizi che vengono forniti senza alcun costo. Basta iniziare a farli pagare. Mica sono lì e hanno studiato economia per niente, cribbio.
Ha dato il via all’offensiva la S.I.A.E., richiedendo ai portali un importo minimo di 194 lire per ogni messaggio inviato contenente una suoneria. Chi forniva il servizio ha sostanzialmente fatto spallucce e sostituito le suonerie “d’autore” con melodie “royalty free”. Questione parzialmente risolta.
Il vero e ben più grave problema sta invece in un accordo di “interconnessione” sul servizio SMS tra gli operatori telefonici che dovrebbe partire il 1° giugno 2001 e che in questo momento è sottoposto all’approvazione dell’Authority.
9 Apr
Fare satira oggi e criticare i maestri di un tempo è un po’ come non cedere il posto ad un anziano sul tram: non sta bene e non è educato. Noi abbiamo provato a non farlo, davvero: sono anni che ci mordiamo la lingua, che tentiamo di distrarci, che ci autocensuriamo anche di fronte all’evidenza, al tratto incerto, alla matita stanca, alla battuta monca.
Mettetevi nei nostri panni, non ce la facciamo più. E’ tempo che lo si dica, finalmente: gran parte della satira è ormai pensata, scritta e disegnata da rincoglioniti.
Fatta da noi, se ci pensate, non è un’affermazione da poco. E ci costa pure dirlo. Però non possiamo neanche nasconderci la verità, e cioè che ormai osserviamo le vignette e gli scritti delle geniali penne e matite di un tempo come si guardano i cartoni scaduti del latte nel frigorifero: con un misto di rammarico, perplessità, e desiderio di chiamare la disinfestazione.
A questo punto, dovendo elencare “Gli Intoccabili” di questo turno, abbiamo voluto evitare la stesura di un alenco in due volumi A-L / M-Z. Tanto per fare qualche esempio, e chiarire quale sarebbe stata la mole di lavoro, avremmo potuto iniziare da Stefano Disegni della ex-premiata ditta “Disegni & Caviglia“, che oggi è tra gli autori di “Convenscion“, reato per il quale nessun tribunale al mondo potrà mai essere in grado di comminare una pena adeguata; e poi parlare di Angese, Perini, Benni, Serra, eccetera. Abbiamo preferito, invece, puntare l’attenzione sui due più bolsi, in rappresentanza di tutti: Vauro e Vincino.
Avevamo resistito a tutte le provocazioni: Vauro che difende Forattini (per la cronaca, uno che ha pubblicato su Panorama una vignetta che persino la redazione non ha digerito: Montanelli vestito da comunista che impicca il fascista Berlusconi); le sempre più frequenti apparizioni dello stesso allo show di Maurizio Costanzo (per la cronaca, lo stesso iscritto alla P2 - tessera n° 1819 - al quale Vauro dedicava feroci vignette ai tempi di Cuore); Vincino che disegna per “il Foglio” di Ferrara; i due, insieme, che prendono parte ad una puntata di “Porta a Porta” di Bruno Vespa, e danno contro a Daniele Luttazzi al grido “questa non è satira”, in compagnia dei compiacenti Pippo Baudo, Giorgio Forattini e Pierfrancesco Pingitore (per la cronaca, l’attuale baluardo della sedicente “satira di destra” del Bagaglino, nonché il primo, nel 1965, che sulla rivista fascista “Lo Specchio” pubblicò una finta intervista a Don Milani in cui gli rinfacciava di essere una “cellula” del Partito Comunista).
L’auto si fermò. Si spalancò la portiera e non scese nessuno. Era Nicolazzi.
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